Inizialmente, in una piccola orda umana, la maggior forza muscolare decise a chi dovesse appartenere qualcosa o la volontà di chi dovesse realizzarla. Presto la forza muscolare è accresciuta o sostituita dall’uso di certi strumenti; vince chi possiede le armi migliori o chi le adopera con maggior destrezza. Con l’introduzione delle armi la superiorità intellettuale comincia già a prendere il posto della forza muscolare bruta, benché lo scopo finale della lotta rimanga il medesimo: una delle due parti, a cagione del danno che subisce e dell’infiacchimento delle proprie forze, è costretta a desistere dalle proprie rivendicazioni o opposizioni. Ciò è ottenuto nel modo più radicale quando la violenza toglie di mezzo l’avversario definitivamente, cioè lo uccide.
(Sigmund Freud, Le ragioni profonde della guerra in Lettera a Einstein, settembre 1932, in Opere, Torino, Boringhieri, 1966-1978, vol. XI, pp. 293 e sgg.)
Nel 1931 il Comitato sull’Arte e Letteratura della Lega delle Nazioni propose ai più noti intellettuali dell’epoca di iniziare una corrispondenza epistolare su diversi temi; fra di essi, Sigmund Freud e Albert Einstein discussero intorno al tema della guerra. Gli scritti di Freud, che comunque riprendono concetti già espressi in sue opere precedenti, vennero poi raccolti in Perché la guerra? e sono considerati in gran parte premonitori della successiva ascesa del nazismo in Germania e degli eventi della Seconda Guerra Mondiale. Freud, al contrario di Einstein, affermò l’impossibilità della fine delle guerre, in quanto l’aggressività, fondamento di ogni guerra, è radicata nell’uomo.
Per cui, se così si può dire, non è dunque la guerrail problema – Freud docet. Dobbiamo farcene una ragione o quanto meno meditarci sopra per bene, e sotto ogni punto di vista.
Sette anni. 481.612 morti totali, 7.600.000sfollati interni, 5.116.097 rifugiati all’estero.
Decine di migliaia di bambini uccisi e mutilati, città distrutte, ospedali bombardati, uso di armi chimiche, persistenti e inaudite violazioni dei diritti umani. Nessun progetto di risoluzione del conflitto.
Il pianeta Terra, la “civiltà” umana, l’evoluzione, la storia, il progresso intellettuale e culturale, il futuro.
La “pace”, la “fratellanza”, l’amore universale, la “giustizia”, “dio”, bla bla bla bla.
Oggi i media internazionali (ma non quelli italiani se non in rarissimi casi, e poi capirete il perché) riportano la notizia che
La coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita è stata inserita nella lista nera dell’ONU [dei paesi che violano i diritti umani in particolare dell’infanzia], anche se le viene riconosciuto di aver messo in atto misure per migliorare la protezione dei bambini.
E’ un fatto assolutamente emblematico di come giri il mondo contemporaneo, a mio modo di vedere. E, per la cronaca, non gira affatto dritto.
Infatti, se la suddetta lista nera dell’ONU sancisce uno stato di fatto risaputo riguardo la “cura” (ovvero la repressione) dei diritti umani in Arabia Saudita – al punto da “costringere” molti a salutare come una “vittoria” la recente concessione alle donne di guidare autovetture, che a me invece pare tanto una sonora e ipocrita presa per i fondelli – nel sentire stamani la notizia nelle rassegne stampa internazionali non ho potuto istantaneamente pensare ad alcuni elementi assai significativi al riguardo, appunto:
In primis la carica di Faisal bin Hassan Thad, ambasciatore dell’Arabia Saudita presso le Nazioni Unite, come presidente del comitato consultivo del Consiglio Onu dei Diritti Umani, l’organismo tecnico delle Nazioni Unite ha il compito di indicare buone pratiche e indirizzi agli esperti di difesa delle libertà umane fondamentali. Un’assurdità bella e buona, palesemente.
Il fatto che l’Arabia Saudita era e resta il Paese arabo che nell’ultimo anno solare ha speso di più in armi.Non solo. Riyad, impegnata militarmente contro i ribelli Houthi (sciiti) in Yemen, in questa poco onorevole classifica si piazza al quarto posto nel mondo con un budget per la Difesa di 62,7 miliardi di dollari (il più imponente della regione). È quanto riporta l’ultimo rapporto dello Stockholm International Peace Research Institute (Sipri). Leggete qui maggiori dettagli al riguardo oppure qui.
E chi ha notevolmente aumentato il volume della vendita di armi all’Arabia Saudita? L’ItaGlia, esatto. Il che, io credo, spiega almeno in parte perché la notizia citata all’inizio di questo post è pressoché assente sui media italioti. Complimenti come sempre alla meschina nonché viscida furberia nazionale, eh!
Ma in fondo, a comportarsi in questo modo non è certamente sola, l’ItaGlia. Non serve infatti rimarcare come l’Arabia Saudita sia da tempo considerata uno dei migliori alleati in senso assoluto dell’Occidente. Un’alleanza assolutamente riconfermata di recente dall’attuale Presidente USA, al quale proprio in queste ore si è accodato il Presidente russo in carica.
Ecco. Questo è il pianeta Terra, anno 2017. O meglio: questa è la “civiltà” umana, quella formata dagli esseri più “intelligenti” e “avanzati” del pianeta – per autoproclamazione. Fate voi!
Umàno: lat. Humànus, da hòmo, uomo. Attenente, inerente o proprio all’uomo; che compassiona le infelicità del suo simile, e quindi benigno.
N.B.: le immagini sono tratte da questa serie pubblicata su IlPost. Il perché la testata abbia deciso di pubblicarle, lo potete leggere qui. Per quanto mi riguarda, chiunque le ritenga troppo forti per poter essere rese pubbliche sappia che ha tutta la mia disapprovazione e pure un inevitabile sdegno: perché a furia di chiudere gli occhi o di girare lo sguardo dall’altra parte, andremo a cadere nello stesso abisso senza nemmeno rendercene conto. E nel frattempo il resto del mondo si volterà dalla parte opposta facendo spallucce.
Le terribili immagini dei terroristi dell’ISIS che distruggevano le opere d’arte antica del museo di Mossul, che pochi giorni fa hanno indignato il mondo (almeno a parole), mi hanno fatto tornare il mente un altro terribile saccheggio d’un luogo d’arte di quella parte sfortunata di mondo, quello del Museo Archeologico di Baghdad – il quale peraltro è stato fortunatamente riaperto da poco. Era il 2003, e di tale scempio fu data la colpa – ovvero venne accusata la complicità in qualche modo dolosa, per alcuni, agli americani. Se considerate che da più parti si ipotizzano legami tra la nascita dell Califfato dell’ISIS e l’attività della longa manus politico-militare americana, capirete perché (malignamente, ma forse anche no) mi sia tornato in mente quell’episodio di ormai 12 anni fa in Iraq.
Ancor di più, tuttavia, ho considerato che, per cercare di capire meglio cosa stia succedendo laggiù, non potevo che sfruttare la fortunata conoscenza di Lorenzo Manenti, mirabile artista la cui ricerca si è sovente incentrata sulla storia e la cultura (passate e contemporanee) dell’area mediorientale, anche grazie a residenze in loco – ultima in ordine di tempo in Giordania.
Sono convinto ci sia necessariamente molto da capire, sulle questioni mediorientali. Questioni fondamentali perché in effetti, banalmente ma ineccepibilmente, trattano della culla della nostra stessa civiltà. E perché in un certo senso in quella zona del mondo avvengono cose meravigliose e insieme cose terribili, più che altrove, forse. E’, insomma, anche per noi che virtualmente siamo lontani e alieni da quelle situazioni, un’ottima palestra di meditazione socio-geopolitica e filosofica.
Questo è quanto di estremamente interessante e illuminante Lorenzo Manenti mi ha scritto, prendendo come spunto iniziale il video della devastazione del museo di Mossul. Lo ringrazio di cuore anche per avermi concesso il permesso di condividere tali sue osservazioni, qui. Lorenzo Manenti“Il video è scioccante, non avrei mai voluto vederlo, ma quando mesi fa arrivò la notizia della conquista di Mossul mi ricordo di aver pensato che prima o poi sarebbe accaduto l’irreparabile. E questa volta la situazione è ben peggiore di quella del museo di Baghdad 12 anni fa: allora, nonostante la situazione disperata, ci fu la reazione di pochi ma coraggiosi iracheni che cercarono di fermare lo scempio, e comunque i responsabili del museo ebbero la possibilità di spostare in luoghi sicuri tutto quello che era possibile spostare. Coloro che presero a mazzate le statue colpivano per scaricare la rabbia repressa per decenni dalla dittatura di Saddam, altri rubarono per fare affari d’oro, non c’era la volontà di distruggere sistematicamente tutte le opere presenti nel museo. Quello che più colpisce ora è l’azione che avviene indisturbata, senza nessuna opposizione. Non sono così esperto da poterti dare un’opinione chiara sulla responsabilità diretta degli Stati Uniti in tutto questo… la situazione in Medio Oriente si è deteriorata anno dopo anno, errore dopo errore, da almeno un secolo a questa parte. E’ appena passata la ricorrenza della Prima Guerra Mondiale che si è conclusa con l’Impero Ottomano fatto a pezzi da Francia e Inghilterra a tavolino secondo logiche che non hanno tenuto conto di etnie, religioni e quant’altro… così i curdi si sono trovati divisi in 4 o più nazioni, gli Sciiti un po’ in Iraq e un po’ in Persia e così via… nascono nazioni guidate da fantocci filooccidentali solitamente scelti appositamente tra le minoranze etniche del paese di turno e quando qualcuno alza la testa, come fece Mossadeq in Iran, interviene la CIA a spegnere gli entusiasmi, con la conseguenza che a volte i popoli si incazzano e al potere in Iran ci sono saliti gli ayatollah… e via via fino alla pianificazione dell’invasione dell’Iraq, nazione non scelta a caso tra le tante in discussione: gli Stati Uniti volevano aprire il Medio Oriente al loro libero mercato, serviva una nazione modello per spalancare il loro business in quell’area di mondo così chiusa, l’Iraq era la nazione più debole, fiaccata dalla logorante guerra contro l’Iran e dall’embargo del decennio successivo. Un errore dietro l’altro… eliminato Saddam hanno azzerato esercito e polizia lasciando senza stipendio e con un’arma di ordinanza a disposizione migliaia di persone, hanno dato in mano la ricostruzione del paese a ditte statunitensi che hanno portato i loro operai, i loro materiali, i loro macchinari lasciando a terra le ultime fabbriche irachene ancora in piedi… altre migliaia di persone senza un lavoro e imprenditori e industriali che in molti casi hanno deciso di dare gli ultimi risparmi ai ribelli… hanno dato in mano la nazione a politici dichiaratamente filosciiti creando divisioni interne con i sunniti ed i curdi (che comunque da sempre rivendicano la loro indipendenza) e per di più hanno abbandonato l’Iraq quando questo era ancora debolissimo sotto tutti i punti di vista (il tutto con costi stratosferici ricaduti sui cittadini americani stessi). Nel frattempo si sono destabilizzati tutti i paesi del nord Africa e per contagio la Siria. Ogni paese è storia a sé… in Egitto per esempio continua questo braccio di ferro tra popolo che vuole diritti e democrazia e personaggi che salgono al comando del paese e in breve si prendono tutti i poteri. In Marocco il Re ha capito in tempo l’andazzo e ha fatto concessioni quanto basta per spegnere gli animi accesi. La Libia è stata prima aiutata nella volontà di eliminare la dittatura di Gheddafi da un’Europa a pezzi e subito dopo abbandonata a sé stessa con tutte le conseguenze che vediamo oggi. La Siria è diventato territorio di scontro per procura tra potenze che hanno difeso Assad e potenze che hanno aiutato i ribelli contro Assad. Questi ribelli sono una costellazione di sigle e siglette ognuna delle quali risponde a propri ideali e a propri scopi. Da parte nostra è mancata la volontà di capire bene e fino in fondo con chi si aveva a che fare, è mancata la capacità di creare un fronte unito contro Assad. Nei lunghi anni di indecisione nostra sul da farsi la rivoluzione ha cambiato pelle… quando sei in mare con l’acqua alla gola e qualcuno ti tende la mano tu la prendi senza chiederti di chi è… in Siria sono arrivati migliaia di guerrieri che nulla avevano a che fare con gli ideali alti e puri di chi ha cominciato quella rivoluzione e molti degli aiuti (soldi e armi) sono finiti nelle mani sbagliate. Ora, non saprei dirti se questo è avvenuto per errore, miopia o invece per lucida e spietata strategia… non lo so… vedendo le conseguenze attuali e future (la prossima e probabile invasione di terra di una coalizione guidata dagli USA) fatico a vedere possibili ciniche speculazioni sulla situazione per trarre un qualche vantaggio. E questa mia idea è rafforzata dal fatto che sempre gli USA stanno per raggiungere l’indipendenza energetica con le nuove tecniche di estrazione del petrolio. Ci sono altri attori in gioco come l’Arabia e il Qatar che pare abbiano finanziato e non poco l’ISIS con lo scopo di destabilizzare la zona… ma con quale fine? Per alzare il prezzo del petrolio? L’impressione è che ci siano molti paesi che hanno fatto il loro gioco sporco più o meno direttamente ma alla fine la situazione è sfuggita di mano a tutti. Quello che più mi preoccupa è vedere parte delle popolazioni cadute sotto l’ISIS applaudire le file di pick up che sfrecciano per le strade… ecco, questa è la cosa più pericolosa, il fatto che generano consenso, il fatto che una parte di popolazione vede in loro qualcosa di meglio di ciò che avevano prima. E se un gruppo di terroristi armati di AK47 e mitragliatori su pick up li puoi eliminare on un bottone e uno schermo a migliaia di km di distanza lo stesso non lo puoi fare con queste persone che applaudono gli uomini vestiti di nero. Ad esse devi dare una prospettiva futura diversa, devi spiegargli le cose… e di certo non gliele puoi imporre a modo tuo… la democrazia in questi paesi, se arriverà, avrà comunque un dna diverso dalla nostra, avranno una loro storia come noi abbiamo avuto la nostra, con i loro tempi, come noi abbiamo avuto i nostri, con migliaia di morti, come noi abbiamo avuto i nostri innumerevoli morti.
Riguardo alla nostra indifferenza sull’importanza di tali questioni, non so che dire. Cioè: al muratore bergamasco che si alza alle 5 e mezza per andare a Milano a sbarcare il lunario sai cosa importa di quello che succede in Medio Oriente? Magari allo stesso muratore non gliene frega niente di visitare Brera o gli Uffizi… o l’Accademia Carrara… allo stesso tempo penso a quanto le nazioni occidentali, Italia compresa, spendono in missioni archeologiche in quell’area di mondo per formare il personale locale, continuare gli scavi, aprirne di nuovi, sistemare i musei, gli archivi ecc. ecc.
Ti ricordi, l’anno scorso, lo scandalo di quei milioni di euro spariti, cioè rubati, da Clini che era il responsabile di un progetto internazionale per la tutela delle risorse idriche dell’Iraq? Quello era un progetto utilissimo perché in Iraq saper domare le acque dei due grandi fiumi ha da sempre fatto la differenza tra lo sviluppo delle economie e quindi delle civiltà e la decadenza delle stesse. Progetti come questi vanno a beneficio di tutti, non generano distinzioni etniche…
Questo per dire che la volontà di fare qualcosa di buono c’è.
Ho scritto un fiume di cose, non so se abbiano un senso logico e non so se rispondono alle tue richieste di chiarimenti. L’unica e reale certezza, purtroppo, è che la situazione laggiù è sempre più complicata e difficile.“
P.S.: per avere un quadro ancora più dettagliato sui temi sopra esposti e conoscerne un ulteriore punto di vista, a sua volta proveniente dall’ambito artistico, vi propongo a questo link un articolo a firma Marco Enrico Giacomelli uscito su Artribune.com. In esso, Giacomelli sottopone un’interessante dissertazione circa altri ipotizzabili motivi celati dietro alla furia iconoclasta dei terroristi dell’ISIS. Motivi se possibile ancora più materiali, e assolutamente vili, di quelli annunciati dalla propaganda del bieco califfato.