Resistete molto, obbedite poco, se volete restare liberi (Walt Whitman dixit)

Agli Stati, a ciascuno di essi, a ogni città degli Stati: “Resistete molto, obbedite poco”, | basta obbedire ciecamente una volta, per esser in pieno asserviti, | e una volta asserviti, nessun popolo, o stato, o città di questa terra può riconquistare la libertà.

(Walt Whitman, Foglie d’erba. Agli Stati, p. 15, 1° ed. 1855)
Walt+Whitman
Resistete molto, obbedite poco. In quante cose un (meraviglioso) principio del genere sarebbe oggi da mettere in atto? Whitman, fedele alla propria celeberrima visione armonica dell’universo naturale, aveva compreso perfettamente che qualsiasi sovrastruttura umana di natura politico-amministrativa, se costruita male ovvero non per i suoi scopi filosofici ordinari, avrebbe finito per rivoltarsi contro l’uomo stesso. D’altro canto, a mio modo di vedere, tale principio whitmaniano può e deve fare il paio con quello altrettanto celebre (e da tantissimi incompreso), “il governo migliore è quello che non governa affatto”, formulato dal mai troppo osannabile H.D.Thoreau, il cui pensiero non a caso si lega a doppio filo, sotto molti aspetto, a quello di Whitman.
A fronte di una società civile contemporanea che invece pare pedissequamente resistere poco e obbedire molto a qualsiasi cosa, e soprattutto a quelle che più le sono civicamente avverse, principi come quelli sopra riportati sarebbero fondamentali, per la salvezza della stessa società.
Sarebbero, già. Da mettere in pratica, sarebbero.
Se si fosse ancora capaci di farlo.

E’ la Divina Commedia, baby, non Victoria’s Secret! (Woody Allen dixit #2)

Durante il forzato riposo a letto, cercai sollievo nei classici della letteratura: un elenco di opere imprescindibili cui volevo dedicarmi da almeno quarant’anni. Evitati arbitrariamente Tucidide, i fratelli Karamazov, i dialoghi di Platone e le madeleines di Proust, mi misi sotto con un’edizione tascabile della Divina Commedia, nella speranza di cullarmi con descrizioni di peccatrici dai capelli corvini che, dimenandosi seminude tra zolfo e catene, immaginavo appartenete a un catalogo di Victoria’s Secret. Purtroppo l’autore – uno fissato con le grandi domande della vita – mi scalzò ben presto da quell’etereo sogno di erotismo, e mi ritrovai a vagare per le regioni dell’aldilà in compagnia di un personaggio non più eccitante di Virgilio che illustrava le caratteristiche del posto. Avendo anch’io un’indole da poeta, mi meraviglia di come Dante fosse riuscito a strutturare brillantemente quello squallido universo sotterraneo destinato ai furfanti del mondo, radunando vari codardi e mascalzoni ed elargendo a ciascuno di essi un’adeguata misura di dolore eterno. Solo alla fine del libro mi accorsi che il poeta aveva omesso i titolari delle ditte di ristrutturazioni edili.

Woody Allen, Pura anarchia, pag.115-116 (Bompiani Tascabili, 2007, traduzione di Carlo Prosperi; orig. Mere anarchy)

(E QUI potete leggere la personale recensione di Pura anarchia.)

Pecunia non olet! – neque ad scriptores… (Woody Allen dixit #1)

Sembra che Dostoevskij scrivesse per soldi in modo da finanziare la passione per i tavoli di roulette di San Pietroburgo. Faulkner e Fitzgerald, dal canto loro, prestarono il proprio talento ai rozzi magnati che stipavano il Garden of Allah di sceneggiatori portati all’Ovest col compito di sfornare fantasticherie di cassetta. Apocrifa o no, la mitigante consapevolezza che geni di quel calibro avessero temporaneamente ipotecato la propria integrità mi volteggiò nella corteccia cerebrale qualche mese fa, quando squillò il telefono, mentre mi trascinavo per l’appartamento nel tentativo di sollecitare alla mia musa un tema degno di quel librone che un giorno dovrò pur scrivere.

Woody Allen, Pura anarchia, pag.39 (Bompiani Tascabili, 2007, traduzione di Carlo Prosperi; orig. Mere anarchy)

(E QUI potete leggere la personale recensione di Pura anarchia.)

Perché scrivere? Una domanda buffa e sconvolgente… (Ennio Flaiano dixit)

Perché io scrivo? Confesso di non saperlo, di non averne la minima idea e anche la domanda è insieme buffa e sconvolgente.

Ennio Flaiano

La grandezza e la lucidità intellettuale di Flaiano non avrebbero bisogno di alcun commento, ma giusto per cercare di renderne l’imponenza, riporto quanto scrisse nell’articolo Sui colli di Roma pubblicato sull’Espresso del 28 giugno 1970, quantunque riprendendo a memoria parte di una precedente affermazione di Giacomo Devoto: “Fra 30 anni l’Italia sarà non come l’avranno fatta i governi, ma come l’avrà fatta la televisione.”
Ed era il 1970, appunto…

Collage artisticamente letterari, raffinatamente trash. Le “Re/citazioni” di Madame alla Traffic Gallery, Bergamo

Inesorabilmente attratto per confluenza di passioni (come ormai saprà chi frequenta il blog) dalle forme artistiche che coniugano immagine e parola – ovvero arte visuale ed espressività letteraria – non posso non farmi affascinare, e dunque segnalarvi, la mostra da poco inaugurata presso Traffic Gallery di Bergamo: Le Re/citazioni di MADAME [Baby, your love shot me down], prima personale italiana dell’artista francese Madame (le cui opere da noi si sono già viste, in passato, ma sempre nel contesto di eventi collettivi).
Quelli di Madame solo apparentemente sembrano classici collage, dacché dietro le immagini che l’artista costruisce c’è molto di più, come spiegano i curatori dell’esposizione Claudia Attimonelli e Vincenzo Susca:
Madame realizza collage variopinti accompagnati da motti piccanti e provocatori utilizzando in modo ricreativo ritagli fotografici unici, tratti da antichi giornali ottocenteschi fino a più recenti pubblicità e immagini degli anni Sessanta e Settanta. L’opera in un unico esemplare, oggetto delle sue esposizioni, arricchita da minuti dettagli eteromaterici, è allo stesso tempo la matrice dalla quale l’artista produce le stampe adoperate per le grandiose affissioni urbane disseminate per le strade di Parigi e di altre città europee, realizzate durante il giorno e sotto lo sguardo complice e compiaciuto dei passanti. Sommersa nel suo atelier da pile di riviste e di altri minuti oggetti d’altri tempi, alcuni selezionati per l’estetica tipografica altri per l’iconografia, Madame è capace di concentrare nello spazio di pochi segni una composizione familiare eppur straniante, incastonata in dotte cornici tematiche, laddove il già noto, l’immagine ritagliata dai magazine e i caratteri scelti per le parole, agenti da macchina del tempo tramite il disseppellimento di ricordi, entra in dialogo con le mordaci battute assegnate ai personaggi.

Madame, stencil past up, Paris, France--
L’uso poi che fa della parola, Madame, assume effettivamente tratti letterari, di forma poetica leggera ma di sostanza sagace e salace, se non sovente caustica: “Gli aforismi in francese, in inglese e in occasione dell’esclusiva mostra personale di Bergamo alla Traffic Gallery per la prima volta anche in italiano,” spiegano ancora Claudia Attimonelli e Vincenzo Susca, “innescano giochi di parole e parodie, citando canzoni e frasi idiomatiche che inscenano dispositivi giocosi e ironici nei confronti degli stereotipi sociali, amorosi e di genere.

Una mostra (e un’artista) intrigante, assolutamente da non perdere: c’è tempo fino all’8 Aprile prossimo. Cliccate sull’immagine per visitare il sito web di Traffic Gallery e conoscere ogni altra utile informazione in merito.