
Uno stand di vendita libri molto “indiano” durante la Kolkata Book Fair, una delle più grandi fiere al mondo dedicate ai libri, che si tiene annualmente a Kolkata, città indiana ben più nota con il classico nome di Calcutta.
Cliccate sull’immagine per saperne di più oppure QUI (in inglese)…
Guerriglia a colpi di (sublime) arte. Gli street artists ORTICANOODLES alla Traffic Gallery di Bergamo, dal 05/10 al 07/12.
A volte segnalo eventi artistici, artisti e relative opere d’arte perché soprattutto mi piace il messaggio di fondo scaturente da esse ovvero la riflessione che generano; altre volte mi piace il contesto, il dialogo tra arte e mondo d’intorno oppure, altre volte ancora, perché sono affascinato dalla ricerca dell’artista, o da altre particolari motivazioni.
Tutto questo può senz’altro valere anche per le opere dello street art duo italiano ORTICANOODLES; tuttavia per presentare qui, ora, la loro prossima mostra personale presso la Traffic Gallery di Bergamo, voglio in primis dire che i loro lavori sono assolutamente meravigliosi. Roba da restare veramente a bocca aperta: uno dei vertici estetici assoluti che la street art ha raggiunto oggi, a mio parere.
Per il resto, lascio dire alla presentazione ufficiale della mostra:
L’estetica graficamente impeccabile, cifra stilistica degli Orticanoodles, si scontrerà con una ambientazione “sporca” attraverso l’uso di oggetti, mobili, rifiuti e resti trovati per strada, in discarica, o casualmente apparsi sulle infinite strade percorse dagli artisti nella loro DIRTY LIFE. Belli e perdenti, artisti bastardi, morti suicidi, sante presunte, inutili icone del fascino. Gli Orticanoodles sono da considerarsi come tra i più geniali interpreti del loro tempo capaci di aver colto e trovato la perfetta sintesi degli insegnamenti in stile cut-up dello scrittore statunitense Williams Burroughs e del pittore Brion Gysin e della teoria in stile pop-art di Andy Warhol. Attraverso lo strumento della Guerrilla Art hanno creato un perfetto mash-up tra tutti gli intenti e tutti i principi presenti nel Dadaismo, nella Beat Generation, nella Pop Art e nella tecnica letteraria cut-up. DIRTY LIFE non è un titolo ad effetto ma rappresenta uno stile di vita, un pensiero, una cultura.
Come a dire: non sono soltanto belle, le opere del duo italiano, ma sono pure esempio intenso di quello che è stata l’arte – non solo visiva – degli ultimi 100 anni nella sua più profonda essenza, pur restando totalmente street art, cioè qualcosa che a molti fa ancora (stupidamente) storcere il naso…

Andate in galleria a conoscerli: resterete sorpresi e affascinati, ve lo assicuro.
Dirty Life, dal 5 Ottobre al 7 Dicembre presso Traffic Gallery, a Bergamo. Opening show sabato 5 dalle 19.00 alle 22.00 con un reading di poesie in omaggio al poeta del realismo sporco Charles Bukowski.
Cliccate sull’immagine o sui link nell’articolo per visitare il sito web della galleria e conoscere ogni ulteriore dettaglio sulla mostra.
Douglas Adams, “Dirk Gently, agenzia investigativa olistica”
Nel campo delle espressioni artistiche in genere, sia classiche che contemporanee, capita spesso che un autore o un personaggio pur dotato di un ampio e prestigioso “curriculum” resti soprattutto legato nell’immaginario collettivo a una singola creazione, che maggior gradimento, suggestione, scalpore o altro di simile stampano indelebilmente, e in maniera assai identificante, nel ricordo dei più. Per intenderci: Leonardo è soprattutto la Gioconda, Beethoven la Quinta Sinfonia (col suo celeberrimo attacco Da-Da-Da-Daaannn!), Ungaretti è Mattina, Sean Connery è il James Bond per antonomasia, e così via.
Senza dubbio un simile principio può valere anche per Douglas Adams, il quale è, soprattutto, la Guida Galattica per Autostoppisti, uno dei romanzi umoristici più celebri del Novecento e tra i pochi, se non l’unico, a potersi meritoriamente fregiare del titolo di “capolavoro”, anche solo per la grande influenza “popolare” su una miriade di cose – dalla musica all’informatica al cinema e molto altro. Per questo, nel lettore che si trovi tra le mani un romanzo qualsiasi di Adams facilmente si para da subito nella mente la Guida Galattica come metro di paragone: un atteggiamento formalmente sbagliato ma sostanzialmente inevitabile, tanto originale e geniale è quel celebre volume. Questo potrebbe certamente accadere anche per un romanzo come Dirk Gently, agenzia investigativa olistica (Mondadori, 2012, traduzione di Andrea Buzzi; tit.orig. Dirk Gently’s Holistic Detectice Agency, 1987), pur se non direttamente correlabile alla serie della Guida Galattica, almeno in principio – perché è vero che poi il terzo libro di questa ulteriore serie con protagonista il bizzarro detective che crede nella fondamentale interconnessione di tutte le cose venne ritenuto dallo stesso Adams un romanzo valido sia come parte di tale serie che come sesto libro della serie della Guida Galattica: come a voler rimarcare che lo stile dello scrittore britannico è quello e da esso non ci si scappa, si narri di astronavi e alieni oppure di investigatori e… divani incastrati sulle scale…
Leggete la recensione completa di Dirk Gently, agenzia investigativa olistica cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!
Susegana, 6 Ottobre: a LIBRI IN CANTINA 2013 la prima assoluta di “Lucerna, il cuore della Svizzera”
Il prossimo 5 e 6 Ottobre si svolgerà a Susegana, Treviso, nella splendida cornice del Castello di San Salvatore, Libri in Cantina 2013, mostra nazionale della piccola e media editoria tra le più apprezzate e rinomate, giunta in un crescente successo di pubblico alla 11a edizione. Un successo che peraltro è certamente agevolato dal fatto di svolgersi in una delle zone di produzione di alcuni dei migliori vini italiani: e infatti il nome non è casuale e nemmeno meramente pittoresco, visto che la mostra permette di unire la passione per la lettura all’interesse enologico, permettendo di visitare le cantine della zona tra degustazioni e letture a tema.
Domenica 6, dalle ore 10.00 nella Sala delle Armi del Castello, presso lo stand di Historica Edizioni, vi sarà la prima uscita e prima presentazione ufficiale di Lucerna, il cuore della Svizzera, il mio nuovo libro edito nella collana dei “Cahier di Viaggio” diretta da Francesca Mazzucato.
Mi troverete allo stand di Historica pronto e orgoglioso di “accompagnarvi” sulle pagine del libro per le vie di Lucerna, la città della luce, un luogo sorprendente e affascinante come pochi altri, una città piccola eppure grande, grandissima, che forse conoscete di nome ma non nei fatti, e che vi farò visitare in un modo certamente diverso dal solito – nella tradizione dei “Cahier di Viaggio” di Historica – attraverso un racconto “urbano” che è al contempo guida, saggio, romanzo, diario, confessione, rivelazione… e forse anche di più. Ma lascio che sia il libro stesso a presentarsi…:

Un libro che, come la città di cui narra, mi auguro potrà allettarvi e conquistarvi – anche per il suo prezzo assolutamente abbordabile: solo 5 Euro!
Mi preme anche di spendere due parole su Libri in Cantina, la mostra di Susegana, un evento che come (pochi) altri in Italia rende perfettamente l’idea della notevole qualità letteraria proposta dalle case editrici indipendenti nazionali, piccole e medie realtà che ancora riescono a portare avanti progetti editoriali di alto livello che invece troppo spesso i grandi editori hanno messo da parte per privilegiare titoli da megastore, nei quali la quantità ha ormai del tutto soppresso la qualità e il valore letterario.

Con Libri in Cantina, e con il prezioso ausilio “estetico” dei bellissimi saloni del Palazzo Odoardo, all’interno del medievale Castello di San Salvatore, più di 80 piccole e medie case editrici nazionali presentano la loro produzione, originale ed indipendente, promuovono le novità editoriali, definiscono programmi e strategie per continuare ad essere protagoniste del mercato culturale.
Organizzata dall’Amministrazione Comunale di Susegana, in accordo di programma con la Regione del Veneto, con la contribuzione e il patrocinio della Provincia di Treviso, la Mostra Nazionale della Piccola e Media Editoria Libri in Cantina è stata pensata nel 2003, anno della prima, pionieristica edizione, per dar modo anche agli editori poco visibili in libreria di mostrare e promuovere i propri libri. Alla mostra dei libri è affiancata, come elemento integrante, una serie di presentazioni mirate, di laboratori, di dimostrazioni e di eventi collegati. Anche quest’anno si è voluto uniformare l’evento sotto un tema di fondo: “Ah, la lettera… “, un modo di dire per riprendere la forma elementare della comunicazione. Ci saranno letture ad alta voce di lettere famose in letteratura; brani di libri al cui interno sono nascoste delle lettere; giochi a sorpresa e cacce al tesoro durante le quali sarà proposto di scrivere una lettera e consegnarla. Fra gli ospiti ci saranno il giornalista Gian Antonio Stella, Lucia Vastano, il free climber Manolo, il poeta Alfonso Lentini e gli scrittori Lucia Tancredi, Paolo Malaguti, Alessandro Marzo Magno e Andrea Molesini. E ancora: una mostra con tutte le lettere scritte dagli studenti delle scuole di Susegana e Conegliano che andranno a formare un muro di parole e di messaggi nella piazza del Municipio. In Cantina Collalto, infine, si susseguiranno delle visite guidate alle antiche cantine con degustazioni a tema, tra letteratura e cibo, con letture e assaggi sfiziosi.
Potete visitare il sito web di Libri in Cantina cliccando sui link o sulle immagini fotografiche lì sopra, così da avere ogni informazione utile sulla mostra.
Dunque, ci vediamo Domenica 6 a Susegana, allo stand di Historica Edizioni, con Lucerna, il cuore della Svizzera! Oppure, se non potrete visitare la mostra, ci troverete (il libro ed io) in tutte le librerie!
Dalle stelle alle stalle (e ritorno, si spera!). Se oggi lo scrittore in quanto “intellettuale” conta sempre meno, nella società…
Se da sempre sono convinto che tutta l’importanza letteraria e il valore “culturale” – con la conseguente, eventuale celebrità – di uno scrittore debba generarsi primariamente dai libri scritti, ovvero ritenendo un controsenso che il pubblico conosca per fama un autore ma non sappia citare nemmeno il titolo di una sua opera (cosa peraltro non certo rara, oggi, e alquanto deprecabile per come palesi l’effettiva percezione della letteratura e dei suoi protagonisti presso il suddetto pubblico), d’altro canto rifletto da tempo su quale importanza concreta, attiva ovvero, per così dire, sociale, debba rivestire oggi la figura dello scrittore in quanto intellettuale e artista dell’arte più vicina al senso popolare stesso del termine “cultura”, la letteratura appunto.
La crisi generale che da qualche tempo affligge il panorama editoriale e letterario nostrano e non solo – che è crisi di vendite, di lettori, di qualità letteraria ma, in un certo senso, pure di valori, quelli fondanti per chi operi nella scrittura edita – genera non solo situazioni di potenziale degrado del panorama stesso e del comparto produttivo correlato con la sua intera filiera, ma sta probabilmente pure causando, da un punto di vista più esteso, dei “danni collaterali” a realtà da sempre peculiari nell’universo letterario. E temo che la figura dello scrittore, posto il tema della riflessione prima accennato, sia tra quelle che dallo stato attuale della letteratura e dalla sua conseguente probabile evoluzione rischi di uscirne proprio con i danni più cospicui. Insomma, al di là delle sue opere e della bontà di esse: può ancora oggi lo scrittore godere di una qualche influenza intellettuale sul pubblico a cui si rivolge? La sua figura può essere ancora identificata come un valido riferimento culturale, dunque anche sociale? Oppure diverrà sempre più una figura tra le tante altre del grande mondo dell’intrattenimento, il cui valore resterà legato al mero successo di vendita dei suoi libri e dunque alla capacità di scrivere storie facilmente vendibili, per l’ovvia gioia del suo editore?
Certo, lo so bene: c’è stata e c’è la TV, poi il web, i social network, l’emersione e l’imposizione di nuove forme di “intellettuali” forse meno legate alla produzioni di opere di matrice culturale e più a mere capacità mediatiche e intrattenitive; non ci sono più solo le voci, gli scritti, le opere e le idee di scrittori, artisti, scienziati e altri intellettuali del genere a raggiungere il pubblico, ma un vero
e proprio tsunami di parole a volte tanto intenso da stordirlo e confonderlo, così che nel caos generale finisca per non contare più il valore di quelle parole e la fonte da cui provengono ma, appunto, come e quanto le si sappia rendere stuzzicanti e allettanti. L’idea espressa dal qui accanto raffigurato Johann Fichte nelle sue Lezioni sulla missione del Dotto – testo che a mio parere resta ancora oggi sotto molti aspetti illuminante e nel quale il filosofo tedesco indica come indispensabile per una buona evoluzione della società la presenza attiva dei dotti (che oggi si chiamerebbero “intellettuali”, appunto) quale esempio di saggezza, sapienza e razionalità, dunque come veri e propri educatori per tutti i cittadini – è stata via via distorta e contraffatta: non serve certo citare quali siano gli (ignobili) esempi che al giorno d’oggi la nostra società presenta come modelli da seguire e imitare – altro che dotti, sapienti, intellettuali e compagnia pensante! – mentre nel frattempo i pensatori autentici, sempre più scomodi e non consoni (cosa poi del tutto falsa, secondo me) al mondo edonista e consumista nel quale viviamo, sono stati messi da parte, ovvero non sono stati più ritenuti figure degne di attenzione e di considerazione se non in ambiti sempre più ristretti e in qualche modo elitari. Oggi, ahinoi, per molta (troppa) gente conta di più quanto afferma un calciatore o un personaggio d’un reality show piuttosto che un bravo scrittore, e i risultati di ciò, di questa concreta mancanza di figure di pregio in grado di contribuire all’evoluzione intellettuale e culturale (dunque pure politica, a ben vedere) di una società, e non solo di quella economica, ce li abbiamo tutti quanti sotto i nostri occhi.
Ma certo la colpa di questa realtà non è da imputarsi soltanto ai nuovi media e alla loro spesso scarsa offerta culturale, anzi: per naturale contrapposizione avrebbero ben potuto valorizzare ancor più quanto di buono veniva invece offerto dal comparto letterario e dagli altri ambiti artistici. Probabilmente anche gli scrittori ci hanno messo del loro, scegliendo troppo frequentemente e ingenuamente di mettere da parte il proprio valore intellettuale – forse “noioso” nel sentore più popolare, scomodo e poco gradito al sistema se non addirittura ritenuto avverso – per adeguarsi alle strategie commerciali di matrice sempre più consumistica dei propri editori, che nel frattempo sceglievano di combattere la crescente crisi del proprio comparto abbassando la qualità generale dei cataloghi per cercare di ampliare il bacino di potenziali lettori dei nuovi blockbusters pubblicati, prodotti nei quali la letteratura nel senso classico del termine veniva (e viene) ritenuta peculiarità secondaria, se non del tutto trascurabile, rispetto alla consumabilità dell’opera, ovvero alla sua facile e diffusa vendibilità.
Tuttavia, se un tentativo di recuperare posizioni apparentemente perdute può essere fatto, tale azione non può che essere messa in atto proprio dagli scrittori, e non solo perché ne sarebbero i primi fruitori – in effetti, non l’ho precisato ma credo non ve ne fosse bisogno, qui non si sta disquisendo di posizioni e influenze sociali da piedistallo dorato o di chissà quale diritto acquisito in forza dell’essere scrittori acclamati, ma ben più concretamente di un dovere, di una responsabilità dello scrittore e dell’autore letterario in quanto elemento intellettuale attivo della/nella società nei confronti della società stessa e di chi ne è parte.
Torno così alle idee di Fichte e alla loro – lo ribadisco – potenziale attualità in questi tempi di scarsa cultura diffusa, quando esse affermano che il “dotto” è obbligato moralmente e responsabilmente ovvero ha il dovere, appunto, di diffondere la propria sapienza tra “gli uomini indotti”. Ecco: senza esagerare in qualsiasi anacronistica retorica (i tempo sono cambiati, l’ho già scritto, ma i principi sui quali si basa culturalmente una società sono sempre quelli, in fondo), mi pare importante rimarcare la validità a tutt’oggi del fatto che lo scrittore deve sapere che il “privilegio” detenuto di poter pubblicare libri inevitabilmente comporta anche una precisa responsabilità socioculturale verso il suo pubblico e non solo, dalla quale la fuga significherebbe in buona sostanza la rinuncia al valore peculiare stesso del suo essere autore letterario. Lo scrittore deve sempre in grado di veicolare al pubblico, attraverso i suoi scritti o gli eventi dei quali è protagonista o ai quali partecipa, un messaggio intellettuale di valore; potrà essere di qualsiasi tipo ovvero un esempio evidente di libertà e indipendenza di pensiero, ma deve comunque essere formulato e offerto alla pubblica attenzione e riflessione. Anzi: per dirla tutta, questo dovrebbe essere un dovere di ogni scrittore, persino di quello che scrive e pubblica le più mielose storie rosa o il romanzetto leggero leggero da intrattenimento balneare. Ora non è che io stia pensando a scrittori/intellettuali assurti al rango di oracoli inoppugnabili e dogmatici – già ce ne sono fin troppi di personaggi che pretendono tali prerogative, e spesso senza averne alcun merito – ma certamente a voci che per via della propria “(de)formazione professionale” – passatemi la definizione! – di attenti osservatori e abili narratori della realtà (o di metaforici romanzieri delle sue vicende ed evidenze) possano rappresentare un ausilio intellettuale lucido, perspicace, sagace e illuminante per l’intera società civile.
Il tutto, perché – è bene sottolinearlo ancora – il libro e l’opera letteraria in genere sono il bene culturale per eccellenza, quello che più di ogni altro e in modo immediato identifica un certo concetto popolare di “cultura” nonché, per diretta conseguenza, il più diffuso e facilmente usufruibile da chiunque. Chi lo crea non può dimenticare ciò e non può ignorare quanto ciò comporti a livello “pubblico”. Altrimenti veramente lo scrittore, fagocitato e deglutito dal sistema consumistico imperante, non diverrà altro che una specie di animatore mediatico il cui unico compito sarà quello di scrivere storielle simpatiche e piacevoli ai più, ne più ne meno che un qualsiasi altro produttore di beni di consumo da hard discount e da noncurante relax.
Non è facile perseguire quanto sopra esposto, ovviamente, per come la mente attiva e pensante sia spesso malvista e sostanzialmente non conforme a certe regole oggi dominanti, ma farlo è un dovere innegabile. Le idee di Johann Gottlieb Fichte sono nel principio tutt’ora valide, senza alcun dubbio.