Di cose molto interessanti al Rifugio Del Grande-Camerini che di certo nessuno vuole perdersi

Nemmeno loro due, già:

Insomma: il luogo è meraviglioso, la meteo sarà altrettanto bella, il libro assolutamente intrigante e il suo autore, Alberto Paleari, è un gran personaggio, da conoscere. Inoltre VALMALEGGO è la rassegna letteraria più prestigiosa degli ultimi duecento anni, forse trecento.

Dunque ci vediamo oggi, 3 agosto, al Rifugio Del Grande Camerini: se siete della zona o in zona, e potete esserci, non mancate!

Robert Weis, “Ritorno a Kyoto”

«I viaggi sono i viaggiatori» scrisse Fernando Pessoa. È una frase che trovo bellissima e assai profonda, nel suo minimalismo fatto di tre sole parole fondamentali che però raccontano moltissimo del senso del viaggiare. Mi piace anche nella versione “ribaltata”: «I viaggiatori sono il viaggio», per lo stesso principio in base al quale il paesaggio esteriore, quello dove ci si muove e con il quale si interagisce viaggiandoci, si riflette sempre – nel viaggiatore autentico e consapevole – in un conseguente paesaggio interiore, che compendia e congiunge le forme dei luoghi visitati e la sostanza dei pensieri e dei sentimenti di chi li visita. Anzi, quello interiore nel viaggiatore suddetto diventa quasi sempre il paesaggio “primario”, quello dei due che dà senso all’altro e non viceversa, come verrebbe da pensare. Tutto ciò vale ancor più quando il viaggio viene intrapreso non solo come forma di conoscenza compartecipata e interattiva del mondo ma pure come pratica di rinnovamento, di trasformazione personale, di evoluzione mentale e spirituale, magari a seguito di un periodo difficile.

D’altro canto «Quando sei nel dubbio mettiti in moto» scrisse David H. Lawrence: un’altra affermazione che trovo fondamentale e lampeggia sempre nei miei pensieri, come un’insegna al neon. Il dubbio è spesso la conseguenza di una crisi, di una messa in discussione di alcune delle proprie certezze sulle quali si è deciso di fondare la propria quotidianità che invece si rivelano fragili. E la crisi, termine che viene dal latino crisis, in greco κρίσις, impone una scelta, una decisione (ciò significa letteralmente il termine), dunque un cambiamento, tanto più radicale quanto più l’origine è importante ovvero grave. Per Robert Weis, scrittore lussemburghese, paleontologo di formazione, il cambiamento conseguente a un periodo difficile è proprio il moto, il viaggio dall’altra parte del mondo, in Giappone, che rispetto al nostro di mondo rappresenta per molti versi un “altro” pianeta – soprattutto culturalmente, socialmente e sociologicamente: Ritorno a Kyoto (Gagio Edizioni, 2025, traduzione a cura dello stesso autore; orig. Retour à Kyôto, 2023) è il “diario” (uso questo termine per temporanea comodità, ma non è così adatto: spiego meglio più avanti) che racconta la sua esperienza al riguardo, il racconto di un viaggio fuori dal proprio mondo, dalla vita ordinaria prima vissuta, «dedicata più al mantenimento dello status quo che all’accettazione di un cambiamento» e al contempo dentro se stesso, lì dove è indispensabile ritrovare il mondo esteriore al fine di sentirsene pienamente parte e non un elemento variamente estraneo se non alieno []

(Potete leggere la recensione completa di Ritorno a Kyoto cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Enrico Camanni e il “Mal di montagna”

Non sono molti gli autori italiani che scrivono di montagna (ma nemmeno che scrivono in generale) dei quali potrei consigliare l’acquisto dei libri “a scatola chiusa”. Enrico Camanni è sicuramente uno di questi pochi.

Autore di libri fondamentali per chiunque si occupi o sia appassionato di montagna, qualche giorno fa è uscito ne è uscito uno nuovo o, per meglio dire, la nuova edizione di un libro del 2006: Mal di montagna. Quindici storie di passione, pubblicato dalle Edizioni del Club Alpino Italiano. Il volume raccoglie quindici ritratti di alpinisti di diversa epoca, abilità ed estrazione, quindici intimità approfondite attraverso legami di corda o affinità di spirito, quindici facce di un mondo difficile da capire e ancora più difficile da raccontare. Solo l’umanità dei protagonisti può dare un senso alla loro “malattia” – il mal di montagna, appunto –  che non è affatto leggera ma una febbre che ti prende da giovane e non ti lascia più, colpendo allo stesso modo dilettanti e specialisti, alpinisti della domenica e campioni, celebrità e praticanti anonimi.

Per me che mi occupo di montagne in quasi ogni loro aspetto ma poco o nulla di alpinismo e dei suoi testi, che un tempo (cioè quando l’alpinismo lo praticavo, pur mediocremente) leggevo ma alla lunga ho finito per trovare troppo spesso stereotipati e ridondanti quando non insopportabilmente enfatici, questo libro di Camanni trovo che offra una chiave di lettura (in tutti i sensi) tra le rare diverse e originali sul tema, ciò anche grazie alla grandi capacità letterarie e di sensibilità narrativa e umana che contraddistinguono da sempre la scrittura di Camanni, capace di offrire sulle cose di montagna considerazioni, idee e visioni profonde e illuminanti.

Lo leggerò sicuramente e parimenti lo consiglio caldamente: una scatola chiusa con dentro un libro che vi aprirà la mente e il cuore, garantito!