Domenica 14, tutto l’Oro (colato) delle Olimpiadi di Milano Cortina a Campsirago

[Campsirago con lo sfondo del Resegone. Foto di Angelica Perego tratta dal sito web dell’Associazione Monte di Brianza.]
Domenica 14 dicembre prossimo, nell’ambito di Errando per antiche vie. In cammino da Cortina a Milano, la grande azione performativa per la quale artisti e pubblico stanno percorrendo a piedi la distanza che separa Cortina e Milano (250 Km, 12 giorni di cammino consecutivi dal 5 al 16 dicembre: ne ho scritto qui) per raccontare il territorio che per la prima volta sarà messo sotto i riflettori internazionali grazie ai Giochi Olimpici 2026, sarò a Campsirago, meraviglioso borgo prealpino nel comune di Colle Brianza (Lecco) insieme a Luigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness Italia, per dialogare sul tema olimpico intorno al suo ultimo libro, “Oro Colato, da poco pubblicato per Altreconomia.

Un libro (il cui co-autore con Casanova è Duccio Facchini, direttore di Altreconomia) semplicemente imperdibile, in grado di far comprendere approfonditamente e compiutamente non solo cosa ha comportato l’organizzazione dei Giochi di Milano Cortina ai territori e alle comunità coinvolte ma pure, e soprattutto, cosa lascerà ad essi a Olimpiadi concluse e dimenticate – a ciò fa riferimento, in modo da subito chiaro, il sottotitolo del libro: L’eredità per pochi delle Olimpiadi di Milano Cortina.

Già, perché l’evento olimpico norditaliano doveva essere il miracolo a “costo zero”: sostenibile, trasparente, con una “legacy” capace di rilanciare le montagne e fermare lo spopolamento. E Milano, capitale dei “grandi eventi” e dei palazzinari, il cuore pulsante dei Giochi perfetti. Invece, l’oro olimpico promesso si è sciolto come neve al sole, colando tra le mani delle comunità per finire nelle tasche di pochi. Tra il luccichio dei cinque cerchi e il cemento dei cantieri, il sogno olimpico si è trasformato in una scia di spese folli, infrastrutture inutili e promesse tradite.

A meno di due mesi dall’inizio dei Giochi, parlerò con Casanova, con i camminatori di “Errando per antiche vie” e con il pubblico presente di come sarà possibile (se sarà possibile) “metabolizzare” l’evento, ricostruendo “come è andata” fino a oggi e fornendo idee e strumenti per un modello diverso di tali “grandi eventi”, innanzi tutto nei territori montani ma non solo in essi.

Dunque, appuntamento alle ore 19.00 presso Campsirago Residenza (si trova qui), ovviamente con ingresso libero; a seguire ci sarà una cena vegetariana comunitaria a buffet e la musica del Jazz Cafè. Se vorrete intervenire, sarà un vero piacere incontrarci e chiacchierare insieme!

(Le immagini di Campsirago soprastanti sono tratte dai siti web di Campsirago Residenza e dell’Associazione Monte di Brianza.)

Errando per antiche vie, da Cortina a Milano attraverso le montagne “olimpiche” e le loro realtà contemporanee

Oggi, 5 dicembre, è partita da Cortina d’Ampezzo Errando per antiche vie. In cammino da Cortina a Milano, una grande azione performativa per la quale artisti e pubblico percorreranno a piedi la distanza che separa Cortina e Milano (250 Km, 12 giorni di cammino consecutivi) tra il 5 e il 16 dicembre (a un mese e mezzo dall’inizio delle Olimpiadi), per raccontare il territorio che per la prima volta sarà messo sotto i riflettori internazionali grazie ai giochi olimpici 2026.

Ideato da Michele Losi – regista, performer e direttore artistico di Campsirago Residenza − con ORA – Orobie Residenze Artistiche e Danzare A Monte_Pluraldanza, Errando per antiche vie. In cammino da Cortina a Milano è una grande azione di cammino e performance con ben 12 giorni di cammino comunitario aperto a tutte e tutti e che vedrà il coinvolgimento di artisti e artiste, compagnie, associazioni locali, realtà culturali del territorio, reti nazionali; un progetto realizzato con la collaborazione di 10 comuni e oltre 20 enti del terzo settore che operano nella cultura e nel sociale.

Il progetto unisce l’attraversamento a piedi dei paesaggi montani delle Alpi e Prealpi a performance teatrali e di danza, presentazioni di libri, proiezioni di film e documentari, pranzi e cene di comunità, incontri e dibattiti: oltre 30 appuntamenti in 12 tappe per comporre una grande grande azione performativa e comunitaria. Con il cammino, e grazie alla sua natura partecipativa aperta, si vuole elaborare un racconto della montagna che si basa sulla responsabilità, sul protagonismo dei territori alpini e prealpini, sulla restanza di chi decide di vivere e lavorare in quota e nel margine, al di là della spettacolarizzazione legata alla narrazione olimpica.

[Veduta del nucleo di Campsirago, sul Monte di Brianza. Immagine tratta da www.campsiragoresidenza.it.]
Errando per antiche vie è un cammino che racconta la montagna che resta nell’ombra, quella delle fragilità, dei ghiacciai che scompaiono e dei grandi carnivori che fanno ritorno, dei giovani che lasciano le città metropolitane per abbracciare uno stile di vita più lento e consapevole, la montagna dei rituali, dei simboli. La montagna del contemporaneo, attraverso il coinvolgimento delle tante e diverse comunità che la abitano: vecchi e nuovi residenti, giornalisti, alpinisti, esercenti, accompagnatori e guide alpine, artisti e poeti, cittadini e istituzioni, alpeggi e rifugi.

Vi parteciperò anch’io, domenica 14 dicembre a Campsirago insieme a Luigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness Italia, e al suo ultimo libro “Oro Colato”, da poco pubblicato per Altreconomia:

A breve vi darò altre info sulla giornata. Nel frattempo, cliccando qui trovate il comunicato stampa e il programma completo delle tappe e degli eventi che caratterizzeranno il cammino; il programma, e altri dettagli al riguardo, lo trovate anche sul sito web di Campsirago Residenza.

Gianni Berengo Gardin

[Paesaggio agricolo, altipiano del Renon, 1968. Immagine dall’Archivio Touring, tratta da qui.]
Sono state spesso presenti, le montagne, nella visione del paesaggio che ci ha donato Gianni Berengo Gardin, il grande fotografo ligure scomparso mercoledì.

Una visione profondissima anche perché assolutamente antropologica, capace di rivelare le relazioni tra luoghi e persone, tra geografie esteriori visibili e interiori intuibili, tra lo spazio del mondo vissuto e il tempo di chi lo viveva (e lo vive tutt’oggi). D’altro canto era lo stesso Berengo Gardini a sostenere che «Il mio lavoro non è assolutamente artistico e non ci tengo a passare per artista. L’impegno stesso del fotografo non dovrebbe essere artistico, ma sociale e civile».

[Gran Sasso d’Italia, 2007. Immagine tratta da www.artsy.net.]
Un impegno i cui frutti ora devono diventare patrimonio culturale collettivo del paese, affinché la mancanza del suo sguardo così profondo e narrante non sia troppo intensa.

RIP.

Mauro Lanfranchi, mirabile narratore per immagini delle nostre montagne e custode della loro fragile bellezza

Se si studia il lavoro dei grandi fotografi, si scopre che hanno trovato un luogo o un soggetto particolare e poi ci hanno scavato a fondo, scolpendo qualcosa di speciale. Questo richiede molta dedizione, passione e impegno.

Sono parole di Steve McCurry, il celebre fotografo statunitense, il cui senso ritrovo compiutamente nel lavoro fotografico di Mauro Lanfranchi, grande narratore per immagini delle montagne, soprattutto quelle lombarde. E «dedizione, passione e impegno» sono elementi che, tra mille altri, traspaiono dalle sue fotografie e danno un senso e un valore mirabili alla duplice storia che narrano: quella del soggetto o del paesaggio ritratto e quella del lavoro che ha portato alla creazione dell’immagine. Un lavoro che per Lanfranchi non è solo di mente e di animo, con il quale alimenta la tecnica e l’arte, ma pure di piedi e di spirito, per come le sue immagini siano sempre la manifestazione di lunghe esplorazioni alpestri durante le quali il fotografo lecchese elabora altrettante relazioni speciali con i luoghi che poi immortala, evidenza che rende così emblematiche le fotografie realizzate.

Per questo sono sempre felice quando leggo o vengo a sapere che il grande valore dell’arte fotografica di Lanfranchi – che è precipuamente legata alle montagne, ribadisco – viene riconosciuto e premiato in contesti importanti e prestigiosi: come è successo qualche giorno fa a Biella, nell’ambito del prestigioso concorso fotografico “In Montagna”, tenutosi nella splendida cornice di Villa Gromo Losa e con una giuria della quale il presidente era proprio Steve McCurry.

Il concorso ha visto la partecipazione di oltre quattromila fotografie suddivise in tre categorie: “Paesaggio”, “In Viaggio” e “Ritratto”. Nella prima categoria l’opera vincitrice è lo scatto in bianco e nero di Lanfranchi dal titolo Mare in burrasca – Presolana (la vedete qui sotto): «Un’immagine intensa, costruita su un gioco di luci e ombre e caratterizzata da forti contrasti, capace di trasmettere la forza della natura e la potenza emotiva del paesaggio».

Immagine che dal mio punto di vista assume un valore ancora più potente e evocativo: la suggestiva zona del “Mare in burrasca”, posta sul versante settentrionale della Presolana in Val di Scalve e il cui valore geomorfologico e paesaggistico è più unico che raro, in questo periodo è posta sotto la minaccia di devastazione (già in parte avvenuta) dal progetto di collegamento sciistico tra Colere e Lizzola, sul quale da tempo si sta dibattendo. Lo scatto di Lanfranchi, fissandone da par suo tutta la spettacolare bellezza, rappresenta anche un monito contro chi avrebbe il coraggio di devastare la zona e un appello alla sua salvaguardia, come patrimonio di inestimabile importanza non solo per quel territorio e i suoi abitanti ma per qualsiasi autentico appassionato di montagna.

Una salvaguardia, qui e altrove, che ha bisogno a sua volta di dedizione, passione e impegno nonché tantissima sensibilità verso le nostre montagne e i loro paesaggi: doti che Lanfranchi manifesta da lungo tempo e palesa nelle proprie fotografie, invitandoci ad apprezzarne il valore anche riportando nella propria realtà e concretizzando fattivamente il loro appello alla difesa della bellezza. Dei nostri monti e di tutto il mondo in cui viviamo, l’unico che abbiamo a disposizione.

L’opera di Mauro Lanfranchi e le altre fotografie vincitrici saranno esposte per un mese presso Palazzo Ferrero, insieme ad alcune delle immagini più iconiche di Steve McCurry tra cui il celebre ritratto della ragazza afgana dagli occhi verdi, una delle opere fotografiche più simboliche e celebri mai realizzate.

N.B.: le immagini dell’articolo e parte delle informazioni riportate sono tratte da “LeccoNotizie”.

Montagne di arte

Cesare Saccaggi, La Vetta (o La Regina dei Ghiacci), olio su tavola, 1912.

(Una montagna “simbolica” e simbolista, questa volta: d’altro canto ancora oggi la montagna è fatta di simboli e a sua volta simboleggia tante cose, in certi casi consone alla sua dimensione, in altri per nulla. Clic.)