Il “politically correct”, quello vero

Dunque, riguardo a Greta Thunberg – ma riguardo a lei indirettamente, semmai più direttamente nei confronti delle iniziative di protesta in generale contro l’inerzia dei politici verso la situazione climatica del pianeta – a quanto pare sta funzionando così: quelli che si dicono contro i “poteri forti” e le “lobby”, e per questo si definiscono “non politically correct”, danno contro a una ragazzina – ovvero a ciò che ella simboleggia, rappresenta e al messaggio di cui si fa portavoce – che protesta contro i governi mondiali, cioè i suddetti “poteri forti”, e siccome è sostenuta da un ampio schieramento civico bipartisan internazionale, la definiscono “politically correct”.

Lei, non loro.

Mentre costoro, che – pensate un po’ che strano! – sono parte del potere in posizione di governo (politico e ideologico) dunque forte, dando contro alla ragazzina che dà contro ai “poteri forti” (quindi anche contro di loro, evidentemente), finiscono per diventare complici non solo dei “poteri forti” (di cui infatti fanno parte e che fingono di contrastare, appunto) ma pure di tutto quel sistema che, in molteplici modi, sta guastando irreparabilmente il clima e distruggendo il nostro pianeta. Dunque chiedere di fare qualcosa per salvare il pianeta dai cambiamenti climatici, è “politically correct”, per ciò “roba deprecabile”, “ignobile”, da attaccare in ogni modo. Infatti, non a caso, quelli se ne guardano bene dal dire e soprattutto dal (cominciare a) fare qualcosa al riguardo, così sostenendo e patrocinando il sistema che, ribadisco, sta distruggendo la Terra.

Poi sono gli altri quelli “politically correct”! Come no!

È un po’ come quelli che dicono che la colpa delle violenze sessuali non è degli stupratori ma delle ragazze che indossano la minigonna. Ma certo! Sono loro le criminali tentatrici perverse immorali eh, mica quei “poveri” stupratori!

Ecco. Giusto per farvi riflettere su che razza di dementi comandino in molti casi questo nostro mondo contemporaneo e su quanta gente non perda occasione per togliere qualsiasi dubbio riguardo alla sua reale, infima natura.
Altro che fake news, qui ormai siamo al fake world, e ci siamo dentro tutti.

(In testa al post: immagine tratta dalla pagina facebook di Mariagrazia Midulla.)

Sondaggio: Greta, i “Venerdì per il futuro”, le manifestazioni, gli appelli… e ora?

Ma secondo voi, a fronte delle manifestazioni dei Fridays for Future in tutto il mondo, e a prescindere dalla loro forma ma stante l’imprescindibile e fondamentale sostanza (ovvero importanza) del messaggio trasmesso, quanto tempo impiegheranno i politici per fornire valide risposte e mettere finalmente in atto azioni realmente efficaci (e non meri palliativi, come quasi sempre accaduto fin ad ora) al fine di contenere i cambiamenti climatici e i gravi danni relativi su scala globale? Giorni, mesi, anni? Non risponderanno realmente mai? Sotto sotto se ne fregano altamente della questione oppure li tocca ma non sanno nemmeno a che santo votarsi?

Insomma, per essere chiari:


Votate votate votate! Che mica siamo a Sanremo col “televoto”, qui!

Salvare la Terra dai cambiamenti climatici è sexy!

Ecco.
Mai come in questo caso il fine giustifica i mezzi – perché al contrario giustificherebbero la fine. Del pianeta e di tutti noi.

(E sia dato un premio all’autrice/autore di questo cartello! Per la cronaca, l’immagine l’ho preso dalla pagina facebook dell’amica Lia, dunque suppongo si tratti della manifestazione di Trento.)

Venerdì per il futuro (ovvero: non ci resta che Pippi Calzelunghe!)

Oggi, un po’ ovunque nel mondo, gli studenti scendono in piazza per uno dei Venerdì per il futuro (Fridays for Future) più grandi mai organizzati, al fine di protestare contro la sostanziale inerzia dei governi nei confronti dei cambiamenti climatici, degli effetti conseguenti e delle azioni atte a contenere il riscaldamento globale causato dalle attività umane.

Sapete bene che tali proteste sono ispirate e guidate da Greta Thunberg, la ragazzina svedese che nell’agosto dello scorso anno avviò il proprio “sciopero scolastico” per piazzarsi fuori dal Parlamento Svedese con il cartello “Skolstrejk för klimatet” divenuto ormai iconico. In questi mesi su Greta si è scritto e detto molto, nel bene e nel male: c’è chi la vede come un’eroina dei nostri tempi, meritevole del Nobel per la Pace, e chi sostiene sia manipolata da “poteri forti”, “lobby ecologiste” e cose simili.

Per quanto mi riguarda, la questione non credo sia Greta Thunberg e perché faccia ciò che fa. In tema di azioni politiche e cambiamenti climatici si può discutere quanto si vuole; riguardo ai dati scientifici comprovati da un numero ormai incalcolabile di riscontri, potrebbero discuterli solo un cretino o un criminale. Dati i quali, peraltro, affermano senza alcun dubbio che il mondo di domani sarà tremendamente più problematico di quello di oggi, che lo è giù più di quello di ieri. E il mondo di domani sarà il mondo di chi oggi è giovane, ovvero di quegli studenti che si stanno mostrando ben più sensibili degli adulti contemporanei, sovente menefreghisti riguardo il clima.

Per ciò, ribadisco, non conta tanto chi sia Greta Thunberg o cosa faccia e perché lo faccia: conta che siano i giovani ad assumere la consapevolezza più piena e attiva sul pianeta di domani, sul clima che avrà, sulla necessaria resilienza, sul futuro che li aspetta. Non è per nulla scontato e banale affermare che, oggi più che mai, il mondo è nelle loro mani. Anzi, il mondo deve essere messo nelle loro mani, perché noi adulti, una volta giovani ancora ignari di ciò che stava accadendo al clima e dunque inconsapevolmente disinteressati alla questione – col bieco bene placito dei governi di allora, “padri” di quelli di oggi – noi adulti abbiamo purtroppo dimostrato di non essere in grado di garantire un buon futuro al nostro pianeta. Dunque, appunto, la speranza è che lo sappiano fare i giovani di oggi, per il loro bene di adulti di domani ma, soprattutto, per il bene dell’intero pianeta e di ogni cosa vive su di esso.

La speranza è che i giovani di oggi sappiano essere tanti Pippi Calzelunghe, la ragazzina – svedese come Greta Thunberg – creata da Astrid Lindgren, libera, anarchica, ribelle, creativa, solidale (nonché fortissima, tanto da saper sollevare un cavallo), e ben più intelligente e saggia degli adulti, per questo capace di dare agli adulti stessi delle illuminanti lezioni di vita. Esattamente come Greta è stata suggestivamente disegnata dalla connazionale manga-artist Linda Anderssson / Neva – come vede nell’immagine in testa al post. Perché, nella situazione climatica in cui siamo, e con i governi che ci ritroviamo – salvo rari casi –, solo Pippi Calzelunghe ci può salvare, ecco.

8 marzo, Silvia Romano

Oggi è la “Festa della Donna”, inutile rimarcarlo, e siccome io resto sempre un po’ discosto da tali ricorrenze – non certo perché non ne approvi il senso, anzi, semmai è la sostanza concreta a lasciarmi scettico e sospettoso che, al solito, tutta l’attenzione verso le donne si concentri in questa data e nuovamente svanisca negli altri 364 giorni dell’anno – tra innumerevoli celebrazioni a innumerabili donne, grandi o meno, celebri oppure no, vorrei dedicare un piccolo ma sentito pensiero a una donna che sarebbe bello festeggiare personalmente e invece non si può: Silvia Romano. Rapita da novembre in Kenia, sulla sua vicenda è calato un silenzio assai preoccupante che, temo, non dipende solo dal riserbo richiesto dalla famiglia e dalla “riservatezza” delle indagini in corso (sperando che ci siano indagini in corso) ma pure dal sostanziale disinteresse di molti dei soggetti che dovrebbero agire e, per motivi che è inutile star qui a indicare, non agiscono. Disinteresse che proprio un tale silenzio rischia di amplificare e trasformare in oblio.

Invece sarebbe bello non solo sapere qualcosa, al riguardo, ma essere certi che Silvia potrà tornare presto a casa, dai suoi cari. Le mimose fioriscono a inizio marzo, la libertà deve fiorire sempre. Ancor più quella di una persona come Silvia e come tutte le altre simili a lei, donne e uomini che siano: una libertà che è un dono oggi e negli altri 364 giorni dell’anno, assolutamente.

#SilviaRomano

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