GeographicArt #3

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#3: Nicolaus Germanus, Cosmographia Claudii Ptolomaei Alexandrini, 1467.

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La cosmografia tolemaica dell’Italia elaborata dal cartografo tedesco Nicolaus Germanus (che per inciso fu il primo nella storia ad aver raffigurato la Terra come un globo), pubblicata nel 1467, è probabilmente una delle prima carte geografiche basate sul metodo di rappresentazione cartografica di Tolomeo che raffigurano l’Italia come unità geografica singola, separata dal resto del territorio europeo. Mappe come questa, dunque, hanno rappresentato un elemento solo apparentemente “scontato” e invero assai importante nella definizione dell’entità e dell’identità geopolitica italiana nel corso dei secoli.

GeographicArt #2

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#2: Frans van Haren, Lumen Historiarum per Occidentem, 1620~.

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Questa è una delle prime mappe dettagliate complete dell’Europa, elaborata da Frans van Haren (Franciscus Haraeus), teologo e storico olandese disegnatore di mappe geografiche, attivo dal 1615 al 1624 circa e dunque databile in tale periodo. Centrata sull’Italia, la mappa copre l’intera Europa occidentale dalla Spagna alla Grecia e dall’Inghilterra all’Africa settentrionale, raffigurando ancora il continente nel modo in cui era conosciuto dagli antichi tramite le originarie fonti greche e romane tra cui gli scritti di Plinio, Strabone, Virgilio, Cesare e altri. Nello stile dell’epoca, navi e mostri decorano i mari mentre nel quadrante inferiore sinistro compare un bel cartiglio decorativo barocco.

La mappa venne pubblicata per la prima volta nel 1657 nel volume VI dell’opera Novus Atlas, Sive Theatrum Orbis Terrarum: In quo Orbis Antiquus, Seu Geographia Vetus, Sacra & Profana exhibetur di Johannes Janssonius, cartografo, incisore e editore olandese.

Antiche e perdute saggezze politiche

[Immagine tratta da reteclima.it, fonte qui.]

Viene fatto divieto, agli ufficiali pubblici dello Stato delfinale ed ai nobili, di tagliare legname da costruzione o da riscaldamento nelle foreste delle Comunità e Università del Brianzonese, del Queyras, Vallouise, Cézanne, Oulx, Pinet, Chevallet, Fontenils né in altri luoghi del “Baliaggio” poiché i tagli sono causa di inondazioni, frane e valanghe. Tale interdizione è perpetua.

(Grande Charte des Escartons, articolo 18, anno 1343.)

Eh già: i montanari delle valli del Monviso, a metà del Trecento, avevano già capito e messo per iscritto nozioni, sulla buona gestione dei loro territori di montagna, che ancora oggi molti amministratori locali e altrettanti loro sodali non capiscono ancora – ovvero fingono di non capire, per perseguire i loro biechi tornaconti. Così, se quell’antica saggezza politica (nel senso più nobile del termine) si fosse salvaguardata e osservata fino a oggi, probabilmente molti dei dissesti che i nostri monti subiscono, spesso con conseguenze tragiche, non accadrebbero, e avremmo a disposizione territori certamente antropizzati ma in base a un antico e assodato buon senso, senza cementificazioni e infrastrutturazioni scriteriate, guidate da meri fini economici, che non solo rovinano la bellezza del paesaggio ma danneggiano pure il territorio di cui è origine.

D’altro canto, gli Escartons sono uno degli esempi migliori di quel fenomeno definito “paradosso alpino” per il quale, nel basso Medioevo, il livello di istruzione e di apertura culturale di molte comunità di alta montagna era superiore a quello degli abitanti della basse valli e delle città. Poi, ahinoi, certa non cultura urbana ha conquistato le montagne e irretito i loro abitanti, generando le numerose devianze che ci ritroviamo a constatare in numerose località montane. E con esse le frane, e le esondazioni, e le alluvioni, e i vari dissesti idrogeologici, e l’inquinamento anche alle alte quote, e la perdita di biodiversità, e la generale banalizzazione del paesaggio, e…