Emesi gastronomico-televisive

Ma, io mi chiedo… tutte queste persone che seguono i programmi di cucina in TV in modo quasi compulsivo, che non se ne perdono nemmeno uno – anche perché ormai ce ne sono in onda dalla prima mattina alla sera inoltrata, forse pure in notturna, sovente in contemporanea su diversi canali – e qualcuna ne conosco, di queste persone… ecco, mi chiedo: ma dopo tutte queste visioni non viene loro almeno un po’ di nausea? Non sviluppano qualche forma di inappetenza, di repulsione per il cibo invece che di attrazione, oppure di bulimia o qualche altro disturbo alimentare? Insomma: veramente non viene loro da vomitare?

Perché a me accadrebbe, temo, a guardarne così tanti e così di frequente di questi programmi.

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Gli onnivori e i vegani

Scusate, ma – senza voler innescare sterilissime polemiche, e posta la libertà assoluta di chiunque di scegliere per sé stesso ciò che preferisce – se un ristorante “ordinario” deve giustamente poter offrire delle pietanze vegane ai clienti vi si rechino e ne facciano richiesta, perché un ristorante vegano non deve poter fare altrimenti? Insomma, se vado a mangiare in compagnia di amici in un ristorante di mia scelta, e uno di questi amici è vegano, trovo giusto e apprezzabile che anch’egli possa mangiare qualcosa di suo gradimento, è un suo sacrosanto diritto; e se io vado con altri amici in un ristorante vegano e mi voglio mangiare una bella tagliata* dacché nulla del menu ivi presente mi piace, o semplicemente perché è un mio sacrosanto diritto mangiare in un modo che ritengo soddisfacente?

Non so… sbaglierò, ma a me pare una situazione del tutto squilibrata, ecco.

*: di animale da allevamento rigorosamente etico –  cosa sempre e comunque fondamentale, questa.