INTERVALLO – Colonia (Germania), Buchhandlung Walther König

Come rimarcare in modo indubitabile di essere una libreria, nel bel mezzo di una grande città e dei suoi spesso impersonali palazzoni?
Ad esempio, come fa la Libreria Walther König di Colonia, una delle più grandi della città tedesca:

sta-sve-cujem-i-vidim-kao-prodavac-u-knjizari-body-image-1457005690In fin dei conti, è anche un buon modo per mettere sempre negli occhi delle persone i libri, generandone curiosità e attrazione ovvero voglia di leggere, no? Un’azione urbana del tutto semplice eppure assai coinvolgente, questa, che – continuo a ribadirlo ad ogni buona occasione – manca parecchio, da noi. E si vede.

768px-buchhandlung_walther_konig_koln_0637-39Cliccate sulle immagini per visitare il sito web della libreria.

INTERVALLO – Sioux Falls (South Dakota, USA), “A book for everyone”

7052a57c2db937876cd7876fb0a96ed9A book for everyone (“Un libro per tutti”) è una scultura esposta lungo la Sioux Falls Sculpture Walk, esposizione urbana di sculture artistiche che si tiene annualmente nella città americana, ed è ovviamente un omaggio alla lettura dei ragazzi e un richiamo all’importanza fondamentale di essa per i futuri adulti.
Cliccate sull’immagine per visitare il sito web della Sculpture Walk (in inglese).

INTERVALLO – Berlino, la “Torre dei Libri” in Bebelplatz

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E’ stata un’opera dal doppio valore, la Torre dei Libri in Bebelplatz: ricordare (insieme a un’altra opera presente nella piazza, di Micha Ullman) la triste data del 10 maggio 1933, quando avvenne il rogo in cui i nazisti bruciarono circa 25.000 libri ritenuti pericolosi, e inoltre diffondere la “presenza” del libro in mezzo alla gente come oggetto quotidiano, al pari di tanti altri ma certamente di ben maggior valore.

N.B.: l’opera qui illustrata è stata installata da una società di comunicazione in occasione dei Mondiali di calcio del 2006, svoltisi in Germania, e poi smantellata. Il “vero” memoriale ai Bücherverbrennungen, i roghi di libri messi in atto dai nazisti, è quello permamente e ipogeo di Micha Ullman, dal titolo The library.
Ringrazio molto Roberta Bortone per avermi indicato tali precisazioni, delle quali non ero a conoscenza all’epoca della prima pubblicazione di questo post.

Cliccate sull’immagine per saperne di più.

 

Un libro di pietra che cade in rovina. Il degrado del Sacrario di Redipuglia e la meschina indifferenza verso la storia di una nazione senza memoria.

La storia è cultura, inutile affermarlo, e “cultura” significa anche ricordo, rimembranza degli eventi che la storia custodisce e per i quali il tempo dona la facoltà di consentirci l’assimilazione del significato e del senso storico, nonché il superamento delle matrici di fondo, siano positive ovvero, e soprattutto, negative o in qualche modo infauste. Si può dire che da sempre la storia passata viene “raccontata”, oltre che dalle parole, dalle testimonianze monumentali che vengono edificate: certamente spesso intrise di retorica anche bieca se non in certi casi riprovevole, di enfasi patriottica (o pseudo-tale) francamente a volte ridondante e tronfia, non si può tuttavia ignorare che, appunto, tali monumenti rappresentano veri e propri libri di storia all’aperto, le cui vicende vengono narrate non da testi e parole ma da alberi, aiuole, costruzioni, architetture e pietre più o meno artistiche capaci di generare nell’animo del visitatore emozioni e sentimenti certamente vividi e autentici. Poi, ribadisco, si potrà essere più o meno concordi con il messaggio commemorativo che questi monumenti trasmettono, con le motivazioni per le quali sono stati edificati e con il senso che oggi, a distanza di decenni, possono ancora conservare, ma ciò non toglie che raccontano un pezzo di storia, e spesso una storia dalla quale, nel bene e nel male, la nostra società attuale deriva.
Posto ciò, trovo del tutto deprecabile lo stato di degrado e di sostanziale abbandono nel quale versa il Sacrario Militare di Redipuglia, il più grande d’Italia e uno dei maggiori al mondo, in cui sono tumulati i resti di oltre 100.000 combattenti della Prima Guerra Mondiale (e tra di essi una sola donna, Margherita Kaiser Parodi Orlando, una crocerossina di 21 anni), molti dei quali morti proprio sulle colline ove il Sacrario è stato costruito. Redipuglia è anche il monumento italiano che ricorda simbolicamente tutte le vittime del primo conflitto mondiale, con un’apposita cerimonia che qui si tiene il 4 Novembre di ogni anno. Un tempo gestito direttamente da un apposito distaccamento dell’Esercito, ora è passato sotto l’amministrazione della Redipuglia_ossa_photoprovincia di Gorizia ma, appunto, le solite mancanze all’italiana – soldi in primis, poi personale, attrezzature e, cosa più grave in assoluto, volontà politica – ne stanno provocando un degrado inesorabile: si veda, nella eloquente foto qui sopra, addirittura le lapidi rotte entro le quali si scorgono i resti mortali conservati… A tal punto, sarebbe più “onorevole”, o meno indegno, radere al suolo tutto quanto e tanti saluti.
Ora, al di là di qualsivoglia parere, considerazione e posizione di matrice retorico/politica, quanto mai lontana dallo scrivente (in fondo lo stesso Sacrario è un esempio notevole della tipica retorica architettonica fascista) e del senso primigenio e attuale dello stesso – è anche una rappresentazione guerresca impressionante tanto quanto spaventosa, per come lo schieramento delle lapidi ricordi quello d’una armata pronta all’attacco, con gli ufficiali sepolti nelle prime file e la truppa dietro – non si può ignorare che nel monumento si trovano le spoglie di uomini morti in battaglia, chissà con quali atroci sofferenze, nella maggior parte dei casi costretti a lasciare le proprie vite quotidiane per diventare soldati con animo – credo di non sbagliare nell’affermare ciò – sicuramente non felice, anzi… Persone, insomma, che sono morte in un periodo tetro della nostra storia recente ma le quali, nel bene e nel male, rappresentano i costruttori di una parte del percorso storico e sociale che porta direttamente al presente e alle nostre attuali vite quotidiane. Il Sacrario narra, per così dire, le loro vite e, soprattutto, il loro contributo alla generazione della storia che noi oggi viviamo. Storia magari giusta, magari sbagliatissima, ma lo ripeto di nuovo: non è questo ciò che conta. Semmai è una questione di cultura, autentica cultura appunto: e una questione di preservazione della storia come inconfondibile monito ai posteri, di ineludibile senso civico, di comprensione sociologica e antropologica della vicenda narrata da quel monumentale “libro” di pietra e, ultimo ma non ultimo, di rispetto per la tragedia che l’impressionante numero di lapidi del Sacrario rende così suggestivamente vivida. Lasciare che venga cancellata, dunque eliminata anche dalla memoria collettiva, è pura ottusità sociopolitica che solo una classe dirigente mentecatta potrebbe mettere in atto.
L’anno prossimo, 2014, ricorrerà il centenario dello scoppio della Prima Guerra Mondiale: già molti paesi in Europa stanno preparando consone e significative commemorazioni, con relativo stanziamento di fondi governativi (la Gran Bretagna, giusto per citare un esempio, ha stanziato 59 milioni di Sterline, pari a 50 milioni di Euro). C’è da augurarsi che entro tale ricorrenza la situazione di Redipuglia possa finalmente essere risolta e in modo pregevole, anche perché uno stato che disdegna la conservazione e la promozione del ricordo della propria storia – la quale, bella o brutta che sia, sempre storia propria è! – non può certo dirsi realmente “civile” e, al contrario, facilmente diventa promotore della propria irrefrenabile decadenza.