INTERVALLO – Maranello (Italia), MABIC – Maranello Biblioteca Cultura

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“Non solo Ferrari!”, verrebbe banalmente da esclamare, ma certamente la cittadina modenese può ben vantare un’altra eccellenza, questa volta architettonico-culturale!
Il MABIC, progettato dallo studio Arata Isozaki & Andrea Maffei Associati ed inaugurato nel 2011, ospita la Biblioteca Comunale di Maranello, un luogo pensato anche per accogliere eventi e iniziative culturali. Al primo piano la biblioteca vera e propria, con spazi pensati per accogliere varie utenze ed esigenze, dai bambini ai ragazzi, dall’emeroteca alle postazioni Internet, oltre naturalmente ai libri, disponibili a vista sugli scaffali e a richiesta nell’archivio. Al piano terra, un’ampia sala per ospitare incontri, mostre e presentazioni di libri, oltre a spazi destinati in futuro a fonoteca e videoteca. Particolare attenzione a’ stata riposta al risparmio energetico, con l’utilizzo di un impianto geotermico per il riscaldamento invernale e il raffrescamento estivo, e l’illuminazione a led.
Insomma, è bello scoprire che anche in Italia vi siano amministrazioni pubbliche che ancora scelgono di investire in modo significativo – finanziario tanto quanto estetico – in luoghi deputati alla cultura. Un investimento in bellezza che, inutile dirlo, assicurerà una rendita incalcolabile ai maranellesi, ben più preziosa di qualsiasi altra materiale ricchezza.
Cliccate sull’immagine per saperne di più.

ScrivendoVolo con Erri De Luca, nel suo nuovo ciclo di “conversazioni”, dal 27 Febbraio a Roma

ScrivendoVolo, il sito letterario con il quale collaboro (e che, dati alla mano, è tra i più influenti d’Italia nel settore) è media partner del ciclo di conversazioni di Erri De Luca con OH!PEN Italia, con primo appuntamento giovedì 27 Febbraio a Roma, prezzo gli Accademia Studios – cliccate sulla locandina per avere ogni informazione sull’evento.

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Personalmente, qui, mi preme di rimarcare l’importanza di questa collaborazione per ScrivendoVolo, sito letterario in primis – appunto – ma non solo, dacché sempre più contenitore e catalizzatore di testi, testimonianze ed eventi culturali in senso generale, un senso quanto mai vitale e necessario per un paese come il nostro disperatamente bisognoso di conoscenza, di sapere, di consapevolezza diffusa – di cultura, insomma, come non mai sinonimo di civiltà.
Serve dire che ScrivendoVolo merita tutta la vostra attenzione (se già non lo conoscete) e le vostre visite? No, certo, ma nel caso, cliccate QUI!

Per una vera “Rivolta dei Libri”: alcuni punti (di tanti altri) messi nero su bianco, di getto, e qualche riflessione di contorno…

Qualche settimana fa ho pubblicato un post, qui nel blog, intitolato E se invece si facesse scoppiare una rivolta dei libri?, per rimarcare come in Italia ci sia forse bisogno di una autentica e profonda rivolta culturale, soprattutto, prima che meramente politica – come quelle più o meno forconate che si sono manifestate nelle scorse settimane, che hanno avuto lo stesso effetto di uno starnuto durante un uragano.
Tra i vari commenti ricevuti a quel post, voglio citare quello di Guido Mura per come abbia ragione scrivendo: Tra regionalismi, elitarismi, rimasticature di fenomeni culturali della dominante cultura statunitense, la letteratura italiana non sa bene dove andare. Come potrebbero ribellarsi i nostri libri, se anche loro sono figli del sistema e della sottocultura in cui ci dibattiamo? Vogliamo proporre qualcosa di nuovo, facendolo nascere dalle nostre ceneri italiane e mitteleuropee? Bene. Ma troveremo imprenditori in grado di comprendere la forza rivoluzionaria e costruttiva di una tale operazione? Come ho sempre sostenuto, il problema di fondo del nostro paese è una classe dirigente e imprenditoriale inadeguata e timorosa, a sua volta non incoraggiata nel suo agire da una classe politica ottusa.
E’ vero, appunto: non è detto che una pur buona rivoluzione culturale – che per me è sinonimo di rivoluzione del pensiero anche per come i libri e la lettura siano la migliore palestra per la libertà e l’emancipazione di esso, sotto ogni punto di vista – non venga soffocata dal sistema di potere vigente talmente deviato e marcio da non poter essere nemmeno un poco raddrizzato e purificato. E’ un’osservazione concretamente realistica e pragmatica, quella di Guido. Tuttavia, forse ingenuamente, forse utopisticamente, forse ottusamente, resto convinto che solo nella cultura – e con la cultura – si possa costruire un vero cambiamento, dacché solo la cultura può possedere in sé l’impulso, la forza, il raziocinio e insieme la creatività politico-sociale (oltre che, bisogna dirlo, l’intelligenza) per metterlo in atto. Non vedo, altrimenti, quale altro settore della società e della vita pubblica possa ottenere ciò, senza nel caso creare forse ancora più danni di prima. Come osserva Guido, ciò significa anche che lo scrittore – ovvero il letterato e l’intellettuale in generale – deve sobbarcarsi un diritto/dovere fondamentale: quello di rivendicare la propria totale autonomia e libertà rispetto al sistema e alla sua sottocultura (nonché al potere politico che con essi domina: cosa sottintesa ma che è bene comunque precisare), e comprendere che un’opera letteraria deve – e ribadisco, deve – avere in sé e ottenere anche uno scopo culturale, dunque sociale e politico, non solo di intrattenimento. E ciò non vuol dire che non si debbano più scrivere libri leggeri, ci mancherebbe, non è questo il punto, ma semmai che la cultura, quella vera, deve tornare a rappresentare il primo mattone per la costruzione della società, ergo che chi produce cultura deve porsi tale responsabilità, dovere, diritto, fine – chiamatelo come volete – come imprescindibile.

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Posto ciò, ho pure provato a pensare come realizzare una rivolta dei libri partendo dal basso, da azioni – credetele necessarie, possibili, improbabili, folli, fate voi: ho solo appuntato, e di getto, pensieri che mi frullavano in testa – che chiunque potrebbe mettere in atto, individualmente o in gruppo, esattamente come si è visto in TV certi individui scendere nelle strade e bloccarle con un forcone in mano, ottenendo alla fine, lo ribadisco, meno di nulla – anzi, probabilmente danneggiando altri cittadini senza invece nemmeno sfiorare il potere, che dai suoi palazzoni dorati se la rideva e se la ride. Alla fine io credo, ne sono fermissimamente convinto, che un libro sia un’arma miliardi di volte più efficace di qualsiasi altra: per questo ho appuntato questo elenco…

– Facciamo capire in modo chiaro e inequivocabile al potere dominante che noi non siamo il popolo pecorone facilmente assoggettabile e dominabile che esso vuole, che noi la mente ce l’abbiamo attiva e funzionante, rifiutando le sue imposizioni, le sue ipocrisie, illuminando le sue falsità, mettendolo davanti alle sue responsabilità e colpe, in primis quelle etiche, civili e sociali!

Scendiamo nelle piazze e blocchiamole ma non commettendo atti di violenza, semmai leggendo libri seduti sull’asfalto, sui selciati, sui marciapiedi! E’ già stato fatto, ma sono state manifestazioni estemporanee di pochi: facciamole diventare di migliaia, decine di migliaia!

“Imprigioniamo” i politici dentro i loro palazzi del potere bloccando le uscite con muri di libri! Se ne dovranno uscire abbattendoli, dimostrando così anche materialmente come per essi la cultura non conti nulla!

Contrapponiamo alle parole vuote e inutili dei politici le parole piene di senso e di cultura dei più grandi letterati, degli scienziati, dei pensatori, degli intellettuali di pregio, traendole dalle loro opere e traendone per noi insegnamenti e riflessioni per nuove idee, nuove azioni!

– Combattiamo una volta per tutte la strategia di istupidimento mediatico che il potere porta avanti, rifiutando quanto ci viene propinato da TV e giornali ovvero da ogni altra cosa simile di così offensivo per la nostra intelligenza!

– Facciamo della cultura, in senso generale, il motore primario del paese, il propellente fondamentale per il pensiero comune e l’opinione pubblica! Il futuro si costruisce sulla cultura, sul buon senso civico, sull’intelligenza, la conoscenza e la consapevolezza diffusa, non sul denaro, non sul potere politico e finanziario, non sul consumo di beni inutili che arricchiscono pochi e inebetiscono tanti!

Riportiamo al centro della società l’essere pensante e che esiste in quanto tale, non quello che appare e pretende di esistere in modo imposto e artificioso. Sono le idee, le parole e le azioni individuali a determinare il valore di una persona, non l’immagine esteriore!

– E, ancor di più, riportiamo al centro di tutto il pensiero libero, ovvero la prima e più grande libertà che l’uomo possieda!

Sto soltanto vaneggiando, forse, credendo alla possibile realtà di una mera utopia. Eppure sono convinto che spesso l’utopia è soltanto una realtà che nessuno ha ancora avuto il coraggio di realizzare.

Effetti collaterali (da non-abuso di libri)

Ditemi pure che sono esagerato, troppo sprezzante, esageratamente caustico, catastrofista cosmico… – insomma, dite ciò che volete, ma a mio parere tra il fatto che sulle TV nazional-popolari vada ancora in onda lo spot del video sotto riprodotto, nonostante la sua palese e delirante dissennatezza, e tra l’evidenza che in Italia, nazione dove uno spot del genere va in onda, appunto, si leggano sempre meno libri – come sancisce l’ultimo rapporto ISTAT sulla lettura di libri, non ci può non essere una correlazione. E’ inevitabile.
E non sto certo dicendo, superficialmente, che chi consuma quelle pasticche si rimbambisce al punto da non provare la volontà di leggere libri… No, è una mera – ma assai profonda e grave, nella sostanza – questione di cultura. O di ignoranza diffusa, fate voi.

Leggete più libri – e buoni libri, s’intende, non libroidi da hard discount – e vedrete che di medicinali del genere farete certamente a meno. Se ne gioverà la vostra mente, e pure il vostro organismo!

L’italica “cultura” del servilismo. Perché il nostro paese è probabilmente condannato a non cambiare mai.

Non andate coi piemontesi! Quelli hanno ancora i gesuiti!

Carlo Cattaneo, nel 1848.

Questa è la vita morale, religiosa e nazionale italiana a quel tempo: un mondo tornato in moda, favorito dagl’interessi, mantenuto nelle sue apparenze, rimbombante nelle frasi, non sentito, non meditato, non ventilato e rinnovato, non contrastato e non difeso, non realtà e non idealità, cioè a dire non praticato nella vita, e non scopo o tendenza della vita. Il tarlo della società era l’ozio dello spirito, un’assoluta indifferenza sotto quelle forme abituali religiose ed etiche, le quali, appunto perché mere forme o apparenze, erano pompose e teatrali. La passività dello spirito, naturale conseguenza di una teocrazia autoritaria, sospettosa di ogni discussione, e di una vita interiore esaurita e paludata, teneva l’Italia estranea a tutto quel gran movimento d’idee e di cose da cui uscivano le giovani nazioni di Europa; e fin d’allora ella era tagliata fuori del mondo moderno, più simile a un museo che a società di uomini vivi.

Francesco De Sanctis, nel 1870.

Il gendarme spagnolo e il tribunale dell’Inquisizione non trovavano in Italia l’ostacolo che avevano incontrato in Olanda: una coscienza individuale resa consapevole dalla Riforma dei propri diritti e doveri e quindi decisa a tutto pur di salvare la sua autonomia dal sopruso autoritario. La trionfante Controriforma aveva tolto agli italiani questa difesa, e li rendeva disponibili a tutto. È da questo momento infatti che si sviluppa nel nostro popolo la propensione ai mestieri ‘servili’, in cui tutt’ora gli italiani eccellono. Essi sono i migliori camerieri del mondo, i migliori maggiordomi, i migliori portieri d’albergo, i migliori lustrascarpe, perché cominciarono a esserlo fin d’allora, quattro secoli fa.

Indro Montanelli, nel 1959.

Spesso si può cogliere, su qualche media “illuminato” ovvero altrove, un dibattito che cerchi di determinare i motivi per i quali noi italiani ci siano ridotti – socialmente, culturalmente, civilmente e, ovvio, politicamente – nella situazione in cui stiamo; pochi di quei dibattiti spingono la loro dissertazione più indietro di qualche decennio, restando inesorabilmente impelagati nella puzzolente melma delle solite scaramucce politico-partitiche da futile talk show televisivo. Dissertazione senza dubbio comprensibile, ma certamente il cancro che sta ammorbando in modo pressoché letale il corpo nazionale italiano non si è formato in così poco tempo! Semmai in questo poco tempo chi poteva (e doveva) somministrare le giuste medicine per cercare di avviare un processo di guarigione, ha invece iniettato in quel corpo ulteriori veleni, che hanno accelerato e aggravato la malattia.
No, i mali italiani vengono da più lontano: sono in primis un problema culturale – poi inevitabilmente divenuto sociale – così consolidatosi nel tempo da diventare genetico, temo. Uno degli elementi più evidenti e gravi del problema, lo sostengo da molto tempo, è l’assoggettamento al dominio ideologico di matrice religiosa e clericale, con conseguente assuefazione alla condizione sociale da esso derivante, il quale nei secoli ha così profondamente plasmato il carattere italiano (inesorabilmente, visto che il Vaticano è in Italia e l’Italia è il primo bersaglio delle sue mire temporali) da mutarlo nel modo tutt’oggi in vigore, radicalmente diverso rispetto a quello di tutti gli altri paesi europei ovvero radicalmente e drammaticamente arretrato.
Indro Montanelli, Francesco De Sanctis e Carlo Cattaneo lo confermano, pur in tempi diversi – dunque avvalorando la tesi stessa e consolidandola nella storia. Montanelli sostiene quanto hanno poi sostenuto molti studiosi, ovvero che una delle cause di tutto fu la Controriforma tridentina, il che spiega non solo perché gli italiani siano così bravi a rendersi servi, ma ad esserlo di qualsiasi padrone gli si pari d fronte, dimostrando altrettanta capacità di assoggettamento al potere che altrove ben pochi hanno. Cosa che palesa pure una grave mancanza di personalità sociale, peraltro.
Il De Sanctis comprova i danni che l’assoggettamento ad un potere politico e ancor più ideologico di matrice teocratico-clericale ha causato nel popolo italiano, che ancora oggi continua a osservare intendere il mondo che ha intorno con sugli occhi e sulla mente quei filtri opachi e distorcenti – con in primis il concetto di libertà, personale e di pensiero, ad essere distorto, purtroppo.
Carlo Cattaneo, forse l’unico vero patriota illuminato italiano, dalle idee politiche così avanzate che gli toccò di fuggire in Svizzera, palesa ancor più l’allarme sul rendersi soggetti a poteri che conservano nelle loro basi ideologie arretrate e liberticide, come era per i Piemontesi al tempo delle Cinque Giornate di Milano. Ah, per inciso: dirà quel che dirà (o che gli viene strategicamente detto di dire) ma papa Bergoglio è un gesuita, eh! Altri tempi, certi, ma l’origine è quella.
Insomma: quando per lungo tempo si viene assoggettati a poteri ideologici e politici che pongono le basi della loro forza nei dogmatismi teologici ovvero in qualcosa di indiscutibile (e che con la fede non centrano nulla di nulla, sia chiaro!) è inevitabile che si perda qualsiasi consapevolezza civica e qualsivoglia buon concetto di libertà e autentica democrazia.
Anche per questo, ne sono convinto, l’Italia s’è ridotta così. Inevitabilmente.