Tesla + Twain = Wow!

Credo che se si potesse misurare il valore di un’immagine fotografica in base al tasso di genialità dei soggetti in essa raffigurati, questa fotografia risulterebbe inestimabile e forse insuperabile:

Mark Twain nel laboratorio di Nikola Tesla, nel 1894. Due geni assoluti insieme, appunto.
Fu un’amicizia tutt’oggi poco conosciuta eppure eccezionale, e non solo per l’importanza dei due personaggi: ad esempio, dovete sapere che Tesla scoprì accidentalmente i raggi X proprio grazie a Twain (leggetene qui – in inglese).

Accidentalmente, sì. D’altro canto la genialità (sia essa scientifica o artistica), quando è autenticamente tale, scopre e inventa cose nuove anche in modo “involontario”!

Del teatro, o della più sincera “menzogna” – con Luca Radaelli, questa sera in Radio Thule!

Questa sera26 febbraio duemila18, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 7a puntata della stagione 2017/2018 di RADIO THULE, intitolata Il menzognero entusiasta!

Il grande regista statunitense Joseph Mankiewicz ha scritto di pensare che, “storicamente, l’attore possa aver preceduto il fuoco, la ruota, l’ascia, la mazza — ogni importante manifestazione della creatività umana, davvero — tranne forse l’omicidio e il far baccano”. Ovvero, che il “recitare una parte” sia un atto antropologico fondamentale per l’essere umano, almeno nella forma; poi, per far che diventi “sostanza”, quell’atto deve diventare arte, elevandosi dall’ordinario per diventare straordinario e offrire una visione e una narrazione del mondo, della vita, della natura umana e di ogni altra cosa superiori, appunto, a quella convenzionale. È una “mutazione artistica” affascinante, intrigante e ricolma di significati, che in questa puntata di RADIO THULE, avremo la fortuna di conoscere meglio grazie alla presenza in studio di un mirabile attore, regista, sceneggiatore, e persona di altrettanto valore umano: Luca Radaelli.

Con lui – per così dire – “saliremo” sul palco, “guarderemo” verso la platea e verso il mondo intorno, cercheremo di capire come una vita dedicata al teatro possa fare della recitazione una lunga e appassionata dedica alla vita. “Menzognera”, certo, eppure molto più sincera e obiettiva di tante altre “rappresentazioni” quotidiane. E sempre entusiasta – nonché entusiasmante.

Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, quiStay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com
(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
– Player Android: Google Play
Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione,

E l’ospite della prossima puntata di RADIO THULE è…

Il grande regista statunitense Joseph Mankiewicz ha scritto di pensare che, “storicamente, l’attore possa aver preceduto il fuoco, la ruota, l’ascia, la mazza — ogni importante manifestazione della creatività umana, davvero — tranne forse l’omicidio e il far baccano”. Ovvero, che il “recitare una parte” sia un atto antropologico fondamentale per l’essere umano, almeno nella forma; poi, per far che diventi “sostanza”, quell’atto deve diventare arte, elevandosi dall’ordinario per diventare straordinario e offrire una visione e una narrazione del mondo, della vita, della natura umana e di ogni altra cosa superiori, appunto, a quella convenzionale.

È una “mutazione artistica” affascinante, intrigante e ricolma di significati, che nella puntata di RADIO THULE di lunedì 26 febbraio prossimo, in diretta su RCI Radio, avremo la fortuna di conoscere meglio grazie alla presenza in studio di un mirabile attore, regista, sceneggiatore, e persona di altrettanto valore umano: Luca Radaelli.
Sarà dunque lui il prossimo ospite di RADIO THULE: lunedì 26/02, ore 21, RCI Radio. Save the date, e non mancate!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
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(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
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Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

Jim Bridwell (1944-2018)

La foto qui sopra mi ha sempre affascinato tanto quanto divertito. Perché di quei tre ceffi ritratti si potrebbe pensare di tutto meno a ciò che realmente sono. Sembrano tre tipici hippies degli anni ’70, gente piuttosto avvezza a sostanze non troppo lecite, magari di ritorno da qualche concerto/happening di rock psichedelico o da una manifestazione contro la guerra in Vietnam a bordo di furgoni mezzi scassati e, si direbbe, tipi per nulla sportivi, tutt’altro…

In verità sullo sfondo della fotografia (celeberrima, per la cronaca) c’è qualcosa che fin da subito genera incertezza e curiosità sui soggetti ritratti: è una mitica montagna dello Yosemite, El Capitan, e una parete che ancora oggi è tra le più difficili al mondo, nel mezzo della quale sale The Nose, leggendaria via di arrampicata. Ebbene: quei tre, all’apparenza ordinari e svagati “Figli dei fiori”, in realtà sono appena tornati dalla prima ascensione in giornata della via. Era il 1975, e quell’impresa per i tempi fu qualcosa di “supereroico”, una roba che nessuno poteva credere possibile. Ci misero 15 ore, quando gli scalatori “normali” (per quanto lo potessero essere quelli che sapevano affrontare una via così tremenda) impiegavano qualche giorno. Quei tre fenomeni erano Billy Westbay, a sinistra, John Long a destra e, al centro, Jim Bridwell, uno dei più forti scalatori americani di tutti i tempi e, forse, il più leggendario d’oltreoceano in assoluto. Alpinista fortissimo, autore di alcune tra le più temute vie d’arrampicata del mondo, spirito libero, estroverso, carismatico, generoso, grande innovatore delle tecniche alpinistiche e inventore di attrezzature, personaggio assolutamente iconico e simbolo non solo di qualche generazione di arrampicatori e amanti della montagna ma, in generale, di un’epoca di grande e rivoluzionaria creatività, il cui pensiero (nonché il relativo atteggiamento mentale e spirituale) è ancora oggi una delle basi fondamentali per il progresso culturale – e non solo – del nostro tempo presente.

Purtroppo Bridwell è morto lo scorso venerdì doppio una lunga malattia, a meno di un anno di distanza dall’altra grande leggenda dell’alpinismo americano, Royal Robbins. Figure che a loro modo, e anche dai discosti e vertiginosi recessi verticali montani che frequentavano, hanno saputo compiere una piccola/grande rivoluzione. Personaggi ovvero modelli profondamente esemplari anche oggi, insomma – anzi: soprattutto oggi. Anche per chi di roccia e di scalate non ne sa nulla di nulla.

Viaggiare è una fatica (Carlo Mauri dixit)

“Viaggiare è una cultura, una fatica, un mestiere e non un’evasione, una vacanza, ma una invasione di un’altra conoscenza […] Sta in me, ora, spostarmi, mutare terreno e andare a cibarmi altrove.”

Carlo Mauri

Ha ragione, il grande alpinista ed esploratore lecchese. Viaggiare diventa un piacere solo dopo che si è affrontata la sua “fatica” – la fatica del dover necessariamente conoscere, intesa come la responsabilità di entrare veramente a fondo (Mauri usa “invasione” da in-vàdere, “andare dentro”) in un luogo, nella sua essenza, nella sua cultura e nella conoscenza che da ciò scaturisce, anche per poter dire di stare viaggiando sul serio. Duri poi un giorno, una settimana o anni interi, il compimento del viaggiare deve avere la stessa valenza del fare un mestiere grazie al quale si vive: e poche altre cose come la conoscenza – nel senso più pieno del termine – derivante dal viaggio possono rendere una vita veramente viva.