1) Gli extraterrestri esistono, e sono già qui tra noi. 2) Ieri al supermercato vicino casa c’erano Elvis Presley e Marilyn Monroe che facevano la spesa insieme. 3)Cercasi la mia ragazza disperatamente è uno dei libri più belli e divertenti del XXI° secolo.
Bene. Almeno una delle affermazioni qui sopra elencate potrebbe non essere del tutto vera.
Tuttavia, se verificare ciò per le prime due non sembra una cosa molto facile e immediata, per la terza è invece del tutto semplice e rapido: basta leggersi il libro! E, diamine, non credete che una così impegnativa affermazione come la terza suddetta necessiti proprio d’una utile (e, mi auguro, pure piacevole) verifica? Cliccate sul libro qui sopra o sugli ereader qua sotto per conoscere ogni buona e utile informazione su Cercasi la mia ragazza disperatamente (dove acquistarlo, come, articoli, recensioni, segnalazioni e quant’altro…), oppure visitate la pagina di Facebook dedicata al libro! E non dimenticate il romanzo predecessore, La mia ragazza quasi perfetta: dovrete pur leggere entrambi per prepararvi al meglio al terzo e ultimo capitolo della trilogia… prossimamente in tutte le librerie!
Dunque, buona… verifica!
All’inizio del Ventesimo Secolo l’Impero Britannico figurava come il più esteso della storia (eccetto forse solo quello dei Mongoli del XIII secolo), espandendo il proprio potere su un quarto delle terre del pianeta e un quinto della popolazione mondiale d’allora, e rappresentando di gran lunga la prima e più influente potenza mondiale, al punto che mai come per il dominio di Sua Maestà si può storicamente parlare di “imperialismo” alla massima potenza.
O forse no. Forse c’è qualcosa di britannico che, sotto certi aspetti, è divenuto ancora più egemone del citato potere politico su buona parte del pianeta… (e sì, così vi spiego anche il perché di quel mio prologo storico apparentemente bislacco, per la recensione di un romanzo): il british humor, ovvero il tipico stile umoristico letterario (e non solo) sviluppatosi in Terra d’Albione e divenuto nell’era moderna e contemporanea la principale scuola comica a livello planetario. A partire da certa pur aulica ironia shakespeariana fino ai mostri sacri degli ultimi decenni – Wodehouse, Waugh, Adams, Sharpe solo per citarne alcuni, con l’insuperabile appendice TV-filmica dei Monty Python che di letterario nei propri sketch mettevano tantissimo – mi viene da affermare con tranquillità che buona parte delle risate che nel mondo di oggi ci vengono da fare nascono proprio da quella scuola, da quel suo stile e dall’influenza veramente globale sulla comicità occidentale (ma non solo): uno stile molto più legato ad una costruzione complessa della gag comica rispetto allo stile mediterraneo, fatto di battute e freddure meno ragionate e più immediate. Uno stile più artistico, sotto molti aspetti.
Posto ciò, da appassionato cultore della letteratura umoristica di matrice anglosassone, indigena e non, e avendo letto innumerevoli romanzi riconducibili a questa “scuola” (definirlo meramente “genere” mi pare alquanto riduttivo) scritti da veri e propri mostri sacri di tale letteratura, mi rendo conto che a chi produca oggi opere analoghe si presenti l’arduo compito di affrontare inevitabilmente la storia e il confronto con essa, nonché la responsabilità da tutto ciò derivante – un po’ come il calciatore che si ritrovi a giocare con lo stesso numero, lo stesso ruolo e le stesse circostanze di Maradona, o di altri campioni assoluti del genere. Adocchiando dunque in libreria un romanzo sulla cui copertina campeggiano i nomi di Terry Pratchett e Neil Gaiman, due tra i più noti e celebrati scrittori britannici contemporanei, impegnati in un romanzo la cui presentazione interna cita Douglas Adams e i Monty Python quali riferimenti diretti per la storia narrata in esso, non potevo non supporre una lettura che non fosse meramente tale ma, appunto, assolutamente mirata a cercare una buona risposta alla domanda già poco fa indirettamente espressa: ma di eredi dei grandi autori umoristici britannici ce ne sono ancora, in circolazione? Ovvero: la letteratura umoristica anglosassone è ancora egemone, oggi, sulle altre di simile specie?
Il romanzo in oggetto è Buona Apocalisse a tutti! (Arnoldo Mondadori Editore, 2007, collana “Strade Blu”, traduzione di Luca Fusari; orig. Good Omens, 1990), la cui trama tento di riassumere in poche righe: le sfere divine decidono che per la Terra è giunta l’ora dell’Armageddon, mettendone in moto il processo irreversibile…
Leggete la recensione completa di Buona Apocalisse a tutti!cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!
Crowley aveva sempre saputo che, nel momento in cui il mondo fosse finito, lui ci sarebbe stato, visto che erra immortale e non aveva alternative. Ma sperava che quel momento giungesse il più tardi possibile.
Perché, in fondo, gli uomini gli piacevano. Difetto non da poco, essendo un diavolo.
Certo, aveva sempre fatto del suo meglio per rovinare le loro vite, dal momento che era il suo lavoro, ma nessuna delle sue diavolerie aveva mai retto il confronto con quelle escogitate dagli uomini stessi. Sembrava un loro talento naturale. Forse era una specie di difetto di costruzione. Nascevano in un mondo ostile, e spendevano tutte le energie a loro disposizione per renderlo ancora peggiore. Col passare degli anni, Crowley si era trovato sempre più in difficoltà a inventare atti diabolici che spiccassero nel desolante panorama di una cattiveria generalizzata. Più di una volta nell’ultimo millennio gli era venuta voglia di inviare Laggiù un messaggio, dicendo: “Sentite un po’, forse è il caso che lasciamo perdere, chiudete pure Dite, Pandemonium e tutto il resto, e trasferiamoci addirittura quassù, tanto qui ormai mettono in pratica tutto ciò che vorremmo architettare noi, e sono persino in grado di compiere gesta a cui noi non avremmo nemmeno pensato, anche con l’aiuto di elettrodi. Hanno tutto ciò che manca a noi. Hanno l’immaginazione. E l’elettricità, ovviamente”. Uno di loro l’aveva anche scritto, no? “L’Inferno è vuoto, e tutti i diavoli sono qui”.
Eh già… Lo sostengo da sempre che Satana dovrebbe chiederci i danni, morali e materiali!
E comunque a breve, qui nel blog, la recensione del libro suddetto…
Proprio così: manca poco al ritorno del gruppo comico che ha reinventato il modo di ridere dell’epoca contemporanea, gli insuperabili Monty Python! Un ritorno che andrà in scena con dodici spettacoli a Londra i cui biglietti sono inesorabilmente spariti nel giro di pochi minuti (quelli della prima serata in 43,5 secondi: un record assoluto!) Ok, bene, bello! – direte voi, aggiungendo appena dopo: ma cosa c’entrano i Monty Python con un blog che tratta di letteratura?
Beh, c’entrano totalmente. I Monty Python sono stati per la comicità in senso generale – anche per quella letteraria, alla quale sono legati a multiplo filo – ciò che i Beatles sono stati per il pop: un’autentica rivoluzione. Dissacranti e senza rispetto, geniali e insieme ferocissimi, hanno attaccato le idiosincrasie britanniche e rivoltato come un calzino il linguaggio e la sintassi della risata via tubo catodico in modo assolutamente magistrale. Se oggi l’umorismo lo si fa in un certo modo, anche in ambito letterario – e parlo di autentico umorismo, non di cabaret, sia chiaro: i libri dei vari comici di Zelig, tanto per fare un nome, sono altra cosa! Rispettabile, ma altra! – è soprattutto grazie a loro. Chiunque voglia creare qualcosa di comunicativo e voglia in esso metterci un quid di umorismo, in quantità più o meno importante, inevitabilmente (ancorché magari indirettamente o inconsapevolmente) farà riferimento a Pythons.
Ergo, se per chi come me, in qualità di autore di romanzi umoristici e cultore del genere, i Monty Python sono qualcosa come Thor per i Vichinghi in battaglia, ineluttabilmente per chiunque che su questo pianeta ha e avrà di che ridere per qualcosa di umoristico, su carta, in video, sul grande schermo o altrove, deve e dovrà qualcosa (se non tutto) ai Pythons.
E comunque un qualcosa di letterario su di loro ve lo voglio segnalare – o ricordare: la bella autobiografia pubblicata qualche tempo fa da Sagoma Editore. John Cleese, Terry Gilliam, Eric Idle, Michael Palin, Terry Jones e l’indimenticato Graham Chapman raccontano da protagonisti la genesi di un mito: i desideri e le aspirazioni della loro infanzia, gli anni di formazione nelle più prestigiose università del mondo, i retroscena del debutto televisivo e della nascita di film che hanno fatto ridere il mondo ma anche incavolare parecchia gente. Il tutto arricchito da numerose foto d’archivio, illustrazioni inedite e succulenti aneddoti raccontati direttamente da chi ha letteralmente stravolto la comicità cinematografica e televisiva mondiali.
Cliccate sulla copertina a lato per saperne di più oppure QUI, e prepariamoci, che già si dice che vista la febbrile attesa per gli spettacoli di Londra e il successo della prevendita dei biglietti, i Pythons starebbero pure pensando a tornare in tournee in giro per il pianeta… e allora sì, se così veramente fosse, il mondo non sarebbe più quello di prima, ma qualcosa di completamente diverso!
Prima di prendere il pedalbus per andare dal barbiere, Moldenke si fermò a un chioschetto di rotolibri, dove prese un’edizione commestibile dell’autobiografia di Arvey, La Collinetta Erbosa. “Questa sa di ciliegia” gli spiegò il venditore. “E parecchio. In più hanno corretto tutti i refusi”
“Me la tengo per il viaggio in pedalbus”.
“Mi raccomando” lo avvertì il venditore. “Non si dimentichi la nuova ordinanza. Vietato leggere sui pedalbus. E guardi che la fanno rispettare. E’ l’ultima trovata di Ratt, e se ti beccano può finire davvero male.”
(…)
La tentazione di mettersi a leggere La Collinetta Erbosa era inevitabile. Moldenke riusciva a sentirne l’odore, perfino il gusto, un invitante aroma dolce, come di melassa, che saliva dal rotolibro. E poi, se l’avesse tenuto in mano un altro po’, si sarebbe sciolto, diventando appiccicosissimo. Tutto sommato, concluse, un po’ di lettura valeva bene qualche rischio. Senza rifletterci ulteriormente, con gesto istintivo ruppe il sigillo di paraffina, prese la linguetta in bocca e cominciò a leggere e mangiare a mano a mano che il testo si srotolava.
(David Ohle, L’era di Sinatra, pagg.156-159, ISBN Edizioni, 2007, traduzione di Matteo Colombo; orig. Age of Sinatra, 2004)
Libri commestibili… Un’idea potenzialmente efficace per aumentare la lettura, almeno dalle nostre parti?
In ogni caso, a breve qui sul blog, la recensione di L’era di Sinatra.