Una certezza, su quei tifosi “fascisti”

[Immagine tratta da “Roma Today“, cliccateci sopra per leggere l’articolo da cui è tratta.]
Trovo assolutamente disgustoso ma d’altro canto certamente emblematico quanto è accaduto nella storia del calciatore della Lazio Elseid Hysaj e riguardo lo striscione apologetico comparso a Roma. Un caso che palesa il profondo degrado culturale nel quale il calcio sguazza da tempo, così grave da adombrare qualsiasi virtù che viceversa si potrebbe intestare ad un gioco così popolare e seguito.

Però, be’, meno male che l’Italia è un paese di dirittura morale insuperabile, ben conscio della propria storia (recente) con la quale ha certamente fatto i conti traendone preziosi insegnamenti civici, morali e culturali, vero? Quindi, in forza di ciò, senza alcun dubbio sia la società calcistica in oggetto e sia, soprattutto, lo stato italiano con le proprie istituzioni giuridiche, di fronte a quella ignobile presa di posizione palesemente apologetica con modi configurabili dalla legge come reato, provvederà con la massima celerità a impedire perennemente l’accesso allo stadio da parte della tifoseria in questione e, soprattutto, a perseguirla come l’ordinamento giuridico impone.

Bisogna essere assolutamente certi che ciò verrà messo in atto quanto prima. O no?

Cancellare il razzismo, annientare i razzisti

Ciò che è accaduto martedì 8 dicembre scorso nella partita di calcio per la “Champions League” PSG-Basaksehir (cliccate sull’immagine per saperne di più) è tanto grave – l’episodio razzista – quanto ammirevole – la partita sospesa per decisione comune delle due squadre di uno sport, il calcio, che purtroppo resta ancora, con i suoi stadi, un covo per il razzismo più becero e schifoso, tale proprio perché manifestato in un momento ludico.

Non ci sono ne “se” e ne “ma” al riguardo: il razzismo non va semplicemente contrastato, va concretamente distrutto. E i razzisti non possono essere semplicemente messi al bando, vanno socialmente perseguitati e culturalmente annientati.
Loro che a fare i razzisti si credono i più forti, duri e puri, sono in verità la parte più debole, alterata e nociva della società. Quella parte che proprio loro stessi definirebbero “razza inferiore”, già.

Non è una questione di idee sostenute o di relative parti politiche: un’idea, in forma di opinione politica o altro di similare, anche quando discutibile resta un’espressione di libertà democratica; un atteggiamento come il razzismo è sempre e comunque un crimine e come tale va trattato, indiscutibilmente.

Record?!

(Immagine tratta dal web.)

Sera, verso il tramonto, torno a casa, strada di montagna tutta a curve. Vedo che l’auto davanti a me, rallenta, poi accelera, poi rallenta, sbanda un poco, si sposta in mezzo alla carreggiata, fa le curve “a pezzi”, nei tornanti finisce sull’altra corsia, intanto dietro alla mia si sono accodate altre due auto. Lì per lì penso a qualcuno che non sia troppo abituato alla guida su strade di montagna, poi noto nitidamente riflesso sia sul parabrezza che nello specchietto retrovisore il brillio dello schermo di uno smartphone – dai colori che intravedo suppongo una pagina di Facebook.

Be’, credo che la mia esplosione di imprecazioni susseguente al più incazzato colpo di clacson che abbia mai generato sia stata da primato del mondo, o comunque papabile a un tale titolo.
Peccato non avessi in auto con me un giudice del Guinness World Record, maledizione! Di quell’eventuale titolo ne sarei andato f-i-e-r-i-s-s-i-m-o.
Ecco.

P.S.: ovviamente mi sono appuntato la targa dell’auto. Se mi capiterà di riscontrare di nuovo un tale comportamento, non esiterò a cagionare a chi la guida tutte le conseguenze possibili, chiunque ella/egli sia. Certa gente se lo merita, senza alcuna attenuante (sempre che le conseguenze non se le cagioni da sola, come ci vorrebbe). Questione di senso civico: o lo si difende ogni volta che è in pericolo, da parte di noi comuni cittadini, o non se ne esce più dal dominio della maleducazione e dell’inciviltà. Già.

Il calcio preso (mortalmente) a calci

Mi pare di nuovo assolutamente chiaro perché il gioco del calcio si chiami così, qui, e non “football” o qualche derivato da tale termine originario, come avviene quasi ovunque nel resto del mondo. Giammai per un retaggio dal calcio storico fiorentino, ma perché il football è – anzi, era un gioco sportivo bellissimo che è stato ormai ucciso a calci da tutto quanto gli si è costruito intorno e sopra: dai giri di denaro a dir poco vergognosi quando non oscurissimi allo pseudo-giornalismo di più che infimo livello, fino al tifo violento e criminale per il quale si odia il tifoso avversario, ci si esercita nel più bieco razzismo, addirittura si uccide in nome di una squadra, il tutto con la silente tolleranza di club e istituzioni. Per tornare poi l’indomani a dire le solite scempiaggini retoriche e luogocomunistiche, del tipo: «Sì, ma il calcio è lo sporto più bello del mondo!», dettate da quella terribile stortura che, dagli anni ’60 in poi, ha trasformato il football da bellissimo gioco – e ribadisco, gioco – a questione sociopolitica, ovvero contemporanea (e degradata) versione del panem et circenses d’epoca romana.

Il “calcio”, già.

Vi fu un tempo in cui un grande del Novecento, Albert Camus, disse: «Non c’è un altro posto del mondo dove l’uomo è più felice che in uno stadio di calcio». Ma è passato più di mezzo secolo da allora, e pure quel tempo di trepidante gioia che una partita sapeva suscitare è stato preso a calci, temo in modo letale. Chissà se oggi Camus, a fronte di fatti come quello di Milano – al quale si riferisce l’immagine qui sopra – e di tanti altri simili, scriverebbe la stessa cosa.