Il calcio preso (mortalmente) a calci

Mi pare di nuovo assolutamente chiaro perché il gioco del calcio si chiami così, qui, e non “football” o qualche derivato da tale termine originario, come avviene quasi ovunque nel resto del mondo. Giammai per un retaggio dal calcio storico fiorentino, ma perché il football è – anzi, era un gioco sportivo bellissimo che è stato ormai ucciso a calci da tutto quanto gli si è costruito intorno e sopra: dai giri di denaro a dir poco vergognosi quando non oscurissimi allo pseudo-giornalismo di più che infimo livello, fino al tifo violento e criminale per il quale si odia il tifoso avversario, ci si esercita nel più bieco razzismo, addirittura si uccide in nome di una squadra, il tutto con la silente tolleranza di club e istituzioni. Per tornare poi l’indomani a dire le solite scempiaggini retoriche e luogocomunistiche, del tipo: «Sì, ma il calcio è lo sporto più bello del mondo!», dettate da quella terribile stortura che, dagli anni ’60 in poi, ha trasformato il football da bellissimo gioco – e ribadisco, gioco – a questione sociopolitica, ovvero contemporanea (e degradata) versione del panem et circenses d’epoca romana.

Il “calcio”, già.

Vi fu un tempo in cui un grande del Novecento, Albert Camus, disse: «Non c’è un altro posto del mondo dove l’uomo è più felice che in uno stadio di calcio». Ma è passato più di mezzo secolo da allora, e pure quel tempo di trepidante gioia che una partita sapeva suscitare è stato preso a calci, temo in modo letale. Chissà se oggi Camus, a fronte di fatti come quello di Milano – al quale si riferisce l’immagine qui sopra – e di tanti altri simili, scriverebbe la stessa cosa.

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5 pensieri su “Il calcio preso (mortalmente) a calci”

    1. BUON ANNO, LOREDANA! 🙂
      Sì, hai ragione. E’ la dimostrazione che non c’è né la volontà di cambiare realmente le cose, nel calcio ovvero fuori dai suoi stadi, né forse la possibilità di farlo, nello scenario socioculturale attuale. Se ancora un capo ultrà conta evidentemente molto di più di migliaia di tifosi pacifici, non se ne esce (e non se ne uscirà) facilmente.

    1. Infatti. Da quant’è che sentiamo su radio e TV che la situazione deve cambiare, che si userà il “pugno duro”, la “tolleranza zero”… e siamo ancora qui. Di nuovo, anche qui l’Italia non si smentisce mai: tutto cambia affinché nulla cambi. :/

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