Bentornato, Signor Conte! Mario Cresci in mostra a Bergamo, fino al 21/06

Mario Cresci è senza dubbio uno dei più importanti fotografi contemporanei italiani, da sempre impegnato in un costante studio dell’espressività fotografica nelle sue forme più esplorative, quelle che vanno oltre la mera realtà che l’obiettivo ordinariamente coglie per indagare non solo la visione ma anche la percezione, ovvero la possibilità di cogliere anche ciò che non è direttamente visibile, o che non viene “normalmente” visto. In questo modo la capacità espressiva del mezzo fotografico si amplia a dismisura, diventa per così dire pluridimensionale, trasforma la realtà fisica in una porta verso il metafisico, verso ambiti che non penseremmo propri delle possibilità fotografiche e che invece lo diventano e pienamente, cogliendo di essi forma, sostanza ed essenza, e rivelandoli allo sguardo di chi interagisce con le sue opere.

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Fino al 21 Giugno prossimo è possibile conoscere (se già non lo si conosce) Mario Cresci nella personale Welcome back, Signor Conte! presso la Galleria d’Arte Elleni di Bergamo. Un evento realizzato nell’ambito di ARTDATE 2014 – “Dialogo nel Tempo”, manifestazione promossa da THE BLANK BERGAMO CONTEMPORARY ART che dal 2010 ha riunito in un unico network gli operatori dell’arte sia pubblici sia privati attivi sul territorio bergamasco, promuovendo manifestazioni ed eventi culturali per diffondere la passione per l’arte contemporanea.
Leggo dalla presentazione della mostra:
Dalla fine degli anni Sessanta ha sviluppato un complesso corpo di lavoro che varia dal disegno, alla fotografia, all’installazione. Il suo lavoro si è sempre rivolto ad una continua investigazione sulla natura del linguaggio visivo usando il mezzo fotografico come pretesto opposto al concetto di veridicità del reale.
Particolarmente suggestivi sono i lavori che documentano la Pinacoteca Carrara vuota durante i lavori di ristrutturazione iniziati nel 2008 in relazione all’imminente riapertura.
Gia’ presentati per la Mostra e la monografia Sottotraccia edizioni Galleria Elleni del 2009, curati da Luca Panaro.
La selezione dei lavori si apre con il progetto della serie Bye bye Signor Conte (2008) che mostra le tracce lasciate dai dipinti sulle pareti della Pinacoteca dell’Accademia Carrara. Approfittando dei lavori di ristrutturazione dell’edificio, Cresci documenta una quadreria inedita, colta in assenza di quelle opere che normalmente caratterizzano il luogo. I rettangoli bianchi lasciati dai quadri alterano la percezione dello spazio, creando geometrie variabili, tracce di una presenza che è indicata soltanto dai riferimenti didascalici. A seguire una serie di nove ritratti (Fuori tempo, 2008), ottenuti dall’artista avvicinando il proprio mezzo fotografico ad alcuni dipinti realizzati da maestri del passato. Una sorta di ritratto nel ritratto che provoca un interessante cortocircuito fra l’opera dipinta, l’autore che la fotografa e coloro che osservano il personaggio dopo questo mutamento visivo. E’ così che l’Autoritratto (1732) di Fra Galgario, oppure il Ritratto di gentildonna (1570) di Giovan Battista Moroni, si animano di una nuova vita assumendo un dinamismo espressivo inaspettato. A conclusione verranno presentati i lavori della serie Opus Gypsicum, un lavoro legato alla riflessione sull’Accademia. Nel 1996 a Bergamo, Cresci, allora direttore dell’Accademia Carrara, sposta una serie di calchi dalle stanze dell’Accademia al Teatro Sociale nel cuore di Bergamo Alta, li dipinge con tempera luminescente e segna il grande spazio nero con fili bianchi. La luce di Wood conferisce particolare risalto a questa installazione: bianchissimi corpi che emergono da un fondo buio con linee di forza che li uniscono, 13 fotografie ci restituiscono questo cortocircuito tra passato, classicità e contemporaneità, dialogando nel tempo.

Una mostra estremamente interessante, inutile rimarcarlo.
Cliccate sull’immagine dell’allestimento per saperne di più e per visitare il sito web della Galleria Elleni, oppure cliccate QUI per visitare la pagina facebook della galleria stessa, nella quale peraltro troverete molte altre immagini della mostra.

“Alice non sa… Peter sì”: a Lecce, dal 17 al 31/05, una mostra d’arte contemporanea per tornare al tempo dell’infanzia (e non solo!)

Nel mese di Settembre dello scorso anno la Piscina Comunale – Spazio d’arte in Copisteria di Milano – luogo a dir poco affascinante nel quale non ci si aspetterebbe di trovare arte e invece se ne trova e pure di altissimo livello, per di più sovente esposta in maniera originale almeno quanto originale e unico è il luogo stesso, pure per un ambito cittadino grande come Milano – la Piscina Comunale, dicevo, ha ospitato una mostra alquanto particolare: “In un fazzoletto”, una collettiva composta da 100 e più opere artistiche, realizzate con tecniche diverse su un fazzoletto – proprio così, un semplice fazzoletto di tela come quelli che quotidianamente tutti usiamo, qui divenuto supporto pluri-metaforico (e non solo) per provare che l’arte, quando è di valore, può benissimo “accontentarsi” dello spazio di un fazzoletto, esiguo solo all’apparenza…
Alla mostra dedicai un articolo qui sul blog, trovandola assolutamente originale (appunto) e intrigante; dunque oggi sono veramente felice di riparlarne e anche più diffusamente, dal momento che “In un fazzoletto” sta per essere riproposta in quel di Lecce, nell’ambito di Alice non sa… Peter sì, progetto espositivo a cura di Katia Olivieri e realizzato dall’Associazione “Le Ali di Pandora” di Lecce in collaborazione con “Art and Ars Gallery” di Galatina e, naturalmente, “Piscina Comunale. Spaziodarteincopisteria” di Milano.

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Alice non sa… Peter sì ospita le opere di 11 artisti in 11 sale del Palazzo Vernazza Castromediano di Lecce: Mirek Antoniewicz (Bratislava), Matilde De Feo (Napoli), Emilio D’Elia (San Pietro Vernotico – Brindisi), Michele Giangrande (Bari), Laboratorio Saccardi: Vincenzo Profeta, Marco Barone (Palermo), Maurizio L’Altrella (Sesto San Giovanni – Milano), Adriano Pasquali (Milano), René Pascal (Milano), Giuseppe Stellato (Napoli), Paula Sunday (Napoli), Paola Zampa (Roma), “in un interessante incontro fra autori contemporanei” – come si può leggere dal comunicato stampa dell’evento – “che ci riporterà, grazie al gesto artistico, a quell’età che con il tempo si dimentica: l’infanzia. La prospettiva della fiaba romantica è completamente rovesciata: agli artisti la possibilità di raccontare un mondo interiore, tanto personale quanto idealizzato o dis/incantato, perché Alice non sapeva, Peter sì, ma potrebbe esser vero il suo esatto contrario. Obiettivo del nostro metodo è accompagnare il visitatore in un’esperienza che stimoli la capacità di stupirsi, l’abitudine a interpretare, la voglia di esprimersi e soprattutto sensibilizzare sulle problematiche dell’infanzia e la necessità di capire l’altro, perché la città accoglie spazi e l’animo d’ogni innocente, che dimentichiamo e spesso si consuma l’abominio e l’eccesso sulla carne pensante del nostro domani. Il futuro è occhi fanciulli.
Come dicevo poc’anzi – e continuando a leggere il comunicato stampa – “contestualmente sarà allestita una collettiva curata da Adriano Pasquali, che presenta più di cento opere realizzate “in un fazzoletto”, letteralmente s’intende, ovvero create su altrettanti semplici fazzoletti tra i quali spiccano “i fazzoletti” dei detenuti del carcere di Milano. Scrive Luca Rota: “Non solo una mera reinterpretazione fuori dal comune del supporto artistico, ma pure una sorta di metafora del valore di esso e dell’arte stessa, in grado di offrire un certo valore – estetico, tematico, culturale, sociale persino – al fruitore anche quando “relegata” su di un supporto così apparentemente limitato e limitante… Ma, inutile dirlo, quando l’arte è di valore (e di nuovo intendo ciò in senso artistico, appunto, non certo “commerciale”!), qualsiasi pur ridotta quantità non sarà mai proporzionale alla qualità offerta! E in fondo, appunto, nemmeno al mero godimento estetico di essa.

Fazzoletti_Piscina-Comunale(I fazzoletti in mostra alla Piscina Comunale, lo scorso settembre 2013)

Non posso che ringraziare di cuore gli organizzatori della mostra – Piscina Comunale in primis – per aver inserito nel comunicato stampa ufficiale dell’evento un estratto dell’articolo che scrissi e pubblicai nel blog per la mostra a Milano, ma pure a prescindere da ciò non posso (altrettanto!) non consigliarvi caldamente una visita alla mostra e alle sue opere – notevoli peraltro, come le immagini d’anteprima che circolano sul web fanno ben capire. Una visita necessaria, mi viene da dire, affinché Alice non sa… Peter sì possa consentirci di risvegliare quegli istinti preziosi che l’infanzia ci dona e che poi il passare del tempo e l’età adulta sovente relegano in un dimenticatoio come cose superflue e fuori luogo, quando invece senza la curiosità, la capacità di stupirci, di interessarci a quanto abbiamo intorno e a cercare di capirlo – atteggiamenti tipici di individui pulsanti di vitalità come l’essere umano in età infantile ancora è – non faremo altro che impoverire la nostra mente, il nostro spirito e, di rimando, il mondo nel quale viviamo e che animiamo. L’arte, oltre a essere uno dei migliori strumenti di visione e di interpretazione della realtà, grazie alla sua genesi immaginifica è anche in grado di rendere il più possibile evanescente il confine tra la realtà stessa e quella fantasia, più o meno fiabesca, grazie alla quale possiamo “vedere” anche ciò che reale non è – un ideale e forse pure necessario riflesso completante, per la prima, in base allo stesso principio grazie al quale, per realizzare qualcosa e farlo bene, il mix ideale è quello che integra allo stesso modo razionalità e creatività: in fondo proprio ciò che l’arte è, appunto. E senza dubbio non potremo mai dire del tutto logico e maturo il nostro sguardo sul mondo se in esso non confluirà pure la tipica fantasia infantile, elemento complementare capace di dare ancora maggior forza, ricchezza e profondità a quella nostra ambita maturità.

Una mostra da non perdere, insomma. Cliccate sulle immagini per saperne di più, conoscere ogni informazione utile sulla visita e per visitare la pagina facebook della Piscina Comunale, mentre QUI potete visitare la pagina dedicata all’evento, sempre su facebook.

MiArt 2014: opinioni, impressioni, riflessioni, visioni.

MiArt 2014 si è chiusa da poche ore (sto scrivendo questo pezzo lunedì 31) e, come sa chi segue il blog, quando ho occasione di visitare un evento del genere offro poi il mio resoconto di puro appassionato d’arte (contemporanea, in primis) mettendo per iscritto ciò che mi è parso di vedere capire dell’evento stesso.
Per il MiArt di quest’anno, tuttavia, voglio fare qualcosa di diverso e – sia chiaro fin da subito – non di contrario o contrapposto, anzi: è la mia una forma particolare d’omaggio per un evento che, fortunatamente, sta riportando Milano al centro del traffico artistico che conta, dotando la città di una fiera degna di tal nome e con altrettanto degno corollario di appuntamento d’incontro e d’approfondimento – oltre che di immancabile festa. Sì, al di là di quanto vi sto per mostrare, ricavo da questa edizione della fiera milanese, la seconda targata Vincenzo De Bellis, un’ottima impressione generale, che diventa eccellente dal punto di vista dell’organizzazione e del mood generale scaturente dall’evento: bell’atmosfera, tanta gente, ottime gallerie, ben poco di opinabile – ecco, se proprio devo opinare qualcosa, devo dire che la sezione dedicata al design mi pare ancora troppo esigua e poco consona, oltre che piuttosto snobbata da un pubblico che, evidentemente, riserva la propria attenzione verso tale settore all’imminente periodo del Salone del Mobile, dedicandosi qui invece soprattutto all’arte – cosa che mi pare logica, d’altronde, quantunque design e arte contemporanea si stiano imparentando sempre di più.
Per quanto riguarda le proposte delle gallerie, trovo che le italiane siano sempre fin troppo conformiste, per così dire, presentando soprattutto opere già storicizzate e di sicuro appeal, quasi a voler assicurarsi un certo ritorno economico che giustifichi la spesa sostenuta per essere presenti in fiera. O forse l’arte contemporanea italiana non merita d’essere presentata a fianco dei vari (e soliti) Fontana, Boetti, Castellani, Burri e via dicendo? Ciò che voglio dire è che un Fontana, negli stand di certe gallerie, so per certo di poterlo trovare e nel caso acquistare, mentre mi è più difficile trovare opere di nomi nuovi e/o emergenti, che sono sicuro meriterebbero a loro volta un palcoscenico (commerciale) importante come quello offerto dal MiArt, a fronte, certo, di una più difficile vendibilità. Ma, insomma, il nome nuovo diventa importante (e sale di quotazione) se lo si presenta e lo si spinge in pubblico, non certo lasciandolo in galleria e aspettando che arrivi qualche buonanima di giornalista del settore a scoprirlo e farlo scoprire ai potenziali acquirenti… Ho visto invece ben più intraprendenza, in tal senso, nelle gallerie estere: alla fine credo sia anche una questione culturale, di maggior capacità ricettiva verso il “nuovo” dell’ambiente dal quale quelle gallerie provengono – e al MiArt ve n’erano di tedesche, nordeuropee, americane, sudafricane… – ovvero di un atteggiamento dei galleristi stessi più teso alla ricerca continua di nuovi talenti con relativa ricaduta commerciale fruttuosa, aspetto che invece dalle nostre parti è di più ostica realizzazione. E di talenti, in Italia, ce ne sono a iosa: sarebbe bello vederne di più in queste occasioni, appunto.
In ogni caso leggo che la grande parte dei galleristi si dichiara soddisfatta dei riscontri ottenuti durante MiArt, sia in termini di vendite che di contatti potenziali; dunque, a prescindere dalle suddette impressioni, non posso che augurarmi che finalmente la fiera milanese possa continuare a crescere e consolidarsi come evento tra i maggiori e i più proficui del mercato dell’arte italiano, continuando sull’onda di queste due ultime edizioni e alla guida di De Bellis, indubbiamente il principale fautore di tale bella crescita grazie ad un lavoro di sostanza e piacevolmente creativo. Quello targato 2015 sarebbe – stando al contratto vigente – l’ultima edizione di sua direzione; da appassionato visitatore di eventi del genere, beh, uno come lui non me lo farei rubare dalla concorrenza!

Dicevo, invece, di come da par mio voglio diversamente raccontare il MiArt 2014: attraverso una galleria di immagini il cui titolo dice tutto, in buona sostanza: l’arte non è l’arte. Perché l’arte è dappertutto, e se la sappiamo cogliere sapremo anche percepire quando essa sia di valore, ovvero quando non sia che un vuoto esercizio di stile.

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Collage artisticamente letterari, raffinatamente trash. Le “Re/citazioni” di Madame alla Traffic Gallery, Bergamo

Inesorabilmente attratto per confluenza di passioni (come ormai saprà chi frequenta il blog) dalle forme artistiche che coniugano immagine e parola – ovvero arte visuale ed espressività letteraria – non posso non farmi affascinare, e dunque segnalarvi, la mostra da poco inaugurata presso Traffic Gallery di Bergamo: Le Re/citazioni di MADAME [Baby, your love shot me down], prima personale italiana dell’artista francese Madame (le cui opere da noi si sono già viste, in passato, ma sempre nel contesto di eventi collettivi).
Quelli di Madame solo apparentemente sembrano classici collage, dacché dietro le immagini che l’artista costruisce c’è molto di più, come spiegano i curatori dell’esposizione Claudia Attimonelli e Vincenzo Susca:
Madame realizza collage variopinti accompagnati da motti piccanti e provocatori utilizzando in modo ricreativo ritagli fotografici unici, tratti da antichi giornali ottocenteschi fino a più recenti pubblicità e immagini degli anni Sessanta e Settanta. L’opera in un unico esemplare, oggetto delle sue esposizioni, arricchita da minuti dettagli eteromaterici, è allo stesso tempo la matrice dalla quale l’artista produce le stampe adoperate per le grandiose affissioni urbane disseminate per le strade di Parigi e di altre città europee, realizzate durante il giorno e sotto lo sguardo complice e compiaciuto dei passanti. Sommersa nel suo atelier da pile di riviste e di altri minuti oggetti d’altri tempi, alcuni selezionati per l’estetica tipografica altri per l’iconografia, Madame è capace di concentrare nello spazio di pochi segni una composizione familiare eppur straniante, incastonata in dotte cornici tematiche, laddove il già noto, l’immagine ritagliata dai magazine e i caratteri scelti per le parole, agenti da macchina del tempo tramite il disseppellimento di ricordi, entra in dialogo con le mordaci battute assegnate ai personaggi.

Madame, stencil past up, Paris, France--
L’uso poi che fa della parola, Madame, assume effettivamente tratti letterari, di forma poetica leggera ma di sostanza sagace e salace, se non sovente caustica: “Gli aforismi in francese, in inglese e in occasione dell’esclusiva mostra personale di Bergamo alla Traffic Gallery per la prima volta anche in italiano,” spiegano ancora Claudia Attimonelli e Vincenzo Susca, “innescano giochi di parole e parodie, citando canzoni e frasi idiomatiche che inscenano dispositivi giocosi e ironici nei confronti degli stereotipi sociali, amorosi e di genere.

Una mostra (e un’artista) intrigante, assolutamente da non perdere: c’è tempo fino all’8 Aprile prossimo. Cliccate sull’immagine per visitare il sito web di Traffic Gallery e conoscere ogni altra utile informazione in merito.

Del “godere” della lettura di un buon libro… (Attenzione: post V.M.18!)

Forse vi sarà già capitato di conoscerlo, Hysterical Literature, vista la prevedibile vagonata di visioni sul web; in caso contrario, ecco a voi il progetto del fotografo e video maker americano Clayton Cubitt, nel quale il libro diviene esempio primario di arte (ovvero di cultura, in senso lato) ma pure di piacere culturale, per così dire, senza tuttavia essere il protagonista principale dell’esperimento – come lo stesso Cubitt definisce il progetto nel relativo sito web. Ecco, a ben vedere è il termine “piacere”, e i suoi molteplici significati, il protagonista di tutto quanto.
Per farla breve: Hysterical Literature è composto da una serie di video, aventi come “attrici” alcune donne, apparentemente scelte con modalità casuale. Qui sotto ve ne propongo uno, scelto altrettanto casualmente.

Le donne – leggo dalla presentazione del progetto nel sito – sono sedute con un libro a un tavolo, riprese in un austero bianco e nero su uno sfondo altrettanto nero. Loro stesse hanno scelto cosa leggere e come vestirsi. Quando la camera inizia a registrare, si presentano e cominciano a leggere. Sotto il tavolo, al di fuori del controllo del soggetto e nascosto alla vista, un assistente le distrae con un vibratore. Le donne smettono di leggere quando sono troppo distratte o sovreccitate o affaticate per continuare, a questo punto dichiarano di nuovo il proprio nome e quello che hanno appena letto. I frammenti video variano in lunghezza in base al tempo di risposta dei soggetti.
Non serve rimarcare dove quel vibratore sia utilizzato, no?!
Insomma, quando si dice godersi la lettura di un buon libro!
Ad un livello superficiale” spiega Cubitt riguardo il suo progetto, “voglio corto-circuitare le tipiche pose messe in atto dai soggetti ritratti dai media contemporanei. Al livello successivo voglio esplorare la battaglia tra la mente e il corpo. Ad un livello ulteriore voglio esplorare il rapporto tra la sessualità femminile e i concetti di vergogna diffusi nella società. Ad un livello finale voglio esplorare il contrasto culturale tra arte e sesso, in particolare come le persone reagiscono alla miscela tra i due. Gli ultimi due livelli avvengono nella mente e la risposta di essi riguarda lo spettatore finale. Egli reagirà agli aspetti fisici salaci del progetto (sesso) o al suo concetto e all’elemento letterario (arte)? Alcune persone reagiscono all’intero spettro dei livelli suddetti. Altri solo a quello superficiale. Anche questo è comunque parte dell’esperimento.
In ogni caso potrete conoscere ogni altro aspetto del progetto dal sito web – compreso il fatto che purtroppo, cari colleghi, non si possono sottoporre alla lettura e al piacere delle donne riprese i propri libri editi… (!)

Geniale e sagace analisi sociologica, quella di Clayton Cubitt, o classica furbata che poggia su un “tema” sempre in voga (peraltro scaltramente reso “pudico”) per attrarre attenzione e notorietà? Personalmente, mi viene da propendere più (molto di più!) per la seconda ipotesi. In fondo, lo ribadisco, di tutto quanto sono più incuriosito dalla scelta del libro come oggetto artistico-culturale, antitetico (perché insomma, non è che durante un orgasmo venga da pensare ai libri, almeno non di frequente!) e parimenti concordante (dacché in fondo lettura e sesso potrebbe pure essere intesi come sublime piacere, di forma diversa ma simile e goduriosa sostanza!) con gli scopi che Cubitt s’è prefissato di mostrarci nei video. E, appunto, credo che i venti e più milioni di utenti che sul web si sono visti tali video non fossero primariamente interessati ai libri che le ragazze stanno leggendo nelle loro performance! – ma, nel frattempo, venti e più milioni di utenti del web si ricorderanno chi sia Clayton Cubitt (e anch’io sto contribuendo a ciò, guarda caso!)
Siamo nell’era in cui tutto è marketing, no? Beh, se pure da tali strategie a dir poco ruffiane può scaturirne qualche vantaggio per i libri e per la diffusione della lettura… Speriamo di goderne tutti!!!