La necessità del cortocircuito

Ultima sera di giugno, estate ormai acquisita, ma sembra fine settembre se non oltre.

Piove, l’aria è fresca. Nuvole grigie nascondono le vette delle montagne qui intorno mentre più in basso si sfilacciano in drappi nebbiosi che s’impigliano alle cime degli alberi, ombrando il paesaggio che altrimenti sarebbe inondato di luce e di calore.
Non ho sbagliato nell’indossare il gilet sopra la tshirt, la temperatura lo richiede, mentre Loki se la gode per questo frammento d’autunno inopinatamente caduto dal cielo nel mezzo dell’impeto estivo fino a qualche ora fa imperante – e che tornerà a breve a tiranneggiare, inesorabilmente.

In effetti è bello vivere questi cortocircuiti inaspettati, e non solo per il sollievo climatico che regalano. Ribaltano per qualche momento l’ordinarietà, generano l’inaspettato nel prevedibile, rimarcano – o illudono – che non tutto e non sempre va preso per scontato, anche quando verrebbe difficile non farlo. Bisognerebbe cortocircuitare spesso la visione del mondo nel quale viviamo: ribaltarne il punto di vista, metterlo sottosopra per capire se sta comunque in piedi oppure no, osservare una cosa che pare bianca e poi andare dalla parte opposta per osservarla da là e constatare se invece non appare nera.

Invece spesso questi cortocircuiti li viviamo con fastidio, qualcosa che non doveva accadere e che mette in discussione la “norma” sulla quale costruiamo le nostre certezze, a volte fin troppo comodamente. Sono irregolarità, certo, ma che in fondo definiscono ancora meglio la regola. Oppure che ne rivelano l’infondatezza. In ogni caso qualcosa di positivo e utile, per capire meglio il mondo e capirci meglio in esso.

Fa bene Loki a godere di questi momenti, devo seguire il suo “consiglio”. Già domani, forse, il caldo asfissiante tornerà a bollire ogni cosa e la luminosità lividamente abbacinante del paesaggio ci farà rimpiangere le ombre fresche e madide di quel sottosopra inatteso e speciale in un’ordinaria giornata estiva.

Una cartolina dal Monte Washington

Se vi domandassero quali potrebbero essere i luoghi sulla Terra con il clima più estremo, probabilmente rispondereste come chiunque citando qualche remota zona della Siberia, dell’Artico o del Polo Sud. Invece no, non c’è bisogno di “andare” in luoghi tanto sperduti: basta recarsi su una montagna di modesta altitudine lontana meno di 100 miglia da alcune rinomate spiagge oceaniche e posta ad una latitudine più o meno simile a quella di Milano. Cioè, è sufficiente salire sul monte Washington, vetta massima delle White Mountains nello stato del New Hampshire (USA), a soli 400 km a nord di New York, alta solo 1917 m e all’apparenza più simile a una collinona che a una montagna vera e propria eppure, come detto, dotata di uno dei climi più estremi e, per molti versi, straordinari al mondo.

Detiene infatti il record mondiale per la velocità del vento più alta non associata a tornado o ciclone tropicale, ben 231 miglia orarie pari a 372 km/h (!) misurata il 12 aprile 1934, mentre il minimo record ufficiale della temperatura sulla vetta è di -50° F / -46° C, registrata il 22 gennaio 1885. Il 16 gennaio 2004, l’osservatorio meteorologico presente sulla vetta ha registrato una temperatura di -43,6° F / -42,0° C insieme a venti di 87,5 mph / 140,8 km/h: ne è risultato un valore di temperatura percepita di -102,59° F, ovvero -74,77°C!

Un clima così estremo è determinato dalla posizione geografica del monte Washington, che per diverse migliaia di km a occidente non presenta rilievi montuosi della stessa altezza così che le correnti atmosferiche circolanti sopra il continente nordamericano, provenienti dall’area dell’Oceano Pacifico, dopo aver aggirato a sud le Montagne Rocciose corrono liberamente per le grandi pianure occidentali per poi confluire e transitare in gran parte proprio sulla sommità del monte, letteralmente in balìa degli agenti atmosferici più imponenti che lo rendono, in pratica, un “pezzo di Antartide” nel bel mezzo dell’emisfero boreale.

D’altro canto il monte Washington è famoso anche per la sua Mount Washington Cog Railway, la prima ferrovia a cremagliera del mondo, autentico capolavoro ingegneristico inaugurato nel 1868 e ancora operativo coi propri secolari convogli a vapore lungo un tracciato con pendenze massime del 37%, che ne fanno pure la seconda più ripida al mondo dopo quella del monte Pilatus in Svizzera (datata 1889). Tuttavia, se decidete di andarci, è meglio che verifichiate le condizioni meteo previste in loco!