Categoria: Magazzino
Irritazione libraria
Entro in una libreria di catena, come faccio quando voglio vedere dal vivo qualche libro che credo mi possa interessare – sì, conservo ancora questo gusto, forse un poco maniacale, apparentemente inutile – per poi ovviamente acquistarlo dal mio piccolo libraio di fiducia. E’ sera, c’è poca gente – beh, come sempre peraltro. Mi dirigo verso uno degli scaffali di mio interesse (non è quello dei best seller, per la cronaca), volto l’angolo della sala e vedo che lì, proprio davanti a quello scaffale che voglio ispezionare, c’è Mario Giordano che sta presentando un suo libro davanti a una dozzina di persone. D’un tratto, un bambino che s’affaccia dall’altra parte della sala osserva la scena e subito si mette a piangere sonoramente e con impegno notevolissimo, tanto che i genitori sono costretti a trascinarlo via e ad uscire dalla libreria.
Me ne esco anch’io, parecchio irritato.
Proprio davanti a quello scaffale, doveva piazzarsi?
Cose (anche libri) che parlano… (Mammaiuto dixit. Anzi, scripsit!)

Da mammaiuto.it (cliccateci sopra per ingrandire).
Mammaiuto è un’associazione formata da un collettivo di autori, con sede a Camaiore (Lucca). Così si legge nella presentazione del collettivo, nel sito: “Il nostro primo scopo è fare fumetti per il piacere di farli. Il secondo è raggiungere i lettori direttamente, eliminando la presenza di intermediari: tutte le storie, le illustrazioni e le strisce che produciamo sono sempre disponibili gratuitamente on line. Le attività di vendita che intraprendiamo sono finalizzate a dare agli autori il massimo compenso possibile per il loro lavoro, e a pagare le spese vive dell’associazione. Cerchiamo di prendere ogni decisione con un processo di democrazia deliberativa e gestiamo le attività in un’ottica di completa trasparenza.”
Nel sito potete trovare ogni altra informazione sul collettivo, i modi per contattarlo e lo shop per acquistare i volumi editi e ogni altro loro prodotto.
Dategli un occhio, lo merita di sicuro.
Charta Editrice è morta! No, Charta Editrice è (in qualche modo) ancora viva, grazie alla Biennale di Venezia e alla Library of Congress di Washington
Non ci riconosciamo più in un mondo dove trionfa la finanza invece del lavoro e la competizione sconfina sempre di più nella concorrenza sleale e nel conflitto di interesse, come sempre più spesso avviene in Italia. Non ci piace questo mercato sempre più distorto, diseguale, ingiusto e corrotto, in un Paese dove vivere e lavorare nella legalità sembra quasi un lusso per pochi utopisti, una fissazione romantico-sentimentale. La nostra serietà e la nostra etica ci hanno lentamente ma inesorabilmente buttato fuori dal mercato.
Così ha scritto lo scorso dicembre 2013 Giuseppe Liverani, fondatore della casa editrice milanese Charta, nell’annunciare la fine della sua storia, durata 21 anni e mezzo. Una sorta di testamento morale di imperituro valore e – a mio modo di vedere – potenza immensa, attiva e reattiva, per come denota la triste (o forse dovrei dire maledetta) realtà attuale del comparto editoriale nostrano con una fotografia tanto autentica quanto implacabile – oltre che autorevole – ma d’altro canto per come, in quelle parole, si può cogliere un’energia che bisogna augurarsi venga raccolta da altri soggetti in grado di rimettere in sesto – industrialmente e, forse soprattutto, eticamente – quel fondamentale comparto culturale. O che almeno ci vogliano provare, altrimenti la stessa fine toccata a Charta toccherà pure a tutti gli altri, e a noi che con quel mondo abbiamo a che fare.

Cliccate sull’immagine degli Archivi della Biennale in testa al post per leggere il testo completo della lettera scritta da Liverani (da artribune.com)
London, a (different) story – pt.1

The London Series: #1, Whiteness, dal blog LucaRotaImages.
Una grande città, Londra, narrata attraverso visioni inconsuete, per raccontarne la realtà e l’essenza in un modo diverso dal solito.
Qui, ora, e il racconto completo, poi, su LucaRotaImages.

