Non c’è Vascello che eguagli un Libro

Non c’è Vascello che eguagli un Libro
Per portarci in Terre lontane
Né Corsieri che eguaglino una Pagina
Di scalpitante Poesia –
È un Viaggio che anche il più povero può fare
Senza paura di Pedaggio –
Tanto frugale è il Carro
Che porta l’Anima dell’Uomo.

(Emily Dickinson, Tutte le poesie, Mondadori, Milano, 1997-2013. Fate clic sull’immagine, anche.)

I poeti veri

(Thomas Hart Benton, “The Poet”, 1939.)

Qualche giorno fa discutevo con un conoscente di massimi sistemi – ovvero del più e del meno – e costui d’un tratto, dopo una cosa che ho detto e che voleva essere soltanto una cosa detta come tante altre, se n’è uscito facendomi: «Sì, ma tu sei un poeta!»

Eh?!
Poeta, io?

Solo perché ho scritto e pubblicato qualcosa di identificabile (spero) come “poesia”?

No, ehi, un attimo, fermi tutti, stop, alt, time out!
Io credo che un poeta sia ben altra cosa.

Credo che poeta sia colui che con una sola parola sappia smuovere intere montagne, innalzarle verso il cielo oppure sgretolarle in un attimo.
Colui che sa provocare un maremoto in mezzo al deserto, che fa risplendere il Sole di notte e baluginare la Luna in pieno giorno.
Colui che rende ogni sillaba una nota musicale, sia essa d’una celestiale, leggiadra sonata classica o d’un energico e violentissimo rock ma, in ogni caso, che fa dell’animo la sua vibrante cassa di risonanza.
Poeta è colui che ti prende per mano e t’accompagna lungo un sentiero di campagna in una sera primaverile, o che ti sbatte rudemente con le spalle contro un muro e ti inchioda ad esso impedendoti di fuggire e tanto meno di muoverti.
È colui che con una parola ti commuove e con quella dopo ti fa incazzare, che ti manda al settimo cielo oppure ti provoca il più folle dolore, che ti fa volare sopra il mondo e le sue cose terrene o che ti pone sull’orlo di un abisso strattonandoti per farti cadere oltre.
È colui che con pochi versi sa capovolgere il mondo, farti camminare sulla volta celeste, giocare a biglie con le stelle, metterti sul palmo della mano il più vasto orizzonte, sconfiggere i mostri più terrificanti oppure renderli docili e sottometterli al tuo controllo, farti vedere ciò che per chiunque altro è invisibile e capire quanto altrimenti sarà sempre incomprensibile.
È come un riparo durante un fortunale, come l’ultima scialuppa di salvataggio d’una nave che sta affondando, come un’oasi con acqua freschissima in mezzo al deserto o come un antro tanto misterioso e inquietante che ti spaventa ma t’attira dentro inesorabilmente.

Già, il poeta maneggia un’arma potentissima la quale, con pochi colpi ben mirati, può ripulire il mondo da tante sue brutture, come il plotone d’esecuzione più efficace, virtuoso e filantropo che si possa immaginare. Un’arma che spara proiettili di cuore e d’animo, colpi di passione e di emozioni, munizioni che lasciano scie di stupefazione e, ove impattano, crateri di sogno e di speranza. E la può maneggiare, quell’arma, con prodigiosa perizia tanto quanto con folle concitazione, ma senza mai mancare il bersaglio prescelto.

Ecco, questo, suppergiù, è per me un poeta.
Di poeti così – poeti veri, intendo dire – credo che ce ne siano veramente pochi, in circolazione. E spesso, quando ci sono, non si fanno nemmeno vedere troppo in giro.

L’Imperatore Meditabondo

L’Imperatore da le finestre del suo palazzo osservava –
Dall’alto dell’eminente rupe arrampicata in cielo –
Osservava il suo immenso regno che un nebbioso velo
Fitto e grigiastro alla sua vista invisibile mutava,
Ed ogni cosa, ogni tesoro in vista, ogni bellezza si celava
Là fuori come nella mente assorta nel meditabondo zelo.

E meditava, il supremo Imperatore, in fronte a la svanita
Sua dominazione, oscuri gli occhi di quel fitto niente:
“Ecco, un solo velo di densa nebbia ad un pezzente
Mi rende pari – inesistente la signoria mia infinita –
Ed io, come egli, padrone unicamente de la mia vita…”
Così l’imperatore, lassù dal suo palazzo, meditava intimamente.

Poesia tratta da VERSI IRREGOLARI, Maremmi Editore Firenze-L’Autore Libri (Collana Biblioteca ’80, Poeti, 2007, ISBN 88-517-1242-5).
Versi d’amore, di Passione, di Dolore, di Morte. Così recita la copertina interna del volume: 88 componimenti poetici divisi equamente nelle quattro sezioni sopra citate, una evoluzione stilistica che dagli stilemi classici punta lontano, finanche a forme poetiche avanguardistiche e innovative, attraverso le quali sfuggire alla “regolare” ordinarietà del mondo e lasciando che l’occhio estetico della poesia possa scovare e analizzare nuovi punti di vista sulla vita umana, rivelandone l’essenza più profonda, più vera e pura…
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