Se leggere un libro viene ritenuta “un’attività ancillare”… (Alberto Manguel dixit #2)

I lettori e i non lettori hanno sempre vissuto fianco a fianco, e i non lettori sono sempre stati la maggioranza. (…) A variare non sono le proporzioni di questi due gruppi di umanità, ma il cop_labibliotecadinottemodo in cui società diverse giudicano il libro e l’arte di leggere. (…) La nostra società accetta il libro come un dato di fatto, ma la lettura – un tempo ritenuta utile e importante, ma anche potenzialmente pericolosa e sovversiva – oggi è accettata con condiscendenza come un passatempo, un diversivo lento che manca di utilità e che non contribuisce al bene collettivo. (…) Nella nostra società la lettura non è altro che un’attività ancillare.

(Alberto Manguel, La biblioteca di notte, traduzione di Giovanna Baglieri, Archinto 2007, pp.187-188)

Un’attività ancillare. Definizione azzeccatissima, che unita alla considerazione, altrettanto azzeccata, che la nostra società (ovvero, chi la governa, la comanda e la plasma) considera la lettura inutile al bene collettivo, mentre assai contributive risultano cose come il guardare la TV, affollare i centri commerciali o recarsi alle urne a votare la classe politica contemporanea (scusatemi, ma io la penso così), rende in modo egregio l’idea su quanto in basso siamo (de)caduti.
A questo punto, non posso che sperare che la lettura torni ad essere considerata pure un’attività pericolosa e sovversiva, e ciò perché i lettori tali veramente lo diventino.

Sull’italica incapacità di realizzare “vere” rivoluzioni… (Frédéric Mistral dixit)

Perché in questa Italia intelligente e nobile, anche se ci sono state, come dappertutto, delle rivoluzioni, non sono mai state cieche e bestiali come in Francia. I monumenti, le statue, le chiese, i palazzi, le tombe, i blasoni delle famiglie storiche, tutto questo è ancora qui intero, rispettato e onorato dal popolo. La storia nazionale scritta sulle pietre sempre davanti agli occhi di tutti come insegnamento d’onore e di amore per la patria.

(Frédéric Mistral, Viaggio in Italia, 1891, ed.it. Viennepierre Edizioni 2002, traduzione dal provenzale di Mirella Tenderini, pag.25)

cop_viaggio_in_italiaE se il celebre poeta provenzale, vincitore del Premio Nobel per la Letteratura nel 1904, avesse inversamente ragione? Ovvero, e mi spiego: se fosse proprio perché gli italiani non sono mai stati capaci di mettere in atto vere rivoluzioni, di sicuro cieche e bestiali sotto certi aspetti ma d’altro canto capaci con la loro veemenza di fare tabula rasa di situazioni precedenti così aprendo nuove e migliori ere, che ora l’Italia si trova nella situazione socio-politica che ci tocca amaramente constatare?
Al proposito mi torna in mente Gianni Brera, quando postulava la “sindrome da liberazione” di cui soffrirebbe l’Italia, cioè l’essere sempre stata liberata da qualche invasore/occupante dagli eserciti di stati esteri, i quali poi diventavano i nuovo occupanti fino alla successiva liberazione straniera, e così via: cosa che avrebbe impedito la nascita di un autentico spirito nazionale, di un relativo patriottismo – in senso positivo, come attaccamento antropologico al proprio paese natale – oltre che, appunto, aver palesato l’incapacità, per motivi vari e assortiti, di saperci liberare da soli, eccetto che in pochi casi.
In effetti la Francia, inutile dirlo (e giusto per citare il paese menzionato da Mistral, ma si potrebbero fare molto altri casi e ancora più significativi), gode di un’evoluzione sociale ben più avanzata rispetto alla nostra, di un potere politico infinitamente meno fangoso e bieco di quello nostrano, di un assoggettamento ecclesiastico del tutto fisiologico, di una cultura diffusa di livello ben superiore… E di un amore per la patria (nel bene e nel male, visto il noto nazionalismo francese a volte un po’ ottuso ma altre volte funzionale) che qui ci possiamo pure scordare, così come ci siamo scordati quell’insegnamento d’onore che la prestigiosa storia italica ancora oggi ci potrebbe offrire. E non parliamo poi del rispetto diffuso che troppi italiani (non) riservano per i monumenti storici e artistici nazionali, che sennò diventerei facilmente inverecondo…
Di sicuro fa una certa impressione – e non positiva, s’intende – leggere di quei rilievi sulla società italiana che Frédéric Mistral colse durante il suo viaggio nella penisola… Era il 1891, sono passati poco più di 120 anni, mica secoli e secoli. Ma, evidentemente, da allora il tempo (e non solo lui) ha preso ad andare all’indietro, qui.

P.S.: e, a breve, la personale recensione di Viaggio in Italia

E’ on line il numero 110 – Luglio 2013 – di InfoBergamo.it!

E’ uscito il numero 110 – Luglio 2013 – di InfoBergamo.it, il primo mensile on-line bergamasco di cultura ed informazione, ovvero la più diffusa e letta web-rivista di genesi orobica, indubbiamente (fin dal nome, appunto!), ma di respiro, spirito e interessi assolutamente nazionali, se non di più. Prime prove di tali “ampie” peculiarità sono certamente il gradimento dei lettori per il mensile e la quantità di letture, dati assolutamente illuminanti in tal senso visto che da tempo il numero di essi non scende mai sotto gli 80.000 al mese! – 85.000 a Giugno, dopo il record di 96.000 registrato a Maggio! Ma è certamente una quantità e un gradimento ben legati – anzi, cop_InfoBergamo_luglio2013proporzionali! – alla qualità dei collaboratori e degli articoli ospitati sul mensile, che anche in questo numero 110 offre veramente molta carne al fuoco tra cultura, politica, società, arte, musica, libri, motori, viaggi e molto, molto altro, come si può evincere dal sommario del mese
A mia volta sono molto onorato di far parte dei collaboratori di InfoBergamo.it, cercando di offrire ai lettori spunti, osservazioni, testimonianze e riflessioni sul mondo dei libri, della letteratura e dell’editoria contemporaneo. In questo numero 110, al posto dell’usuale articolo a carattere divulgativo sul mondo suddetto ma restando assolutamente in esso e sui temi correlati, ne voglio invece proporre ai lettori uno dal tono parecchio polemico – fin da titolo: LA CULTURA NON SERVE A NULLA! (Inopinati attimi di pericolosa lucidità mentale) – che nasce da certe riflessioni che sovente mi ritrovo a fare soprattutto quando sono “dentro” – per la mia attività letteraria e non solo – il sistema della cultura in Italia, e vi constato certe realtà veramente sconcertanti. D’altronde, il senso precipuo dell’articolo è del tutto valido ed evidente anche stando al di fuori di quel sistema, le cui peculiarità sono per gran parte comuni (ahinoi!) a buona parte della società civile nostrana…
Cliccate sul titolo sopra riportato dell’articolo oppure QUI per leggerlo direttamente ma, ribadisco, non perdetevi nulla dell’intero ultimo numero e di tutto quanto offre la piattaforma web del mensile, cliccando sull’immagine della copertina lì sopra ed entrando nel sito del mensile: InfoBergamo.it merita sul serio la vostra attenta lettura, e sono certo che non vi deluderà!

L’impoverimento intellettuale italiano nelle visioni illuminate e profetiche di Cesare Brandi, già più di sessant’anni fa…

Cesare Brandi è uno di quei grandi intellettuali che la cultura italiana ha saputo esprimere – in passato pare più che nel presente – ma che il grande pubblico non conosce quasi, una di quelle voci illuminate capaci di spiegarci il mondo che abbiamo intorno in modo chiarificante e sovente profetico, sapendo andare ben al di là della propria peculiare specializzazione – la sua Teoria del Restauro, ad esempio, è il testo fondamentale per il settore delle arti conservative, preso ad esempio pure dall’UNESCO per i propri documenti in materia; ma Brandi fu pure raffinato poeta e scrittore, peraltro…
Per quanto detto, e per via del mio costante e sovente testardo tentativo di capire la società nella Brandi-fine-avanguardia_copquale mi tocca vivere, soprattutto nelle sue parti più preoccupanti e decadenti – sto parlando di quella italiana, serve specificarlo? – di Cesare Brandi mi interessa parecchio (grazie allo spunto che ricavo dal nr.82 della rivista d’arte Exibart, a pag.51) un testo uscito nel 1949 e ripubblicato da Quodlibet nel 2008, La fine dell’Avanguardia, in molti passaggi veramente illuminante su certi degradi civico-sociali contemporanei se non quasi profetico, appunto. E mi interessa quanto egli scrive – nel 1949, lo ribadisco! – in merito al drammatico distacco esistente tra il pubblico italiano e il mondo della cultura, ovvero tra i cittadini del paese forse più ricco di ogni altro di cultura, in ogni senso la si intenda, e quel suddetto mondo del quale troppo spesso l’Italia a livello istituzionale e non solo pare infischiarsene beatamente.
Ne La fine dell’Avanguardia, Brandi già più di sessant’anni fa segnalava come fosse sempre più evidente una turbolenza, “una certa fatale curva”, un distacco “fra il vasto pubblico e le arti” e non solo, dovuto ad “una specie di colpo di mano sul futuro” ovvero a un fagocitamento del presente nel quale si continuano a imporre strabilianti novità per meri scopi commerciali e consumistici quasi a volerci farci sentire costantemente arretrati, fuori dal tempo, e costretti a rincorrere quelle novità per non esserne tagliati fuori: una condizione che pone l’uomo in un’atmosfera che abbaglia la coscienza, come evidenzia Brandi, e che è all’origine di un “impoverimento intellettuale” che ottunde la ragione e favorisce la nascita di una coscienza passiva, la quale priva l’uomo della libertà (il tifo sportivo, suggerisce Brandi sulla scia dell’analisi di Matilde Serao, è un controllo sociale e un anestetico indolore: beh, se non è profetica una tale affermazione!) e porta la civiltà ad “una paura della solitudine, che è paura del pensiero” – cosa sulla quale concordo al mille per cento: il pensiero, già, una delle cose più rare da trovare, ormai, in troppi individui… C’è bisogno di un pensiero da riconquistare, continua Brandi, assieme ad una realtà più ampia e ad un tempo che non sia incalzante e “presente immediato”, ma anche dilatazione, dilazione, espansione, respiro. Un presente che non sia solo un “ingorgo” temporale, uno spazio “che ha perduto il futuro” (credendo invece ottusamente di averlo già fatto proprio), ma anche un ritorno alla storia e alla civiltà. “Possa l’epoca, che con fatica s’inizia, riconquistare nel futuro la dimensione temporale che rese l’uomo capace e degno di storia” sostiene Brandi – anzi, ripeto ancora, sosteneva nel 1949, in qualche modo rivelando seppur indirettamente un timore che nei decenni successivi si è palesato in tutta la sua drammatica verità, ma anche indicandoci una potenziale buona soluzione per venire fuori da tale spirale di italico smarrimento culturale e sociale, soluzione che mi pare tutt’oggi assolutamente valida.

E’ on line il numero 109 – Giugno 2013 – di InfoBergamo.it!

Puntuale come ogni mese, ecco a voi il numero 109Giugno 2013 di InfoBergamo.it, il primo mensile on-line bergamasco di cultura ed informazione, ovvero la più diffusa e letta web-rivista di genesi orobica, indubbiamente (fin dal nome, appunto!), ma di respiro, InfoBergamo_giu2013_copspirito e interessi assolutamente nazionali, se non di più! Forte di un nuovo e prestigioso record di lettori nel mese di Maggio, ben 96.000, InfoBergamo.it si presenta con questo nuovo numero come sempre ricchissimo di contenuti di alto livello e di assai varia e assortita tematica, tra cultura, politica, società, arte, musica, libri, motori e molto altro, con approfondimenti mirati a fornire ai lettori non soltanto della preziosa informazione ma anche degli strumenti di azione diretta, per così dire, in ambito sociale – che poi dovrebbe essere una delle funzioni peculiari della stampa e dei media, di qualsiasi tipo e diffusione.
Come sempre, per InfoBergamo.it mi occupo di argomenti legati al mondo dei libri e dell’editoria, cercando di illuminarne certe evidenze e realtà contemporanee e, se possibile, offrine un punto di vista obiettivo e alternativo. In questo numero non potevo non occuparmi del principale evento nazionale legato al suddetto mondo, ovvero il Salone del Libro di Torino 2013, svoltosi solo poche settimane fa. Amato svisceratamente da tanti, e da altrettanti (o quasi) criticato, indubbiamente la kermesse torinese è annualmente, nel bene e nel male, la migliore rappresentazione dello stato dell’arte del mercato editoriale italiano, del suo pubblico, dei gusti, delle mode, delle tendenze, delle storture e, nel caso, degli orrori. Nell’articolo, intitolato Salone del Libro di Torino 2013: il fascino quasi incrollabile di una cattedrale nel deserto, troverete il personale reportage, completo degli ultimi dati statistici sulla vendita di libri in Italia, giusto per capire ancora meglio come vanno le cose, o dove stanno andando…
Cliccate sul titolo sopra riportato dell’articolo oppure QUI per leggerlo direttamente ma, ribadisco, non perdetevi nulla dell’intero ultimo numero e di tutto quanto offre la piattaforma web del mensile, cliccando sull’immagine della copertina lì sopra ed entrando nel sito del mensile: InfoBergamo.it merita sul serio la vostra attenta lettura, e sono certo che non vi deluderà!