La “buona” narrativa diventerà come la poesia, apprezzata da tutti e letta da nessuno?

Che il mondo dell’editoria italiana non se la passi bene (eufemisticamente dicendo!) è inutile che ve lo dica, no? Che l’editoria stessa, soprattutto nei suoi più grandi e celebrati nomi, ci voglia far credere che non sia così e lo voglia fare pubblicando spesso libri piuttosto discutibili (oggi sono eufemistico, già…), ovvero imbellettandosi con ciprie di pessimo valore e gusto per nascondere il disfacimento ormai in atto da tempo, credo sia evidente anche ai più distratti. Ma di come tale disfacimento profondo abbia intaccato addirittura il midollo del mondo editoriale nostrano, e oserei dire pure l’animo, se ne stanno accorgendo anche al di fuori del suddetto mondo: e se tale sguardo critico giunge da osservatori di indubbio valore e altrettanta illuminazione e sagacia, la gravità della situazione non ne viene certo sminuita, anzi!
Christian-Caliandro_imageOsservatore in questo modo lo è Christian Caliandro, a mio parere una delle migliori firme critiche sulle arti e cose affini in circolazione, che sul periodico Artribune #10 (Novembre/Dicembre 2012, pag.28) – dunque, come appunto dicevo poco fa, da un punto di osservazione sostanzialmente esterno all’ambito editoriale e letterario vero e proprio – coglie e rimarca argutamente lo stato di coma via via più profondo della buona letteratura, in Italia, nonché il valore concreto di essa nel e per il mercato (e nel pubblico da esso ben addomesticato):

“È chiaro che, in uno scenario del genere, la cultura svolge una funzione decisiva, e decisamente interessante. La cultura, infatti (soprattutto nel nostro Paese, ma non solo), è stata percepita sempre più nel corso dell’ultimo trentennio come un gradevole diversivo da praticare nel tempo artribune10-130x186libero, una forma particolarmente virtuosa di intrattenimento. Questo processo ha avuto impatti significativi non solo sulla fruizione culturale, ma anche – e forse soprattutto – sui meccanismi di produzione. Di recente, Gian Arturo Ferrari ha giustamente e lucidamente definito “libroidi” i finti romanzi e i finti memoir che infestano gli scaffali di librerie e biblioteche, mescolandosi alla letteratura “vera” e rendendosi di fatto indistinguibile rispetto ad essa.
Sempre in tema di narrativa, uno scrittore e un osservatore lucido dei processi culturali che attraversano la contemporaneità italiana come Giuseppe Genna ha ratificato lo stato delle cose: “Oggi, domenica 20 maggio dell’anno orrendo 2012, constato che “Resistere non serve a niente”, opera narrativa del migliore tra i prosatori italiani e cioè Walter Siti, edita da RCS Libri, è al 16° posto della classifica riservata agli autori nostrani, classifica che è pubblicata oggi su ‘La Lettura’ del Corriere. La fonte è Nielsen, la rilevazione riguarda i dati di due settimane or sono. Due settimane fa è stato realizzato un lancio promozionale impressionante del libro e dell’autore. Dunque è questo (il 16° posto tra gli italiani, chissà in classifica generale) a cui può giungere attualmente uno dei migliori scrittori italiani viventi. Nessuno perciò deve avere da ridire se non vanno in classifica o ci restano per poco o raggiungono posti ‘bassi’ altri scrittori italiani che scrivono bene (penso a Michele Mari, Antonio Moresco, Tommaso Pincio, Giulio Mozzi, Teresa Ciabatti, Letizia Muratori, Marco Mancassola, Giorgio Vasta e molti molti altri con cui mi scuso per la mancata nominazione, dovuta al fatto che altrimenti stendevo un elenco enorme; con l’eccezione di Aldo Nove e Valeria Parrella, che in classifica ci vanno e ci stanno). L’asticella del salto in alto editoriale è posta definitivamente dal caso Walter Siti. L’entrata in classifica non è dunque più prioritaria. L’opera narrativa si sta avvicinando all’opera poetica, per quanto concerne la sua ricezione collettiva e sociale, diciamo: numerica.
”

Temo non sia così assurda questa finale previsione di Caliandro. Come la poesia, appunto, che tutti dicono di apprezzare, che rappresenta l’apice assoluto dell’arte letteraria, che pare quanto di più nobile e sublime l’uomo possa concepire e godere, ma poi gli scaffali (esigui, solitamente) che nelle librerie ospitano i volumi di poesia sono sempre il posto più deserto di esse, quelli dove, se ci sta qualcuno, è perché sta parlando al cellulare, e sa che lì può stare più tranquillo che altrove – di certo più che in vicinanza delle cataste di best-seller da strombazzamento mediatico martellante che usualmente sono sotto i migliori riflettori delle librerie stesse… Appunto: finirà così pure la buona letteratura? In qualche modo automusealizzandosi, ovvero diventato cosa tanto apprezzata di principio quanto disprezzata nella pratica?
D’altro canto, il fatto che un buon libro – intendo dire, lo ribadisco, un libro dal valore letterario autentico e considerevole – non finisca tra le mani di (pseudo)lettori da libri acquistati perché di essi è passato lo spot in TV, e che approcciano la lettura con relativa vacua forma mentis, potrebbe anche essere una cosa positiva, non tanto per il lettore in sé (al quale non potrebbe che far bene migliorare la qualità delle proprie letture, ça va sans dire!) quanto per la conservazione di quella suddetta buona letteratura nostrana e degli autori che la sanno scrivere. Perché di sicuro i tanti “libroidi” (come li ha definiti Gian Arturo Ferrari) che oggi infestano gli scaffali delle librerie venendo spacciati per “letteratura”, altro non sono che meri oggetti di consumo, e in quanto tali inevitabilmente destinati a non lasciar traccia culturale alcuna di sé. Ecco, posta tale fondamentale differenza, e il senso che se ne può ricavare, forse si può sperare che per la letteratura di valore ci possa essere un futuro, e migliore di quanto la realtà attuale faccia inevitabilmente temere.

Gianni Brera, “Il mio vescovo e le animalesse”

(P.S./Pre Scriptum: leggete QUI una necessaria nota personale su Gianni Brera e su questa recensione.)

Il_mio_vescovo_Brera_copSull’opera che chiude la trilogia di Pianariva – così si potrebbe definire il gruppo di romanzi scritti da Gianni Brera, dal nome del luogo ove sono ambientati – avrei invero poco da dire, se non ribadire quanto detto per le prime due… Grandissimo scrittore, semplice eppure raffinatissimo, arguto e sagace tanto quanto spiritoso e bucolico, profondamente lombardo – ma il suo è un mondo che si potrebbe adattare a qualsiasi parte del globo, in onore al celebre motto tutto il mondo è paese… La storia del vescovo Rovati, mondano tanto quanto i suoi ecclesiastici collaboratori, che si insinua in mezzo a due mondi opposti eppure uguali – quello curiale, con le sue pertinenze, e quello popolare con le sue circostanze, si spande intorno a sé stessa come un bizzarro e illuminato paradigma, prendendo i connotati del paesaggio ove si svolge e muovendosi con le movenze dei personaggi che coinvolge…

Leggete la recensione completa di Il mio vescovo e le animalesse cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

Gianni Brera, “La ballata del pugile suonato”

(P.S./Pre Scriptum: leggete QUI una necessaria nota personale su Gianni Brera e su questa recensione.)

La_ballata_del_pugile_copSecondo in ordine di tempo e di pubblicazione della trilogia di romanzi scritti da Gianni Brera, quest’opera non fa che confermarmi la grandezza letteraria dell’illustrissimo lombardo, il suo all’apparenza semplice e popolano ma invero raffinato e argutissimo stile, la capacità di cogliere l’anima e l’essenza di luoghi, genti e delle vicende in cui esse sono protagoniste, nel corso di storie narrate che non avrebbero in sé nulla di speciale o particolare e che invero egli rende attraenti, gustose, divertenti, amabili – in ciò dimostrandosi superiore di molto a tanti altri scrittori fors’anche più celebri e blasonati (in fondo Brera è ricordato principalmente come giornalista sportivo, pochi lo conoscono anche come scrittore tout court) del passato e del presente, ed ai quali manca soprattutto la finissima arguzia e la raffinatezza intellettuale che si intravede alla base della struttura letteraria…

Leggete la recensione completa di La ballata del pugile suonato cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

Visitate “Luca Rota Images”: un blog per continuare a raccontare storie ma attraverso immagini, non (solo) parole


Se e quando avrete un attimo di tempo, vi invito a visitare lucarotaimages.wordpress, il blog “fotografico” a mia cura nel quale continuo a fare ciò che solitamente faccio, ovvero inventare e raccontare storie, non usando però le parole ma le immagini. Scatti fotografici, appunto, che mi auguro sappiano raccontare cose interessanti e, soprattutto, che lo facciano in modo quanto più particolare e non ordinario possibile.
Giusto per cercare di farvi capire ciò che intendo…:

Questo slideshow richiede JavaScript.

Sia chiaro fin da subito: io non sono un fotografo, e non miro nemmeno ad essere paragonato, in un modo o nell’altro, a chi faccia fotografia di mestiere, semplicemente perché non credo di poterlo meritare. Io scrivo libri, invento e racconto storie, e cerco di farlo in un modo che sia il più possibile interessante e gradevole, magari provando pure a rendere riconoscibile ciò che scrivo, singolare, originale – anche se oggi, temo, l’originalità è ormai purissima utopia.
Allo stesso modo scatto fotografie: genero immagini per raccontare qualcosa, qualcosa che vada al di là del mero scatto, della sua poca o tanta bellezza, qualcosa che possa fare di quella immagine un racconto, l’espressione di un’idea, di un concetto o di una opinione, che la renda viva e narrante al di là della mera tecnica (uso una macchina digitale nemmeno di gran marca!) e di chi l’ha scattata, di me che ci metto l’input iniziale, l’intuizione, l’introduzione a quanto vorrei raccontare che però è poi l’immagine stessa a raccontare. Altre volte è l’immagine a suggerirmi cosa raccontare, è l’istante fissato a contenere “parole” che si fanno sentire nell’animo e che generano gli elementi di una storia che chiede di essere raccontata o quanto meno colta, prima di scivolar via sullo scorrere del tempo.
Per certi versi, è come deve accadere per le opere letterarie: è il libro a rendere noto il suo autore, non viceversa, perché, una volta scritto e pubblicato, è il libro che racconta la storia al lettore, non è più l’autore che certo, ne è il fautore, ma il cui compito alla fine è stato quello di fissare quella storia sulle pagine del libro sotto forma di linguaggio scritto e quindi andare oltre, per raccontare altro. L’opera letteraria deve vivere di vita propria, e solo in questo modo potrà continuare a narrare la propria storia con la stessa intensità del primo istante – e ciò rende di nuovo assai contigue, a mio modo di vedere, letteratura e fotografia: “Le fotografie possono raggiungere l’eternità attraverso il momento”, affermò Henri Cartier-Bresson. Ecco, esattamente così: le immagini possono raccontare storie a lungo, come i buoni libri e come tutta l’arte di valore, e con un’intensità che nessuna voce umana saprà mai raggiungere.
Se poi saprò effettivamente mettere in pratica tutto quanto sopra, con ciò che scrivo o con le immagini che produco, sarete voi a deciderlo.
Io ci provo.

Cliccate sull’immagine della testata per visitare lucarotaimages.wordpress. Mi auguro possiate trovare il blog interessante e le immagini pubblicate apprezzabili: nel caso, potrete lasciare il vostro consenso commentandole o cliccandovi il pulsante Like, e sappiatemi fin d’ora grato e onorato dell’attenzione e della considerazione che vi vorrete dedicare.

“Cercasi la mia ragazza disperatamente”: un piccolo libro che vi divertirà alla grande (almeno spero!)


Oh, beh, certo! Ovvio. Non è assolutamente detto che un libro grande sia anche un grande libro, ne che se sia alto sia pure di alto valore letterario… Sapete, è un po’ come quella storia che per dipingere una parete grande non ci vuole un pennello grande, ma… Un gran bravo imbianchino!
Cercasi la mia ragazza disperatamente non è esattamente grande, ne tanto meno alto – è un classico 15×21, per essere chiari… Però sicuramente cerca di far di tutto, con quanto offre nelle sue pagine, per guadagnarsi una grande e alta considerazione nei suoi lettori! Dunque è grande la mia speranza (e sarebbe pure alta, se in tali casi lo si usasse dire) che riesca in questo suo scopo con chi non l’abbia ancora letto! Perché un buon libro – e lo dico a prescindere che questo lo possa essere o meno, anche se, ribadisco, mi auguro nel vostro giudizio che lo sia, buono – offre certamente un panorama assai più vasto di quello che qualsiasi pur altissimo grattacielo potrà mai offrire, e senza che vi possa essere alcun orizzonte fisico a limitare la vista… Per di più questo vale anche per chi soffre di vertigini!

Cliccate sull’immagine in testa all’articolo o sulla copertina qui accanto per conoscere ogni informazione utile su Cercasi la mia ragazza disperatamente: per conoscerne la trama e ciò che vi sta dietro, per sapere come e dove acquistarlo – in versione cartacea o in ebook – per leggere la rassegna stampa, gli articoli e le recensioni ad esso dedicate, gustarvi il booktrailer e ogni altra cosa interessante al riguardo.
Dunque, coi piedi per terra o meno: buona lettura!