
Da sempre sostengo che, per certe tipologie di edifici pubblici (anche se poi la regola può essere ben estesa a tutti gli edifici) conta moltissimo il contenuto, senza dubbio, ma anche la forma (architettonica, ovvio) risulta estremamente importante per attrarre, prima, e far sentire a suo agio poi il visitatore.
La nuova Biblioteca dell’Università di Aberdeen, in Scozia, fornisce un’ottima prova al proposito: dal momento che l’edificio è stato aperto al pubblico, nel settembre 2011, le statistiche hanno mostrato un significativo incremento nell’uso della biblioteca, e più di 700.000 visitatori (in una città grande come un medio-piccolo capoluogo di provincia italiano!) sono entrati nell’affascinante edificio soltanto nel primo anno di attività.
In fondo anche così si promuove la cultura – perché pure la buona architettura è arte, ovvero elemento culturale: e quando a cultura si somma altra cultura, il risultato non può che essere oltre modo fruttuoso!
Cliccate sull’immagine per saperne di più (in inglese) oppure QUI per qualche notizia sulla biblioteca in italiano.
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INTERVALLO – Aosta, CAFè Librairie

Ad Aosta un bellissimo caffé-libreria, specializzato soprattutto (e inevitabilmente, mi verrebbe da dire, vista la vicinanza di grandi e celeberrime montagne alla città!) nei libri di montagna, con testi in lingua italiana e francese, che peraltro già dice molto di sé nel nome, in verità un quasi-acronimo: Culture Alpine et Francophonia…
Cliccate sull’immagine per visitare la pagina facebook del CAFè Librairie e saperne di più.
INTERVALLO – Aracataca (Colombia), o “Macondo”

Macondo, sì, ovvero il villaggio immaginato da Gabriel García Márquez per ambientarvi il suo capolavoro, Cent’anni di solitudine. In onore del grande scrittore colombiano, scomparso lo scorso 17 Aprile, la cittadina nella quale nacque, Aracataca, ha assunto qualche anno fa il nome ufficioso di Macondo: effettivamente, stando alle indicazioni ricavabili dal romanzo, il villaggio si troverebbe qualche centinaio di chilometri a sud di Riohacha, nei dintorni della Sierra Nevada de Santa Marta, dunque proprio nella zona di Aracataca. In fondo, un segno forte della vicinanza di García Márquez alle sue terre natìe e dunque, ora, un luogo reale nel quale onorarne la memoria.
Cliccate sulle immagini (nel dipinto di Hernando Nossa qui sopra, la Macondo immaginaria; nella foto qui sotto, la Macondo-Aracataca reale) per saperne di più.
Russell Chapman, “Syria, refugees & rebels”: un libro-testimonianza per immagini sul conflitto in Siria
Per parecchio tempo sulla Siria, e sul dramma del suo conflitto, si è detto di tutto e il contrario di tutto. Si è detto che i buoni erano i cattivi e viceversa, che gli uni erano ormai sconfitti ma poi lo erano gli altri, che le colpe del conflitto erano di questo e di quest’altro con la complicità di quella o quell’altra superpotenza… Parole, tante parole – con pochissimi fatti per troppo tempo, purtroppo – sovente dichiarate e sostenute senza alcuna testimonianza concreta sul campo, laggiù, in Siria.
Da qualche tempo, invece, della Siria non si parla ormai quasi più; le cronache della sua guerra evidentemente non interessano più TG e quotidiani – salvo sporadiche eccezioni – quasi che laggiù la situazione si sia calmata e normalizzata, quasi che la “mirabile” diplomazia internazionale abbia conseguito il risultato di sistemare la questione. Per tutto ciò noi, comuni cittadini e fruitori (sovente nostro malgrado) dell’informazione mediatica contemporanea, sia prima che dopo e tutt’ora continuiamo a vagare in una sostanziale ignoranza circa la questione siriana, ovvero ignorando quale sia l’effettiva realtà dei fatti e quanto grave ad oggi permanga.
Russell Chapman, mirabile fotografo d’arte britannico residente in Svizzera, in Siria ci è stato, ed ha preferito far “parlare” ciò che ben difficilmente può mentire: la realtà, e l’immagine di essa raccolta dal suo obiettivo rivolto soprattutto verso le persone comuni, prime vittime del conflitto nonché, con la loro sconvolta e difficile quotidianità, primi testimoni della più probabile verità su di esso.
Da qualche settimana è in vendita il libro fotografico nato dalla sua esperienza in prima linea, Syria, refugees & rebels: la narrazione per immagini di una storia umana e della sua tragedia, prima che di ogni altra cosa. Perché come sempre, chiunque sarà il vincitore – se poi ve ne sarà uno – o il perdente, la guerra colpisce e uccide la gente comune, non certo i potenti ben protetti dentro i loro palazzi fortificati nei quali nemmeno penetra il rumore delle esplosioni e le urla dei feriti…
Syria, refugees & rebels è acquistabile QUI, direttamente dal blog di Russell Chapman, oppure su Amazon. Ve lo consiglio caldamente: credo sia, oltre che un libro di valore eccelso, uno dei migliori ausili editoriali oggi in circolazione per capire cosa è successo laggiù, e cosa potrà ancora succedere in futuro. Ben più efficace di tante belle e inutili parole, appunto.
INTERVALLO – Baghdad (Iraq), in memoria di “zio” Abu Ali

Un’immagine per molti versi triste, questa volta. Baghdad piange il suo più antico libraio di libri usati: lo chiamavano tutti zio Abu Ali, sopravvissuto a Saddam, all’embargo, all’invasione americana e alla guerra civile. Il Cairo scrive, Beirut pubblica e Baghdad legge, si diceva una volta…
Una volta, già, quando si pensava che il mondo fosse peggiore. In realtà, è il genere umano (ovvero certa parte di esso) che forse non vuole diventare meglio di quanto è stato in passato.
(P.S.: segnalato su facebook da Mirella Tenderini via بغداد – Baghdad facebook news page)
