Un “cinema” in montagna che trasforma il paesaggio in una “fiction”

E niente, siamo sempre alle solite: certi soggetti istituzionali considerano i cittadini che da escursionisti frequentano le montagne dei poveri idioti, al punto da non essere capaci di ammirare e godere un panorama senza qualcosa di artificiale messo lì a tale scopo.

Il “Cinema sul Garda” (sic!) sul monte Creino (1291 metri), voluta dal Comune di Ronzo-Chienis, tra le montagne dell’alto Garda trentino, è l’ennesima installazione panoramica piazzata in un luogo dove il panorama c’è già e non serve nulla per poterlo ammirare se non la più ordinaria, spontanea sensibilità verso il paesaggio e il suo valore culturale. Dunque è come se i suoi promotori attraverso di essa ci stessero dicendo, appunto: «Siccome siete scemi e incapaci di vedere il panorama che c’è lassù, vi mettiamo noi una terrazza attrezzata di cemento, legno e metallo per osservarlo. Per cui ringraziateci che ve l’abbiamo piazzata lì!»

Ma sono seri?

Ovviamente, in mancanza di motivazioni realmente sostenibili a giustificazione dell’opera e dei soldi pubblici spesi (anche se la cifra non è nota), ecco che si tira fuori il solito discorso della «valorizzazione» ma, sapendolo ormai vacuo e abusato, la si butta sul patetico sostenendo, grazie all’opera, di «poter permettere anche a chi ha difficoltà a camminare di raggiungere questo luogo». In questo modo, chiunque ha da dire qualcosa contro l’opera passa pure per un senza cuore e nel frattempo si scarica la responsabilità sugli stessi potenziali fruitori con difficoltà motorie. Tuttavia, come è chiaro da subito, anche queste presunte motivazioni non stanno in piedi e, nello specifico caso, non possono essere nemmeno considerate ammissibili.

Sinceramente, a me la terrazza del Monte Creino sembra solo l’ennesima inutile turistificazione di un luogo naturale montano ad uso per lo più agricolo, per la quale a colpi di ruspa si piazza un’infrastruttura fuori luogo e autoreferenziale in base a un modello di fruizione turistica insulso e banalizzante.

D’altro canto – mi viene da pensare – l’hanno chiamata “Cinema sul Garda” non a caso: il cinema, inteso come luogo fisico, è il posto nel quale si vanno a vedere i film cioè opere di finzione ovvero, tecnicamente, illusioni ottiche. Forse è così che i promotori della nuova terrazza considerano anche l’ambiente naturale e i suoi panorami? Cioè, una illusione da poter “vendere” e consumare come prodotto turistico, a discapito del senso vero del luogo e della relazione autentica che vi si dovrebbe intrattenere per godere consapevolmente della sua bellezza ?

Chissà.

P.S.: le immagini qui presenti sono di Gianni Carotta, Sindaco di Ronzo-Chienis, e di Marco Cassisa, membro di Europa Verde, e le ho tratte da www.loscarpone.cai.it.

La mega altalena del Monte Forato è una ca…

Bisogna proprio ammettere che, a occuparsi di montagne italiane, le “sorprese” proliferano e non passa giorno o quasi che non ci si trovi a scoprire qualche nuova amenità. Il coperchio del vaso di Pandora montano italico è sparito da un pezzo, ormai!

[Foto di Sailko, opera propria, CC BY 3.0, fonte commons.wikimedia.org.]
Il Monte Forato (o Pania Forata, 1230 m) si trova nel comune di Stazzema in Alta Versilia (provincia di Lucca), fa parte delle Alpi Apuane e deve il suo nome a una caratteristica molto particolare: un arco naturale di grandi dimensioni esteso tra le due cime del monte (la meno elevata misura 1204 m) che forma appunto un grosso buco nel corpo sommitale della montagna. L’enorme arco, formatosi per l’erosione degli elementi naturali, con i suoi 32 metri di larghezza e 25 di altezza è uno dei più imponenti d’Italia ed è ben visibile da entrambi i lati delle Apuane, quello di Versilia e l’altro della Garfagnana.

Capirete che ce n’è già abbastanza per fare di questo straordinario monte, il quale pare uscito direttamente dalla geografia immaginaria di un romanzo fantasy, una meraviglia della natura da ammirare e godere a profusione nella sua particolare bellezza geologica, paesaggistica, escursionistica, ambientale, culturale, insieme al territorio circostante che presente numerose altre interessanti peculiarità. Vero?

E invece NO, perché qualcuno ha pensato bene di ricavare da tale bellezza geologica naturale una bruttezza ludica artificiale trasformando il grande arco in una mega altalena, un’ennesima giostra da luna park montano per chi evidentemente non sa percepire e comprendere la pur possente bellezza del luogo ma vi ricerca “adrenalina”, “brividi” ed “effetti wow!” preconfezionati e artefatti, ovviamente poi da immortalare inevitabilmente sui social:

[Immagine tratta da questo video di Youtube.]
Ecco, a me la mega altalena del Monte Forato pare una ca… be’, dall’immagine qui sotto capirete chiaramente cosa:

Un’altra, tra le già tante (troppe) sparse sui monti italici.

Questo è il mio pensiero. Altri invece riterranno che sia la cosa più bella, utile, emozionante, spettacolare, “naturalistica” (è definita anche così sul web) che il Monte Forato sappia offrire: libera opinione e loro problema. Perché si può pensare ciò che si vuole al riguardo ma il Forato, così banalizzato (altro che “valorizzato”) e ridotto a mera attrazione ludico-ricreativa, purtroppo perde la gran parte della sua particolare bellezza naturale e del suo fascino montano. Inesorabilmente.

L'”Arte in viaggio” nel Garda Trentino

Un’altra bella mostra dedicata a suo modo alla rappresentazione artistica del “paesaggio”, osservato attraverso l’insolito punto di vista del viaggio dell’arte in esso, è allestita presso la «Casa degli Artisti Giacomo Vittone» a Canale di Tenno, uno dei più caratteristici borghi del territorio trentino affacciato sul Lago di Garda.
Arte in viaggio. Collezioni, nobili dimore e viaggi. Dal Cinquecento al Novecento, a cura di Roberta Bonazza, è stata realizzata in collaborazione con il Centro Studi Judicaria e presenta la preziosa collezione di opere artistiche normalmente ospitate presso il Palazzo d’Arco-Trentini, nobile dimora estiva sita a Villa di Bleggio e per la prima volta offerte alla visione del pubblico in  un percorso espositivo che rappresenta realmente un viaggio geografico e temporale attraverso diversi momenti della storia dell’arte, dal Cinquecento al Novecento.

Come si legge nella presentazione della mostra, si tratta di «Una trentina di opere pittoriche della collezione del proprietario, Gian Marco Trentini, che delinea efficacemente le diverse stagioni artistiche di questo complesso e denso mezzo millennio. Il titolo Arte in viaggio vuole rimarcare la dinamica e i passaggi di luoghi ai quali le opere d’arte sono sottoposte nel corso del tempo: passaggi di eredità, momenti di decadenza, aste, collezionisti concorrono a eternare ciò che è stato realizzato in epoche diverse». Dunque un viaggio nel paesaggio, sì, ma compiuto non tanto da viaggiatori quanto da opere d’arte che con i loro spostamenti nel tempo vi hanno tracciato una sorta di mappa geoartistica, indiretta ma nemmeno troppo, segnalando in tal modo anche il legame tra le opere, i luoghi che le hanno ospitate e il paesaggio d’intorno del quale i luoghi stessi sono inscindibile espressione materiale e immateriale.

Tra gli artisti in mostra ci sono Scipione Pulzone, Giuseppe Craffonara, Fortunato Depero, Roberto Marcello Baldessari, Vittorio Corona, Mario Sironi, Luigi Bonazza, Karl Plattner, Riccardo Schweizer, Mauro Cappelletti, Aldo Schmid e Omar Galliani.

La mostra sarà aperta dal 9 aprile al 19 giugno e per giunta può rappresentare un buon motivo anche per visitare un territorio disteso tra lago e monti veramente bello, ricco di numerose altre attrattive culturali e naturali nonché generalmente discosto dalle rotte del turismo di massa, per questo ancora più interessante. In ogni caso, sulla mostra potete saperne di più cliccando sull’immagine in testa al post.