Perché la matematica non è un’opinione, nemmeno quando è “sexy”…

sexy math teacher
…Oppure ti racconterò di Abaca – me la fece conoscere Robezio (ti ricordi di lui? Ma sì, quel mio grande amico d’infanzia, affetto da uno strabismo di eccezionale entità al quale, a mia volta, feci conoscere Divaria, l’impiegata dell’Ufficio Brevetti strabica parecchio pure lei, ciò che si dice l’anima gemella, insomma… Beh, colpo di fulmine inevitabile e via, sono partiti per un viaggio intorno al mondo, hanno fatto un sacco di soldi giocando al tavolo verde grazie ad un piano infallibile: essendo assai strabici entrambi, appunto, giocavano l’uno ad un tavolo e l’altra al tavolo accanto, in modo che lui potesse traguardare verso il tavolo di lei e notare le carte dei suoi avversari e lei viceversa, comunicandosi poi il tutto attraverso un preciso codice di segni… Prima di lei c’avevo provato anch’io a fare da partner a Robezio in questo suo piano – ma non in un casinò, lì non ne avrei avuto il coraggio: durai tre mani e subito dopo fu una delle nostre terremotanti litigate, ma accidenti, io non ho mai capito nulla di giochi di carte, ho sempre fatto una confusione tremenda tra scopa, briscola, ramino… Che ne sapevo io che nella scopa d’assi il full vale meno di un carico?!?… Perché è nella scopa d’assi che c’è il full, vero? Ehm… Eh, che ti dicevo!? Vabé, comunque fine carriera da giocatore d’azzardo, e chiudo pure questa parentesi piuttosto estesa: 1.259 caratteri compresi punto esclamativo e chiusura) – Abaca, dicevo… “Una che ti farà capire il senso del termine sexy!” mi aveva detto Robezio, e aveva aggiunto: “Te l’assicuro io, matematico che ti conquista!”; io dunque, tutto giuggiolante, già mi aspettavo e fantasticavo la quintessenza assoluta della più concupiscente carnalità femminile con conseguenti superlascive acrobazie da far rigirare furiosamente nella tomba il Divin Marchese De Sade per timore di passare, egli, da me in poi, come un perbenista moralizzatore di poppanti… Ehm, invece no… – niente di ciò: Abaca era laureata in matematica, e ricercatrice universitaria specializzata in numeri primi sexy (Eh! Giuro, esistono veramente! Sono coppie di numeri primi la cui differenza è pari a sei! Non chiedetemi a cosa servano, ma, visto il nome, devono essere numeri atti a piccole orge aritmetiche…). Sì, una sera ci uscii con la “matematica”, ma in quelle tre o quattro ore, più o meno, non facemmo che parlare del più e del meno ad un tavolo d’un bar, ne più ne meno… Insomma, se pur avessimo meditato l’intenzione di sommare le nostre passioni per mirare a moltiplicarci, invero Abaca in qualche modo si sottraeva alle mie avance, e così restammo divisi, non soddisfacendo, evidentemente, le reciproche condizioni richieste, proprio come in una somma vuota: risultato, 0 (zero)! E dire che ci contavo… – perché io, su lei, potevo contarci sempre…
E Robezio… Lui e il suo “senso del termine sexy”! Pfff… Bah!

Libro_CLMRD_12_ruotato_300Questo è un brano tratto da CERCASI LA MIA RAGAZZA DISPERATAMENTE (Senso Inverso Edizioni, Ravenna, 2011, ISBN 9788896838532, Pag.132, € 13,00, illustrazione di copertina di Vittorio Montipò – Ebook: ISBN 9788896838617 – € 7,00) il mio ultimo romanzo su carta e ebook disponibile in tutte le librerie della realtà e del web!
Cliccate sulla copertina del libro qui accanto per avere ogni altra utile informazione sul romanzo (dove acquistarlo, come, articoli, recensioni, segnalazioni e quant’altro…), oppure visita la pagina di Facebook dedicata al libro!

P.S.: Come? Non credete che esistano veramente i “numeri primi sexy”? Beh, allora guardate qui

Ecumænicheismo

(P.S. (Pre Scriptum!): il seguente è un racconto inedito che probabilmente farà parte di una raccolta mooooolto particolare, di futura pubblicazione editoriale. Seguite il blog e/o il sito e a breve potrete saperne di più…)

wars-of-religion-1

I rappresentanti delle varie delegazioni si disposero lungo il palco semicircolare antistante la facciata della grande cattedrale e prospiciente la piazza ricolma di fedeli, per l’ormai imminente inizio della funzione celebrativa comune. La giornata era splendida, con il cielo terso come non mai e un’aria leggera e fresca che allietava l’intero paesaggio: un clima che tutti i presenti convennero di ritenere un dono divino, la prova di come “dio” – in qualsiasi modo le religioni presenti a quell’incontro ecumenico lo potessero a loro modo intendere, chiamare, pregare – offrisse il proprio consenso al grande convegno in corso. Tutte insieme, esse elevarono una sorta di orazione condivisa, che nella diversità dei culti riconosceva la natura originaria univoca di “dio”, il solo e giusto punto di incontro di tutte le confessioni religiose lì riunite, e ora pronte a dare inizio alla funzione comune.
La brezza mattutina si fece ancora più frizzante, e sembrò spargere un brivido, un fremito leggero e piacevole non solo nei presenti ma nell’intera piazza e ovunque intorno. Per questo le prime concitate urla non ruppero ancora la mistica atmosfera che pareva aleggiare sul luogo, la quale però svanì totalmente un istante dopo, quando i grossi frammenti di sassi e marmo si schiantarono sul palco, seminando il panico generale. Scossa sismica, cedimento strutturale, qualcuno ipotizzò perfino un attentato: in ogni caso la sostanza degli eventi fu che la parte superiore del campanile della cattedrale crollò, schiantandosi al suolo in enormi cocci e investendo alcune delle delegazioni religiose presenti sul palco. I soccorsi furono immediati ed efficaci, tuttavia si dovettero registrare dei morti, ed alcuni feriti gravi. Ma al peggio di quel peggio i presenti poterono assistere di lì a poco, quando una certa calma tornò nella piazza portandosi però appresso tutta la reale irrazionalità in quei frangenti latente: mentre le delegazioni illese presero a pregare e ringraziare il proprio “dio” per averli preservati quali figli prediletti e non altri, al contrario puniti dall’appena manifestata “volontà divina”, viceversa quelle colpite gridavano tutto il loro dolore e lo sconcerto dacché essi, ugualmente figli prediletti di “dio”, erano stati strappati dalla propria missione evangelica terrena. Come poteva un “dio” unico e univocamente pregato mostrarsi buono con alcuni e crudele con altri? Ben presto le mutue invocazioni divennero biasimi, accuse, poi insulti, finché il cordiale e consacrato incontro ecumenico si trasformò in una violenta, feroce e blasfema rissa tra legittimi e illegittimi “figli di dio”…

Il congresso dei Poeti Estinti

citta_notte_sughi

Le strade sudavano tutte d’oscuri timori,
E pioveva angoscia, mescendosi nel fango
Ove tremavano i piedi degli autori –
Vecchi nobili d’un ormai perduto rango.

E la Luna tondeggiava il suo biancore
Allungando quelle ombre oltre il tempo;
Le stelle – chissà come – di nessun luccicore
Brillavano, languide e inquietanti al contempo.

L’un s’alzo nel fosco e disse: “Signori!
Di che ci lamentiamo? Del nostro vuoto funerale
O degli intensi tanto quanto mai compresi ardori
O del destino nostro, comunque infernale?

In fondo questo era il comune desiderio:
Con mille grazie abbiam tornito la nostra voce,
E poi rimata, e poi cantata: fu spesso un putiferio,
I nostri credi dal legno della vita cavarono una croce.”

Un altro si rizzò con gran fierezza antica:
“E colpa aver dobbiamo? Questa e’ ingiustizia,
E’ un sopruso! Che dica il mondo quel che dica,
Sol perché cantammo noi bellezza con perizia

Ci diedero dei folli, giullari senza speranza,
Finché qualcuno disse – Non era in fondo male!
Peccato fossi morto! Che vengan con possanza
Al diavolo, laggiù, farei vedere loro che cosa invero vale!”

“Suvvia, miei cari estinti” disse un terzo,
“Almeno noi sapemmo vivere in bellezza!
Malvisti, poi dannati, sul cuore dello sferzo
Il segno sì profondo dell’uman stoltezza,

Ma vivi, certo vivi, in sella a nostra vita!
Giammai viver vorrei come granello nel deserto,
In moto sol con il più teso vento, e smarrita
L’anima, in un gran labirinto senza sbocco certo!

Giammai, giammai! Vivemmo nel dolore
E con dolor morimmo, ma vivemmo! Le stelle
Illuminarono il nostro cuor colmo d’amore,
E avemmo poi le Muse eccelse qual sorelle;

Volammo oltre il cielo, fino al sogno,
E intuimmo ch’è la realtà la massima utopia:
Così noi la cantammo, e il nostro cuor indegno
Fu ritenuto, animato da bizzarra disarmonia.

Bene! Così noi ci elevammo sopra il pantano
Di questo immondo mondo, di debolezza
Nostra forti: a un sogno utopico e assai lontano
Ci siamo accostati, noi soli abbiamo vinto la stoltezza!”

Le voci rincorrevano altre voci, nella città
Deserta e buia rappresa nella notte ove la Luna
Fissava nel suo avorio la gran meschinità
Di mille ombre incapaci di scovar fortuna

Che per le vie melmose andavano guardinghe
Nulla udendo, nulla vedendo, neppur la vita
Loro: ed i poeti estinti ancor vociavan lor arringhe
Senza assenso – la notte su di essi era infinita.

Versi_Irregolari_blogComponimento tratto dal mio Versi Irregolari (2007, Maremmi Editore Firenze/L’Autore Libri, Collana Biblioteca ’80 – Poeti, ISBN 88-517-1242-5, € 16,80).
Versi d’amore, di Passione, di Dolore, di Morte, così recita la copertina interna del volume: 88 componimenti poetici divisi equamente nelle quattro sezioni sopra citate, una evoluzione stilistica che dagli stilemi classici punta lontano, finanche a forme poetiche avanguardistiche e innovative, attraverso le quali sfuggire alla “regolare” ordinarietà del mondo lasciando che l’occhio estetico che la poesia offre possa scovare e analizzare nuovi punti di vista sulla vita umana, rivelandone l’essenza più profonda, più vera e pura, scevra da qualsiasi conformismo e convenzionalismo che oscura la bellezza della vita stessa, la prima e più preziosa arte.
Cliccate sull’immagine del libro qui sopra per averne ogni informazione utile e per sapere dove/come acquistarlo. Buona lettura, e lunga vita alla poesia!
(Opera in testa al post: Alberto Sughi, Città di notte, 1959)

L’invenzione

(P.S. (Pre Scriptum!): il seguente è un racconto inedito che probabilmente farà parte di una raccolta mooooolto particolare, di futura pubblicazione editoriale. Seguite il blog e/o il sito e a breve potrete saperne di più…)


Di tutte le invenzione mai concepite dall’avanzatissima tecnologia sviluppatasi sul pianeta, frutto di centinaia di secoli di progresso, sviluppo, avanzamento scientifico di una civiltà tra le più evolute dell’Universo, quella era di gran lunga la più strabiliante e incredibile. Eppure, in principio non aveva destato un così gran clamore; certo, la notizia aveva riscosso un cospicuo interesse, ma come spesso succede per ogni novità, quand’anche geniale e rivoluzionaria, molti si erano dichiarati increduli, diffidenti: troppo innovativa, troppo diversa dalla tecnologia corrente, così basata su un’idea totalmente inedita! Il mondo, insomma, sembrava non rendersene conto, proseguendo l’abituale modus vivendi: i traffici stellari continuavano, le astronavi da trasporto intergalattiche volavano come ogni giorno, quelle interdimensionali non sentivano di colpo superata la loro modernissima tecnologia, così come non pareva cambiata la vita dei loro equipaggi, delle rispettive famiglie o di alcun altro che, appunto, pensava fosse così inaudito un oggetto come quello – anche di fronte alle pur fantastiche astronavi superluminari di nuovissima generazione. Eppoi, a quel tempo in cui viaggi di miliardi di anni luce compiuti in pochi giorni erano eventi del tutto ordinari, com’erano concepibili spostamenti di, viceversa, pochi chilometri in tante ore? E senza nemmeno il supporto dei megamputer planetari, o dei più recenti e potenti Sintocerebri?! Cose del tutto inopinate, insomma!
Tuttavia, lentamente ma inesorabilmente, in ogni città, per i percorsi extraveicolari, nelle piazze e nei parchi all’ombra delle altissime sopraelevate fotoniche, uomini e donne a cavallo di quello strabiliante oggetto cominciarono a vedersi, probabilmente all’inizio per quel solito desiderio di esibizionismo, di mostrarsi “avanti” o “alla moda” – dacché molti, ovviamente, tuonarono dai media contro quell’invenzione tacciandola quale “frutto di tecnologia sfrenata”, “spregiudicato orpello da bislacca fantascienza” o simili definizioni biasimevoli… Ma, come detto, inesorabilmente, ove non regni la più bieca e folle ignoranza, ogni genialità prima o poi emerge e viene compresa: così, ormai, quello strabiliante, fantastico oggetto – quelle due ruote gommate pilotabili con una semplice barra dotata di freni a leva e movibile tramite due bracci girevoli collegati ad una catena metallica mossi dai piedi (che infatti la gente ormai comunemente chiama pedali) – trasporta chiunque qui e là sul pianeta con inaudita lentezza e svago supremo, sorvolati velocemente in cielo dalle grandi astronavi superluminari – gioielli tecnologici di colpo divenuti obsoleti ferrivecchi per viaggi interstellari senza più alcun fascino, rispetto a quei pochi chilometri così piacevolmente pedalati

La ricerca continua! “Cercasi la mia ragazza disperatamente” alla 10a Rassegna della Microeditoria di Chiari, 10/11 Novembre!

Chiari, amena cittadina in provincia di Brescia, non sarà più la stessa, dopo… Già, perché la ricerca riprende, e non solo sarà più minuziosa, questa volta, ma pure più… Insolita, curiosa, fantasiosa, e divertente!
Il 10 e l’11 Novembre prossimi sarò ospite della 10a Rassegna della Microeditoria di Chiari, in assoluto una delle migliori fiere italiane per l’editoria indipendente, presso lo stand di Senso Inverso Edizioni! Con me, e ben più protagonisti di me, ci saranno Cercasi la mia ragazza disperatamente, il mio ultimo romanzo, e La mia ragazza quasi perfetta, il suo predecessore.
Protagonisti in senso concreto, peraltro! Infatti, sabato 10, oltre a essere presente presso lo stand di Senso Inverso, alle ore 18.00 nella Sala del Conte – al primo piano di Villa Mazzotti, la sede della Rassegna – terrò la “presentazione” di Cercasi la mia ragazza disperatamente insieme a Francesco Dell’Olio, direttore editoriale di Senso Inverso, e al collega Simone Fanni (cliccate qui per avere il programma completo della Rassegna). E, notate bene, ho messo il termine presentazione tra le virgolette, perché non sarà la solita presentazione, ma certamente qualcosa di più particolare… Vedrete (se verrete!), ci sarà da divertirsi!
Il giorno successivo poi, domenica 11, sarò nuovamente presente per l’intera giornata presso lo stand di Senso Inverso Edizioni: se passerete sarà un piacere incontrarvi e fare due chiacchiere! Troverete inoltre i libri (e l’intero catalogo di Senso Inverso) a prezzi superscontati e, probabilmente, pure da mangiare e da bere (ah, cosa non si fa per ingraziarsi i potenziali lettori!!!).
Senza contare che avrete la possibilità di visitare, lo ribadisco, veramente una delle migliori manifestazioni italiane dedicate alla piccola e media editoria indipendente: una tre giorni di cultura a tutto tondo immersi nel fascino liberty di Villa Mazzotti Biancinelli, prezioso tesoro architettonico di Chiari. Anche l’edizione di quest’anno prenderà le mosse dalla produzione dei piccoli e medi editori italiani per creare dibattiti con grandi nomi della cultura nazionale e presentazioni di libri intervallati da appuntamenti artistici e musicali. Le migliaia di visitatori delle passate edizioni testimoniano il successo crescente di un evento che, di anno in anno, incuriosisce sempre di più il pubblico grazie alle proposte particolari, raffinate e di nicchia, che vengono offerte durante la tre giorni. Il mix perfetto per un weekend d’autunno all’insegna della cultura e dell’arte, ma anche dello svago e dell’intrattenimento.
Insomma, sarà un’edizione da ricordare! Cliccate sull’immagine in testa al post per visitare il sito web della Rassegna della Microeditoria e conoscere ogni informazione utile sull’evento, e quindi segnatevi gli appuntamenti: sabato 10 alle ore 18 per la presentazione, e domenica 11, da mattina a sera, presso lo stand di Senso Inverso! Mi raccomando: non mancate!