Ignoranza da «ignorare», “non sapere”, “non conoscere”

[Immagine tratta dalla pagina Facebook di Andrea Zanoni.]
E cosa si deve pensare dell’ex Presidente della Giunta Regionale del Veneto, esponente di spicco del più riprovevole “partito politico” italiano, tra i principali propositori delle prossime Olimpiadi invernali, quando sostiene – peraltro in una sede “alta” come il piazzale del Quirinale, a Roma, poco dopo l’accensione della fiamma olimpica da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo scorso 5 dicembre – che si pensava che ottenere le Olimpiadi «sarebbe stato impossibile, perché Cortina aveva già avuto le Olimpiadi nel 1956. Oggi posso dire che Cortina è l’unica realtà al mondo che ha avuto per due volte le Olimpiadi» ovvero quando afferma una falsità colossale?

Come spiega Giuseppe Pietrobelli – autore del volume “Una montagna di soldi. Sprechi, incompiute e affari: lo scandalo delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026” edito da PaperFirst – in questo articolo de “Il Fatto Quotidiano”, sono state ben tre le località che prima di Cortina hanno ospitato per due volte i Giochi Olimpici invernali, Sankt Moritz, Lake Placid e Innsbruck, e nel 2034 Salt Lake City sarà la quarta.

Che bisogno c’era di comportarsi in questo modo e sparare una frottola talmente ciclopica e grossolana? Dunque cosa c’è da pensare di una figura istituzionale del genere? Che soffre di dissonanza cognitiva e non riesce ad ammettere ciò che non è funzionale ai propri desideri? O di analfabetismo funzionale, perché se ha letto la storia delle Olimpiadi invernali non l’ha compresa? Oppure è pura alterigia intrisa di ignoranza, dal latino ignorare, “non sapere”, “non conoscere” nozioni delle quali sarebbe dunque meglio se non parlasse e si occupasse?

Tuttavia, visto come stanno andando le cose con le Olimpiadi di Milano Cortina, c’è da temere che quello dell’ex Presidente della Giunta Regionale del Veneto sia stato solo il goffo tentativo di affermare il falso per cercare di nascondere la verità, ovvero il disastro sotto quasi ogni punto di vista che sempre più stanno diventando queste Olimpiadi. Che proprio lui forse più di ogni altro ha voluto. E ciò spiega molte cose, a ben vedere.

Belle notizie dai monti della Lessinia. Meno da altrove

[Veduta della zona di Malga San Giorgio. Immagine tratta da facebook.com/malgasangiorgiolessinia.]
Giungono belle notizie dalle meravigliose montagne della Lessinia, per buona parte comprese nei confini dell’omonimo Parco Naturale Regionale: sono stati smantellati i vecchi impianti di risalita di Malga San Giorgio, nei pressi di Bosco Chiesanuova, chiusi da tempo e ormai in stato di abbandono.

Gli impianti e le relative piste formavano un piccolo comprensorio sviluppato tra i 1500 e i 1800 metri di quota, nato negli anni Cinquanta e già negli anni Ottanta in difficoltà per la scarsa altitudine, per l’esposizione sfavorevole nonché per altri problemi di sostenibilità economica (e non solo). Nel 2019, in un tentativo estremo di salvare il comprensorio, gli impianti vennero messi in vendita a 1 Euro: ovviamente l’offerta cadde nel vuoto.

[Vedute invernali di Malga San Giorgio, quando c’erano ancora gli impianti sciistici dei quali sopra vedete una vecchia mappa.]
Grazie ai lavori iniziati a maggio, dal costo di 80.000 Euro finanziato dalla Regione Veneto, gli impianti sono stati finalmente smantellati con «un importante intervento di restauro ambientale realizzato dopo un percorso generale di ascolto delle realtà del territorio e delle loro proposte d’intervento in campo ambientale e turistico», come ha scritto il Parco sulle proprie pagine social (dalle quali vengono anche le foto sottostanti).

Insomma, ottima notizia. A quando i prossimi smantellamenti?

Già, perché le montagne italiane sono ancora abbondantemente fornite di rottami sciistici d’ogni genere e sorta, in vari stati di abbandono e degrado: sono ben 265 – il Report “Neve Diversa” di Legambiente li elenca nel dettaglio. Ci sarebbe da intervenire al più presto su tutti questi ex impianti per restaurare i relativi versanti montuosi e agevolarne la rinaturalizzazione nonché la più adeguata e logica fruizione. Senza contare che ce ne sono molti altri ormai prossimi alla chiusura definitiva e che di contro, purtroppo, certi enti locali stanno finanziando nuovi impianti sciistici in territori e a quote dove ben difficilmente si potrà ancora sciare nei prossimi anni. Saranno altrettanti prossimi rottami, questi nuovi impianti, in futuro da smantellare quasi sicuramente a spese dei contribuenti. A meno che quegli enti locali rinsaviscano dalle loro inquietanti mire e spendano il denaro pubblico a disposizione per interventi ben più sensati e vantaggiosi per le montagne e le loro comunità tra i quali, ribadisco, la rimozione dei vecchi impianti sparsi un po’ ovunque.

Che dite, lo capiranno quegli enti pubblici e i loro reggenti? Oppure, per un (piccolo) comprensorio smantellato ce ne ritroveremo dieci nuovi di zecca a spese nostre (e delle montagne), pronti ad arrugginire tra pochi anni?

Nel frattempo, in Veneto…

Ecco.

Il paesaggio del Veneto “ringrazia” e anche la relazione psicogeografica di chi lo vive – e lo vivrà sempre peggio, con inevitabili conseguenze sociali e culturali.

(Cliccate sui titoli delle notizie per leggere i rispettivi articoli.)

Finalmente c’è qualcuno che non aggiunge ma elimina cemento, sulle montagne!

Sulle pagine social del comune di Recoaro Terme dallo scorso 28 settembre si legge che

Come annunciato nei giorni scorsi sono iniziate questa mattina le operazioni di abbattimento del cubo di proprietà della società San Pellegrino. Il cantiere avrà una durata di circa due mesi, durante i quali verranno dapprima rimossi i pannelli in calcestruzzo che ricoprono la struttura per poi passare allo scheletro interno. Sul posto i materiali vengono separati per avviarli anche a percorsi di possibile recupero. Per Recoaro Terme è un vero e proprio evento che permetterà di restituire una nuova vista sulla corona delle Piccole Dolomiti fin dall’ingresso al paese.

Trovo che sia una notizia assolutamente significativa: finalmente in un territorio di montagna si toglie piuttosto di mettere, si elimina cemento invece di aggiungerne, si recupera la veduta e la percezione del paesaggio e delle sue montagne invece di alterarla e ostacolarla. Una bellissima notizia, insomma, anche perché non così frequente.

[Il “cubo” come si vedeva entrando in Recoaro, da Google Maps.]
Poi, certamente, bisogna considerare tutto ciò che gira intorno ad essa e le domande inevitabili che abbisognano di buone risposte (come si è potuto costruire un obbrobrio simile? Chi lo autorizzò e cosa si farà perché non accada più in futuro? Come verrà riutilizzata l’area liberata dal cemento? Rappresenta un intervento una tantum oppure il primo di una strategia di rinnovata sensibilità verso il luogo e il suo paesaggio? – eccetera…) ma, tra innumerevoli scempi cementizi e infrastrutturali con relativi consumi di suolo – il preziosissimo e delicato suolo di montagna ma non solo quello, e il Veneto è risaputamente tra le regioni italiane peggio messe al riguardo – che si vedono progettati e purtroppo spesso realizzati, la demolizione del “cubo” di Recoaro è realmente un «evento» importante il quale può e deve rappresentare un esempio, un modello virtuoso, un ottimo consiglio da seguire nonché, ovviamente, un elemento di speranza affinché si possa togliere dalle mani e dalle menti di amministratori pubblici scriteriati e irresponsabili – e dei loro sodali – il destino delle nostre montagne, patrimonio comune di natura e di bellezza che ognuno di noi ha il diritto e il dovere di salvaguardare al meglio.

D’altro canto, così di Recoaro scrisse Friedrich Nietzsche nella lettera all’amico Peter Gast del 17 giugno 1881:

Recoaro, come paesaggio, è una delle più belle esperienze; e questa sua bellezza io l’ho inseguita prodigandovi con zelo e fatica. La bellezza della natura, come ogni altra bellezza, è gelosa, e vuole che si serva lei sola.

Dunque, gratitudini e complimenti a Recoaro Terme per aver (mi auguro) ricompreso la fondamentale importanza della percezione condivisa del proprio paesaggio e avanti così, per il bene delle montagne e di tutti noi.