C’era parecchia attesa, e relative cospicue aspettative, sull’edizione appena conclusa di MIART, la fiera d’arte moderna e contemporanea di Milano quest’anno messa nelle mani di Vincenzo De Bellis dopo la parecchio deludente edizione 2012 e una storia passata che non ha quasi mai saputo essere degna della piazza meneghina: inutile dire che la metropoli Milano, città centrale nel sistema dell’arte italiano e non solo, priva di una propria almeno “buona” fiera del settore, è sempre parsa a molti una cosa non accettabile – come possedere un bellissimo aereo ma non un adeguato aeroporto sul quale farlo atterrare, ecco. Ciò, ovviamente, saltando a piè pari tutte le solite varie discussioni sul senso e valore delle fiere d’arte, sulla loro utilità o futilità, su che l’esserci significhi far parte del sistema dell’arte odierno oppure dimostrarsi di esso ostaggio eccetera, eccetera, eccetera…
Beh, per quanto ho potuto vedere e trarre, dico da subito che Vincenzo De Bellis credo sia riuscito a rimettere MIART sulla strada giusta. Non era semplice, e non solo per una questione di progetto e di lavoro da realizzare in concreto ma pure di immagine, non poco offuscata dalle discutibili edizioni
passate, appunto. Presenti le solite gallerie “senatrici” del mercato italiano, nettamente aumentate quelle provenienti dall’estero – alle quali pare siano state riservate condizioni di favore, il che ha fatto storcere il naso a qualcuno: dare spazio alle gallerie straniere per “aprire” e internazionalizzare il mercato italiano – oltre che per dare un lustro più cosmopolita all’evento fieristico, ça va sans dire! – non comporta di contro il sbarrare la strada a molte meritorie gallerie italiane che avrebbero potuto e voluto essere presenti? Questione che d’altro canto riporta alle prima citate discussioni generali sulle fiere d’arte: una fiera italiana – qualsiasi essa sia – deve essere soprattutto una vetrina per le gallerie italiane oppure, di contro, deve rappresentare un palcoscenico per quelle estere molte delle quali altrimenti non saprebbero come presentarsi al pubblico nostrano?
Sia quel che sia, il nuovo corso debellisiano ha certamente contribuito a rinfrescare le proposte che ho visto nei vari stand, con una maggiore presenza di arte contemporanea “effettiva” più che di opere già storicizzate – le quali continuo a non capire granché cosa ci facciano in un evento comunque “popolare” come una fiera del genere… Posso capire qualche pezzo di “rappresentanza”, ma interi stand dedicati a opere che, io penso, a mai nessuno o quasi verrebbe in mente di acquistare nella confusione di una fiera d’arte piuttosto che nella tranquilla riservatezza della galleria, mi sembrano spazio rubato a proposte invece più meritorie di una presentazione in tale contesto, di luogo e di pubblico, senza con ciò deprimere il senso della presenza della galleria stessa… – e una migliore disposizione degli espositori, grazie anche all’introduzione di sezioni diversificate identificanti le varie proposte – sistema già in uso da tempo altrove e dunque già dimostratosi efficace. Da notare la sempre importante e cospicua presenza del media fotografico – ormai quasi fondamentale nell’arte contemporanea – con viceversa la pittura buona solo in rari casi e semmai confermante il suo stato piuttosto comatoso, mentre altrettanto numerose le installazioni, propriamente dette (ovvio, non monumentali!) ovvero ibride, a metà strada tra installazione e scultura, insomma; il video è presente ma sempre come media di nicchia, si affaccia timidamente il fumetto e invece sembrano ancora del tutto assenti o quasi certe nuove espressioni artistiche che invece altrove stanno già riscontrando notevoli consensi di critica e di mercato – la street art, ad esempio, oppure certa altra arte legata alle nuove tecnologie, digitali o meno.
Nel complesso, insomma, e con tutti i distinguo del caso, le proposte che le gallerie hanno presentato in fiera mi pare si siano rivelate spesso interessanti, in alcuni casi notevoli come d’altronde in altri ignobili – ma certamente nella massa eterogenea di una fiera è normale che si possa trovare l’eccelso come il pessimo: in fondo, è sempre il de gustibus che trionfa… – anzi, no, ma che dico: magari fosse solo quello! In verità è ben più la pecunia che trionfa, e basti constatare certe quotazioni esagerate di opere quanto meno discutibili eppure, con i giusti appoggi (trad.: “raccomandazioni”, già!), presentate e imposte come ovvie dal gallerista di turno… Nota di merito alle gallerie berlinesi presenti: si dice che la capitale tedesca non sia più l’ombelico del mondo dell’arte maggiormente avanguardista e innovativa come qualche anno fa, tuttavia mi sembra si sappia difendere ancora bene.
Per concludere: molti sostenevano (a ragione) che fare peggio della scorsa e delle precedenti edizioni era quasi impossibile, fatto sta che il MIART 2013 firmato Vincenzo De Bellis non avrà certamente dissolto come neve al Sole tutto la patina di perplessità accumulatasi nel tempo sulla superficie della fiera milanese ma, ribadisco, mi sembra che abbia mosso i primi buoni e articolati passi sulla via giusta e verso un futuro senza dubbio migliore. Tale considerazione positiva l’ho potuta evincere non solo da quanto ho detto finora e dalla buona affluenza di pubblico durante l’intero orario di apertura (fate conto che sto facendo riferimento alla giornata di domenica 7) ma pure, devo dire, in una diversa e più positiva – o meno deprimente! – atmosfera che si respirava tra gli stand rispetto già ad un anno fa… Tutto ciò, sia chiaro, non decreta il successo “concreto” di un evento come il MIART – nel quale e grazie al quale se i galleristi non vendono sarebbe comunque da considerarsi viceversa fallimentare, pure con i padiglioni della fiera traboccanti di gente! – ma, almeno, aiuta a ricostruire l’immagine di un evento del quale Milano necessita sicuramente, e che ora può finalmente guardare con qualche buona certezza in più verso il futuro, nella speranza che De Bellis (il quale, forte del suo contratto triennale, ha dunque ancora due edizioni da curare) possa far fruttare nel migliore modo possibile il lavoro iniziato – senza nessuno che giunga a infilargli il classico (in Italia) bastone tra le ruote…
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Lunedì prossimo 08/04, ore 21.00: torna RADIO THULE #13-12/13, live in FM e streaming su RCI Radio!
Lunedì 08/04, ore 21.00, live su RCI Radio 91.8/92.1 FM e in streaming:
RADIO THULE, anno IX, puntata #13!
Una puntata-deja vù, per così dire e per dirlo nel senso più affascinante possibile, intitolata “L’arte è un dirigibile che vola ANCORA verso Nord“. Ovvero: lo scorso 25 Febbraio, nella puntata #10, RADIO THULE ha ospitato una parte degli artisti ideatori del progetto INAP – The Italian Norwegian Art Project, una rilettura in chiave artistica profonda e multiforme del rapporto che nello scorso secolo ha legato Norvegia e Italia ovvero due rispettivi personaggi parecchio emblematici del tempo e della società di allora: il celeberrimo eroe dei poli Roald Amundsen e Umberto Nobile, l’esploratore protagonista di grandi imprese polari e della grande tragedia del dirigibile Italia. Un rapporto di amicizia/rivalità profondo, tra i due, ma anche una vicenda dalle molteplici valenze umane tanto da poter essere considerata “artistica” – in fondo anche l’arte rappresenta una esplorazione della realtà, e spesso di quella realtà non ancora conosciuta, ancora da interpretare, da raffigurare come su una mappa geografica, appunto. E’ quanto ha appunto fatto
l’INAP con una mostra-evento, una vera e propria avventura artistica denominata Utforskninger – “Esplorazioni” in norvegese – che ha interpretato il rapporto tra Amundsen e Nobile attraverso opere d’arte di diversa natura esposte poi, lo scorso Novembre, proprio in Norvegia, rendendo così nuovamente visibile quel filo rosso che unisce quelle terre nordiche con l’Italia. In questa puntata torna Jacopo Finazzi, coordinatore del progetto, e dopo Davide Allieri e Marco Mapelli – ospiti della suddetta puntata #10 – questa volta saranno con lui in studio Andrea Casillo, Diego Finassi e Fabio Chinelli, a chiudere il cerchio personale, tematico e artistico sul progetto e su quanto ne è scaturito.
Insomma, sarà come se nuovamente RADIO THULE tornasse a sorvolare a bordo di un fantastico “dirigibile artistico” le infinite e incredibili lande polari… Non serve quasi rimarcarlo: una puntata da non perdere!
(E se già ne volete sapere di più sull’Italian/Norwegian Art Project e su Utforskninger, cliccate QUI!)
Per ascoltare RADIO THULE in streaming dal tuo pc clicca QUI, oppure QUI per lo streaming in HD o ancora QUI per lo streaming in UltraHD! E dal giorno successivo, qua sul blog, il podcast della puntata! Quindi, in un modo o nell’altro: save the date e stay tuned!
Domenica 14 Aprile, ore 12.00 a Cesena, Fiera del Libro della Romagna: MI presento e VI presento i miei ultimi romanzi!
Domenica 14 Aprile sarò presente con Senso Inverso Edizioni alla Fiera del Libro della Romagna, un nuovo e interessante evento letterario che si terrà il 13/14 Aprile a Cesena, città da sempre culturalmente molto viva, sede della prestigiosa Biblioteca Malatestiana nonché di centinaia di eventi, iniziative culturali, mostre che si svolgono con grande successo grazie a una cittadinanza attenta e sensibile a tutto ciò che è legato alla cultura. La fiera, organizzata dal gruppo editoriale Historica, nasce come un momento di festa per tutti i cesenati, i romagnoli e per tutti gli amanti dei libri e della cultura. Oltre agli stand degli editori, infatti, nell’orario di apertura della fiera (dalle 10 alle 20 di Sabato 13 e Domenica 14 aprile), ci saranno presentazioni di ogni genere: dall’autore Premio Bancarella all’autrice (cesenate) finalista al Premio Strega, dai libri per bambini ai testi di storia, dai laboratori di scrittura ai fantasy, dagli
incontri per conoscere il mondo dell’editoria agli autori esordienti. Ma soprattutto…
Domenica, alle ore 12.00, presso la Sala Grande del Palazzo del Capitano, location della fiera, presenterò i miei due ultimi romanzi Cercasi la mia ragazza disperatamente e La mia ragazza quasi perfetta, editi da Senso Inverso. Un’occasione ottima non solo per conoscere i libri e gli incredibili personaggi le cui vicende vi sono narrate, ma anche per conoscermi e conoscerci, scambiare due chiacchiere, condividere idee e opinioni, e il tutto in un contesto assolutamente affascinante e stimolante come lo è ogni luogo che permette di stare in mezzo ai libri e alla letteratura di qualità. Insomma, un appuntamento da non perdere!
Per qualsiasi altra informazione sulla fiera cliccate sulla copertina di Cercasi la mia ragazza disperatamente, qui sopra, per visitarne il sito web ufficiale. E se potrete e vorrete visitarla, beh, non indugiate a farlo: non ve ne pentirete, ve lo assicuro!
Affordable Art Fair Milano 2013: “chi si siede per terra non cade”…
Recita proprio così un vecchio adagio popolare, a indicare che va bene il coraggio, l’intraprendenza, l’audacia di essere avanti più degli altri, ma quando c’è da tirare i conti la prudenza non è mai troppa… L’edizione 2013 di Affordable Art Fair Milano – il format fieristico internazionale dedicato all’arte contemporanea sotto i 5.000 euro, dunque quasi automaticamente mirato all’arte giovane, emergente, avanguardista e/o comunque non ancora (e non troppo) mainstream – mi è parso rispecchiare abbastanza fedelmente il senso di quell’adagio.
In effetti, come ho appena scritto, da una fiera del genere viene piuttosto facile immaginarsi di poter trovare, tra gli stand, artisti e lavori “non soliti”, per così dire, nuove proposte, idee originali ovvero sperimentali che proprio per via della novità e della non ancora rodata fruibilità pubblica godono di un prezzo di mercato accessibile. Tali peculiarità tuttavia, e inevitabilmente, comportano pure la possibilità che il collezionista e/o il potenziale acquirente in visita alla fiera, avendo qualche soldo da spendere ma non troppo, e non mirando volontariamente a proposte eccessivamente “alternative” (inutile dire che costruirsi una collezione, piccola o grande, di opere sperimentali è cosa parecchio coraggiosa e audace!), finisca spesso per puntare su lavori dotati di riferimenti già noti e riconosciuti, oppure su opere che, per le loro caratteristiche, possano ragionevolmente rappresentare un “investimento” – e non intendo ciò solo in senso meramente economico, ma anche dal primario punto di vista artistico. Ecco, mi è parso che, rispetto all’edizione 2012, questa AAF abbia presentato tra i suoi stand un’arte un po’ meno alternativa e dunque più facilmente vendibile, come se le gallerie presenti, pur avendo a disposizione un evento deputato per proprio DNA all’innovazione artistica, appunto, abbiano deciso di andare sul sicuro, di non spingere troppo sul pedale dell’originalità e della novità ovvero di consolidare certe proposte che un mercato già ce l’hanno o se lo stanno creando in attesa di un futuro più propizio per l’intraprendenza e l’esplorazione di ambiti artistici più “temerari”.
Inevitabile adattamento a questi tempi di crisi, e alla necessaria conseguenza di dover far cassa per non trasformare tali eventi in mere e pericolose perdite di denaro, oppure strategia di mercato dovuta anche ad una certa mancanza di proposte veramente interessante e innovative in circolazione? Parlando con alcuni amici galleristi, mi è in effetti stata segnalato un certo calo delle acquisizioni in fiera, a fronte di un comunque rimarcabile interesse dei visitatori verso gallerie e opere e un relativo buon giro di potenziali contatti fruttuosi, quindi verrebbe da chiedersi la prudenza piuttosto che l’audacia alla fine abbia rappresentato l’atteggiamento migliore… Ma, appunto, non si possono non considerare i tempi correnti, che purtroppo anche l’arte e il suo mercato stanno subendo con modalità simili ad altri settori (opere da milioni di euro che si vendono meglio che lavori a prezzi ben più popolari, il che mi fa pensare all’equazione “ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri” che tanti segnalano in merito a questa nostra assai tenebrosa era di crisi), e di contro è sempre piacevolissimo vedere la gran coda di visitatori all’ingresso della AAF, che resta senza ombra di dubbio uno degli eventi dedicati all’arte contemporanea migliori non solo sulla piazza milanese ma pure mondiale (visto che è un format esportato in tutto il mondo!): lo dimostra pure la notevole quantità di gallerie estere presenti (europee e asiatiche, mentre mancavano del tutto le americane) e ugualmente del pubblico non italiano circolante tra gli stand – cosa non così solita ed anzi drammaticamente latente in certe altre fiere nostrane che, dichiaratamente, vorrebbero vantare status internazionali che invece la realtà non dimostra tali.
Un evento comunque immancabile, insomma, che offre a collezionisti alle prime armi o in cerca di cose non mainstream parecchi lavori interessanti, e a tutti gli appassionati d’arte una più che buona cartina al tornasole sullo state dell’arte contemporanea underground o quasi (ovvero su quell’arte e quegli artisti che per motivi vari – spesso assolutamente discutibili – non trovano (ancora) spazio sulle più patinate riviste d’arte), sulla sua evoluzione e sulle imminenti e/o future potenzialità espressive. Prossimo appuntamento italiano: Roma, 18/20 Ottobre 2013 – ma cliccando sul logo di AAF qui sopra, potrete visitare il sito web e conoscere ogni altra cosa in merito. Per il main web site, invece, cliccate QUI.
P.S.: “Ah, però non hai fatto nessun nome di qualche artista meritevole di attenzione!” alcuni di voi ora potrebbero obiettarmi. Vero: non mi piace mai fare nomi, perché ogni volta si cita qualcuno, quasi matematicamente si ignorano altri forse anche più bravi ma che per qualsivoglia motivo o causa sono sfuggiti… Ma se proprio devo indicare qualcuno che mi ha particolarmente interessato – e, sia chiaro, è una scelta assolutamente personale che va al di là di giudizi e valutazioni critiche o di altro del genere – beh, vi dico lui. Perché? Per la capacità di trasformare in arte visuale un testo letterario, in un modo che, nonostante l’apparente semplicità dell’opera creata, mi pare più intenso ed efficace di quanto abbiano fatto altri. Ma certo, essendo io scrittore, probabilmente sono un po’ di parte…
Maurizio Buscarino: quando la vita è il teatro, il mondo intero il palco e il cuore un obiettivo fotografico…
Pochi giorni fa, grazie alla preziosa intercessione di Francesco Lussana, ho avuto la grandissima fortuna di conoscere personalmente Maurizio Buscarino. Devo ammettere che sapevo poco o nulla di lui fino a qualche tempo fa, eppure rapidamente, e in maniera quasi sorprendente anche per me, sono arrivato a considerarlo uno dei più grandi fotografi italiani di sempre (opinione che peraltro non sono certo io il primo ad aver maturato!). Conoscerlo di persona, appunto, mi ha ancora di più mostrato e confermato come l’intensa e profondissima valenza artistica delle sue opere sia riscontrabile, tale e quale, anche in colui che le ha create – cosa assolutamente non automatica, nell’arte come in ogni altra attività creativa umana.
Ma, ancora, mi viene difficile mettermi a disquisire – qui, ora, e/o in altre sedi – dell’arte di Buscarino. E questo perchè la raffigurazione del grande e fantasmagorico mondo del teatro che è stato il tema peculiare e portante della propria attività fotografica, la quale si interseca con una visione della condizione umana nel mondo reale a sua volta (sempre più) spesso simile a un palcoscenico che trasforma le vite quotidiane in recite di attori e comparse, ovvero lo scambio di ruoli, di senso e di verità tra la realtà e la fantasia, tra il teatro che diviene sotto certi aspetti più vero della realtà effettiva, viceversa artificiosa al punto da diventare più simile a una rappresentazione teatrale… – insomma, tutte queste peculiarità che ritrovo nell’arte di Maurizio Buscarino creano tali e tanti spunti, motivi, impulsi di studio, riflessione e dissertazione, e così tanto profondi, intensi, strutturati, sociologici e filosofici mi viene pure da dire, che veramente il provare a compendiare tutto quanto in poche righe d’articolo da blog mi sembra come pensare fare il giro del mondo in bicicletta senza un più che adeguato allenamento.
Di contro, questa appena espressa opinione rafforza la mia già ferma volontà di conoscere ancora più a fondo, studiare, meditare e comprendere – per quanto potrò fare – l’opera di Maurizio Buscarino. Perché, lo ribadisco ancora, trovarsi di fronte ad una così meravigliosa arte, e al suo creatore così grande, rende quella volontà semplicemente imprescindibile.
Vi invito a conoscere a vostra volta (per chi già non lo conosca, ovvio!) Maurizio Buscarino. E’ quasi inutile che affermi nuovamente come lo ritenga tra i più grandi fotografi italiani di sempre: se appunto andrete alla scoperta della sua arte, sono convinto che ve lo affermerete da soli.
QUI potete trovare un suo (piccolissimo, vista l’entità della sua produzione) portfolio, che traggo da Lombardia Beni Culturali, il portale unificato del patrimonio culturale lombardo – ma in effetti la rete è disseminata di immagini delle sue opere…
Da par mio, nel frattempo, sollevo il sipario su un palcoscenico grande come la vita, e su una delle più affascinanti rappresentazioni a cui si possa assistere… Ve ne darò certamente ancora conto, di questo spettacolo.
(Nell’immagine: Re Nicolò, di Frank Wedekind, Teatro Stabile di Genova, 1981)
