L’editoria scema, sempre di più (Eliselle dixit)

In cinque anni di esperienza in libreria e in dieci nell’editoria, posso dire che non solo va sempre peggio [la professionalità delle figure va scemando in ogni ambito e in ogni punto della ‘catena’, mentre vanno aumentando in modo imbarazzante lassismo e menefreghismo], ma l’eroicità degli autori [quelli che si fanno il mazzo, mica quelli finti], che nonostante le schifezze che vedono e subiscono continuano a portare avanti la propria passione al di là di profitto [inesistente] e soddisfazioni [solo grazie a quei pochi che riconoscono le loro capacità] andrebbe davvero premiata. Quantomeno con un “grazie per la tua capacità di resistenza, ce ne fossero!”

10628293_10204936920970720_6215415472976937164_nParola di Elisa Eliselle Guidelli, non solo una mirabile e poliedrica scrittrice, ma pure una che l’ambiente editoriale lo vive da dentro e, last but not least (anzi!) una libraria. La quale dunque, in poche parole ma con grande chiarezza e consapevole lucidità, riesce a fotografare bene la situazione generale dell’editoria nostrana e di quei pazzi che per mera e irrefrenabile passione verso la letteratura ci stanno dentro, come in balìa di una specie di leviatano decerebrato che sta finendo inesorabilmente per distruggere sé stesso.
Di sicuro, in antitesi al titolo di questo post (e al senso della citazione riportata) Matilda_1sarà proprio il prossimo lavoro di Elisa Guidelli, Il romanzo di Matilda, del quale potete conoscere ogni cosa qui oppure cliccando sulla copertina (ancora provvisoria, al momento) lì sopra. Perché la buona letteratura, se mai dovrà morire, prima andrà al funerale dei suddetti e sempre più scemanti editori. E mi auguro si divertirà un sacco.

Edward Abbey, “I sabotatori”

cop_i-sabotatoriOk, è scientificamente provato che la razza umana, dopo aver ingannato chiunque capovolgendo la classifica che la metteva all’ultimo posto tra quelle viventi sulla Terra in quanto a intelligenza e con ciò arrogandosi il diritto di comandare su tutto e su tutti, sta distruggendo il pianeta sul quale vive. Dunque, che fare? Discutere con i personaggi fautori di questa distruzione? Come parlare ad un muro. Cercare con azioni politiche di fermare lo scempio? Propugnabile, se non fosse che molto spesso i politici si fanno corrompere da quelli. Quindi?
Beh, un altro sistema ci sarebbe ma non si può dire, pena l’accusa certa di sovversione, dunque piuttosto che dirlo meglio scriverlo: forse ha pensato questo Edward Abbey quando mise per iscritto il testo de I sabotatori (Meridiano Zero, 2001, traduzione di Stefano Viviani, prefazione di Franco La Polla; orig, The Monkey Wrench gang, 1975), romanzo che potrebbe pure passare per manuale d’azione, per così dire, sulla questione; e non sto affatto esagerando, visto come questo testo, e l’influenza intellettuale di Abbey stesso, almeno in parte, effettivamente influenzò alcuni movimenti piuttosto oltranzisti dell’ambiente ecologista angloamericano, Earth Firts! in primis.
Appunto, ecologia, difesa dell’ambiente “attiva”. I sabotatori – anche il titolo è fin da subito programmatico – è la storia di una piccola e raffazzonata banda di “ecologisti radicali” la quale un bel giorno decide che l’uomo lì intorno alle loro terre sta veramente esagerando con la sua totalitaria antropizzazione, cancellando la bellezza e l’anima di un territorio tra i più selvaggi e incontaminati di tutta l’America…
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Leggete la recensione completa de I sabotatori cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

Victor Gischler, “La gabbia delle scimmie”

cop_La-Gabbia-delle-ScimmieInformazione mediatica contemporanea, action movie, docu-fiction, reality show di matrice “sociale”, certi videogiochi molto in voga oggi, certa “cultura take away”, molto web… Sono solo alcuni dei tanti elementi che popolano l’immaginario collettivo del tempo presente, e che si basano spesso su una sorta di superspettacolarizzazione della realtà ordinaria, troppo “ordinaria”, appunto, da poter essere presentata e riportata tale quale è ad un pubblico che, dotato di punti di riferimento (pseudo)culturali ben determinati e, come già accennavo, basati sul metodo “tutto e subito”, potrebbe stancarsene rapidamente… Elementi a volte meravigliosi, sia chiaro, costruiti spesso in modo geniale e assolutamente, pienamente coevo e consono alla nostra epoca su matrici che mixano sociologia e teatro, in modo da prendere per mano il loro fruitore e portarselo appresso dove egli vuole andare, ovvero dove essi vogliono che vada, attraverso uno scambio in tempo reale di bisogni, volontà, desideri, offerte, soluzioni.
Sì, ok, forse la sto facendo troppo lunga e complicata… La gabbia delle scimmie è l’esordio narrativo di Victor Gischler, (Meridiano Zero, collana “Meridianonero” , 2008, con traduzione di Carlo Prosperi e Marina Rotondo; titolo originario Gun Monkeys, 2001), un romanzo noir che più noir non si può, duro, epico, velocissimo e violento, con una costante atmosfera da massacro totale imminente che, se possibile, viene pure accresciuta dallo humor nero che vena la narrazione e da certa moralità distorta che il protagonista della vicenda dimostra, gangster feroce e spietato che si cura di continuo che la madre non si preoccupi per lui e che il fratello minore, ovviamente affascinato dalla sua vita selvaggia, torni invece a studiare all’università e si costruisca una vita “normale”, lontana dagli innumerevoli cadaveri che invece tappezzano la quotidianità del protagonista suddetto…

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Mykle Hansen, Missione in Alaska

Ecologisti, ambientalisti, difensori della fauna e della wilderness! Non capiscono nulla, hanno sbagliato tutto! Altro che difendere la Natura! Bisogna difendersi da essa, dal suo piano diabolico per rendere selvaggio tutto quanto l’uomo ha invece “civilizzato” e per scalzare l’umanità dalla sua posizione di razza dominante sul pianeta per metterci qualche bestiaccia puzzolente e pulciosa… Gli orsi, ad esempio!
Farneticazioni! – direte voi, e vi do assolutamente ragione. A meno che non restiate incastrati nel bel mezzo delle selvagge foreste dell’Alaska sotto un grosso fuoristrada, con le gambe bloccate e, in quanto tali, facile e gustoso spuntino per un grosso orso indigeno, e a meno che non siate un tipico manager rampante, avido, egocentrico, vanitoso e prepotente tanto da pensare di essere il centro del mondo, l’unica persona che su di esso sia importante e alla quale tutti, ma proprio tutti, si debbano assoggettare e poi rendere conto… Uno di quelli – mi viene da pensare – che facilmente si potrebbero trovare a capo delle più grandi e potenti multinazionali, di quei centri di potere industriale e finanziario che sono peraltro in molti casi tra i colpevoli primari del collasso ambientale del pianeta, oltre che della crisi economica che stiamo vivendo.
Uno come Marv Pushkin, insomma, il protagonista di Missione in Alaska di Mykle Hansen, edito da Meridiano Zero con la traduzione di Francesco Francis…

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