Lo è stato innanzi tutto per il libro stesso perché è bellissimo, appunto (e lo dico io qui perché lo dicono tutti) dunque anche per Topipittori che l’ha pubblicato dandomi la possibilità di lavorarci.
Lo è stato per Giulia Mirandola, che mi ha affiancato nelle presentazioni contribuendo da par suo a renderle interessanti, coinvolgenti e divertenti.
Lo è stato inoltre perché il Trento Film Festival è un contesto sempre bello, e in esso lo è particolarmente la sezione T4Future, dedicata al pubblico più giovane, magistralmente curata da Federica Pellegatti.
Lo è stato per tutte le altre persone dello staff del TFF che hanno fatto cose per le presentazioni del libro e mi/ci hanno supportato.
Lo è stato per il pubblico che è intervenuto – i (meravigliosi) ragazzi delle scuole, le famiglie con i bambini, i curiosi di ogni età, i lettori che il libro lo avevano già e quelli che lo hanno acquistato… – e ha partecipato con domande e osservazioni.
Infine, last but not least, lo è stato per le montagne, delle quali ho scritto in Montagne, per la loro bellezza, la loro importanza vitale, per ciò che sanno offrire e donare, per le montagne che sono (da) sempre il luogo dell’anima mio e di tanti altri.
Dunque, di nuovo grazie a tutti, è stato veramente bello! 😊
Lunedì sarò al 73°Trento Film Festival, uno dei più importanti eventi dedicati alla cinematografia e alla cultura di montagna al mondo, per presentare nella sezione T4Future (Trento Film Festival For Future) Montagne, l’atlante geomontano edito da Topipittori con le fenomenali illustrazioni di Regina Gimenez e il testo del quale ho curato la revisione scientifica e l’edizione italiana.
La presentazione è in programma il 28/04 alle ore 16.30 nello spazio T4Future in Piazza Fiera, a Trento; in realtà ce ne sarà un’altra di presentazione del libro, alle 14.30, ma riservata a quattro classi della scuola primaria. Dunque, due occasioni per presentare Montagne di tono differente e variamente divertenti ma entrambe per me assolutamente intriganti e, spero per tutti, coinvolgenti!
Cosa sono le montagne? Come si formano? Perché hanno diverse forme e colori? Cosa sono le placche tettoniche? E, ancora, qual è la montagna più alta del mondo? Come si misurano le altitudini? A queste e altre domande lettori grandi e piccoli troveranno risposta in un libro-atlante ricco di contenuti e curiosità sull’ambiente e i fenomeni naturali della Terra. Grazie alle illustrazioni e alle chiarissime infografiche fatte di linee, forme e colori, questo libro ci porta a scoprire e a comprendere il mondo che abitiamo, a scoprire come si formano le montagne, studiare i fenomeni naturali memorizzando facilmente le informazioni e, ultimo ma non ultimo (anzi!), avere cura della nostra Terra.
Montagne è un’opera bellissima e non lo dico affatto perché ci abbia lavorato sopra ma perché lo èveramente, e perché la sua bellezza grafica e artistica è al servizio della conoscenza delle montagne del nostro pianeta, che è qualcosa di sempre affascinante e emozionante. In perfetto stile Topipittori, è un libro per i lettori più giovanima che piacerà moltissimo anche ai grandi, nel quale l’intreccio tra testo e illustrazione è quanto mai importante, come detto, per come rimanda agli insegnamenti in tal senso del geniale Bruno Munari: giocare con l’arte per apprendere in modo creativo. Una pratica che a ben vedere non ha età: anzi, che proprio negli adulti può assumere caratteristiche che vanno oltre il mero aspetto ludico-ricreativo per diventare strumento potente come non mai atto ad alimentare la necessaria relazione culturale con il mondo nel quale viviamo. «Giocare è una cosa seria» sosteneva appunto Munari, esattamente come lo è frequentare le montagne, un’attività ludico-ricreativa ma che per essere veramente tale ha bisogno della conoscenza “seria”, cioè articolata e consapevole, di cosa le montagne sono.
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T4Future è la sezione indipendente del Trento Film Festival dedicata alle nuove generazioni: scuole, insegnanti, bambini e bambine, famiglie.
Propone un ricco programma di proiezioni, laboratori e attività – sia durante tutto l’anno scolastico che durante l’edizione del Festival – pensato per favorire l’educazione all’immagine e promuovere tematiche legate allo sviluppo sostenibile, alla tutela dell’ambiente e all’educazione alla cittadinanza attiva.
Per l’anno scolastico 2024/25 T4Future Scuole propone Giovani attori di tras-formazione globale, un progetto ampio e strutturato realizzato nell’ambito del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola promosso dal Ministero della Cultura e dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, dedicato a scuole di ogni ordine e grado con un programma articolato di educazione all’immagine – proiezioni, laboratori, produzioni video e new media, un kit didattico e una piattaforma dedicata – per promuovere competenze trasversali legate ai temi della sostenibilità, inclusione e pace grazie ad una maggiore consapevolezza teorica e pratica, del linguaggio audiovisivo.
Per avere maggiori informazioni sulla presentazione cliccate qui, mentre trovate l’intero programma di T4Future con tutti gli appuntamenti proposti qui. Per saperne di più su Montagne, invece, date un occhio qui.
Lunedì 28 aprile prossimo sarò al 73°Trento Film Festival, uno dei più importanti eventi dedicati alla cinematografia e alla cultura di montagna al mondo, per presentare nella sezione T4Future (Trento Film Festival For Future) Montagne, l’atlante geomontano edito da Topipittori con le fenomenali illustrazioni di Regina Gimenez e il testo del quale ho curato la revisione scientifica e l’edizione italiana.
La presentazione è in programma il 28/04 alle ore 16.30 nello spazio T4Future in Piazza Fiera, a Trento; in realtà ce ne sarà un’altra di presentazione del libro, alle 14.30, ma riservata a quattro classi della scuola primaria. Dunque, due occasioni per presentare Montagne di tono differente e variamente divertenti ma entrambe per me assolutamente intriganti e, spero per tutti, coinvolgenti!
T4Future è la sezione indipendente del Trento Film Festival dedicata alle nuove generazioni: scuole, insegnanti, bambini e bambine, famiglie.
Propone un ricco programma di proiezioni, laboratori e attività – sia durante tutto l’anno scolastico che durante l’edizione del Festival – pensato per favorire l’educazione all’immagine e promuovere tematiche legate allo sviluppo sostenibile, alla tutela dell’ambiente e all’educazione alla cittadinanza attiva.
Per l’anno scolastico 2024/25 T4Future Scuole propone Giovani attori di tras-formazione globale, un progetto ampio e strutturato realizzato nell’ambito del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola promosso dal Ministero della Cultura e dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, dedicato a scuole di ogni ordine e grado con un programma articolato di educazione all’immagine – proiezioni, laboratori, produzioni video e new media, un kit didattico e una piattaforma dedicata – per promuovere competenze trasversali legate ai temi della sostenibilità, inclusione e pace grazie ad una maggiore consapevolezza teorica e pratica, del linguaggio audiovisivo.
Per avere maggiori informazioni sulla presentazione cliccate qui, mentre trovate l’intero programma di T4Future con tutti gli appuntamenti proposti qui. Per saperne di più su Montagne, invece, date un occhio qui.
[Veduta di Sestriere, in Piemonte, località totalmente vocata allo sci. Fonte dell’immagine www.facebook.com/sestriereofficial.]Un’altra delle motivazioni che i gestori dei comprensori sciistici adducono di continuo a sostegno della loro attività e a giustificazione di tutto quanto ne consegue, a partire dalle frequenti enormi elargizioni di soldi pubblici, è che i loro comprensori assicurano l’economia dei territori che li ospitano, vi generano indotto, danno lavoro ai locali e così mantengono in vita le comunità.
Ciò per diversi aspetti è vero, anche perché le possibilità alternative al modello economico dell’industria dello sci nel corso del tempo sono state soffocate quasi totalmente – infatti è per questo che riguardo lo sci si parla di “monocultura turistica”.
Di contro, posta la realtà così ricca di problematiche e di variabili che le nostre montagne devono affrontare in maniera sempre più pressante – a partire da quella climatica che però, appunto, non è affatto l’unica – mi chiedo: oggi è lecito e accettabile che il destino socioeconomico, ma pure culturale, di interi territori montani sia messo nelle mani di soggetti privati il cui scopo fondamentale, ovviamente e logicamente, non è garantire il futuro dei territori in cui operano ma conseguire il maggior lucro possibile dalla propria attività?
Soggetti privati di natura imprenditoriale, peraltro, la cui attività è legata al rischio d’impresa e all’andamento del mercato di riferimento come per qualsiasi altra attività economica privata. Dunque, è ammissibile che un territorio montano e la sua comunità possano pur indirettamente contemplare un rischio d’impresa ed essere sottoposti ad un mercato economico che con essi non c’entra nulla, se non per le eventuali ricadute generate dal suo andamento?
[Nel comprensorio del Dolomiti SuperSki. Immagine tratta da www.val-gardena.com.]Al netto che la realtà “ordinaria” è quella appena descritta, a me viene molto da pensare intorno a tali interrogativi. D’altro canto è già successo che società di gestione di comprensori sciistici fallissero lasciando in braghe di tela, come si usa dire in questi casi, i territori dove operavano: a volte le conseguenze sono state ridotte grazie alla capacità del territorio di riprendersi, in altri casi sono state letali, trasformando le località ex sciistiche in luoghi fantasma. E ciò è successo non tanto per il fallimento del modello sciistico locale ma per l’assenza di alternative economiche, come prima denotato, circostanza che da un lato ha reso il territorio ostaggio dello sci e dall’altro ne ha svigorito le specifiche potenzialità imprenditoriali.
Posta questa situazione, e per superarne la notevole ambiguità oltre che la rischiosità per i territori montani (e altre cose poco o nulla citate, al riguardo, come la questione degli aiuti di stato) formulo una proposta provocatoria ma non troppo: la totale presa in carico pubblica dei comprensori sciistici. Cioè l’acquisto di impianti e piste da sci da parte degli enti pubblici locali, con il conseguente affidamento della gestione a soggetti scelti tramite gara anche in base al valore dei progetti imprenditoriali presentati al riguardo, e con il riconoscimento dei maggiori benefici economici derivanti dall’attività dei comprensori agli enti pubblici stessi, dunque direttamente alle comunità locali, da reinvestire nei servizi di base e nelle necessità comuni dei territori interessati.
Sarebbe la cosa più sensata da fare, a ben vedere.
[Veduta della ski area di Prali i cui impianti sono di proprietà pubblica, del Comune e dell’Unione Montana Valli Chisone e Germanasca. Fonte dell’immagine www.piemonteitalia.eu.]Ve l’ho detto (scritto) che è una proposta provocatoria. Ma forse lo è molto meno di quanto appaia, già.
[Veduta di Madesimo e del suo comprensorio sciistico, 27 marzo 2025. Immagine tratta da madesimo.panomax.com.]
Gli impianti a fune rappresentano un elemento cruciale per contrastare lo spopolamento delle aree montane […] Ogni posto di lavoro creato nelle nostre montagne ha un valore enorme, soprattutto se consideriamo l’importanza di contrastare lo spopolamento delle aree montane. Ogni opportunità lavorativa in questi territori non è solo una risorsa economica, ma una garanzia di vitalità per le comunità locali.
Sono dichiarazioni di Massimo Fossati, vicepresidente di ANEF, l’associazione che riunisce la gran parte dei gestori dei comprensori sciistici italiani (la fonte è qui), espresse in occasione dell’uscita, nell’ottobre 2024, dello “studio” promosso dalla stessa Anef che ha fatto il punto sugli impatti socio-economici a livello locale degli impianti di risalita.
Ma è proprio vero che dove sono in attività impianti e piste da sci si contrasta lo spopolamento del territorio che ospita i relativi comprensori?
Per quanto riguarda la mia regione, la Lombardia, provo a dare una risposta significativa analizzando i dati demografici degli ultimi vent’anni – un periodo dunque già indicativo – nei comuni direttamente legati ai maggiori comprensori sciistici lombardi, le cui “classifiche”, molto simili le une alle altre, si trovano facilmente sul web. I dati li traggo da www.tuttitalia.it.
Ad esempio, il sito siviaggia.it, uno dei più letti tra quelli a tema turistico, indica la seguente “classifica” delle migliori località sciistiche lombarde:
Madesimo
Aprica
Bormio
Santa Caterina di Valfurva (comune di Valfurva)
Valdidentro
Livigno
Piani di Bobbio (comune di Barzio)
Piazzatorre
Foppolo
Colere
Ponte di Legno
Montecampione (comune di Artogne)
Bene, vediamo nei grafici sottostanti per ciascuna di queste località, nell’ordine sopra riportato, l’andamento demografico degli ultimi vent’anni, ovvero se i relativi comuni hanno guadagnato o perso abitanti – un dato “basico” ma, come detto, già del tutto significativo:
Bisogna denotare che Artogne, nel cui territorio (e in piccola parte in quello di Pian Camuno) si trova il comprensorio di Montecampione, è il comune meno legato alla presenza degli impianti sciistici, essendo posto a 266 metri di quota nel piano della bassa Valle Camonica e dunque risultando più correlato al tessuto economico prettamente industriale della bassa valle camuna.
Parimenti va precisato che anche Livigno, per ragioni peculiari proprie, rappresenta un caso particolare e per diversi aspetti poco paragonabile alle altre stazioni sciistiche della Lombardia.
L’unico comprensorio sciistico lombardo “importante” non citato nella classifica suddetta è quello di Chiesa Valmalenco. Ecco qui il relativo andamento demografico:
In definitiva, su tredici comuni “sciistici” citati, al netto delle precisazioni sopra espresse, solo tre hanno guadagnato abitanti negli ultimi vent’anni; tutti gli altri ne hanno persi in maniera più o meno ingente.
Credo non serva rimarcare che ogni luogo abitato, piccolo o grande e ancor più se posto in un territorio particolare come quello di montagna, è vivo e vitale solo se di abitanti ne ha e col tempo ne guadagna. L’economia dei piccoli centri e la sussistenza dei servizi di base locali si poggia sulle residenze stanziali, non certo sulle presenze turistiche saltuarie quando non meramente occasionali. I turisti non hanno bisogno, se non incidentalmente, degli ambulatori medici in loco, i loro figli non frequentano le scuole in montagna, non usano, se non raramente, il trasporto pubblico locale. Sembra un’ovvietà rimarcarlo e lo è, ma forse non troppo. Sono gli abitanti a far vivere i piccoli comuni montani, non i turisti: da tale evidenza non ci si scappa.
Dunque, posto tutto ciò, veramente i comprensori sciistici evitano lo spopolamento dei territori montani?
Temo che una risposta significativa, ripeto, scaturisca in modo piuttosto spontaneo dai grafici qui pubblicati, ecco.