La “nave” dell’editoria italiana, e gli scogli sempre più vicini

Scrivo queste riflessioni a poche ore dalla chiusura di Tempo di Libri, la nuova fiera dell’editoria di Milano anti-Salone del Libro di Torino. Su di essa ho mantenuta ferma l’opinione personale formulata fin dall’inizio: una spacconata dell’AIE, alla quale non ho voluto partecipare. Tuttavia, tali riflessioni prescindono da come sia andato l’evento milanese e dalle testimonianze (piuttosto significative) degli amici che, da addetti ai lavori o da visitatori, vi sono stati.
Sono riflessioni, semmai, legate a ciò che si può effettivamente cogliere da una visione generale del comparto editoriale nazionale la quale, lo dico da subito (mi) regala sempre più panorami assai foschi, e senza che niente e nessuno riesca o sappia accendere una minima luce che li possa rischiarare. L’impressione personale, insomma, è quella di un comparto che, a fronte di una situazione del mercato dei libri sempre più “drammatica” – rimarcata per l’ennesima volta dall’ISTAT proprio durante Tempo di Libri, continui ad andare avanti come se nulla fosse, anzi, come se il mercato suddetto sia sempre più prospero. Al punto da creare due eventi fieristici del tutto simili l’uno all’altro a nemmeno un mese di distanza e in due città praticamente contigue, una delle quali un evento sui libri ce l’ha già: follia pura, e totale dissonanza cognitiva dalla situazione reale dell’editoria in Italia!
Ma questo sconcertante – e parecchio irritante, per lo scrivente – doppione fieristico non è che la più macroscopica prova di una sempre più sconcertante ottusità e cecità del comparto editoriale, che continua “allegramente” lungo la strada intrapresa anni fa verso la quantità al posto della qualità, verso la produzione continua di libroidi senza alcun valore letterario presentati come grandi successi ma che poi, puntualmente, si rivelano boomerang commerciali (e culturali), verso il folle meccanismo della sovrapproduzione di titoli e copie al fine di finanziare e tenere in piedi i bilanci aziendali – ma in realtà affossando sempre più le case editrici e allargando a dismisura i “buchi” dei suddetti bilanci (si veda al riguardo questo illuminante articolo di Antonio Tombolini), verso l’oligopolio dei canali distributivi (i quali ormai sono diventati i veri controllori del mercato, gusti del pubblico inclusi) e con la costante incuria nei confronti delle librerie, il cui valore culturale e sociale continua a non essere riconosciuto né tanto meno supportato – istituzionalmente o meno, come accade in altri paesi: Francia, ad esempio.
Nel frattempo, di azioni realmente efficaci, almeno in potenza, per cambiare le sorti del mercato editoriale che, di questo passo, paiono sempre più segnate, non se ne vedono. Si reclamano iniziative più di principio che di concretezza come la revisione della legge Levi – tanto, da che è stata varata, è stata pure puntualmente ignorata dalle grandi catene di distribuzione -, non ci si adopera per creare finalmente una rete che abbia forza “politica” contro la deriva “industrialistica” dei grandi editori, i quali sempre più trattano i libri come meri oggetti di consumo, non si mettono in atto azioni di promozione della lettura di sostanza più che di immagine, ad esempio riguardo le scuole: è inutile portare in “gita” le scolaresche nelle grandi fiere del libro, sono semmai i libri – e tutto ciò di affine a loro, scrittori compresi – che devono entrare nelle scuole!
Sono troppo pessimista, dite voi? Può essere… spero di esserlo, sul serio. Ma da un comparto editoriale che per contrastare l’ormai cronica emorragia di lettori (il che significa inevitabilmente emorragia di cultura diffusa, lo ricordo sempre!) si mette a litigare a colpi di fiere-fotocopia per mostrarsi più bello e più bravo dell’evento concorrente, beh, in tutta sincerità, non mi aspetto nulla di buono, ma proprio nulla. La verità è che sono tutti imbarcati – quelli dell’editoria italica, con poche eccezioni – su una nave piena di falle che si sta dirigendo su una rotta drammaticamente dritta e diretta verso gli scogli, ma tutti quanti guardano dall’altra parte quanto è bello il tramonto sul mare. O qualche anima pia che abbia veramente a cuore il futuro dei libri e della lettura si decide finalmente a mettere mano al timone e cambiare rotta al più presto, o per lo schianto finale è solo questione di tempo. Poco tempo.

P.S.: articolo pubblicato anche su Cultora, qui.

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10 pensieri su “La “nave” dell’editoria italiana, e gli scogli sempre più vicini”

    1. Ciao Luna!
      Infatti… forse fin dalla “partenza” mettiamo in atto una strategia di promozione della lettura non efficace, o non più adatta al presente. Appunto, mi chiedo: ad esempio quanti scrittori vanno nelle scuole a parlare di scrittura letteraria e conseguente lettura? Non credo sia solo una questione di mancanza di fondi… credo più di mancanza di volontà di proporre qualcosa di nuovo, non solo da parte della scuola ma anche di altri attori del panorama editoriale, per i cui quali “coltivare” le scuole sarebbe il miglior investimento possibile…
      Grazie di cuore del tuo commento, come sempre! 😉 🙂

  1. Senza bisogno di aggiungere troppo, sono d’accordo con te. Ma qualcosa la aggiungo. Parli della revisione della legge Levi. La trovo ridicola: io voglio fare sconti molto alti sul mio sito. Perché non dovrei farlo? Se i miei lettori sono studenti, e quindi in perenne difficoltà economica, perché non dovrei aiutarli, per qual che posso?

    1. Emmanuele: tu nel tuo sito puoi fare ciò che vuoi. Idem il libraio che decide di vendere sottocosto o di regalare per ogni libro venuto un viaggio alle Maldive. L’editore che invece possiede anche una distribuzione nazionale e pure una propria catena di punti vendita no, non può, semplicemente perché fa concorrenza sleale.
      Dunque, io di contro chiedo: e se invece fosse un problema di prezzi di vendita? Che senso ha fare uscire libri a 20 Euro per poi da subito (s)venderli col 30 o 40% di sconto (percentuali che piccoli editori e librai indipendenti non potranno mai applicare) per far fronte – dalla parte opposta – al meccanismo della sovra-stampa di titoli?
      Grazie del tuo addettoailavoristico commento! 😀 🙂

  2. leggendo i resoconti, la simil fiera è stata un flop sia per l’affluenza del pubblico – al di sotto delle attese – che per il volume delle vendite. Ma tutti ostentano ottimismi come se viaggiassero sul Titanic pronto a schiantarsi contro l’iceberg.
    Concordo con te sulla miopia editoriale dei grandi gruppi che sfornano libri a iosa per riempire i cataloghi senza badare alla qualità. Così il lettore, già di per sé demotivato per i prezzi assurdi, aggiunge anche al rigetto della lettura. Se da settimane staziona nei piani alti un saggio su una lingua antica, il greco, credo che dia la dimensione della disaffezione del lettore o meglio l’assoluta non voglia di acquistare libri di fuffa.
    Hai accennato al problema degli adolescenti in gita alle fiere libresche. Parlando in giro si scopre che i prima analfabeti sono proprio quelli che dovrebbero spingerli a leggere, ovvero gli insegnanti. Scelgono male e trasformano la lettura in una costrizione alienante. Ovviamente non generalizzo ma sentendo più volte le lamentele di ex alunni – adesso accaniti lettori – su testi complicati da leggere e presentati male mi fa sorgere il dubbio che anche loro remino contro.

    1. Buonasera, Orso!
      Le tue osservazioni fanno da ottimo “allegato” alle mie. E’ vero, di problemi da risolvere ce ne sono parecchi, in tema di promozione della lettura, non è una mera questione di vendite… per questo sarebbe fondamentale una strategia ampia e articolata d’attacco, che abbia come obiettivo primario proprio le scuole e i giovani lettori. Come avviene anche per altre discipline, bisognerebbe pensare a corsi di insegnamento letterario per i docenti, al fine di fornirli degli strumenti culturali necessari non solo ad insegnare a leggere e comprendere i testi letterari, ma pure a scegliere quelli più indicati all’uopo. Ma, appunto, come evidenzi anche tu, c’è molto da fare: quindi, fare, piuttosto che parlare parlare parlare e non combinare poco o niente – perché alla fine io resto assai scettico pure su questi grandi eventi, al di là delle rivalità di sorta… già tempo fa avevo posto la questione: ma servono, alla fine? O sono solo uno spreco di risorse che potrebbe essere meglio utilizzate per promuovere la lettura in modi più efficaci?
      Mmmm… immagazzina parecchio miele, Orso… avremo bisogno di molta energia, nei tempi futuri! 😀 😉
      Grazie, come sempre! 🙂

      1. hai ragione. Se non si parte da chi deve guidare – l’insegnante – sarà difficile che l’allievo cresca e riesca a trovare che leggere è piacevole e non una tortura.
        Prendo miele, anche se dubito che sia italiano 😀
        Ciao

      2. In effetti potresti produrlo tu, il miele. Che lo produca un orso sarebbe la garanzia di qualità migliore in assoluto… 😀 😉

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