Lucerna, un confortevole salotto arredato con gusto… (E un invito a seguirmi, lì!)

(…) Ogni volta che giungo in questa città di luce e di scintillii, di bagliori e di stupori, sento quasi un’urgenza spirituale di divenirne parte della sua più intima essenza. Cammino lentamente lungo la riva sinistra della Reuss, scorro lo sguardo sulle facciate dei palazzi che, sulla riva opposta, affrescano l’orizzonte prossimo come su una tela impressionistica dai vivacissimi colori. La corrente è impetuosa, il lago spinge fuori da sé l’acqua con possanza, schiumante tra rapide vigorose, compressa tra gli argini sopra i quali le placide passeggiate della gente sembrano soavi traiettorie di fragili farfalle sopra una furiosa tempesta – ma appena le risacche placano il flusso, ci si meraviglia di quanto verde e trasparente sia quest’acqua cittadina – e potabile, suppongo, come d’altronde accade altrove qui in Svizzera.
Poco a valle c’è lo Spreuerbrücke, uno dei due ponti in legno che scavalcano il fiume, e quello ancora originale (dell’altro, il Kapellbrücke, e della sua storia, vi racconto a breve). Mi piace penetrare nel centro storico di Lucerna da quella parte e non dall’altra, dove usualmente i bus scaricano le comitive di turisti. Vi entro da qui perché ho la vivida impressione di entrare in una dimora antica e nobile che da subito si rivela accogliente, ospitale, confortevole. Un salotto arredato con gusto, certamente prezioso ma non sfarzoso, nel quale ci si sente a proprio agio, compartecipanti alla sua finezza, allo charme.
Vie pedonali strette che scorrono tra antichi palazzi dalle facciate affrescate spesso fantasiosamente come tele d’un discepolo elvetico di Bosch, le quali di colpo divengono ancora più strette, più intime, e d’un tratto si frantumano in altre viuzze, vicoli e vicoletti che donano l’impressione di trovarsi in un labirinto urbano. Ma basta girare l’angolo per ritrovarsi all’improvviso in una deliziosa piazzetta circondata da ulteriori nuove tele-facciate e agghindata da una tipica ed elaborata fontana in pietra, piccoli slarghi che mi allargano parecchio l’animo e lo abbracciano affettuosamente, instillandomi un senso di protezione serena, quieta. (…)

Luzern, “Luce-rna”, ovvero “città della luce”. Un nome che più azzeccato non potrebbe essere, e voglio cercare di dimostrarvelo nel modo più chiaro e, mi auguro, affascinante possibile, accompagnandovi per le sue strade, le piazze, i ponti, tra i palazzi e le torri, tra i luccichii delle acque del lago e quelle nivali sulle vette montuose che coronano il panorama cittadino.
E vi ci accompagnerò presto, molto presto…
Continuate a seguire il blog (o arrivateci, qui, dai social network) e a breve ne saprete di più.

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Il podcast della puntata #16 di RADIO THULE 2012/2013

Ecco qui, come tradizione del giorno successivo a quello della diretta, il file in podcast della puntata #16 di RADIO THULE 2012/2013 di lunedì 3 Giugno 2013, intitolata:
“Il luogo dove la nostra fronte sfiora il cielo…“
Ovvero: in Canton Ticino, sopra il bellissimo borgo di Ascona, affacciato sulla parte svizzera del Lago Maggiore, si trova un luogo assolutamente particolare, per certi versi unico al mondo, eppure non così conosciuto dal grande pubblico soprattutto italiano nonostante sia estremamente vicino al confine: è il Monte Verità. Un luogo “magico” – anche per le sue peculiarità geomagnetiche – che dalla fine dell’Ottocento cominciò ad attrarre artisti, scrittori, filosofi, intellettuali di vario genere, anarchici, mistici, che sul Monte Verità fondarono una sorta di piccola comunità utopica con la quale realizzare un ideale di vita Monte_Verità_logorivoluzionario e, per quei tempi, estremamente avanzato. Lassù vennero costruiti edifici incredibili, a volte bizzarri, che rappresentano bene quegli ideali così innovativi, e nei quali soggiornarono celebri personaggi: ad esempio Hermann Hesse, David Herbert Lawrence, Isadora Duncan, Hans Arp… – ma veramente in tanti vennero affascinati dal luogo, dalla sua bellezza e dall’utopia che identificò. Ancora oggi il Monte Verità rappresenta una meta assolutamente interessante e intrigante per tutti, e con questa puntata RADIO THULE, andando alla scoperta della sua storia e delle sue particolarità, vi darà ottimi motivi per andare a visitarlo.

Cliccate sulla radio qui sopra per ascoltare e scaricare il file, oppure visitate la pagina del blog dedicata al programma con tutto l’archivio delle puntate di questa e delle stagioni precedenti.

Prossimo appuntamento con RADIO THULE, lunedì 17 Giugno 2013, ultima puntata della stagione 2012/2013! Save the date e, per ora, buon ascolto!

Lunedì 3 Giugno, ore 21.00, l’appuntamento con RADIO THULE #16-12/13, live in FM e streaming su RCI Radio!

Questa sera, lunedì 03/06, ore 21.00, live su RCI Radio 91.8/92.1 FM e in streaming, nuovo appuntamento con RADIO THULE, anno IX, puntata #16 intitolata:
“Il luogo dove la nostra fronte sfiora il cielo…“
Ovvero: in Canton Ticino, sopra il bellissimo borgo di Ascona, affacciato sulla parte svizzera del Lago Maggiore, si trova un luogo assolutamente particolare, per certi versi unico al mondo, Monte_Verità_logoeppure non così conosciuto dal grande pubblico soprattutto italiano nonostante sia estremamente vicino al confine: è il Monte Verità. Un luogo “magico” – anche per le sue peculiarità geomagnetiche – che dalla fine dell’Ottocento cominciò ad attrarre artisti, scrittori, filosofi, intellettuali di vario genere, anarchici, mistici, che sul Monte Verità fondarono una sorta di piccola comunità utopica con la quale realizzare un ideale di vita rivoluzionario e, per quei tempi, estremamente avanzato. Lassù vennero costruiti edifici incredibili, a volte bizzarri, che rappresentano bene quegli ideali così innovativi, e nei quali soggiornarono celebri personaggi: ad esempio Hermann Hesse, David Herbert Lawrence, Isadora Duncan, Hans Arp… – ma veramente in tanti vennero affascinati dal luogo, dalla sua bellezza e dall’utopia che identificò. Ancora oggi il Monte Verità rappresenta una meta assolutamente interessante e intrigante per tutti, e con questa puntata RADIO THULE, andando alla scoperta della sua storia e delle sue particolarità, vi darà ottimi motivi per andare a visitarlo.

Per ascoltare RADIO THULE in streaming dal tuo pc clicca QUI, oppure QUI per lo streaming in HD o ancora QUI per lo streaming in UltraHD! E dal giorno successivo, qua sul blog, il podcast della puntata! Quindi, in un modo o nell’altro: save the date e stay tuned!

Diffidate sempre degli scrittori, se non volete correre “rischi”… (Friedrich Dürrenmatt dixit #2)

cop_Il giudice e il suo boia“Lo scrittore era seduto davanti a una finestra gotica; indossava calzoni alla zuava e una giacca di pelle. Quando i due entrarono su voltò sulla sua sedia, senza abbandonare lo scrittoio cosparso di fogli di carta. Non si alzò anzi li salutò a malapena, e chiese immediatamente che cosa voleva da lui la polizia. “E’ poco cortese,” penso Bärlach, “non gli piacciono i poliziotti; agli scrittori non sono mai piaciuti i poliziotti.” Il Vecchio decise di essere prudente, anche se Tschanz non si sentiva troppo incoraggiato da quell’accoglienza. “Prima di tutto, non lasciarsi osservare, altrimenti c’è il rischio di comparire in qualche libro,” pensarono pressappoco ambedue.“
(Friedrich Dürrenmatt, Il giudice e il suo boia, Feltrinelli, Milano, 2004, pag.71)

E’ vero. Più che non piacciano i poliziotti, agli scrittori (beh…!), è vero semmai che si corra sempre il “rischio” di finire in qualche loro libro. Ma sappiate: anche se starete ben nascosti nell’ombra, il rischio lo correrete comunque. Di personaggi sfuggenti ovvero indistinti, da distinguere dunque a nostro modo, noi scrittori abbiamo sempre bisogno. Ma in fondo credo che sia un rischio pure piacevole, da correre…

Friedrich Dürrenmatt, “Il giudice e il suo boia”

cop_Il giudice e il suo boiaDa sempre la lettura delle opere di Friedrich Dürrenmatt genera in me una sensazione che mi viene da definire di profondità. Profondità di campo, di vedute, profondità psicologica e sociologica, di senso, di lettura; ma anche profondità intesa come serietà, come importanza, e pure nel senso più letterale del termine, dal momento che nel corso della lettura la mia mente disegna scenografie ben più vaste di quanto la storia letta potrebbe richiedere, a volte ombrose, in certi casi anche cupe, quasi gotiche, generalmente crepuscolari – ecco: chissà perché, ho sempre la sensazione che le storie narrate dal grande scrittore svizzero (indubbiamente tra i maggiori autori del Novecento) debbano avere un’ambientazione serale o notturna… E’ una sensazione del tutto personale, ribadisco, qualcun altro potrebbe averne di totalmente opposte, eppure anche la lettura de Il giudice e il suo boia (Feltrinelli, 2003 – prima uscita in origine: 1952 – collana “Universale Economica”, traduzione di Enrico Filippini) mi ha generato simili percezioni. E’ un giallo atipico, questo libro: innanzi tutto molto “veloce” – sono soltanto poco più di 100 pagine in totale – e nella cui vicenda un vecchio e malato commissario della polizia bernese, Bärlach, si trova ad indagare sul caso di omicidio d’un collega…

Leggete la recensione completa de Il giudice e il suo boia cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!