Johann Michael Sattler, Wetterhorn, Mettenberg und Eiger mit den beiden dazwischenliegenden Grindelwaldgletschern (“Wetterhorn, Mettenberg e Eiger con in mezzo i due ghiacciai di Grindelwald”), olio su tela, prima del 1847. (Clic.)
Tag: Oberland
C’è una grande piramide nel mezzo delle Alpi svizzere!
(Questo post fa parte della serie “Cartoline dalle montagne“; le altre le trovate qui.)

Spiego meglio.
Quando dobbiamo disegnare una montagna, per convenzione logica e inevitabile tracciamo una sagoma triangolare, quella che meglio riproduce il profilo di essa. In effetti la forma delle montagne per certi aspetti ricorda spesso una piramide, anche se la gran varietà di profili e morfologie rende altrettanto variegate le conformazioni montane. Ma se ci fosse una graduatoria attraverso la quale stabilire quale montagna del pianeta s’avvicina alla perfezione geometrica d’una piramide propriamente detta, il Niesen ha molte possibilità di risultare vincitrice!
Il Niesen è una vetta delle Prealpi Bernesi, in Svizzera, alta 2362 metri e sovrastante le rive meridionali del Lago di Thun, celebre a livello internazionale proprio per la sua forma piramidale pressoché perfetta, in particolar modo se osservata dai paesi posti sulla riva opposta del lago. Da qui la regolarità del suo profilo è straordinaria, al punto da aver affascinato grandi artisti come Ferdinand Hodler o Paul Klee che la raffigurarono nelle loro opere così come, di sicuro, affascina chiunque se la trovi di fronte, magari nel momento in cui il Niesen nasconde dietro di sé il Sole la cui luce in tal modo esalta ancora di più la perfezione dei profili.



Tuttavia credo proprio che la gran parte dei visitatori del Niesen preferiranno arrivare sulla vetta con maggior calma, a piedi lungo i sentieri che la raggiungono o comodamente seduti nei veicoli della funicolare oppure, viceversa, ammirandone la perfetta piramide dalle attraenti rive del Lago di Thun. A ben vedere il Niesen, come visto, è una di quelle montagne che per certi versi è più affascinante “conquistare” ammirandola dal basso invece di salire fin sulla vetta!
I ghiacciai che ancora cent’anni fa bussavano alle porte delle case. Storia degli straordinari Grindelwaldgletscher, icone nel bene e nel male del paesaggio alpino
(Articolo pubblicato in origine lunedì 5 agosto su “L’AltraMontagna”, qui.)

Invece, all’inizio dell’era turistica moderna cioè nei primi anni del secolo scorso, la principale attrazione dei visitatori della zona non erano le sue alte e imponenti vette ma ciò che fluiva da esse a valle: i grandi ghiacciai di Grindelwald, le cui fronti a quei tempi lambivano le case del paese.
I Grindelwaldgletscher, parte dell’ampio territorio glacializzato – tra i più estesi delle Alpi – che ammanta i numerosi Quattromila dell’Oberland, erano caratterizzati da due grandi lingue vallive, il Ghiacciaio Superiore (Oberer Grindelwaldgletscher) e il Ghiacciaio inferiore (Unterer Grindelwaldgletscher), che dai bacini in quota scorrevano attraverso delle strette gole fino a sfociare nel fondovalle. La fronte del Ghiacciaio Superiore arrivava a 1.180 metri di quota, quella del Ghiacciaio Inferiore scendeva addirittura a 983 metri, rappresentando la lingua glaciale alla minor altitudine di tutte le Alpi, l’unica in epoca moderna a scendere sotto i mille metri di quota.

Un famoso dipinto del pittore svizzero Caspar Wolf, datato 1774 e conservato alla Kunsthaus di Zurigo, fa ben capire la realtà storica dei Grindelwaldgletscher finora descritta:
Di contro, avrete notato che nel raccontare delle fronti dei due ghiacciai ho scritto che ne «erano caratterizzati», al passato. Infatti, entrambe le lingue pur così estese e possenti dei ghiacciai di Grindelwald oggi sono scomparse, come si può constatare dall’immagine sottostante del 2021 che offre una visuale simile a quella del dipinto di Caspar Wolf:
Dal 1879, anno di inizio delle misurazioni glaciologiche in zona, il Ghiacciaio Superiore ha perso 810 metri di lunghezza e nel 2013 la lingua si è spezzata in due parti, separandosi dall’area di accumulo a circa 2300 metri di altitudine. La lingua inferiore di ghiaccio morto – così detto perché non più direttamente alimentato dal bacino di accumulo glaciale superiore – si estende da circa 2150 fino a circa 1550 metri (al 2018), ed è il più grande corpo di ghiaccio morto della Svizzera.
Il Ghiacciaio Inferiore, un tempo il più esteso dei due, come visto, dal 1879 ha perso addirittura più di 3,5 chilometri di lunghezza, lasciando una profonda e spettacolare forra oggi attrezzata con un percorso turistico molto frequentato dai visitatori di Grindelwald ma che, a ben vedere, per la zona rappresenta un’attrazione inversa rispetto al passato: se infatti fino a un secolo fa si giungeva in zona per emozionarsi di fronte alla presenza del ghiacciaio, oggi ci si va per svagarsi grazie alla sua scomparsa.

Il Wetterhorn, una montagna spettacolare – ma alla quale poteva andare anche meglio!
(Questo post fa parte della serie “Cartoline dalle montagne“; le altre le trovate qui.)

Ha solo una “sfortuna”, il Wetterhorn: l’orogenesi di questa parte delle Alpi l’ha piazzata accanto a montagne ancora più elevate e, soprattutto, più celebrate dalle cronache e dal turismo mondiale. Innanzi tutto l’Eiger, poi il Monch e la Jungfrau – la celeberrima “triade” dell’Oberland bernese – e poi altri quattromila della zona come lo Shreckhorn, il Lauteraarhorn, il Finsteraarhorn… Così sovrastato da queste vette e messo in ombra dalla loro fama globale, il Wetterhorn risulta inesorabilmente meno famoso e citato. Eppure, la sua avvenenza alpestre non è da meno rispetto a quella dei rinomati monti vicini e la sua parete nord ovest non sfigura in imponenza rispetto alla celeberrima nord dell’Eiger, della quale è solo qualche dozzina di metri meno alta; d’altro canto il Wetterhorn vanta una lunga serie di opere pittoriche che lo ritraggono, come se prima dell’avvento del turismo commerciale, concentratosi sui monti vicini (innanzi tutto grazie alla rinomata Ferrovia della Jungfrau; ma anche il Wetterhorn era risalito da una funivia parecchio spettacolare: l’ho raccontata qui), i viaggiatori che giungevano in zona fossero ben più sensibili alla sua bellezza.

Ma per me che sono un gran appassionato di montagne tanto quanto di toponomastica alpina, il fascino del Wetterhorn nasce anche da questo suo strano nome: il “Corno del tempo”, inteso proprio come tempo meteorologico. Infatti wetter in tedesco significa “tempo” – «Was ist für Wetter?», «Che tempo fa?» – e lo si può usare sia con accezione positiva che per “maltempo” così come per indicare le previsioni meteo. Fatto sta che non sono riuscito a trovare alcuna informazione sull’origine del toponimo Wetterhorn. Perché tale diretto riferimento alla meteorologia nel nome? Forse che la montagna con la sua mole riesce a influenzare le correnti atmosferiche e dunque le condizioni del tempo nella zona? O forse perché anche per il Wetterhorn (come accade per molte altre montagne) la presenza di particolari circostanze meteorologiche, ad esempio la presenza di nubi stazionanti sulla vetta (come nella “cartolina” qui sotto), è sintomo di imminente maltempo?
Non è dato sapersi – almeno per lo scrivente.

L’incredibile Ascensore del Wetterhorn, la prima (forse) e più bizzarra (di sicuro) funivia costruita sulle Alpi

Tra le funivie, due sono quelle che si possono contendere il titolo di “prima funivia aerea del mondo”, essendo entrate in servizio nello stesso anno, il 1908. Una è la funivia del Colle, a Bolzano, che pur in modo primordiale assomigliava pienamente alle funivie di oggi; l’altra è invece un impianto ben più strano e sotto certi aspetti incredibile, se non assurdo, che quell’anno entrò in servizio presso Grindelwald, in Svizzera: il cosiddetto Ascensore del Wetterhorn (Wetterhorn-Aufzug).



In ogni caso rappresentava un geniale capolavoro ingegneristico e tecnologico – lo sarebbe tutt’oggi, a ben vedere – che di contro ebbe vita breve: lo scoppio della Prima Guerra Mondiale cancellò il turismo in zona e fermò l’impianto, mentre pochi anni dopo una frana danneggiò gravemente la stazione a valle. Peraltro il suo ideatore, l’ingegner Feldmann, morì nel 1905 a soli 52 anni per le conseguenze di un ictus: non solo non vide mai in servizio la sua geniale invenzione ma con tutta probabilità in sua assenza lo stesso progetto di continuare l’impianto fino alla vetta del Wetterhorn venne accantonato. Nel frattempo la Ferrovia della Jungfrau aveva cominciato la sua attività, dunque negli anni successivi i turisti avrebbero comunque trovato in zona una spettacolare attrazione ingegneristica da visitare e fruire per raggiungere le alte quote glaciali dell’Oberland bernese: un’opera che da molti venne definita l’“ottava meraviglia del mondo” e tutt’oggi affascina milioni di turisti – ma forse pure il geniale tanto quanto sfortunato Ascensore del Wetterhorn avrebbe potuto essere considerato in quel modo.


N.B.: buona parte delle informazioni citate in questo mio articolo le ho ricavate dal sito web del Museo Nazionale Svizzero di Zurigo.


