
RAGIONI PER LE QUALI MI SONO ISOLATO IN UNA CAPANNA
Parlavo troppo
Desideravo il silenzio
Troppa corrispondenza arretrata e troppa gente da incontrare
Ero geloso di Robinson
Fa più caldo qui che nella mia casa di Parigi
Perché sono stufo di fare acquisti
Per essere libero di urlare e vivere nudo
Perché detesto il telefono e il rumore dei motori.
A pagina 103 del suo Nelle foreste siberiane (Sellerio, 2012), che sto leggendo e del quale a breve vi scriverò, lo scrittore e viaggiatore francese Sylvain Tesson elenca le ragioni per le quali ha scelto di isolarsi per sei mesi in una capanna sulle rive del lago Bajkal, in Siberia, tra l’inverno e l’estate del 2010, a decine di miglia da qualsiasi altra presenza umana; l’immagine lì sopra vi può far capire il luogo. Una scelta sicuramente estrema che tuttavia a molti, credo (soprattutto a chi come me sia un “discepolo” di Thoreau), sarà venuta in mente qualche volta, magari senza finire in capo al mondo (o quasi) come Tesson ma facendosi bastare una baita in qualche valle poco o nulla abitata tra le montagne a qualche ora di camino dal villaggio più vicino, oppure un isolotto disabitato a sufficiente distanza dalla costa e dalla “civiltà”. Ma se mai decidereste di farlo, per quali motivi lo fareste?
Io per questi:
- Non avere più l’obbligo di controllare date e ore.
- Non avere più l’obbligo di dover dire cose a qualcuno ne di dover ascoltare qualcuno.
- Essere libero di poter fare cose e non di dover fare cose.
- Leggere un sacco, scrivere un sacco.
- Dormire tantissimo per recuperare anni di sonno arretrato.
- “Sentire” il silenzio ovvero ascoltare i soli suoni della Natura.
- Provare a capire quali cose della mia vita siano veramente utili e quali veramente superflue.
- Osservare la Natura e il cielo stellato per ore intere.
- Vivere la solitudine vera per poi (ri)vivere meglio la socialità, quando torno.
- Capire se la parte selvatica che io credo di avere si manifesti sul serio o sia solo una stupidaggine.
- Sperimentare la situazione vissuta da Thoreau in Walden ma pure dal protagonista del romanzo Dissipatio H.G. di Guido Morselli.
- Non doversi curare di ciò che accade nel mondo.
Ecco. Più o meno sono questi, i miei motivi. Magari voi direte: be’, ma per fare alcune di queste cose non c’è bisogno di isolarsi chissà dove per chissà quanto tempo! Forse sì, è vero, ma credo che ciò sia comunque qualcosa che ognuno può e deve decidere personalmente come fare. C’è chi ha bisogno di rumore per riuscire a concentrarsi e chi di silenzio assoluto, ad esempio: dipende da persona a persona insomma, e per esperienza personale credo che l’isolamento, idealmente in montagna, a me aiuterebbe molto a realizzarle in modo compiuto e proficuo. Che è poi ciò che conta, del farle.
E i vostri motivi, invece?

