“Il governo migliore è quello che non governa affatto” (Thoreau dixit)

Thoreau_Disobey_imageAccetto di tutto cuore l’affermazione, – “Il governo migliore è quello che governa meno”, e vorrei vederla messa in pratica più rapidamente e sistematicamente. Se attuata, essa porta infine a quest’altra affermazione, alla quale pure credo, – “Il miglior governo è quello che non governa affatto”, e quando gli uomini saranno pronti, sarà proprio quello il tipo di governo che avranno. Il governo è nell’ipotesi migliore solo un espediente; ma la maggior parte dei governi sono di solito espedienti inutili, e tutti i governi sono tali di quando in quando. Le obiezioni che sono state sollevate contro l’esistenza di un esercito permanente, ed esse sono molte, sono consistenti e meriterebbero di prevalere, potrebbero essere sollevate anche contro l’esistenza di un governo permanente.
Henry David Thoreau, Disobbedienza civile (traduzione originale di Manuela Federella)

In effetti è già da tanto tempo che me lo domando…
Sì, insomma: se l’uomo si è (auto)proclamato “razza più intelligente ed evoluta sul pianeta”, com’è che ancora oggi, dopo millenni di evoluzione intellettuale, sociale, civile (presunta, forse, ma ora diamola per effettiva), ha ancora bisogno di essere governato da un potere superiore? Com’è che ancora abbiamo bisogno di avere un “capo”, un “leader”, qualcuno che stabilisca per noi ciò che è giusto e ciò che è sbagliato? Peggio, che ci imponga cosa fare e cosa no, a cosa credere e a cosa no, come dobbiamo vivere per essere considerate “brave persone” e viceversa? Peggio ancora, che ci metta in bocca le parole “giuste” da dire, e in testa le “verità” a cui dare pedissequamente credito?!?
E non intendo fare riferimento – lo capirete bene – alle cose pratiche, alla gestione concreta del vivere sociale quotidiano, semmai proprio alla necessità di un riferimento superiore che, in quanto tale, possa e debba detenere un potere di suddetta foggia su tutti noi “esseri intelligenti”. Perché, insomma?
Non dovremmo ormai, dopo i citati millenni di evoluzione generale, essere in grado di capire da soli come vivere nel modo più virtuoso possibile per sé stessi e di rimando per l’intera comunità che abbiamo intorno, nella quale viviamo e con la quale interagiamo?
Siamo veramente così intelligenti, noi tutti, se ancora abbiamo bisogno di sottostare al volere di capi politici, religiosi e affini, e alle loro mere volontà?
Forse, con Thoreau, sto solo navigando nel grande oceano dell’utopia più spinta, eppure il dubbio ce l’ho ed è fortissimo, su che noi si sia veramente così intelligenti o che non sia l’ennesima dimostrazione della nostra presunzione, della limitatezza mentale e spirituale ovvero della nostra stupidità… Dunque, della nostra scarsissima cultura – sto pensando ancora a Thoreau, e a quella sua affermazione contenuta nel Walden ovvero Vita nei boschi: Per quanti uomini la lettura d’un libro è stata l’inizio d’una nuova era nella loro vita!
Già, proprio così… Una nuova era assai lontana, se il nostro pretenderci così “intelligenti” sarà soltanto una boriosa vanteria, e non una concreta realtà.

Khaled Al Khamissi, “Taxi. Le strade del Cairo si raccontano”

cop_taxiUno dei più grandi best-seller della letteratura araba contemporanea, Taxi – opera prima dell’egiziano Khaled Al Khamissi – esce in Italia per l’Editrice Il Sirente, giovane e dinamica realtà editoriale della quale il volume inaugura la collana AltriArabi.
Taxi (tradotto da Ernesto Pagano) non è solo un viaggio – ripetitivo, caotico, intenso, vivissimo – per le strade del Cairo, compiuto dall’autore in forza della sua assidua frequentazione di quel mezzo, ma è, soprattutto, un lungo e denso viaggio al centro della società egiziana e araba in senso lato, della quale la categoria dei tassisti, in Egitto, rappresenta in maniera notevole una parte basilare – nel senso effettivo del termine, della base della struttura sociale del paese africano, ma anche pratico, per quanto le strade della capitale egiziana siano ben colme di taxi bianchi e neri (più di 80.000 auto!) , uno dei mezzi di trasporto più utilizzati ed economici da quelle parti…

Leggete la recensione completa di Taxi. Le strade del Cairo si raccontano cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

Gianni Brera, “La ballata del pugile suonato”

(P.S./Pre Scriptum: leggete QUI una necessaria nota personale su Gianni Brera e su questa recensione.)

La_ballata_del_pugile_copSecondo in ordine di tempo e di pubblicazione della trilogia di romanzi scritti da Gianni Brera, quest’opera non fa che confermarmi la grandezza letteraria dell’illustrissimo lombardo, il suo all’apparenza semplice e popolano ma invero raffinato e argutissimo stile, la capacità di cogliere l’anima e l’essenza di luoghi, genti e delle vicende in cui esse sono protagoniste, nel corso di storie narrate che non avrebbero in sé nulla di speciale o particolare e che invero egli rende attraenti, gustose, divertenti, amabili – in ciò dimostrandosi superiore di molto a tanti altri scrittori fors’anche più celebri e blasonati (in fondo Brera è ricordato principalmente come giornalista sportivo, pochi lo conoscono anche come scrittore tout court) del passato e del presente, ed ai quali manca soprattutto la finissima arguzia e la raffinatezza intellettuale che si intravede alla base della struttura letteraria…

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Douglas Adams, “Addio, e grazie per tutto il pesce” (Mondadori)

Quarto “capitolo” della più folle saga fantascientifica che la letteratura possa vantare (dopo la celeberrima Guida Galattica per Autostoppisti e i seguenti Ristorante al termine dell’Universo e La Vita, l’Universo e tutto quanto – guardate qui i post relativi sul blog) e per la quale lo scrivente ha eletto Douglas Adams al rango di maestro del più geniale, raffinato e irresistibile humor, Addio, e grazie per tutto il pesce (sempre Mondadori, con traduzione di Laura Serra) rappresenta in realtà una certa digressione al di fuori della incredibile rotta cosmica percorsa dalla serie, come una sorta di “parentesi” aperta dall’autore nel mezzo del bizzarro fluire degli eventi vissuti dai vari protagonisti della saga – la quale peraltro, come già rimarcato, ha la caratteristica di calmarsi lungo i capitoli successivi al primo, insuperabile come vulcanicità narrativa…

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