Il diritto di criticare

Accanto al diritto di creare, il diritto di criticare è il dono più ricco che la libertà di pensiero e di parola possano offrire.

(Vladimir Nabokov, Lezioni di letteratura russa, a cura di Cinzia De Lotto e Susanna Zinato, Adelphi, 2021 – pubblicato giusto ieri.)

Ultrasuoni #11: Paolo Fresu, Space Oddity

[Foto di Roberto Manzi, tratta dalla pagina facebook di Paolo Fresu.]
Posto il recente sessantesimo genetliaco, lo scorso 10 febbraio, non posso che a mia volta (e nel mio nulla) omaggiare una delle figure maggiori della musica vera italiana ed eccellenza artistica nazionale nel mondo, Paolo Fresu. Musicista che definire semplicemente “jazz” è come definire il mare “un bicchiere d’acqua”, elegante, eclettico, raffinato, colto ma d’altro canto dotato d’un grande appeal pop al punto da saper riempire le piazze con un genere, il jazz, che ha senza dubbio contribuito a far conoscere e apprezzare ad un pubblico assai meno preparato che altrove al riguardo.

La grande ed eclettica eleganza della sua musica è ben rappresentata dall’ultimo lavoro pubblicato, proprio in concomitanza dei suoi 60 anni: un cofanetto di 3 cd tra i quali uno contiene il personale omaggio di Fresu ad un mito che credo pochi accosterebbero facilmente all’universo jazz, David Bowie, la cui poliedrica e immortale grandezza, tuttavia, lo stesso Fresu rimarca come sia sempre stata molto attinente al jazz e alla sua cultura. Ne scaturisce la rilettura tanto rispettosa quanto particolare di alcuni dei brani celeberrimi di Bowie, tra i quali quello che, a mio parere, forse Fresu riesce a rendere maggiormente proprio pur salvaguardandone il fascino originale è Space Oddity – in qualche modo così indennizzando il pregio autentico del brano rispetto alla precedente “versione italiana” del 1970, quella caratterizzata dal (secondo me) pessimo testo che scrisse Mogol convincendo Bowie che fosse fedele al proprio quando invece non c’entra(va) nulla.

Ma, tali facezie a parte, l’intero omaggio bowieano di Fresu è alquanto pregevole e affascinante, rappresentando un emblematico “omaggio di rimando” a uno dei migliori artisti musicali italiani in assoluto, il cui ascolto risulta sempre un’esperienza rigenerante e riequilibrante. Insomma: we can be heroes just for one day and Fresu for sixty years!

Se la missione del dotto è quella di analfabetizzare…

Diversi anni fa, tra le tantissime mie letture filosofiche, e tra quelle che più mi intrigarono, vi erano le Lezioni sulla missione del dotto di Johann Gottlieb Fichte. Nel loro essere certamente legate al tempo e alla società nella quale Fichte viveva e operava, di fondo esprimevano – ed esprimono – un’idea atemporale, dotata di un valore assoluto ovvero di una validità adattabile a ogni epoca e a ogni società che voglia dirsi avanzata, a mio parere…

Al dotto è affidata una missione: egli, che ha raggiunto il culmine della sapienza, è proprio per questo obbligato, moralmente e responsabilmente, poiché per la sua stessa perfezione culturale possiede maggior coscienza di sé, non solo a diffondere il suo sapere tra gli uomini indotti, ma a presentarsi come esempio vivente di razionalità e moralità per tutti gli uomini. La dottrina e la scienza costituiscono parte essenziale della società, sono esse stesse sociali e quindi il dotto acquista quasi naturalmente il ruolo di educatore degli uomini come magister communis (maestro sociale). (citazione tratta dall’articolo su Wikipedia).


Ora: lì sopra vedete un personaggio assai noto, dotato di una indubitabile sapienza – quanto meno nelle discipline di sua competenza, ma che sottintende una brillantezza intellettuale di sicuro sopra la media – fare qualcosa di assolutamente ridicolo, permettetemi questo giudizio. Un “dotto”, il quale nelle proprie cognizioni accademiche e culturali potrebbe potenzialmente ben rappresentare il soggetto descritto da Fichte, che decide di gettarle (e gettare il personaggio stesso) alle ortiche, persino diffondendo pubblicamente opinioni quanto meno antitetiche a tale sua potenzialità (e non me ne voglia il signor Marra, che non è il soggetto di questa mia disquisizione). Un dotto che diseduca e analfabetizza, in pratica!
Al di là che ciò di cui si assiste nel video può essere considerata cosa banale – e, appunto, peraltro tipica del personaggio protagonista – viene da chiedersi perché, oggi, siamo giunti al punto che certa cultura e molti suoi soggetti, accetti di essere trascinata tra i più biechi e luridi ingranaggi del mercato contemporaneo, costruito e corrotto sul/dal consumismo più sregolato e sfrenato, sul “tutto deve avere un prezzo” (dunque generare un guadagno) e “tutto è oggetto vendibile”.
Visto che il video qui sopra mostra soltanto uno dei più lampanti tra i tantissimi esempi dello stesso genere constatabili, mi chiedo perché la cultura debba avere bisogno di abbassarsi a tanto – più o meno ridicolizzandosi – e di vendersi in questo modo… Ovvero, mi chiedo se anche la cultura, per poter restare in qualche modo davanti agli occhi e all’attenzione del pubblico, sia costretta ad assoggettarsi alle suddette, infime regole del sistema; se effettivamente non riesca più a illuminarsi di luce propria ma i suoi soggetti, quelli che sui media ci dovrebbe andare sì, e spesso, ma per diffonderla, siano costretti invece ad andarci soltanto a fare i buffoni – almeno di fronte al grande pubblico, quello che d’altronde avrebbe maggiormente bisogno della missione del dotto fichtiana.
La mia paura – il terrore, oserei dire! – è che il distorto sistema che, con l’azione dei poteri che lo determinano e dominano, sta mandando alla malora la nostra società, stia per intaccare e degradare in modo sempre più irreversibile anche il mondo della cultura – unico e ultimo argine, forse, alla decadenza generale. E dicendo “la cultura” dico anche il sapere, la conoscenza, l’intelligenza che è sempre sintomo di brio intellettuale, il quale è sempre segno di libertà di pensiero: guarda caso, uno degli elementi più avversati da qualsivoglia sistema di potere a fini dominanti. Da soggetto attivo e il più possibile attento del panorama letterario, devo purtroppo denotare come la personale impressione che quel degradamento, nel mondo della letteratura e dell’editoria, sia già parecchio avanzato, è sempre più forte… Sono sotto gli occhi di tutti certi casi di imposizione bell’e buona di prodotti (termine non casuale!) editoriali palesemente dettati da mere convenienze commerciali, che di letterario e culturale non hanno nulla di nulla, in tal modo contribuendo a diseducare sempre più il pubblico al valore autentico della buona lettura, e a quanto di fruttuoso da essa giunge.
Ripeto ancora: il personaggio preso qui a esempio lampante e grossolano, lo sto usando (tanto, merce per merce!) solo per evidenziare il più possibile un problema che è ben più serio di quel ridicolo video: anche la cultura, per farsi vedere dal grande pubblico, ha bisogno di partecipare al gran teatro delle marionette. Un segno assai grave di quanto sia fondo il barile nel quale la società nostrana sta raschiando, una situazione assolutamente da ribaltare e risolvere al più presto. Se certi soggetti culturali scelgono di fare i guitti in TV, lo facciano pure, ma che il loro ruolo sia quello e stop! La vera e buona cultura è altrove e, io credo, dobbiamo fare di tutto affinché questa evidenza diventi realtà diffusa e accettata.
D’altro canto, l’alternativa è lo sfascio più assoluto, sia chiaro! E se consideriamo che l’Italia, sul suo immenso e prezioso patrimonio culturale, potrebbe vivere e prosperare (economicamente, socialmente, intellettualmente, moralmente… Insomma, in ogni modo!), quando invece ha sempre più le pezze sul sedere – e, aggiungo io, sulla mente

P.S.: sappiate che in questo blog, nel quale pure mi occupo del bello e del brutto della letteratura, credo proprio non troverete alcun articolo dedicato ai libri di Alfonso Luigi Marra. Semplicemente perché non li leggerò, e se anche avevo qualche intenzione di farlo, quel video le ha efficacemente dissolte. Amen.