Domenica 14 Aprile sarò presente con Senso Inverso Edizioni alla Fiera del Libro della Romagna, un nuovo e interessante evento letterario che si terrà il 13/14 Aprile a Cesena, città da sempre culturalmente molto viva, sede della prestigiosa Biblioteca Malatestiana nonché di centinaia di eventi, iniziative culturali, mostre che si svolgono con grande successo grazie a una cittadinanza attenta e sensibile a tutto ciò che è legato alla cultura. La fiera, organizzata dal gruppo editoriale Historica, nasce come un momento di festa per tutti i cesenati, i romagnoli e per tutti gli amanti dei libri e della cultura. Oltre agli stand degli editori, infatti, nell’orario di apertura della fiera (dalle 10 alle 20 di Sabato 13 e Domenica 14 aprile), ci saranno presentazioni di ogni genere: dall’autore Premio Bancarella all’autrice (cesenate) finalista al Premio Strega, dai libri per bambini ai testi di storia, dai laboratori di scrittura ai fantasy, dagli
incontri per conoscere il mondo dell’editoria agli autori esordienti. Ma soprattutto…
Domenica, alle ore 12.00, presso la Sala Grande del Palazzo del Capitano, location della fiera, presenterò i miei due ultimi romanzi Cercasi la mia ragazza disperatamente e La mia ragazza quasi perfetta, editi da Senso Inverso. Un’occasione ottima non solo per conoscere i libri e gli incredibili personaggi le cui vicende vi sono narrate, ma anche per conoscermi e conoscerci, scambiare due chiacchiere, condividere idee e opinioni, e il tutto in un contesto assolutamente affascinante e stimolante come lo è ogni luogo che permette di stare in mezzo ai libri e alla letteratura di qualità. Insomma, un appuntamento da non perdere!
Per qualsiasi altra informazione sulla fiera cliccate sulla copertina di Cercasi la mia ragazza disperatamente, qui sopra, per visitarne il sito web ufficiale. E se potrete e vorrete visitarla, beh, non indugiate a farlo: non ve ne pentirete, ve lo assicuro!
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Tra i selciati e i cornicioni di Lucerna
P.S. (Pre Scriptum! – come sempre, in questi casi): il seguente è un brano di anteprima d’un nuovo “scritto di viaggio” che ho voluto dedicare alla città svizzera di Lucerna. Le virgolette sono necessarie, dacché non è un semplice diario di viaggio, nemmeno un resoconto, e certo per nulla una guida turistica. E’ qualcosa invece di… Particolare, ecco, come mi auguro questo brano possa adeguatamente dimostrare.
Buona lettura!

Per fortuna Lucerna non vive una così grave situazione di traffico, e il centro della città è semmai reso trafficato dal viavai dei mezzi pubblici e dei bus turistici più che dai veicoli privati, comunque senza mai divenire realmente caotico. Posso tranquillamente vagare per le vie esclusivamente pedonali, o con accesso agli autoveicoli regimentato, facendo scorrere lo sguardo sui selciati oppure sulle linee di gronda, facendomi guidare da esse come da un filo rosso urbano, un percorso ignorato dai più e tuttavia così tracciante, appunto, così rappresentativo e identificante. E’ l’epidermide cittadina che scorre sotto i miei passi, con le sue rugosità, le ruvidità o le parti più lisce, caratterizzata qui è là da tanti segni, piccoli nei più o meno evidenti – avete mai notato come anche degli ordinari tombini, dei banali e del tutto ignorati chiusini stradali, a volte presentino delle forme e delle armonie quasi artistiche? E come pure possano tracciare una storia minima ma significativa della città nella quale sono sparsi?
Poi prendo la scusa dell’incoccio visivo con un pluviale, che sull’angolo di un edificio si immerge in quel selciato, per alzare gli occhi lungo quel canale verso l’alto, e ricominciare a seguire le linee irregolari delle grondaie, dei cornicioni, con lo sguardo illuminato dal frattale celeste da quelle formato. In fondo, è come osservare una sorta di proiezione su un piano ortogonale della skyline cittadina, vista da dentro e per tutta la sua estensione, ovvero da terra fino al punto oltre il quale vi è il vuoto – solo aria, solo cielo.
Il centro di Lucerna non ha palazzoni troppo svettanti verso l’alto – che peraltro sono rari anche in periferia – con facciate sfuggenti, lisce, fredde come le pareti d’un inquietante labirinto, troppo regolari e precise tanto da sembrare inumane – lo sappiamo bene tutti: l’essere umano è imperfetto per sua natura, fortunatamente… – e camminando entro le quali può crescere rapidamente una sensazione di indifferenza verso il luogo se non di disunione, o pure (e peggio!) di anomia. Certo, sono percezioni, queste, del tutto soggettive, legate nel bene o nel male alla quotidianità e all’orizzonte ordinario di ognuno. Ma sono convinto che questi selciati e questi cornicioni lucernesi, con le loro linee irregolari, sghembe, a volte tortuose e apparentemente entropiche, possano tracciare in cielo e sul terreno un disegno nel complesso più armonioso, più equilibrato e urbano di quelle a volte studiate per filo e per segno da celebrati urbanisti che, se all’apparenza paiono perfette, cadono inevitabilmente nella volontà, o necessità, o imposizione, di regolare la dimensione cittadina, di sottometterla in qualche modo a diagrammi statistici che, tra infiniti numeri e calcoli, tendono a dimenticare troppo spesso la variabile “piacere”, ovvero il valore dello sguardo di chi li vive, che poi diverrà la messe di dati con il quale la mente costruirà la propria percezione dei luoghi, dunque la piacevolezza di starci o meno, appunto.
Per questo – anche per questo – mi perdo a osservare la città pure dove a nessun altro verrebbe di ammirarla, se non per motivi funzionali in nessun modo estetici. Personale pungolo visivo bizzarro, forse, eppure a suo modo interessante, illuminante e, come detto, identificativo.
E certo, se a ciò si aggiunge la proverbiale (ed effettiva, non leggendaria) pulizia elvetica del suolo pubblico, tanto meglio. Sui selciati la vita cittadina deve scorrere senza lasciare traccia alcuna; un’epidermide urbana ricca di imperfezioni è indubitabile sintomo di malattia (sociale)…
Francesca Mazzucato, “Se esiste il paradiso. Villefranche-sur-Mer”
Credo di averlo già scritto in passato, e comunque intendo qui ribadirlo di nuovo: a mio modo di vedere Francesca Mazzucato è una delle migliori scrittrici (uso il femminile per ovvietà, ma il senso sia inteso super generis) in circolazione, dallo stile intenso, suadente ed evocativo, sempre di limpida lettura eppure dotato d’un che di nobile e raffinato che ne accresce ancor più il valore letterario.
Per Historica Edizioni la Mazzuccato cura la collana dei Cahier di viaggio, la cui “opera-fulcro” è la sua Romanza di Zurigo, che già ho avuto il piacere di leggere e che mi appassionato alla scrittura dell’autrice e – è il caso di dirlo – viaggiatrice bolognese (in senso geografico e ancor più in senso umano, emotivo, spirituale); nuova tappa del suo errare alla ricerca di piccoli/grandi Eden in Terra, spesso poco fuori l’uscio di casa di cui voglio ora disquisire, è un villaggio-gioiello della Costa Azzurra, poco oltre il confine italo-francese o meglio stretto tra ben tre confini: Italia, Francia, Principato di Monaco…
Leggete la recensione completa di Se esiste il paradiso. Villefranche-sur-Mer cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!
Francesco Giubilei, “Chi è Charlie”?
Ognuno di noi “possiede” uno o più luoghi del cuore, posti ai quali siamo legati per circostanze, ricordi felici, nostalgie o altro, e nei quali ci troviamo bene, anzi, ci sentiamo bene. Possono essere città, ambiti geografici più o meno estesi, case, anche singole stanze, ovvero dimensioni per certi versi “spazio-temporali”, nelle quali cioè il valore emozionale dello spazio è strettamente legato al momento nel quale vi stiamo… In effetti, tali luoghi del cuore rappresentano la forma più concreta e tangibile del legame che unisce noi tutti, in quanto esseri viventi e senzienti, con il luogo che viviamo, in senso direttamente antropologico e non solo. Sono forse gli ambiti nei quali, più che in tutti gli altri, torniamo in qualche modo ad essere realmente “figli” di Gaia, della Natura dalla quale volenti o nolenti proveniamo, con la quale nel bene e nel male dobbiamo fare i conti ma anche dalla quale, se sappiamo restarvi in armonia, possiamo ricevere energia vitale pura come nessun altra.
Credo di poter affermare senza troppi dubbi che per Francesco Giubilei uno di tali luoghi del cuore sia il Québec, la regione francofona del Canada: una zona – in realtà uno stato nello stato, per le sue caratteristiche peculiari che non si limitano alla sola lingua ufficiale francese – che Giubilei ha conosciuto piuttosto bene, tanto da ambientarci la storia del suo ultimo romanzo, Chi è Charlie?, edito dalla “sua” Historica…
Leggete la recensione completa di Chi è Charlie? cliccando sulla copertina qui sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie…