
Insomma, tutt’al più gli USA potranno passare dalla brace alla padella, ecco.
Be’, ribadisco: ogni popolo ha i governanti che si merita, e di sicuro gli Stati Uniti sono, in modo crescente, tra i paesi al mondo più emblematici al riguardo. Amen.

Insomma, tutt’al più gli USA potranno passare dalla brace alla padella, ecco.
Be’, ribadisco: ogni popolo ha i governanti che si merita, e di sicuro gli Stati Uniti sono, in modo crescente, tra i paesi al mondo più emblematici al riguardo. Amen.

Pensate un po’ come è messa oggi l’America, la più grande “superpotenza” del pianeta! C’è proprio da stare “allegri”, già.
Mi sono rivisto – o meglio riascoltato, mentre facevo altre cose a casa – il primo confronto tra i due candidati alla Presidenza degli Stati Uniti d’America. Molto semplicemente, ne ho tratto un’impressione nitida e inequivocabile: la questione non è stabilire chi abbia “vinto” tra i due, ma è confermare che, al di là dei due, c’è un sicuro perdente: gli Stati Uniti d’America. Già.
E mi sembra che il futuro politico immaginato per l’America da Margaret Atwood nel suo celebre romanzo Il racconto dell’ancella si stia sempre più avvicinando, di questo passo, e che risulti assolutamente logico e coerente alla storia americana degli ultimi tempi. Con gran demerito dell’America stessa e con buona pace del “sogno americano”, ormai sepolto sotto una montagna di immondizia – per non dire di peggio.
La graficamente notevolissima e notevolmente emblematica prima pagina del “New York Times” del 24 maggio scorso, che presenta una lista di circa 1.000 persone morte per Covid-19 con relativi brevi necrologi, a rimarcare concretamente la spaventosa gravità della pandemia negli USA – che hanno ormai superato i 100.000 morti – come in nessun altro paese del mondo, mi ha fatto tornare alla mente, chissà come mai, un breve tanto quanto (divenuto) celeberrimo passaggio d’un libro dello scrittore e produttore televisivo (ma pure tra i massimi esperti americani di Shakespeare) Steve Sohmer:
L’America può mandare un uomo sulla Luna, figuriamoci se non possono mettere un idiota alla Casa Bianca.
(da Favorite Son, 1987, ed.it. Gli ultimi nove giorni, traduzione di Vincenzo Mantovani, Rizzoli, Milano, 1988; il passaggio è a pagina 263.)
Sohmer lo scrisse quando alla presidenza degli USA c’era ancora Ronald Reagan ma – ribadisco, chissà come mai – tale affermazione non solo non ha tempo ma risulta quanto mai perfetta proprio in questo periodo.
Chissà perché, già!