Se invece

[Foto di Drew Beamer su Unsplash.]
E se invece l’umanità avesse sfruttato meglio certe opportunità capitatele davanti la cui potenzialità non ha saputo o voluto comprendere, o se non avesse perso lustri della sua storia provocando catastrofi terribili che ogni volta hanno come fermato il corso del (suo) tempo ritardando l’evoluzione della civiltà se non in certi casi danneggiandola?

Forse, saremmo già non solo su Marte ma su chissà quanti altri lontani pianeti extrasolari, forse avremmo sconfitto da tempo malattie che ad oggi uccidono migliaia di individui, forse avremmo una scienza in grado di inventare cose che nemmeno sui migliori libri di fantascienza sono state concepite capaci di risolvere problemi ed evitarci pericoli, e forse avremmo una società culturalmente, civilmente ed eticamente ben più evoluta di quella in cui viviamo.

Già, forse – a volte mi viene da riflettere – la storia dell’uomo non è in realtà una narrazione di grandi invenzioni, scoperte, conquiste, ma una lunga cronaca di occasioni perse, scritta tra le righe d’un libro le cui pagine compiliamo in modo fin troppo autoreferenziale esaltando cose certamente meravigliose, ma ciò anche per non dover riconoscere altrettante sconfitte, insuccessi, disastri, tragedie – queste, ineluttabilmente registrate dalla storia ma troppo spesso dimenticate nelle loro verità e in ciò che hanno da insegnarci, dunque rese formalmente invisibili o quasi.

Ecco, mi chiedo: a che punto saremmo, della nostra evoluzione di esseri umani, se non avessimo perso troppo del nostro tempo per danneggiarci reiteratamente, peraltro continuando a perderne, di tempo, senza alcuna apparente volontà di redenzione ma soltanto di costante e superficiale autoindulgenza?

Discorsi sui minimi sistemi

E poi, tra mille discorsi (?) sui massimi sistemi (???), a volte ne saltano fuori altri su sistemi più… “minimi”, del genere:

Ma l’acqua gassata e l’acqua frizzante sono da considerarsi la stessa cosa?
Oppure no? Oppure sì, ma sbagliando? Ovvero no, ma equivocando?

Eh, gran dubbio amletico, lo so.
Che ci fosse qui il buon Bardo dell’Avon magari ci farebbe sopra un’altra delle sue tragedie-best seller, già.

Da che parte pende la bilancia del nostro mondo?

Ma se si ponessero su una bilancia le cose buone che il genere umano ha realizzato nel corso della sua storia, su un piatto, e sull’altro le cose cattive che ha compiuto – tutte quante, dalle più grandi alle più piccole, in entrambi i casi -, secondo voi da che parte penderebbe tale bilancia?
E, se dalla parte ove penda la bilancia dovesse dipendere (termini dalla stessa etimologia, non a caso) il nostro destino, secondo voi che fine faremmo?

Dovremmo chiedercelo, ogni tanto. Non è detto che la risposta sia scontata, tanto meno deve essere superficiale o di convenienza. Di sicuro non è affatto un mero esercizio retorico.