Esportare la democrazia

Sparatorie di massa. Razzismo. Terrorismo suprematista. Tentativi di golpe violento. Diritti civili negati.

Bisogna esportare la democrazia.

Sì, ma in America.

P.S.: ribadisco una volta ancora, se non l’avete mai fatto leggetevi Il racconto dell’Ancella di Margaret Atwood. Non è un romanzo distopico, come lo si definisce spesso, è l’America del prossimo futuro.

(L’immagine della bandiera della Repubblica di Gilead è di Marc Pasquin, CC BY-SA 4.0, fonte commons.wikimedia.org.)

Un parere personale

[Immagine tratta da questo articolo di open.online.]
Secondo me – e ribadisco, secondo mela sentenza di inammissibilità della Corte Costituzionale circa il referendum sull’eutanasia è sorprendente, In pratica, e restando comunque in attesa delle motivazioni ufficiali, viene da pensare che la Corte non ammette la possibilità dell’individuo di decidere liberamente sul “fine vita” con una decisione che nel suo semplicismo stabilisce un’eutanasia giuridica della manifestazione di umanità (aggettivo) che l’individuo di una società culturalmente progredita ha il dovere di manifestare, per rivendicare il diritto di difendersi da sofferenze inumane e scegliere liberamente come crede della propria vita. Una sentenza sorprendente perché assolutamente ambigua, nel principio.

Di contro, la decisione della Corte Costituzionale può rappresentare quanto di più utile per fare in modo che la società civile di un paese a volte fin troppo svagato come l’Italia possa rivendicare la più democratica e razionale equità sul tema e, ancor più, la consapevolezza di se stessa in quanto società di individui realmente libera, sensibile, progredita, salvaguardante i diritti fondamentali di ogni suo membro. Vedremo ne se sarà capace: c’è da augurarselo fervidamente.

Uscita da scuola – e dalla realtà

Giusto a proposito di “parole pesanti“…
A fronte del tema di fondo molto pratico, che dunque ha una sua relativa importanza legata a tale praticità e non di più, la recente discussione intorno alla questione circa la presenza dei genitori all’uscita dei ragazzi da scuola mi è parsa tra le più surreali degli ultimi tempi (si veda qui l’ottimo riassunto de Il Post). Da ogni senso, intendo dire: da parte dei legislatori, le cui giurisprudenze sono di frequente scritte per pochi e applicate a molti, o viceversa; da parte della politica, che nuovamente ha palesato quanto sia lontana e avulsa dall’ordinaria realtà quotidiana; da parte dei media, che per l’ennesima volta – e correndo appresso a certi politicanti altrettanto surreali – hanno alzato il solito polverone ove non c’era che qualche “granellino” da spostare; da parte di tanta gente comune – ultima ma non (mai) ultima – che senza approfondire la questione ha subitamente preso a sproloquiarci sopra.

Una sur-realtà (nulla a che vedere con il surrealismo artistico, inutile rimarcarlo, anzi: tutto il contrario, soprattutto in quanto a nobiltà d’intenti e d’azione) assai emblematica dello stato del paese, sempre più malridotto palcoscenico per una recita tragicomica nella quale più gli attori sono scarsi e più trovano spazio per interpretare la propria buffonesca parte e mettersi sotto i riflettori (mediatici). Di fronte ad essi resta un pubblico urlante e maleducato, mentre chi può da tale teatrino se ne allontana il più possibile, se non lo ha già sagacemente fatto.