Gli gnomi n-o-n e-s-i-s-t-o-n-o! O forse sì.

11055401_969622313057724_4110821634647455282_n(Beh, io l’avevo detto. Cioè, scritto. Cliccate sull’immagine per saperne di più e poi leggete qui sotto…)

virgoletteVi ho già detto cosa ne penso circa l’esistenza degli UFO, e su che si facciano avvistare dalle nostre planetarie parti… Bene, e se vi ponessi la stessa domanda riguardo gli gnomi? Cioè, voglio dire, secondo voi: esistono gli gnomi? Sì, proprio quegli omettini alti… Ecco, alti così, e che vivono nei boschi secolari come questo che sto percorrendo con Sandro, sotto gli alberi più maestosi e imponenti, e che hanno barba bianca e in testa un bizzarro cappello così, a cono appuntito color rosso, e che possiedono, dicono di possedere, grande saggezza e conoscenze ancestrali… Ma sì, avete capito di chi sto parlando no?! – un mito classico del mondo naturale, di quelli che hanno infarcito per lunghi secoli favole e leggende proprio perché alcuni li avrebbero visti e incontrati ma mai nessuno ne avrebbe dato prova di ciò, essendo loro già di natura sfuggenti e riluttanti a mostrarsi all’uomo, e per i quali è nata quella tipica iconografia che v’ho detto poc’anzi, riprodotta poi in un sacco di libri, cartoni animati, film… Beh, insomma, vi stavo chiedendo: secondo voi, questi gnomi esistono?
Dite di no?
Ecco, appunto, anch’io dico di no!
Visto? Che ti dicevo?
Il piccolo omettino in piedi sul masso tra le felci del sottobosco mi guarda perplesso, scuotendo la testolina e facendo così ondeggiare lo strano cappello rosso a punta, poi l’indice della sua manina minuscola si mette a roteare accanto alla testa e mi dice: “Per me, tu non sei del tutto normale.”
“Ah, beh, ha parlato mister ordinario, il signor regolare! Sì, perché è normale invece che cosini di 20 centimetri di altezza vestiti così buffamente e con la barba bianca si incontrino tutti i giorni al supermercato o in banca o all’ufficio postale, giusto?!?” L’omettino inclina il capo, con gesto piuttosto commiserante; io riattacco: “Eppoi, hai visto cosa si è concluso prima? L’hanno detto anche loro, tu non esisti, punto e basta! N-o-n-e-s-i-s-t-i!”
“Uff, il tuo padrone qui è più rigido d’un masso di granito!” dice un po’ secco l’ometto barbuto rivolgendosi a Sandro, il quale pare rispondergli con un guaito che si direbbe quasi d’approvazione. Ué, Sandro, cos’è ‘sta accondiscendenza?!
“E comunque, guarda” riprende il piccoletto “tu così desumendo non mi fai che un bel piacere. Sì sì, un gran bel piacere! Non cambiare opinione, mi raccomando!” – “Eeh?!?” faccio io perplesso. – “Sìiiii, un favore bello grosso a essere così intransigente!” e picchia la manina chiusa a pugno sul tronco di un albero lì accanto, toc toc toc. “E’ la nostra fortuna che voi umani non abbiate mai saputo conciliare il razionale con l’irrazionale. Maimaimai! O di qui o di là, e chi è di qui è nemico di chi di là e viceversa. E se invece sareste capaci di unirli… Ah, dove potreste essere ora! Invece no, menomale! Meno male a noi!” ridacchia il microsomatico barba-bianca.
“Beh, ma come si fa’ a unire le due cose?! Come possono non essere antitetiche?” cerco di difendermi io.
“Uh, semplicissimo, non ci vuole molto! Il problema è che quasi tutti voi umani siete specializzati nel confondere e nel travisare razionale e irrazionale, e lo fate soltanto per mere vostre convenienze, sì sì! Così, credete a cose che non esistono per nulla e riuscite pure a spiegarvele, e non credete a cose che esistono perché non le sapete spiegare. Testardi testardi testardi! Per esempio i giganti, le streghe, i supereroi, o dio, i terroristi internazionali, la cicogna che porta i bambini, lo yeti… – (Mmm… Queste cose me le ha già dette qualcuno…) – E Lochness… Hai presente il mostro di Lochness? Ecco, a quello invece ormai non crede più nessuno a parte qualche pseudo-scienziato un po’ svitato. E invece esiste veramente, il caro vecchio bestione subacqueo, ma essendo assai più intelligente degli umani, ha saputo sfuggirvi mooolto facilmente – (Sì sì, qualcuno me l’ha già fatta, ‘sta predica…) – In fondo basta farsi vedere da uno, starsene nascosti con qualcun altro, e il gioco è fatto: il secondo riterrà il primo pazzo, il primo penserà del secondo che è ottuso, e noi ce ne staremo ben tranquilli a vivere la nostra vita. Sì sì!”.
“Hiuyyuiiowof!” mugola Sandro, che evidentemente si trova d’accordo col tipino, mentre io non voglio dargliela ancora vinta, e ribatto: “Però la realtà è sempre soggettiva, e in quanto tale per diventare effettiva deve essere sempre supportata dalla sperimentazione, da una qualche prova riproducibile.”
“Giusto, regola corretta, sì sì!” fa’ su e giù col cappello rosso l’omettino, e subito dopo aggiunge: “Allora anch’io ti dico una buona regola, da tenere sempre ben presente: ogni cosa non è solo ciò che appare, ogni cosa può essere ciò che non dovrebbe essere, ogni cosa che non è, comunque è! Questa è la tripla regola della realtà effettiva delle cose, uh uh, ah ah ah!” e con un balzo fulmineo sparisce nel folto dei cespugli del sottobosco. “Ehi, aspetta!” faccio io, e cerco con le mani di aprire i rami di quei cespugli e far luce tra il fogliame, ma l’ometto barbuto da venti centimetri è tornato ad essere ciò che doveva essere, per ciò che supponevo io, cioè niente, il nulla – sparito, svanito, inesistente. Ehi, però!?! Eh, guarda qua, Sandro! Wow, tiro fuori dal cespuglio un porcino con la cappella che sarà almeno venti centimetri di diametro! Caspita, qua ci sta un risotto coi funghi luculliano per me e Miasmine, e ne avanza ancora!
Mmmm… Momento, però… E se ‘sto fungo da guinness fosse una specie di ripicca dell’omettino, visto che non gli ho dato la soddisfazione del mio consenso – quindi se sembrasse innegabilmente buono e invece fosse velenoso? Beh, a dire il vero il profumo è da acquolina in bocca immediata…
Strano, poi: un qualcosa – qualcuno… – che non dovrebbe esistere mi ha fatto trovare un altro qualcosa che esiste con tutta evidenza, che a sua volta per me se ne sarebbe rimasto inesistente dacché invisibile, introvabile, se non fosse stato per il… l’omettino… Che inesistendo me l’ha fatto esistere. Ehm…
Vabè, Sandro, andiamocene a casa che si sta facendo tardi. Mi toccherà smontare nuovamente il cellulare, modificarlo da generatore olografico ambientale ad alta densità a rilevatore molecolare di micotossine, prima di mettere sul fornello l’acqua per il riso.

Eppoi, forse… Per stanchezza, o che altro… Avrò mica parlato per tutto il tempo con un fungo, credendo che mi rispondesse?!?. In fondo, le dimensioni… Più o meno…
Bah!

(Ecco. L’ho scritto QUI!)

“Convenienze” linguistiche (Mikael Niemi dixit)

Dalla tesi di primo livello di Hugo Rantatalo, pubblicata dall’università di Umeå nel 1985 e intitolata “Ingiurie ed espressioni colorite in tornedaliano”, ho tratto la seguente citazione: “Da notare che il meänkieli dispone di sole tre parole per indicare la neve, contro le cinquantotto che definiscono il rapporto sessuale.”

(Mikael Niemi, L’uomo che morì come un salmone, Iperborea, 2011, traduzione di Laura Cangemi; orig. Mannen som dog en lax, 2006.)

Mikael Niemi
Mikael Niemi
Beh, mi viene da pensare che tale citazione è tratta da un romanzo ambientato nel Tornedalen, regione all’estremo Nord della Svezia a pochi passi dal Circolo Polare Artico, nella quale oltre a laghi, foreste, salmoni da pescare, renne da cacciare e alberi da tagliare non vi sia molto di più da fare…
In ogni caso, qui sul blog, trovate la recensione del romanzo suddetto, e forse con essa capirete meglio pure quella suggestiva citazione.

Richard Powell, “Vacanze matte”

cop_VacanzematteIl “sogno Americano”: un’espressione fin troppo abusata che ha contenuto nel tempo diverse cose, dalle più banali – il chewing gum, Elvis Presley, Hollywood – fino a quelle più articolate e serie, compreso quella way of life che è diventato lo standard del mondo occidentale (e non solo), nel bene e nel male – secondo molti soprattutto nel male. Posto ciò, quando ancora dalle nostre parti nemmeno si usava dire «hai trovato l’America!» per sancire la fortuna di qualcuno, ovvero quando il boom economico degli anni ’60 dello scorso secolo non era ancora esploro in tutta la sua americanità, da quelle parti c’era chi aveva già capito che il “sogno Americano” forse del tutto tale non era, forse la sua parte “onirica” offuscava la vista verso le cose più oscure, fors’anche che, se osservato e vissuto a contatto della propria più profonda matrice culturale, politica e sociologica, assomiglia quasi più a un incubo che a un sogno.
Tra i diversi intellettuali che stavano elaborando una tale considerazione, e tra le relative opere di Powell_photodivulgazione di essa, bisogna annoverare Richard Powell e il suo Vacanze matte (Einaudi, collana “Stile Libero Big”, 2011, traduzione di Carlo Rossi Fantonetti, introduzione di Francesco Piccolo, postfazione e cura di Luca Briasco. Orig. Pioneer, Go Home!, 1959), un titolo piuttosto stupidotto per un romanzo che ha rappresentato un piccolo/grande caso editoriale, in origine, per poi diventare un cult della letteratura underground, quasi mitizzato da tanti suoi estimatori fino ad essere riscoperto e rieditato, negli USA, nel 2009, ovvero cinquant’anni dopo la prima uscita…

Leggete la recensione completa di Vacanze matte cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

INTERVALLO – Leighton Connor, Matt Kish, Joe Kuth, “Seeing Calvino”

Senza nome-True Color-02Seeing Calvino rappresenta il tentativo (riuscitissimo, a mio parere) da parte degli artisti Leighton Connor, Matt Kish e Joe Kuth di vedere il lavoro dello scrittore Italo Calvino, attraverso la creazione di illustrazioni che esplorano e creano corrispondenze visive con le idee nei testi del grande scrittore, e con le storie in essi narrate. Il blog nel quale le opere vengono pubblicate è nato nel mese di aprile 2014, inaugurato (quasi inevitabilmente, mi viene da dire) dalle illustrazioni ricavate da Le città invisibili di Calvino. Una nuova opera – disegno, illustrazione o che altro – viene pubblicata regolarmente ogni mercoledì.

E come Calvino scrisse, proprio ne Le città invisibili:

L’occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose.

Potete visitare Seeing Calvino cliccando sull’immagine in testa all’articolo.

Nicolas Dickner, “Apocalisse per principianti”

cop_Apocalisse-per-principiantiLa fine del mondo. Quante ne abbiamo scampate, fino ad oggi? C’era quella dei Maya, il 21 dicembre del 2012, poi quella “tecnologica” del cambio di millennio, oppure quella del millennio precedente senza contare tutte le apocalissi portate con sé dalle stelle comete in transito nei pressi della Terra, oppure degli asteroidi – pare ce ne sia uno che stia prendendo la mira, per tentare di fare strike col nostro pianetucolo intorno al 2030, o giù di lì… Fatto sta che, al momento, siamo ancora qui. Tutte quelle previste e presunte catastrofi finali c’hanno dato buca. Per fortuna, o purtroppo.
Ma, ora: supponete di possedere per genetica familiare la prerogativa, durante i vostri sogni (o incubi) notturni, di predire la fine del mondo. Ma non tanto e non solo l’evento in sé, ma pure la data e l’ora precise in cui avverrà. Dote inopinata e parecchio tremenda, converrete, soprattutto se poi, come detto, nelle date previste le apocalissi temute non si avverano, perché in tal caso c’è motivo di andar fuori di testa.
Effettivamente a buona parte dei membri della famiglia Randall è successo questo. A tutti o quasi, meno che a Hope Randall, protagonista di Apocalisse per principianti, romanzo dello scrittore canadese (francofono) Nicolas Dickner (Keller Editore, 2012, traduzione di Silvia Turato; orig. Tarmac, 2009). Forse perché ancora giovane – è in età da college – e non ancora consapevole della particolare virtù familiare, Hope è certamente la più assennata della sua famiglia – anzi, è palesemente dotata di intelligenza superiore (Q.I. pari a 195) e spiccatamente razionale – mentre ad esempio la madre, che la sua brava predizione catastrofista l’ha già avuta, da tempo manifesta segnali di squilibrio mentale preoccupanti, vivendo (e costringendo la figlia a vivere) come se ogni giorno fosse l’ultimo…

dickner_photo-bwLeggete la recensione completa di Apocalisse per principianti cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!