L’immortalità dei libri – e della nostra memoria

Amos_Oz_image1C’era come la sensazione che mentre gli uomini vanno e vengono, nascono e muoiono, i libri invece godono di eternità. Quand’ero piccolo, da grande volevo diventare un libro. Non uno scrittore, un libro: perché le persone le si può uccidere come formiche. Anche uno scrittore, non è difficile ucciderlo. Mentre un libro, quand’anche lo si distrugga con metodo, è probabile che un esemplare comunque si salvi e preservi la sua vita di scaffale, una vita eterna, muta, su un ripiano dimenticato in qualche sperduta biblioteca a Reykjavik, Valladolid, Vancouver. Amos Oz

Ha ragione, il grande scrittore israeliano, e la cosa vale anche oggi, nell’era del libro digitale. Come vi saranno sempre volumi magari dimenticati ma ancora vivi, in qualche sperduta biblioteca del pianeta, ugualmente vi potrà essere un file, salvato su qualche computer o un qualche ereader chissà dove, che forse un giorno anche lontano a qualcuno verrà in mente di aprire e leggere… Beh, finché una cosa del genere accadrà, la memoria del genere umano sarà salva.
Perché questo sono, i libri: la memoria del nostro mondo. Probabilmente è anche per ciò se in certi paesi (non faccio nomi, ma li penso…) la lettura è così poco sostenuta, per non dire avversata – più o meno palesemente. Ma ugualmente, dunque, è grazie a ciò se i libri rappresentano pure la nostra salvezza. E spero non solo potenziale.

“Icone. Dal neo-pop al digitale”: in visita alla Galleria Elleni, Bergamo

Giorgio Sorti, “Grendizer”, 2010, C.print su carta fotografica Fuji, cm.100x70. Courtesy Galleria Elleni, Bergamo.
Giorgio Sorti, “Grendizer”, 2010, C.print su carta fotografica Fuji, cm.100×70. Courtesy Galleria Elleni, Bergamo.
Fino al 5 Gennaio prossimo, Galleria Elleni di Bergamo offre nei suoi locali una mostra che mette in relazione e in dialogo alcuni dei propri artisti su un tema parecchio intrigante: le icone, ovvero quei miti (o presunti tali) della cultura pop(olare) moderna e contemporanea che, riuscendo per propria dote o per fortunato caso a far durare di più l’altrimenti classico quarto d’ora di celebrità di Warholiana memoria, sono diventati per l’appunto simboli rappresentativi del modus vivendi odierno, nel bene ma anche nel male, ovviamente. Icone. Dal neo-pop al digitale è un piccolo ma intenso viaggio negli ultimi 30/40 anni di storia, quella fatta di ordinaria quotidianità, di televisione, musica, moda, letteratura, cinema, arte e di tutto ciò che, veicolato dai media e/o dall’opinione pubblica, è diventato immaginario collettivo sovente rappresentativo, se non addirittura emblematico, dell’essenza sociologica che sta alla base del mondo in cui viviamo. Ma è anche una veloce e pur affascinante escursione alla scoperta di opere d’arte parecchio belle e interessanti, che non dimenticano la valenza estetica propria dell’arte e la pongono al servizio di un messaggio veramente pop(olare), dacché dialogante a tutti noi che di quel gran puzzle che è il mondo di oggi siamo (o dovremmo essere…) le pedine fondamentali.
Ecco dunque Bruno di Bello e le sue immagini digitalmente (s)composte, quasi a rimarcare la non solidità effettiva, per così dire, di certi miti di oggi – Michael Jackson, nel caso dell’opera esposta. Ben più solido, paradossalmente, appare invece il Grendizer di Giorgio Sorti, fotografo capace di donare a certe icone del mondo del fumetto un carisma e un fascino che non è solo generazionale ma diviene iconografico nel senso più pieno del termine. Omar Ronda, presente con 2 opere, non lo conoscevo: i suoi frozen, frutto di collage plastici e all’apparenza kitsch, sono invece assai arguti, e riescono a ben rappresentare quello che in effetti buona parte del mondo contemporaneo è: plastica, ovvero materia duttile, malleabile e conformabile a piacimento oltre che artificiale – proprio come certi miti, no? Carlo Pasini, ovvero l’artista delle puntine da disegno, ricompone con questi oggettini banali alcuni simboli della storia dell’arte recente, generando alla visione un bel dubbio: le migliaia di puntine formano l’immagine dell’opera, o forse la nascondono? Dunque, quei miti raffigurati – Marylin ad esempio, presente in mostra – sono veri, autentici, o sono soltanto maschere? Di Marco Lodola, vero e proprio pop-artista-artigiano, sono presenti alcune delle sue ormai celebri scatole luminose: bellissime a vedersi, trasformano alcune icone moderne e contemporanee in sorta di insegne da ordinario negozio di quartiere, quasi volessero denunciare quanto le stesse si possano vendere – in senso commerciale, intendo – e l’arte di rimando: come sul banco di un alimentari o di una profumeria, appunto! Infine Gian Paolo Tomasi: grande fotografo, altrettanto grande manipolatore di immagini e creatore di realtà parallele, oniriche e profonde, argute e irriverenti. Nella sua arte niente è come sembra, o forse tutto è ciò che realmente è, tale e quale…
Bellissima mostra, divertente e parimenti sagace, lo rimarco, che merita senza dubbio una visita. Cliccate sull’immagine dell’opera di Giorgio Sorti per visitare il sito web di Galleria Elleni e conoscere ogni utile informazione sulla mostra.

Processo all’ebook: reo di omicidio (colposo) o assolto per non aver commesso il fatto?

P.S.Pre Scriptum: il seguente articolo lo potete anche trovare sul nr.102 di Novembre 2012 del mensile InfoBergamo. Cliccate sull’immagine qui sotto per leggerlo nel sito di tale testata.

E’ pressoché inutile rimarcare come, nelle discussioni in ambito letterario da un paio d’anni a questa parte e con frequenza crescente, il libro elettronico o – con accezione ormai nazional-popolare – ebook sia l’oggetto di buona parte di esse, accalorate o meno.
Esaltato da parte degli editori – che vedono in esso un’ottima possibilità di aumentare gli introiti e di compensare quelli sempre più asfittici della vendita dei libri di carta ma invero, proprio per questo, tra i primi a frenarne la diffusione – e visto con un certo sospetto dagli autori – che invece temono di non trovarsi più a breve un oggetto, ovvero il libro cartaceo, tra le mani: eventualità simbolica non solo in senso assoluto ma anche nella sostanza, per una minor possibilità di controllo sulla propria opera – l’ebook è invece sovente messo sotto processo da buona parte del restante mondo letterario come sicario in pectore del libro di carta, il quale secondo molti, incapace di controbattere la contemporanea e tecnologica funzionalità del libro elettronico e dei relativi lettori o ereader, avrebbe la sorte ineluttabilmente segnata.
Insomma: giusto sbattere sul patibolo l’ebook, pronto per essere condannato, oppure no? Una rapida analisi di alcune evidenze che caratterizzano il panorama editoriale di questi tempi, forse possono aiutarci a essere buoni giudici per tale processo ormai istituito.
In primis, la cosa fondamentale in ogni modo si veda la questione: le vendite. L’ebook sarà pure in pectore il killer del libro di carta, ma al momento – o meglio a Maggio 2012, in base all’indagine NielsenBookScan sulla lettura di libri in Italia presentata durante lo scorso Salone di Torino – le vendite di libri in formato elettronico rappresentano meno dell’1% delle vendite complessive di libri in Italia, ovvero lo 0,9% del fatturato relativo. Da questo punto di vista, un’arma decisamente poco affilata per un omicidio talmente sancito! In ogni caso, battute a parte, il mercato italiano (soprattutto quello tecnologico) sconta il solito ritardo rispetto a molti paesi esteri, che presentano vendite di ebook ben maggiori; e se sicuramente anche qui, a breve, quella così esigua percentuale è destinata a salire e anche di parecchio, viene da chiedersi se un tale ritardo sia dovuto soltanto all’arretratezza tecnologica italica ovvero alla diffidenza dell’utente italiano medio circa queste novità, oppure se ci sia dell’altro.
Beh, dell’altro c’è – e mi ricollego a quanto scritto poco sopra sul fatto che gli editori esaltino spesso l’ebook come “futuro dell’editoria e della lettura” (e come fruttuosa forma di “nuovi” guadagni) ma in verità ne frenino una reale diffusione. Il punto della questione è semplice: il costo degli ebook. Troppo elevato, lo dico fin d’ora: in Italia il prezzo medio di un libro elettronico è di € 11,07, ovvero quanto può costare il formato cartaceo o anche di più, se si prendono come riferimento le edizioni economiche. E’ un’assurdità bella e buona, inutile rimarcarlo, che un semplice file di testo possa costare come un volume di carta e inchiostro stampato in tipografia! Ed è pure un modo deleterio con il quale gli stessi editori rischiano di soffocare sul nascere la diffusione dell’ebook – tirandosi peraltro una zappata sui piedi tanto grande quanto scellerata, dal momento che uno dei vantaggi ovvi, in senso commerciale ma non solo, dell’ebook è proprio dato dal poter offrire al lettore un considerevole risparmio di spesa rispetto al libro cartaceo, dunque un (ottimo) incentivo in più al suo acquisto. Posto ciò, è del tutto normale che la vendita di ebook dalle nostre parti non riesca ad andare oltre quel misero 1% o meno!
Come detto, vi sono però paesi che riguardo alla diffusione di libri digitali sono più avanti, ed è interessante, senza andare troppo lontano, constatare ad esempio ciò che accade oltralpe, dai “cugini” francesi i quali, peraltro, agevolano la diffusione dei testi elettronici con prezzi sensibilmente più bassi rispetto alle edizioni cartacee e IVA agevolata (seppur, questa soluzione, contestata in ambito UE), prevedendo con ciò di arrivare ad una quota di mercato del 3% entro fine 2012 – ancora bassa, certo, ma è comunque il triplo rispetto alla realtà italiana (negli USA, giusto per raffronto, si viaggia al 20%).
Dunque, che succede al proposito in Francia? Un recente e dettagliato reportage della rivista letteraria Le débat (peraltro edita da Gallimard, il più importante editore transalpino) ha fatto il punto della situazione con alcuni operatori ed esperti del mondo editoriale e letterario, ricavandone alcune interessanti osservazioni, di valore assoluto, utili al nostro “compito giudiziale”.
Ad esempio Antoine Gallimard, suddetto maggior editore francese, ritiene che tra dieci anni la sua casa editrice continuerà a pubblicare “moltissimi libri di carta, con tirature iniziali più basse ma compensate dalle vendite degli ebook e da un ricorso più frequente al print on demand” – ovvero alla stampa dei libri non più per tirature prestabilite ma per effettiva richiesta: cosa che le moderne tecnologie di stampa digitale consentono, con notevoli vantaggi economici e logistici, inoltre fornendo un potenziale buon “salvagente” al libro di carta.
Secondo Francoise Benhamou, economista della cultura, l’ebook ha senso “solo se rompe con il modello economico del libro di carta”. E’ nel succo, seppur con visione più ampia, quanto sostenuto poco fa circa il prezzo di vendita degli ebook: se il beneficio economico non è condiviso tra le parti in gioco – editore e lettore in primis, ovviamente – non vi può essere alcuna rivoluzione digitale, e l’unico a soccombere alla fine è lo stesso ebook, ucciso dai suoi stessi “protettori”!
Molto interessante anche quanto affermato da Pierre Assouline, critico e scrittore: la vera domanda da porsi non è quella relativa al futuro del libro, “una domanda di fatto già obsoleta”, ma è quella che riguarda “il destino del lettore in un universo senza più territori definiti”. Già, è vero: è il libro ad avere un futuro incerto, o sono i lettori? Visto il calo costante, almeno dalle nostre parti, del numero di libri venduti, e dunque di gente che legge, tale domanda non è affatto fuori luogo…
Tornando infine ad una considerazione più generale del dibattito in corso, vi è un’ultima (ma non ultima) significativa constatazione da fare, di natura antropologico-culturale ovvero, per così dire, generazionale. Sì, perché nonostante le ultime generazioni ormai nate nell’era del web abbiano maturato un rapporto pressoché istintivo con le nuove tecnologie, invero non è ancora nata quella che alla parola “libro” associ automaticamente l’ereader e l’ebook. E’ questo, a mio parere, il discrimine culturale il cui superamento metterà definitivamente in posizione predominante il libro elettronico rispetto a quello cartaceo. Ad oggi ciò non è ancora avvenuto, gli ereader sono per il momento visti più come intriganti gadget tecnologici che come funzionali supporti culturali, e pure per il ragazzino dodicenne il “libro” è sempre quello fatto di carta e inchiostro, per ora.
E, in fondo, non è nemmeno detto che anche quando tale rivoluzione culturale avrà finalmente luogo, il libro di carta soccomberà definitivamente: a tal proposito mi torna sempre in mente quanto accaduto con il disco in vinile, dato per morto e sepolto più volte – prima per mano dell’audiocassetta, poi del cd e dopo ancora dei files musicali scaricabili dal web e facilmente riproducibili – e invece ancora ben vivo, tant’è che soprattutto negli USA oggi non c’è artista musicale che non pubblichi i suoi nuovi lavori anche nel formato su vinile.
Insomma, quale sentenza per il processo a carico dell’ebook? Condannato per omicidio colposo, o assolto per non aver commesso il fatto? In verità, oggi come oggi un giudice oculato e assennato avrebbe una sola sentenza da poter emettere: assolto perché il fatto non sussiste! Al di là di qualsiasi opinione manichea e con buona pace di tutti, nessun giudizio ordinario può in realtà fermare il futuro sì che non possa diventare presente. L’ebook è il futuro del libro e dell’editoria, è da stolti non considerare ciò, così come è da stolti lasciare che il libro di carta possa estinguersi per mere convenienze economiche: i due mezzi possono convivere benissimo, divenendo l’uno coadiuvante e fautore dell’altro, ed è facile supporre che, almeno per qualche decennio ancora o forse più, entrambi avranno numerosi estimatori e sostenitori, offrendo in sé peculiarità proprie ed esclusive innegabilmente gradite a qualsiasi lettore. In fondo, l’importante non è in che modo si legge ma che si legga – e, possibilmente, letteratura di qualità. E sia il benvenuto qualsivoglia supporto che possa diffondere la buona lettura ad un numero sempre maggiore di persone!

PERCEPTIONS, un progetto di elaborazione fotografica digitale (e “concettuale”)!

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Sono molto lieto e onorato di potervi presentare PERCEPTIONS, un progetto di elaborazione “digital-concettuale” fotografica, composto da una serie di venti immagini sulla quale ho lavorato negli ultimi mesi.

Cos’è Perceptions
Le immagini del progetto Perceptions nascono da un’osservazione molto evidente, forse anche banale ma probabilmente assai ignorata: gli occhi guardano, il cervello osserva, ma è poi l’animo che vede veramente, ovvero che percepisce ciò che poi realmente la mente coglie, nota, e conserva come ricordo precipuo della originaria visione. Proprio come se, del panorama complessivo colto dallo sguardo, solo una parte di esso alla fine risulti colorato, dunque in risalto rispetto al resto – viceversa in qualche modo “privato” di cromatismi – e attirante l’attenzione più vivida e consapevole dell’osservatore.
E’ un processo che si compie in modo quasi sempre inconscio e automatico, ma il cui senso si può facilmente ritrovare in qualsiasi rappresentazione umana della realtà, dall’arte alla musica, dalla letteratura alla cinematografia, fino alla più banale descrizione di qualsivoglia cosa che possa essere fatta nel corso d’una chiacchierata tra amici. Inutile denotare che tale percezione ha un carattere totalmente individuale, legandosi alle memorie, alle esperienze, agli interessi, ai sogni e ai desideri e a quant’altro di personale formi la parte psico-intellettuale dell’osservatore. In base a ciò, gli occhi guardano, come detto, il cervello osserva quanto visto, lo registra e lo elabora, infine l’animo trasforma questa elaborazione del generale in percezione del particolare, ovvero in qualcosa che più di altre “lascia il segno” in noi, ci colpisce, ci emoziona e ci suggestiona, fin anche ci condiziona, forse. E l’animo può compiere ciò proprio grazie alla capacità di miscelare la parte fisica della realtà con quella “metafisica” della persona interagente nella realtà stessa. L’oggetto reale guardato/osservato si avvolge della nostra essenza interiore, così da essere percepito nel suddetto modo suggestionante, magari in senso opposto o quasi rispetto alla propria realtà originaria. Diventa ricordo, nel senso più pieno e alto del termine.
E’un processo questo, oltre che inconscio e automatico, anche universale. Per tale motivo le immagini di Perceptions non sono state realizzate appositamente per il progetto, ma molto normalmente vengono dalla più semplice quotidianità: fotografie pescate a caso tra le tante, ricordi – questa volta in senso “elementare”, come la fotografia senza mire artistiche è in origine – del vissuto passato senza particolari connotazioni specifiche. Pescate a caso, certo, ma per scelta non casuale, dacché immagini realizzate appositamente avrebbero in qualche modo reso più artificiosa l’idea di fondo del progetto. In questo modo, invece, anche nel concreto si compie quel processo descritto di sguardo-osservazione-visione-percezione: dalla “banale” foto-ricordo, rielaborata, emerge la percezione insita in essa. Come se l’immagine divenisse in qualche modo un’istantanea dell’animo.
E se altri, nel guardarle, coglieranno dalle immagini di Perceptions ulteriori – appunto – percezioni, il senso non cambia. Anzi, dacché condiviso, il suddetto processo potrà dirsi ancora più compiuto.

Perceptions sul web
Oltre che qui (e nel profilo facebook personale), potete vedere il progetto Perceptions e visitare la galleria di immagini – in grande formato e miglior qualità – in due web-luoghi dedicati: il sito “ufficiale” del progetto, che gira su SitoHD, la piattaforma web per siti fotografici professionali, oppure il blog lucarotaperceptions.wordpress, nel quale peraltro troverete anche le news relative a tutti gli sviluppi futuri del progetto e ogni altra informazione in merito.
Cliccate sull’immagine sopra per entrare nel sito (il quale è disponibile anche in una versione per smartphone e tablet), oppure su quella sotto per visitare il blog. Inutile dire che siete liberissimi (anzi, invitati) a lasciare le vostre impressioni su quanto vedrete, anche solo cliccando Like sulle immagini che ritenete più interessanti. E fin da ora grazie di cuore, se lo farete!

Perceptions “live”
E, giusto a proposito di sviluppi futuri, Perceptions diverrà anche un progetto espositivo: l’intera serie delle immagini sarà riprodotta in C-Print su DBond, in formato cm.40×30 e in edizioni limitate, in modo da essere, oltre che esposta in gallerie d’arte e luoghi espositivi vari, anche disponibile per chi ne vorrà possedere uno o più esemplari.
Nel caso, se desiderate avere maggiori informazioni in tal senso, non esitate a contattarmi.