
Insomma, tutt’al più gli USA potranno passare dalla brace alla padella, ecco.
Be’, ribadisco: ogni popolo ha i governanti che si merita, e di sicuro gli Stati Uniti sono, in modo crescente, tra i paesi al mondo più emblematici al riguardo. Amen.

Insomma, tutt’al più gli USA potranno passare dalla brace alla padella, ecco.
Be’, ribadisco: ogni popolo ha i governanti che si merita, e di sicuro gli Stati Uniti sono, in modo crescente, tra i paesi al mondo più emblematici al riguardo. Amen.

Pensate un po’ come è messa oggi l’America, la più grande “superpotenza” del pianeta! C’è proprio da stare “allegri”, già.
Mi sono rivisto – o meglio riascoltato, mentre facevo altre cose a casa – il primo confronto tra i due candidati alla Presidenza degli Stati Uniti d’America. Molto semplicemente, ne ho tratto un’impressione nitida e inequivocabile: la questione non è stabilire chi abbia “vinto” tra i due, ma è confermare che, al di là dei due, c’è un sicuro perdente: gli Stati Uniti d’America. Già.
E mi sembra che il futuro politico immaginato per l’America da Margaret Atwood nel suo celebre romanzo Il racconto dell’ancella si stia sempre più avvicinando, di questo passo, e che risulti assolutamente logico e coerente alla storia americana degli ultimi tempi. Con gran demerito dell’America stessa e con buona pace del “sogno americano”, ormai sepolto sotto una montagna di immondizia – per non dire di peggio.

Ah, no, un momento… che stupido! Funziona già così, da diverso tempo!
A volte, sovrappensiero, ad ascoltare come certe persone ne discutano con convinzione sostenendo le proprie posizioni, mi dimentico che invece è tutta quanta una grottesca pantomima, utile ai “teatranti” che ne scrivono la sceneggiatura e impongono il copione per continuare a tenere in piedi il loro teatrino e pagarsi i cachet.
Già. Sbadato che sono!

[…] L’architettura digitale, nella sua ingordigia, ha tramato contro l’intelligenza collettiva o quel poco che ne era rimasto. Lo ha fatto centralizzando le discussioni (mentre Internet era nata e funzionava assai meglio dentro ambienti piccoli e decentralizzati), ha imposto una dieta mediatica basata su brevi rapidi frammenti, lettere maiuscole e frasi apodittiche da preferirsi ad ogni ragionamento estesamente esposto, ha polarizzato i temi ed i toni di ogni discussione privilegiando inevitabilmente le scelte di chi ha saputo piegare il nuovo medium ad immediatezza e brutalità.
Quello che dice di importante la lettera a “Harper’s” di J.K.Rowling, Noam Chomsky, Martin Amis e tanti altri è che il confine fra quello che possiamo e non possiamo dire è da sempre il territorio dell’innovazione culturale e come tale deve essere preservato. È in corso un tentativo reazionario per provare a cancellare ogni diversità. È un ricatto odioso, fatto di parole, che ogni persona amante della libertà dovrà trovare la maniera di combattere.
(Da un bell’articolo di Massimo Mantellini, dal titolo Se ti odio ti cancello, pubblicato nel suo blog su “Il Post” – potete cliccare anche sull’immagine lì sopra, per leggerlo interamente. La lettera citata, firmata da più di 150 tra scrittori, letterati, accademici, giornalisti, artisti, la trovate in originale qui – in inglese, dunque – e tradotta, con commento, in quest’altro articolo de “Il Post”.)