Bene. Anche l’attuale ministro per i Beni e le Attività Culturali italiano, Lorenzo Ornaghi, si è reso conto che metà dei suoi connazionali (ma alcune statistiche dicono anche di più) non legge nemmeno un libro all’anno – della cosa dava notizia, ad esempio, il Televideo RAI fin dall’altra sera, come vedete qui sopra (cliccate sull’immagine per leggere la notizia originale nel sito).
Non è che l’ultimo, in ordine di tempo, di tanti “allarmi” sul merito, generati da altrettante indagini statistiche che nel corso degli anni fotografano una situazione – della diffusione della lettura in Italia – in costante peggioramento, e alle quali non mi pare che faccia seguito molto di concreto, almeno a livello istituzionale e politico – perché sia chiaro: non basta invitare a leggere libri, serve anche diffondere una cultura e generare uno sfondo sociale atto allo scopo, ovvero che non istighi a fare il contrario e che non imponga modelli di vita che alla cultura preferiscono anteporre stupidaggini varie e assortite. Dunque, mi auguro che il ministro Ornaghi, a differenza dei suoi predecessori, prenda veramente a cuore il problema, e faccia al più presto qualcosa per arginarlo.
Perchè è un problema. Un grave problema. E non voglio, ora, sottolinearne la gravità dal personale punto di vista di autore letterario: non mi interessa farlo, qui, ma mi interessa assai di più metterne in luce una volta ancora la drammaticità culturale, dunque sociale (quindi pure “politica” nel senso pubblico del termine), a costo di (ri)fare un discorso che potrà sembrare retorico e demagogico, ma al quale tengo particolarmente – eppoi la realtà italiana dimostra bene dove veramente stia il populismo: non certo a difesa dei libri e della cultura!
Ecco, appunto. Questo è il nodo della questione: almeno metà degli italiani non legge nemmeno un libro all’anno. Subito mi torna in mente il professor Tullio De Mauro che, qualche mese fa in un convegno a Firenze, annunciava come “Appena il 29% degli italiani possiede ancora gli strumenti linguistici per padroneggiare l’uso della nostra lingua nazionale.” Meno di un terzo sa parlare correttamente la lingua italiana, ok?
Ciò comporta conseguenze magari anche (tristemente) ridicole, come questa accanto la quale, vera o meno che sia (ma temo sia vera!) dimostra perfettamente quanto asserito da De Mauro, e come sovente chi non conosca l’italiano creda e si vanti invece di conoscerlo perfettamente (nonostante altisonanti titoli accademici, spesso!).
Ma io credo vi siano conseguenze ben più gravi. La lettura è il miglior allenamento per la mente e la palestra più efficace per il libero pensiero, ergo il non leggere è sinonimo pressoché diretto di incapacità intellettuale (scriverei ignoranza ma poi a qualcuno apparirei di certo troppo cattivo…), ovvero mancanza di buon discernimento della realtà intorno per altrettanta mancanza di mezzi di conoscenza (che troppa gente crede di poter ricevere dalla TV quando invece, quella contemporanea, offre spesso l’esatto contrario!), il che per inevitabile conseguenza significa scarsa coscienza civica. Dunque, per arrivare al punto: ove si leggono pochi libri, si ha una società di basso livello. Ove si leggono pochi libri succedono tante delle cose che ci ritroviamo a constatare intorno a noi: decadenza sociale, disordine, maleducazione, prepotenza, prevaricazioni varie e assortite, inciviltà. Guarda caso, nei paesi dove si legge molto, le società sono di buon/ottimo livello, e presentano peculiarità che le pongono in testa alle classifiche sulla qualità della vita: vedi i paesi del Nord Europa, ad esempio, dove la media di libri letti in un anno arriva e a volte supera i 10 pro capite. Ove si leggono pochi libri, la mente è meno capace di capire cosa va bene e cosa non va bene: ecco perché il potere che voglia il più possibile dominare, di qualsiasi segno sia, ha bisogno di ignoranza di massa. Ha bisogno di una condizione come quella denunciata dal ministro Ornaghi, ecco. Il che spiega come mai, in Italia, sussistano poteri – politici e non – che una mente cosciente e perspicace aborrirebbe; spiega come mai la citata pessima TV italiana continui a proporre sempre più orribili programmi; spiega perché certi problemi ormai cronici nella società non solo non vengano risolti ma peggiorino e si incancreniscano sempre di più; spiega anche, a mio modo di vedere, come mai le nostre vie cittadine siano ovunque lorde di spazzatura, mentre quasi ovunque all’estero no: ovvero pure piccole cose, spiega, che tuttavia, sommate, sono elemento fondamentale alla determinazione della qualità della nostra vita quotidiana – e, non a caso, riguardo quanto scritto poco sopra, andate a controllare le posizioni occupate dall’Italia nelle classifiche sul merito!
Ribadisco: un paese dove non si legge, quindi dove la cultura non sia adeguatamente diffusa, è un paese condannato alla decadenza e alla morte sociale. Per la gioia di chi lo vuole governare, comandare, assoggettare, dominare, appunto: perché, non scordatevelo mai, la cultura è madre della libertà e della civiltà, l’ignoranza lo è della schiavitù e della barbarie.
Vi sembrerò forse troppo negativo, pessimista o catastrofista… Però, in tutta sincerità, vi dico: mi guardo intorno, oppure basta che con immane sforzo di volontà accenda la TV, e a me pare d’essere fin troppo buono!
Tag: cultura
POTPOURRI: un’ottima “fotografia cartacea” dell’arte fotografica contemporanea (e non solo)!
Mi sono appassionato alla fotografia provenendo dall’arte contemporanea, dunque ricercando in essa l’estetica e il messaggio, più che la tecnica e l’abilità (come ho l’impressione facciano invece molti fotografi, per i quali pare conti maggiormente come è stata creata l’immagine piuttosto che cosa essa sappia comunicare). Dunque, tempo fa, mi sono messo a cercare sul web un magazine che si occupasse di fotografia con un approccio artistico, appunto – come è d’uopo che sia, ora che la fotografia è stata finalmente accettata nel salotto buono dell’arte contemporanea quale membro effettivo e meritevole e non più considerata la figlia d’un dio minore e rozzo…
Trovata: POTPOURRI! Un bellissimo magazine di fotografia, arte e cultura – ecco, proprio come deve essere.
“Le immagini sono il mezzo espressivo più usato per la divulgazione fin dall’alba dei tempi, poiché hanno il pregio di rappresentare simultaneamente e sinteticamente un gran numero di dettagli pur rimanendo comprensibili.
Potpourri è un progetto editoriale innovativo basato sulla comunicazione per immagini, alle quali si associano brevi letture di approfondimento. Dedicato a tutti coloro che s’interessano all’arte e alla cultura in generale e alla fotografia in particolare, caratterizzato da un basso contenuto di pubblicità.
L’interazione fra persone con storie e culture diverse genera inevitabilmente una rielaborazione creativa, con risultati a volte sorprendenti. Su questo principio si basa la composizione della rivista, che riceve il contributo di fotografi professionisti e dilettanti di tutto il mondo. I testi sono in due lingue, italiano e inglese, e alcuni contenuti anche in cinese.
Il principale canale di comunicazione è oggi Internet, ma chi ama l’immagine e la fotografia sa che soltanto la carta stampata può dare il massimo della qualità e del piacere nel campo delle immagini. Per non trascurare questi due aspetti, Potpourri ha una doppia veste con differente periodicità: mensile online e trimestrale cartacea, ciascuna con un suo specifico taglio editoriale.
La scelta dei contenuti spazia tra arte e cultura, storia e attualità, prendendo in esame argomenti d’interesse generale e mondiale, e uno spazio è dedicato alle eccellenze di Sicilia. I testi che accompagnano le immagini sono particolarmente curati per offrire contenuti di alto profilo culturale, senza retorica, accessibili a tutti ma appetibili anche per i lettori più esigenti.”
Ho letto quanto sopra nella pagina di presentazione del magazine, sul sito web, e mi sono detto, appunto: ok, questo fa’ al caso mio! A me che non importa (almeno non in primis, e naturalmente senza alcuna accezione strafottente, anzi: esploro il mondo della fotografia come un bimbo esplorerebbe un fornitissimo negozio di giocattoli!) come sia stata scattata un’immagine – così come non è primariamente importante quale tecnica abbia utilizzato Picasso per Guernica o Magritte per L’Empire des lumières (due opere scelte a caso tra le prime balzatemi in mente): sono capolavori, punto. Immagini capaci di parlare a chi le osserva, capaci di farci realmente vedere la realtà come null’altro potrebbe ugualmente fare, e capaci quindi di lasciar dentro qualcosa, e di assai profondo. Come oggi sa fare, a mio parere più che certe arti “classiche” (pittura in primis, assai stagnante…) proprio la fotografia, in parecchi casi.
E POTPOURRI è una testimonianza notevole di ciò, capace pur nel suo “piccolo” di osservare verso l’intero orizzonte della fotografia contemporanea, e di darne una visione attenta, profonda e esauriente. Da conoscere, indubbiamente: è un’ottima fotografia (su carta) della fotografia artistica contemporanea!
Cliccate sull’immagine per visitare il sito web di POTPOURRI e scoprirne ogni aspetto: lo merita, vedrete!