Ieri sono uscito per correre sui monti dietro casa che era l’imbrunire, quasi.
Una lama di luce dorata all’orizzonte illuminava il paesaggio, via via più sottile nel frattempo che la zona d’ombra saliva verso l’alto inglobando ogni cosa. Usando il Sole calante come unico misuratore del tempo della mia corsa, ho lasciato che gli occhi si abituassero all’oscurità incipiente, come facevano gli astronomi dell’antichità per accrescere la propria acutezza visiva e osservare meglio le stelle.
Così, quando ormai il cielo sopra di me diventata d’un blu cobalto sempre più cupo, correvo sui sentieri nel bosco e ci vedevo ancora benissimo. E mi è venuto da pensare che il nostro mondo contemporaneo è illuminato da numerosissime luci, eppure molto spesso non riusciamo a vedere nulla, o quasi.
Tag: Cielo
The Lightness… soon!
Lightness: luminosità, illuminazione, ma anche leggerezza, levità.
Non occorre aggiungere altro, quando l’impressione vivida è che la Terra si sia congiunta al cielo nella stessa evanescenza, luminosa e leggera, come per un inopinato prodigio di luce.
Non si ha da far nulla se non lasciarsi avvolgere in esso, per goderne tutta la bellezza, luminosa e leggera.

The Lightness Series: una nuova serie fotografica a breve sul mio blog lucarotaimages.wordpress nonché più avanti, molto probabilmente, anche live…
Per ora un’anteprima, qui sopra: Lightness #1.

Lightness Series è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
A volte i sogni se li porta via il vento…
Cliccate QUI…
Libertà! Forse…

“Il cielo aperto la vita errante, per paese l’universo e per legge la tua volontà e soprattutto una cosa inebriante: la libertà!“ (Georges Bizet)
Immagine: L., FREE! Maybe…, Alpi Italiane, 25 Aprile 2012.
Senza ideali che vita sciatta è?
“A 18 anni si hanno un sacco di ideali in mente, di grandi progetti, di missioni da compiere, e tantissimo entusiasmo. Anch’io, a 18 anni, volevo fare qualcosa di importante, di grande, qualcosa di cui andare fiero per sempre, e qualcosa che forse mai nessuno prima aveva fatto. Così, decisi di andare fino a Londra a piedi. A piedi, sì. Milletrecento chilometri e più. Una roba epica, veramente da andarne orgogliosi per sempre.
Presi il mio zaino da montagna, vi misi dentro quanto ritenessi necessario, presi i (pochi) soldi che avevo a disposizione. Stabilii di partire prima dell’alba, con i miei genitori ancora dormienti, in modo da evitare che mi potessero bloccare e/o far desistere dal mio intento. Li avrei avvisati dopo un po’, magari quando già fossi in Svizzera o in Francia. Si sarebbero incazzati, ovviamente, ma ero certo che poi anch’essi sarebbero andati fieri di me, della mia determinazione, della mia forza di volontà.
Alle quattro di mattina, con ancora un gran buio all’esterno, sgattaiolai così fuori dalla porta di casa, nel massimo silenzio. Zaino in spalla scesi le scale, senza accendere la luce per non svegliare nemmeno i vicini. Per questo, giunto all’ultimo scalino prima del cortile – non sono mai riuscito a ricordare quanti fossero, gli scalini dell’ultima rampa! Dieci, non nove, porca puttana! – scivolai, caddi a terra malamente e mi distorsi una caviglia.
Nessun problema. Gli ideali vanno realizzati, eccheccavolo. Così, quello stesso pomeriggio, appena rientrato dal pronto soccorso con la gamba fasciata, mi mangiai di filato 26 confezioni di Crostatine del Mulino Bianco alla confettura di albicocca – la mia merendina preferita, ai tempi – pari a 208 singole Crostatine (34.736 kilocalorie, per l’esattezza). In meno di tre ore. Meno di tre ore, eh! Roba da andarne fierissimi, a dir poco!
Perché gli ideali bisogna realizzarli, appunto, altrimenti che vita sciatta è?“
(L.)