Una foto struggente e un buon auspicio

Credo che la foto che vedete qui sopra – e che magari avrete già trovato, in giro per il web* – sia una delle più belle, nel suo essere così struggente e commovente, che abbia mai visto. In effetti non riesco a guardarla senza che mi si inumidiscano gli occhi. Ritrae Ndakasi, una gorilla di montagna orfana dei genitori prima di morire per malattia tra le braccia del suo custode e “padre adottivo” André Bauma il 26 settembre 2021, in un centro per gorilla rimasti orfani nel Parco Nazionale dei Virunga, Repubblica Democratica del Congo. Potete saperne di più sulla sua storia qui.

Negli occhi ormai quasi spenti di Ndakasi io ci vedo la coscienza primordiale e imperitura della Terra. Un pianeta dominato da un’altra razza che purtroppo troppo spesso gli ha dimostrato totale e scellerata incoscienza, e nei cui occhi – spiace dirlo, ma tant’è – non vedo una simile virtù assoluta e fondamentale.

Ma vorrei anche che questa foto dell’anno appena concluso risulti, a suo modo (che parrà “paradossale” ma forse non lo è affatto, anzi), di buon auspicio per un anno nuovo, e per un futuro in generale, prossimo o lontano, di maggiore armonia tra ogni creatura che vive su questo nostro pianeta, sia essa animale (dunque anche umana), vegetale, pluricellulari o unicellulari o di qualsiasi altra natura. Un’armonia come quella che Ndakasi e André Bauma hanno saputo intessere e rendere così emblematica.

Tutto ciò con un’eccezione: per quegli umani che cagionano morte e sofferenze in modi efferati e arbitrari ad altre creature viventi, come i bracconieri che uccisero i genitori di Ndakasi. Ad essi, e agli altri individui come loro, posso solo augurare una sorte assolutamente paritetica a quella delle loro vittime. La. Stessa. Sorte. Ecco.

*: la foto io l’ho tratta dalla pagina Facebook del Virunga National Park.

Un consiglio per il nuovo anno

[Foto di 🎄Merry Christmas 🎄 da Pixabay.]
E se posso pure essere tanto immodesto da permettermi, oltre a questo augurio, di darvi un consiglio per questo nuovo anno appena iniziato, be’, vi consiglio di ridere.

Sì, ridere di ogni cosa o quasi, ridere delle cose che fanno palesemente ridere e pure di molte altre che all’apparenza non sono così divertenti ma che, a meditarci sopra, si scopre che hanno poco o tanto di cui ridere pure quelle. Perché in verità sono veramente poche le cose sulle quali non ci si possa ridere, senza contare che la risata, quando intelligente e consapevole è una cosa assai seria, sensata e ben più rispettosa di quanto si pensi, non è affatto mera derisione o incivile sberleffo. Ed è pure uno strumento di rara efficacia per “esplorare” e valutare la sincerità di cose e persone, oltre che per capire molte delle realtà del mondo le cui verità, se analizzate con la più assennata ironia, quasi sempre si rivelano in tutta la loro pura obiettività.

Ecco.
Ah, un’ultima cosa: posto quanto sopra, diffidate sempre e fermamente delle persone che non sanno ridere. Averci a che fare è una delle cose più terribili che possano capitare, ve lo assicuro!

Buon anno. E basta. (Karl Kraus dixit)

«Con quale desiderio Lei entra nell’anno nuovo?»
«Con il desiderio di essere risparmiato da domande del genere.»

(Karl Kraus, Die Fackel)

Kraus2E sperando come Kraus che le tante insulsaggini che infestano il nostro mondo se ne restino nel passato e ci risparmino nel futuro… Buon anno a tutti. Ecco.

INTERVALLO – Québec City, “Moby Dick” snow book sculpture

Annualmente a Québec City, in Canada, si svolge il cosiddetto Winter Carnival, che tra i suoi eventi annovera un concorso di sculture di neve. Qualche anno fa, tra le sculture presentate, una delle più apprezzate è stata quella di Horacio Castrejón Galván, Luis Alberto Campomanes Martinez and Hermann Seedorf de Colombres, dal Messico, che hanno voluto raffigurare nella loro opera il celeberrimo Moby Dick, romanzo di Hermann Melville nonché, in senso lato, rappresentare tutti i grandi capolavori della letteratura e le loro indimenticabili storie.
snowbook1
Così è stata presentata l’opera: “Scolpire la neve è un’occasione per raccontare una storia, è uno spazio per dire qualcosa. In questo caso, la storia di Moby Dick è un pretesto per gli artisti per creare forme dinamiche e cercare di realizzare una “immagine” piena di vita e di movimento.
In fondo tutti i libri sono pieni di vita e di movimento, e con questo fatto di neve, dunque assolutamente consono al periodo, auguro a tutti un buon 2015!

Un Natale di m… eravigliose cantate (con Scottecs!)

Siccome che se hai un qualsiasicosa sul web (blogfacebooktwitterlinkedingoogle+eccetera) e quando arrivano ‘ste feste che ormai nessuno sa più che si festeggia in esse ma sa che bisogna festeggiarle perché è bello e bene (?) e non auguri BUONE FESTE A TUTTI pensano subito (i benpensanti, appunto) che sei un sovversivo socialmente pericoloso, ma se non lo fai in modo alternativo allora sei uno che “ha scarse attrattive o vive ai margini di un gruppo, di una compagnia, godendo quindi di poco credito” (Dizionario Garzanti, voce “sfigato“) – perché dai, avere un qualsiasicosa sul web (blogfacebooktwitterlinkedingoogle+eccetera) e pubblicarci un alberello o Babbo Natale con le renne o altro del genere è un palese tentativo di celare un atteggiamento sovversivo e socialmente pericoloso
Insomma: Scottecs. Usatela… ehm, telo, che è fenomenale. A Natale e in ogni altro giorno dell’anno.
Ah, devo proprio esprimere una formula augurale per l’occasione?
Ok: mi auguro che non usiate Google Translate! Studiate le lingue!