Buffoni a tavola

L’allegria a tavola è indispensabile alla buona digestione. I buffoni di corte sedevano alla mensa del re proprio per questo. Una saggia istituzione. L’inverso dell’odierno pranzo di lavoro, una istituzione evidentemente non saggia, a meno di non considerare buffoni i nostri commensali.

(Aldo Buzzi, L’uovo alla kok, Adelphi Edizioni, 1979-2002, pag.124.)

Le uova “fresche” meno fresche

L’uovo è oggi il nutrimento più a buon mercato. Ha la proprietà di essere maschile al singolare e femminile al plurale. Al venditore di uova potrei chiedere: «Mi dia il primo di quelle due uova». Se poi volessi sapere il grado di freschezza delle uova, lo stesso venditore mi indicherebbe tre cartelli: «fresche», «freschissime», «da bere»; da cui risulta che le uova fresche sono le meno fresche.

(Aldo Buzzi, L’uovo alla kok, Adelphi Edizioni, 1979-2002, pag.57.)

Aldo Buzzi, “L’uovo alla kok”

A pensarci bene, la passione per la lettura di buoni libri assomiglia non poco a quella per la buona cucina. Si legge un libro come si prova un piatto, perché ce ne hanno parlato bene o perché ce ne siamo fatti ingolosire dall’aspetto o dal profumo – da qualche pagina letta, dal titolo – o forse dalla fama del ristorante o dello chef che lo propone – ovvero del suo autore. E quel libro – quel piatto – ci può piacere o meno, dipende dai gusti e dipende dalla sua manifattura – gastronomica o letteraria… Insomma, ci siamo capiti.
D’altro canto oggi, dacché ormai da tempo in TV vanno tanto di moda i programmi di cucina, la passione per il mangiare è di gran lunga preponderante rispetto a quella per la lettura, ahinoi, e lo prova l’invasione nelle librerie di libri e ricettari, sovente tra i primi posti delle classifiche di vendita, altrettanto sovente scritti e firmati da autori che con la vera gastronomia hanno poco a che fare (ma lo sapete, oggi basta andare in TV a presentare un programma di cucina per spacciarsi per i massimi esperti culinari in circolazione).
Be’, fate una bella cosa: prendete tutti questi libri di (pseudo)gastronomia usciti in questi anni e -eccetto qualcuno, ma proprio pochi – buttateli via. Perché nei confronti de L’uovo alla kok di Aldo Buzzi (Adelphi Edizioni, 1979-2002) valgono poco o nulla, sotto ogni punto di vista. A cominciare dall’eccezionale sottotitolo del libro di Buzzi []

(Aldo Buzzi nel 1949. Fonte: Wikipedia.)

(Leggete la recensione completa de L’uovo alla kok cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Pranzi kafkiani

Kafka dopo cena andava immediatamente a letto fino alla una. Alla una si metteva a scrivere; alle quattro o alle cinque si ributtava a letto fino a quando doveva alzarsi per andare in ufficio. Il suo modo ideale di vivere e lavorare lo ha descritto in una lettera all’amica Felice del 14 e 15 gennaio 1913: «Ho pensato spesso che il miglior modo di vivere per me sarebbe di trovarmi nell’ambiente più interno di una cantina molto vasta e chiusa, col necessario per scrivere e una lampada. Mi verrebbe portato da mangiare, ma il cibo dovrebbe trovarsi sempre lontano dal posto dove sto, di là dalla porta più esterna della cantina. Il moto per andare a prendermi da mangiare, in veste da camera, camminando sotto le volte della cantina, sarebbe la mia unica passeggiata. Poi tornerei al mio tavolo, mangerei lentamente e con concentrazione e ricomincerei subito a scrivere».

(Aldo Buzzi, L’uovo alla kok, Adelphi Edizioni, 1979-2002, pag.80.)

Rex Stout, “Alta cucina”

cop_alta-cucinaNella mia pianificata esplorazione del mondo letterario giallo, mi sono appuntato sulla mappa editoriale alcune tappe imprescindibili, e a tale riguardo dopo Agatha Christie era quasi inevitabile incontrare l’alter ego americano della grande giallista inglese: Rex Stout.
Contemporaneo della Christie – peraltro per coincidenza nati e defunti entrambi a distanza di pochi anni – altrettanto prolifico, creatore di uno dei più celeberrimi personaggi della letteratura del Novecento, non solo nell’ambito del genere giallo, come Nero Wolfe, Stout rappresenta in verità l’altra faccia della medaglia del giallo “classico” – quello, per intenderci, che segue più o meno fedelmente lo schema delitto-indagine-deduzione-soluzione – tanto da essere ritenuto, a detta di molti esperti del genere, difficilmente paragonabile alla Christie. Alta cucina (Mondadori, con traduzione di Alessandro Golinelli) è un ottimo esempio del tipico stile dell’autore americano, e delle differenti peculiarità di esso rispetto a quello della scrittrice inglese: ove questa è metodica, elaborata, rigorosa nella stesura della trama, adattando per così dire la forma del romanzo ad un meccanismo preciso come un orologio svizzero – sfrondandola dunque di qualsiasi accessorio troppo fantasioso e creativo ovvero che non sia funzionale allo schema narrativo, generando per questo atmosfere generalmente tese, quasi oscure – Stout è invece più dinamico, brillante, vivace nella narrazione sovente ironica e nel tratteggio dei personaggi, a partire dai due fondamentali protagonisti delle sue storie, Nero Wolfe e Archie Goodwin

Leggete la recensione completa di Alta cucina cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!