Il cretino “acculturato”, ovvero: se al giorno d’oggi la “cultura” diventa espressione di sostanziale ignoranza

Gironzolo sul web, tra i siti delle testate d’informazione nazionali… Su Repubblica.it, un link mi indirizza a una pagina piuttosto allettante per (credo) qualsiasi appassionato di letteratura: Conosci D’Annunzio? Partecipa al test online!
Arrivo nel sito web de Il Centro, quotidiano di Pescara (città natale di Gabriele D’Annunzio, appunto), sulla pagina dal quale si può affrontare tale test, che così viene presentato:

È il simbolo di Pescara e di tutto l’Abruzzo, ma in pochi conoscono veramente chi era e cosa ha fatto Gabriele D’Annunzio. Il nostro giornale ha effettuato un’inchiesta nelle scuole. Il risultato è che i ragazzi sanno poco del Vate. E voi quanto ne sapete? Scopritelo rispondete a queste domande, ma senza usare Google…

Faccio il “test” (se volete affrontarlo anche voi, cliccate sull’immagine qui sotto) e resto basito: quattro domande, le più ovvie, banali e insulse che si possano fare su D’Annunzio, alle quali chiunque – e ribadisco chiunque – abbia un minuscolo pulviscolo di conoscenza della storia e della cultura italiana, ovvero molto meno di quanto si insegna a scuola e dei relativi ricordi che, dunque, si possono avere di ciò, risponderebbe senza alcun problema!
Rispondo, ed ecco il messaggio finale:

Conosci_DAnnunzio_image

Come?!?!? Per queste quattro stupidaggini io conoscerei la storia di D’Annunzio??? Ovvero – è conseguenza indiretta ma nemmeno troppo! – se rispondo correttamente alle domande poste io sarei acculturato, o comunque più acculturato di chi invece è talmente ridotto male, intellettualmente e culturalmente, da non aver risposto in modo corretto?

Oohmmamma! Se questo è un test con il quale ci si possa dire “conoscitori” di uno dei più importanti personaggi della cultura italiana, siamo veramente, ma veramente messi male!
E in effetti lo siano proprio tanto, messi male, dal punto di vista culturale… Dacché io credo – o temo, ma la mia è già una ferma convinzione – che tali prove di cultura siano la conseguenza inevitabile del drammatico deperimento del livello culturale diffuso nel paese, e con ciò intendo ovviamente non solo quello di diretta derivazione scolastica. Veramente chi non saprebbe rispondere a quelle domande sarebbe immeritevole di dirsi italiano, e ho i brividi a pensare che ve ne saranno non pochi, in tale condizione.
Tuttavia io vedo in questa cosa anche qualcosa di più: vedo anche il trionfo della pseudo-cultura conformata, indotta e imposta dalla TV (così ben esemplificata dai quiz che tanto vanno oggi in televisione, quelli che elargiscono montagne di soldi a emeriti ignoranti che indovinano le risposte a caso o per altre evenienze incidentali, non certo per propria cultura, preparazione e/o erudizione!), l’apoteosi del generalismo più sfrenato, della presunzione di credersi istruiti e colti quando in realtà si è ignoranti, della convinzione ottusa di conoscere due nozioni (banali) in croce e dunque di sapere tutto e invero di non sapere un bel niente di culturalmente e autenticamente utile.
E’ la non-cultura tanto sognata, ricercata e imposta dai poteri dominanti, la tabula rasa mentale necessaria a imporre i sistemi politici (e non solo, ovviamente) vigenti alla quale di contro concedere solo qualche falso e innocuo barlume di “sapienza”, giusto per farci ritenere di essere intelligenti, istruiti e colti, appunto… E’ la condizione perfetta, insomma, affinché l’Italia si possa meritare i governanti (politici e non, ribadisco) che si ritrova. Non dimenticatelo mai: nulla succede per caso o per sfortunata coincidenza, in questo nostro mondo distorto!
In realtà, basterebbe aprire meglio gli occhi e, per conseguenza pressoché automatica, la mente in modo da rimettere in virtuoso circolo il pensiero, per sconfiggere qualsiasi ignoranza più o meno indotta, smettendola con gli abbindolamenti televisivi e mediatici in genere, e col bersi pedissequamente tutto quanto ci venga propinato e in casi del genere, appunto, spacciato per cultura. La vera cultura è ben altra cosa, e ben più disponibile e facile da ottenere: basta leggere un buon libro, ad esempio – e D’Annunzio è una lettura indispensabile per chiunque si voglia consapevolmente definire “italiano”.
E il bello è che scrivono pure “ma sei sicuro di non aver usato Google?“! Un’annotazione a dir poco offensiva! Tzè!

L’etica dei politici di oggi (Woody Allen dixit)

Woody_Allen_image_200I politici hanno una loro etica. Tutta loro. Ed è una tacca più sotto di quella di un maniaco sessuale.
Woody Allen

Una delle migliori definizioni della politica contemporanea, quella del grande attore e regista americano, ancor più se rapportata alla realtà italiana, no?
Anzi, al proposito credo vada aggiunta una postilla. Se quasi ovunque, nel mondo, un politico riterrebbe inaccettabile essere accostato a un maniaco sessuale, in Italia pure il peggior maniaco sessuale riterrebbe un’infamante offesa il venir accostato a un politico nostrano.
Ecco.

In onore di Gianni Brera scrittore, tra i più grandi del Novecento

gianni_brera_imageDa pochi giorni sono passati vent’anni esatti dalla morte di Gianni Brera – lasciò questo mondo il 19 Dicembre 1992, vittima incolpevole di un terribile incidente stradale. E’ pressoché inutile rimarcare come Brera sia oggi considerato il più grande giornalista sportivo (e non solo) italiano, autentico maestro per tutti i più giovani colleghi da mezzo secolo a questa parte e comunque insuperato, dacché probabilmente insuperabile. Senza assolutamente voler fare una marchetta a La Repubblica, è d’uopo citare che il quotidiano milanese celebra e commemora in questo anniversario il grande maestro (di giornalismo, sportivo e non) Parola_di_Brera-copGianni Brera con un bel volume che ne raccoglie innumerevoli scritti – cliccate sulla copertina qui accanto per conoscere ogni dettaglio sul volume – e d’altronde lo fa a buon diritto, vista la lunga militanza di Brera nella sua redazione.
Tuttavia qui ora, con questo post, vorrei ancor più (ri)mettere in luce quanto Gianni Brera fu anche grande, grandissimo scrittore eppure poco celebre e celebrato in tale veste, inopinatamente offuscata dalla sua fama giornalistica. Firmò tre soli romanzi di narrativa (più il racconto Brambilla e la squaw, uscito da poco per Frassinelli, che leggerò a breve) e pochi altri scritti che non fossero di carattere sportivo, ma pur con tale esigua produzione – e forse proprio per via di essa, per aver saputo palesarsi tanto grande in così (relativamente) poche pagine edite – può e deve essere considerato, a mio modesto parere, uno dei maggiori scrittori italiani del Novecento.
In verità scoprii la produzione puramente letteraria di Gianni Brera solo qualche anno fa, peraltro piuttosto casualmente e constatando poi che praticamente nessuno o quasi (almeno allora) era a conoscenza del fatto che il più grande giornalista sportivo italiano è stato anche, appunto, uno dei più grandi scrittori italiani del secolo scorso. Mi ricordo, quand’ero ragazzino, una trasmissione su TeleLombardia del lunedì sera, nella quale Brera riceveva telefonate in diretta di tifosi con le cui risposte commentava la precedente domenica calcistica… E’ inutile rimarcare l’insuperabile signorilità del suo discorrere e la distanza (anni luce!) dalla volgarità di tutti i beceri programmi contemporanei di simile argomento, ma la cosa che trovavo più affascinante della sua presenza in quella trasmissione, per me che mai sono stato un gran patito di calcio, era l’argutezza delle sue parole, la finezza e la sagacità dei suoi pensieri, nonché la capacità di trarre pur da argomenti del tutto futili un qualcosa di supremamente ammaliante. Bastava ad esempio che il tifoso la cui telefonata passava in diretta per porre la propria domanda o fare la propria considerazione nominasse il luogo da cui chiamasse e Brera, da quel grandissimo conoscitore della storia – lombarda in primis ma non solo – che era, imbastisse un micro-trattatello storico, geografico, etnologico o antropologico con il quale, grazie a poche, deliziose e pregnanti parole, sapeva tratteggiare una sorta di quadro di quel luogo, della sua gente, delle usanze, delle storie e delle leggende… Era un po’ come viaggiare, una telefonata dopo l’altra, per tutta la Lombardia – territorio principalmente coperto dal segnale di quell’emittente – dacché il calcio diveniva il pretesto per Brera di discorrere su mille altre cose: in sostanza ciò che egli fece in innumerevoli scritti di sapore antropologico se non, a tratti, quasi filosofico, apparsi su tante testate e poi raccolti in alcune opere che potete oggi più di allora facilmente rintracciare nelle librerie sul web, ovvero ciò che ha poi saputo riporre nei romanzi ed elevare ad opere di stile, bellezza e suggestione sublimi.
Ecco, la ricerca e l’acquisto de Il Corpo della Ragassa, il primo romanzo che lessi, fu già allora una sorta di omaggio nostalgico per quel personaggio che seppe così attrarmi, con le sue storie, tutti i lunedì sera; come ulteriore e attuale omaggio, in occasione dell’appena trascorso anniversario, voglio ora riproporvi in alcuni post dei giorni prossimi (il primo domani) le “recensioni” che al tempo (era il 2006/2007, per intenderci) scrissi dei romanzi breriani – oltre all’appena citato Il Corpo…, quindi, anche di La ballata del pugile suonato e di Il mio vescovo e le animalesse, come anche di Storie dei Lombardi, altra opera (narrativa “a suo modo”, dacché in verità non è un romanzo) fondamentale per la comprensione e l’apprezzamento del piccolo/grande mondo letterario di Brera: primo, perché come detto sono tre (ovvero quattro) autentici gioielli di uno scrittore di rara, se non unica, preziosità, e secondo perché forse (mi illudo che, per pura passione breriana) anch’io nel mio piccolo piiiiiiiccolo – visto che di Brera e dei suoi romanzi ne parlai anche in Radio Thule – ho “contribuito” e vorrei ancora continuare a contribuire alla (ri)scoperta di un grandissimo, per certi versi insuperabile, personaggio della cultura italiana.

E’ on line il numero 104 – Gennaio 2013 di InfoBergamo!

InfoBergamo_Gen2013_image_350E’ uscito il numero 104Gennaio 2013 di InfoBergamo, il primo mensile on-line bergamasco di cultura ed informazione. Una web-rivista sempre più diffusa, conosciuta e ricca di contenuti interessanti che, nonostante il nome, vanno ben oltre i meri confini orobici per interessare ambiti nazionali e anche più, con uno sguardo sempre originale su tante realtà contemporanee. A riprova del crescente successo di InfoBergamo, peraltro, è d’uopo rimarcare il nuovo dato record del numero di lettori nello scorso mese di Dicembre, che ha toccato quota 92.000! E quale ulteriore e ancor più diretta riprova, cliccate QUI per leggere il sommario degli articoli pubblicati, e per notarne il (consueto) altissimo livello – grazie all’altrettanto alta qualità dei collaboratori della redazione, guidata da Graziano Paolo Vavassori.
In questo numero, il mio contributo/sguardo sul mondo letterario si intitola “La Provincia di Bergamo e le sue biblioteche: una realtà della quale ci si può (quasi sempre) vantare“, e già da qui ne risulta evidente il tema trattato: un’analisi tanto rapida quanto illuminante sul sistema bibliotecario bergamasco basata sui dati ottenibili dall’Anagrafe delle biblioteche lombarde, il servizio offerto dalla Direzione Generale per l’istruzione, la formazione e la cultura della Regione Lombardia. Un focus di interesse locale, certamente, ma io credo assai significativo pure per chi non sia residente nella provincia bergamasca, per il notevole valore statistico e dunque – anzi, ancor più – indicativo su cosa, quanto e come la gente legge i libri. Inoltre, indirettamente ma non troppo, questo articolo vuole pure essere una sorta di omaggio e una luce accesa ad illuminare una realtà culturale fondamentale per qualsiasi luogo, comunità, paese, città piccola o grande: la biblioteca, un piccolo/grande scrigno di cultura e conoscenza di nostra proprietà e disponibile per chiunque, la cui conservazione e prosperità è anche nelle mani di tutti noi.
Cliccate QUI per leggere direttamente il mio articolo ma, ribadisco, non perdetevi nulla dell’intero ultimo numero e di tutto quanto offre la piattaforma web del mensile: InfoBergamo merita sul serio la vostra attenta lettura, e sono certo che non vi deluderà!

“G. Vi racconto Gaber”, di Sandro Luporini: un libro per un’Italia che da 10 anni è un po’ meno libera

Secondo me gli italiani e l’Italia hanno sempre avuto un rapporto conflittuale, ma la colpa non è certo dell’Italia, ma degli italiani, che sono sempre stati un popolo indisciplinato, individualista, se vogliamo un po’ anarchico e ribelle, e troppo spesso cialtrone.
Secondo me gli italiani non si sentono per niente italiani, ma quando vanno all’estero, li riconoscono subito.
Secondo me gli italiani sono cattolici e laici, ma anche ai più laici piace la benedizione del papa. Non si sa mai.
Secondo me gli italiani sono poco aggiornati e un po’ confusi, perché non leggono i giornali. Figuriamoci se li leggessero.
Secondo me non è vero che gli italiani sono antifemministi. Per loro la donna è troppo importante, specialmente la mamma.
Secondo me gli italiani hanno sempre avuto come modello i russi e gli americani. Ecco come va a finire quando si frequentano le cattive compagnie.

(Giorgio Gaber, brano dello spettacolo Un’idiozia conquistata a fatica, l’ultimo del Teatro Canzone, portato in scena da Gaber tra il 1998 e il 2000. Fonte: it.wikiquote)

COP_LUPORINI_G_Vi_racconto_GaberSon già 10 anni che l’Italia è orfana del pensiero libero di uno dei più grandi italiani del Novecento, Giorgio Gaber. E si vede, ahinoi…
Dal 2 Gennaio un libro tenta di rimediare almeno un poco, per così dire, a tale mancanza: G. Vi racconto Gaber di Sandro Luporini, scritto con Roberto Luporini, è un libro-evento: Gaber raccontato per la prima volta dal suo storico coautore, che vi riporta le discussioni, le idee, i dubbi, le storie, e qualche volta le coincidenze che hanno dato origine ai loro capolavori. Cosa intendevano veramente in certe canzoni troppo spesso fraintese, da dove è nata la battuta “quasi quasi mi faccio uno shampoo”, o che “…volevamo dire ‘libertà è spazio di incidenza’, ma anche senza essere musicisti si capisce bene che una roba così non si poteva proprio cantare”. Ma anche i particolari di un uomo fuori dall’ordinario, ironico e curioso di tutto, che lavorava anche quando sembrava fare altro e andava al mare con le Clark. “Avrebbero voluto da Giorgio e da me delle risposte. Proprio da noi che abbiamo vissuto tutta la vita nell’assoluta certezza del dubbio”.
Giorgio Gaber fu un personaggio grande tanto quanto libero e dunque geniale, dacché la genialità è sempre sintomo di libertà – di pensiero e non solo. Così geniale, e così libero, da non essere stato spesso capito e a volte persino messo al bando, allora come oggi. E ciò la dice lunga, perché capire Gaber è, appunto, un segno di grande e preziosissima libertà: quanto mai necessaria all’Italia e alla sua gente, oggi forse anche più che allora.
Cliccate sulla copertina del libro per visitare il sito web della Fondazione Gaber, e avere ogni utile informazione sul merito.