Walter Bonatti, 13 settembre 2011.
Eternamente grande.
Walter Bonatti, 13 settembre 2011.
Eternamente grande.
Scrivere qualcosa che non sia stato già scritto su Walter Bonatti – forse l’ultimo autentico mito italiano moderno/ contemporaneo, e intendo col termine “mito” un personaggio che ha saputo andare oltre le proprie doti e la fama relativa per diventare icona dell’immaginario collettivo e simbolo di sogni e aspirazioni ben al di là dell’ordinario quotidiano – è probabilmente più difficile che ripetere una delle sue vie alpinistiche più celebrate. D’altro canto, certi personaggi diventano “grandi” ovvero – ancor più, appunto – miti popolari proprio perché la gente trova continuo interesse in essi, nella loro vita e nelle gesta compiute, e relativi motivi di discussione, riflessione, ammirazione, anche quando tali dissertazioni siano condotte su eventi che chiunque ormai conosce in modo abbastanza determinato.
Walter Bonatti. Fotografie dai grandi spazi, la mostra in corso presso il Palazzo della Ragione di Milano, è indubbiamente un’ulteriore e notevole fonte di dissertazioni sulla figura del grande alpinista lombardo. Innanzitutto, le splendide immagini esposte rivelano che, ai titoli leggendari di alpinista ed esploratore che Bonatti si porta appresso, si debba assolutamente aggiungere quello di fotografo: non solo le foto sono spettacolari, ma sovente in esse si ritrova un gusto estetico e una sensibilità verso la composizione di matrice artistica che ci si aspetterebbe soltanto da grandi professionisti dell’immagine – da gente, insomma, che ha studiato a lungo fotografia e che di conseguenza è profumatamente pagata per quanto realizzato. Bonatti, si sa, realizzò i suoi reportage fotografici quali corollari dei viaggi d’esplorazione, a loro volta questi affrontati sulla scia delle letture dei grandi autori letterari che egli elesse a modello fin dalla gioventù: Salgari, Melville, London, Stevenson e alcuni altri. Bonatti stesso dichiarò più volte che le sue esplorazioni nascevano anche (a volte soprattutto) dal desiderio di andare a constatare di persona quanto di vero, o di verosimile, vi fosse in quei suggestivi romanzi d’avventura, dunque le fotografie da essi ricavate sarebbero quasi da considerare elemento non fondamentale dei numerosi viaggi: testimonianza necessaria anche per ragioni “funzionali” al contratto in essere con il settimanale Epoca, che gli pubblicava i reportage, ma non “lo” scopo del viaggio, almeno a livello personale. E probabilmente così era ma, lo ribadisco, la bellezza e il valore artistico che Bonatti seppe ottenere dalle sue immagini lasciano quasi stupefatti, e dimostrano di nuovo la grandezza di un uomo che seppe veramente realizzare i propri più grandi sogni e di farlo in senso assoluto, oltre che attestare la grande sensibilità che sapeva riporre in ogni propria avventura: altra dote tipica, d’altro canto, solo delle persone più grandi – e qui lo intendo anche e soprattutto dal punto di vista umano.
A proposito di umano, di uomo ovvero appartenente al genere umano quale Bonatti era, come tutti noi: trovo che un’altra cosa molto bella e importante che si può ricavare dalla mostra milanese sia il particolare rapporto che Bonatti ha ricercato e (ri)trovato con la Natura. Conscio che l’armonia più autentica e profonda con il mondo naturale fosse (e sia ancor più oggi) qualcosa di ormai dimenticato o perduto per l’uomo moderno, credo che si possa intravedere nelle immagini di Bonatti il tentativo – riuscito, senza dubbio – di staccarsi il più possibile dal proprio genere di appartenenza, per così dire, o forse di elevarsi sopra di esso ovvero di togliersi di dosso tutte quelle convenzioni sociali e quei meccanismi mentali, ideologici, comportamentali e antropologici contemporanei in genere per ritrovare, appunto, la capacità di sentirsi – anzi, di essere realmente parte della Natura, creatura vivente tra mille altre creature viventi relazionanti e interattive con ogni elemento naturale e in grado di “conversare” con essi, di ricevere informazioni, di risintonizzarsi sulla stessa frequenza vitale. Non è qualcosa di assimilabile all’attuale atteggiamento ecologista-ambientalista, non c’entra nulla con questo, ovvero non con la sua accezione odierna più abusata: è qualcosa di infinitamente più ancestrale, profondo, articolato. Bonatti ha saputo tornare alla Natura ma non da animale sottomesso ad essa e non da umano dominatore di essa, ma in base a un rapporto del tutto paritetico e vitale, dal momento che la vita è comunque un elemento che non può essere alto o basso, possente o debole, inferiore o superiore, più importante o meno di altra vita: è una, e nella sua essenza fondamentale è uguale per tutti. Che poi essa si sviluppi in infinite forme è altro discorso, ma il senso di essa è comune per qualsiasi entità che, sul pianeta, si possa definire vivente.

Una ospite a dir poco prestigiosa per la prossima puntata di RADIO THULE, che andrà in onda questa sera 1 dicembre alle ore 21.00, live su RCI Radio: PAOLA NESSI, regista e filmmaker di successo con la RAI fin dal 1989 -collaborando tra gli altri con Enzo Biagi per il quale ha girato diversi Speciali e Reportages in
Italia e nel resto del mondo – nonché autrice di numerose opere filmiche, ultima delle quali è W di Walter, il docufilm sulla vita del grande Walter Bonatti raccontata dalla compagna Rossana Podestà. Con Paola Nessi andremo alla scoperta della sua nutrita e variegata produzione filmica e, grazie alla sua esperienza, esploreremo il mestiere contemporaneo del narrare storie attraverso immagini nonché di come si possano raccontare grandi personaggi e grandi vicende umane nel modo più suggestivo, consono e umano possibile. E faremo pure un po’ di cinema in radio…
Fin d’ora poi, cliccando sull’immagine qui sopra, potrete visitare il sito web di Paola e conoscere lei e le sue opere più dettagliatamente.
Se avete domande da fare su tali argomenti a Paola Nessi potete farle qui, a commento di questo post, oppure a luca@lucarota.it. Grazie fin d’ora per la vostra partecipazione, e appuntamento a questa sera, ore 21.00, RCI Radio!
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