La Padania mortale

Nella cartina sopra pubblicata, elaborata dall’Agenzia Europea dell’Ambiente, è rappresentata la concentrazione di PM10 – la famigerata Materia Particolata, esatto – negli stati europei.
Quella zona tutta rossa nell’Italia del Nord è la Pianura Padana, già, e non è così colorata perché vi si coltivano molti pomodori oppure papaveri, no. Solo una piccola zona della Polonia meridionale ha un colore simile, cioè è ugualmente intasata di PM10 – è la zona con maggior concentrazione di miniere di carbone, per la cronaca.
Nella Pianura Padana così colorata di rosso (nonostante non ci siano miniere di carbone) ci vive qualche milione di persone – inutile rimarcarlo, vero?
Bene: alcuni ricercatori americani, sulla base dei rilievi ai quali si riferisce la cartina suddetta (peraltro ampiamente confermati da una pluridecennale ricerca scientifica al riguardo), hanno stimato per le zone della pianura Padana una media di 1,5 anni di vita “persi” a causa dell’inquinamento atmosferico, a fronte di una media nazionale di appena 6 mesi.
Ecco: ora, per dirla in poche e chiare parole, si può affermare che la Pianura Padana, e la zona attorno a Milano in particolare, è una vera e propria camera a gas.

Posto quanto sopra, la domanda è spontanea e oltre modo drammatica: perché, pur a fronte di oggettive ragioni geomorfologiche d’altronde non pregiudizievoli, nessuno fa seriamente qualcosa per cercare non dico di risolvere ma almeno di mitigare questa spaventosa situazione e condurla nel tempo verso una risoluzione?
Perché i tanto stimati e loquaci politici nostrani parlano di tutto e di più, proclamano, polemizzano, sloganizzano, rendono emergenza ogni cosa ma non dicono e non fanno nulla al riguardo?
Forse perché è molto più facile spacciare per “emergenze” delle questioni che tali non lo sono affatto? O forse gli oltre 80.000 morti all’anno sono una quantità di elettori ancora troppo esigua per cui preoccuparsi dei relativi voti mancanti?

(Spoiler: nessuno dei lorsignori vorrà e saprà rispondere a tali domande.)

 

Consumo del suolo, inquinamento dell’aria, coma dell’intelligenza

Nella mappa di sinistra, potete vedere raffigurata la situazione del consumo di suolo in Italia al 2016. Ovviamente il tono rosso cupo denota il consumo maggiore. (Fonte: ISPRA.)
Nella mappa di destra, potete vedere raffigurata la situazione dell’inquinamento dell’aria in Italia a fine 2017. Ovviamente il tono rosso cupo denota l’inquinamento maggiore. (Fonte: ESA.)
Cliccate sull’immagine per vederla in un formato più grande, e constatate la similarità delle due mappe.
Ora, provate a immaginare le due mappe sovrapposte. L’immagine che ne scaturisce – consentitemi di essere molto franco – è quella della nostra più assoluta imbecillità.
È la stessa dimostrazione di folle (se non criminale) idiozia che, noterete, non fa dire nulla al riguardo da parte di nessuno o quasi, con in prima fila a guardare altrove i soliti, immutabili politicanti nostrani – troppo persi, costoro, in scempiaggini propagandistiche pressoché vuote d’alcun senso e d’alcuna reale importanza.

Ha ragione Davide Sapienza, il geopoeta, che sulla sua pagina facebook incita a sostenere chiunque propugni “abbattimenti seriali di scempi edilizi, capannoni vuoti e abbandonati, strutture mai terminate. Serve qualcosa di clamoroso.” Proprio così: qualcosa di clamoroso. Che altrimenti non renda clamorosamente cupo il nostro futuro prossimo.

Massimo Marcotullio, “Il corpo del mondo”

cop_corpo_mondoTipica cartolina da estate padana: il grande fiume flemmatico (il Po, naturalmente) con le sue rive sabbiose, le golene, le zone di secca, e poi campi a perdita d’occhio, filari infiniti di pioppi, il sole che spacca le pietre, l’afa opprimente, le zanzare a stormi… Un paesaggio che molti autori hanno preso come sfondo delle storie narrate, dacché nel bene e nel male affascinante, intrigante, avventuroso, misterioso: una sorta di ultima frontiera nostrana, insomma, che già comincia pochi chilometri al di fuori dell’hinterland meridionale della grande Milano. Ma, se volete renderlo ancora più “italico” (ahinoi…) metteteci allora una discarica di rifiuti tossici ovviamente abusiva, un gruppo di imprenditori scaltri e ambigui, un po’ di malavita internazionale, un paio di omicidi efferati e una giovane e bella ragazza scomparsa. Infine, piazzateci nel mezzo un investigatore che sembra costruito apposta per diventare il protagonista d’un romanzo – appunto! Questo è Il corpo del mondo dello scrittore pavese (dunque del suddetto Po sorta di “figlio”, per così dire) Massimo Marcotullio (Todaro Editore, 2006, collana Impronte), un giallo/noir molto denso e strutturato che gira intorno al personaggio e alle avventure di Beo Fulminazzi, investigatore privato sempre al verde, dal tasso alcolemico non trascurabile, anarcoide nei modi di fare e sovente di luna storta…

Leggete la recensione completa di Il corpo del mondo cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!