
Insomma, tutt’al più gli USA potranno passare dalla brace alla padella, ecco.
Be’, ribadisco: ogni popolo ha i governanti che si merita, e di sicuro gli Stati Uniti sono, in modo crescente, tra i paesi al mondo più emblematici al riguardo. Amen.

Insomma, tutt’al più gli USA potranno passare dalla brace alla padella, ecco.
Be’, ribadisco: ogni popolo ha i governanti che si merita, e di sicuro gli Stati Uniti sono, in modo crescente, tra i paesi al mondo più emblematici al riguardo. Amen.

Pensate un po’ come è messa oggi l’America, la più grande “superpotenza” del pianeta! C’è proprio da stare “allegri”, già.
Mi sono rivisto – o meglio riascoltato, mentre facevo altre cose a casa – il primo confronto tra i due candidati alla Presidenza degli Stati Uniti d’America. Molto semplicemente, ne ho tratto un’impressione nitida e inequivocabile: la questione non è stabilire chi abbia “vinto” tra i due, ma è confermare che, al di là dei due, c’è un sicuro perdente: gli Stati Uniti d’America. Già.
E mi sembra che il futuro politico immaginato per l’America da Margaret Atwood nel suo celebre romanzo Il racconto dell’ancella si stia sempre più avvicinando, di questo passo, e che risulti assolutamente logico e coerente alla storia americana degli ultimi tempi. Con gran demerito dell’America stessa e con buona pace del “sogno americano”, ormai sepolto sotto una montagna di immondizia – per non dire di peggio.
Sono andato in città, ho seguito mappe, strade, indirizzi, indicazioni precise e dettagliate, coordinate infallibili e mi sono perso. Sono andato sui monti senza alcuna mappa o bussola, ho abbandonato qualsiasi sentiero, ignorato ogni segnavia seguendo istinti e percezioni ancestrali, e mi sono ritrovato. Ma questo non perché la città sia un ambito di “smarrimento” e la montagna no, non si tratta di pensare ad alcuna superficiale antinomia. Semmai perché per trovarsi in qualsiasi luogo bisogna ritrovarci e ritrovare sé stessi, dunque occorre prima ridefinire e ri-conoscere le proprie coordinate smarrendo, ovvero lasciando da parte, le altre: che di altri sono, appunto, da altri contesti provengono e altro identificano.
A volte il “selvatico”, quello spazio in cui si teme di potersi facilmente perdere rispetto ad altri, non è dove si crede che sia, a volte è dove non si vuole seguire la mappa che si ha impressa nel proprio animo che è dotata di coordinate esclusive, uniche. Allora sì, finisce che ci si perde anche nel luogo più noto e “dettagliato” che ci sia, ovunque si trovi. Perché selvatico non è l’ambito in cui ci si può smarrire, ma dove non ci si può ritrovare.