Dubitare. Sempre. (John Zorn dixit)

Ognuno di noi convive quotidianamente con il dubbio. Io sono sempre dubbioso in merito ciò che faccio. È una tortura senza fine ed è per questa ragione che ritengo il concetto di felicità quanto meno irrilevante. La felicità è roba per bambini e yuppie. Non combatto per raggiungere la felicità ma piuttosto per cercare di portare a termine un lavoro. A volte le cose migliori nascono mentre il dubbio ci logora: è necessario ripensare e rivalutare costantemente ciò che si sta facendo, senza smette mai di lavorare, sino a quando non si ha la sensazione precisa di aver finito. Questo è un altro aspetto interessante: comprendere quando fermarsi. Di tanto in tanto capitano quei momenti magici in cui tutto va come deve andare.

(John Zorn, intervistato dal magazine Bomb – The Artist’s Voice Since 1981, 2002. Citato in Maurizio Principato, John Zorn. Musicista, compositore, esploratore (Auditorium – Hans & Alice Zevi Editions, Milano, 2011, pag.29.)

ZornQuanto afferma John Zorn – uno dei più grandi musicisti viventi, per la cronaca – vale per qualsiasi lavoro artistico, sia musicale che visivo che (forse ancor più) letterario. Il dubbio, ovvero la costante attenzione interrogativa su che si sia veramente fatto un buon lavoro, e la conseguente riflessione in tal senso, è a dir poco fondamentale per poterlo portare a compimento nel modo migliore possibile e per evitare qualsiasi rischio di superficialità, oltre che di vanagloria.
In fondo, come diceva Nietzsche, “la fede nella verità comincia col dubbio in quelle verità credute fino a quel momento” (Umano, troppo umano II): “verità” cioè aver fatto veramente un buon lavoro, appunto, e non crederlo per mera, interessata supponenza.

Il mondo è sempre più in mano ai cretini?

homer-brainQualche giorno fa ho linkato sulla mia pagina facebook un articolo tratto da Controverso dall’eloquente titolo Addio alla scienza, nel quale si annuncia l’avvenuta (o prossima) morte della scienza per mano dei tanti, troppi ciarlatani e cretini che dominano il mondo e la mente di sempre più gente.
In effetti, osservando, constatando, valutando il mondo che ci ritroviamo intorno e riflettendo sulle sue cose, piccole e grandi, d’ogni sorta, ho veramente l’impressione che i cretini stiano vincendo. Sì, che il mondo stia finendo sempre più in mano a loro, che stia sempre più affondando nell’ignoranza e nella barbarie culturale, prima che di qualsiasi altra (il campionario in merito è assai ampio e assortito). O meglio: ho la netta impressione che questo nostro mondo contemporaneo rifiuti e aborrisca sempre più l’uso della ragione. Tutto viene confuso, reso informe, incompreso, travisato e poi radicalizzato, estremizzato, portato all’eccesso, dogmatizzato, e senza più che si usi la capacità di rifletterci un attimo sopra per capire se ciò che si vuole sostenete sia effettivamente sostenibile, e con adeguate motivazioni.
Non c’è più la capacità, e forse prima la volontà, di comprendere la realtà, di discernervi l’effettiva verità, se vi sia, oppure di individuare e valutare le più logiche e razionali possibilità. Semmai accade il contrario: si prende ciò che immediatamente e superficialmente appaga la propria pancia, per così dire, i propri istinti e impulsi più grezzi, lo si eleva al rango di indubitabile certezza e lo si spara addosso agli altri come fossero colpi di artiglieria pesante. E quando vi sia qualcuno o qualcosa in grado di mettere in discussione, se non di confutare, le convinzioni manifestate, beh, peggio ancora: non solo si rifiuta il dialogo, ma ci si estremizza ancora di più, in una escalation manichea che alla fine, inesorabilmente, porta pure a conseguenze di natura sociale e culturale.
La ragione, appunto – l’intelletto, la razionalità, il metodo, l’obiettività dei fatti… niente, tutte cose che sono peggio di fumo negli occhi di tanti. Come se il fermarsi un attimo, solo qualche attimo, a riflettere, a ponderare le nozioni che si posseggono, a considerare le opzioni derivanti, a generarsi una propria opinione genuina, libera, indipendente – magari poi condivisa da tanti altri ma ciò viene solo successivamente – e ancor più a capire le conseguenze delle opinioni espresse e sostenute… Come se compiere tali semplici atti sia soltanto una perdita di tempo. Atti che, sarebbe inutile dirlo, sono propri di creature intelligenti e senzienti – ed è proprio questa considerazione che rende tutto ciò realmente inquietante, e potenzialmente devastante.
Sarà pure colpa dell’Effetto Dunning-Kruger, in base al quale il cretino non è in grado di rendersi conto di esserlo dacché privo di metacognizione, ovvero della capacità di riuscire a valutare ciò che si sa fare in senso generale, dunque dalle parole alle idee fino alle azioni… Fatto sta che la cosa pare essere sempre più dilagante. Un’epidemia di cretinaggine e di cialtroneria intellettuale – o una morte di massa dei neuroni nella testa di tante persone.
Cosa fare, per porre rimedio a tale deleteria situazione? Beh, personalmente mi viene da rispondere in un solo modo: resistere, resistere, resistere! Perché idealisticamente, o forse ingenuamente, fors’anche ottusamente, resto convinto che alla fine la ragione debba vincere, e ciò per un semplice motivo: perché è nella ragione, e ovviamente nell’uso e con l’uso di essa, che si può trovare la verità delle cose, quando ci sia, ovvero che la si possa cercare con successo o, se è il caso, che si possa confutare le presunte verità imposte e credute – “La fede nella verità comincia col dubbio in quelle verità finora credute”, Nietzsche docet! E credo anche che il cretino, di fronte alla verità, alla fine non possa che soccombere, fosse solo per il fatto che non capendola si metta a pestare la testa contro un muro finendosi da sé.
Ribadisco: forse la mia è solo una vana speranza, forse i cretini hanno già vinto ed è solo questione di tempo affinché ottengano il dominio assoluto del mondo. Ma forse no, e darla loro vinta senza nemmeno reagire sarebbe a sua volta un atto di gigantesca e irrazionale cretinaggine.

“Le” Parole – 5, VERITA’

Parole fondamentali, dal significato certo e prezioso ma, forse, dalla reale cognizione e comprensione vaga, vacua, fallace se non perduta. Definizioni tratte dal vocabolario Treccani che riproduco qui, per generare una riflessione sul loro senso, sulla nostra conoscenza e consapevolezza di esse, sulla loro presenza nel mondo in cui viviamo e nella nostra esistenza quotidiana.
La parola di oggi è:

verità(Cliccate sull’immagine per leggere il testo completo.)

Bella utopia, la verità, che mai possiamo seriamente definire assoluta, nemmeno quando determinata da metodi sperimentali i quali, in fondo, scaturiscono dalle nostre conoscenze del momento, ovvero da una convinzione alla quale attribuiamo la massima fiducia (in sostanza, dalla confusione tra “verità” e “veridicità”). Ergo, come sosteneva Nietzsche (“La fede nella verità comincia col dubbio in tutte quelle “verità” finora credute“), è forse proprio il relativismo, paradossalmente, il miglior alleato della verità, ovvero il metodo più efficace per poter realizzare quell’utopia, prima o poi.

Una fortuna che vale per sempre…

Ho avuto sostanzialmente due “miti” – se così li posso definire – nella mia vita, e ai quali mi sono ispirato per fare della stessa un qualcosa di considerabilmente buono. Uno per il corpo, e uno per la mente – oltre a un mito letterario, Gabriele D’Annunzio
La mente l’ho affidata a Nietzsche, e non occorre dire altro. Il corpo – e lo si intenda nell’accezione più ampia possibile, non solo meramente “fisica” – a Walter Bonatti. Ciò non a caso, probabilmente, per come Bonatti potrebbe ben essere considerato una concreta incarnazione del superuomo nietzscheano: individuo libero da catene ovvero libero in senso assoluto, lontano da qualsiasi moralismo, cavalcante le proprie passioni e dunque pienamente dionisiaco, traboccante di spirito e sfavillante di vita.
Non serve qui dire delle incredibili imprese che Bonatti affrontò e superò, veramente al limite delle possibilità psico-fisiche umane, se non ben oltre per la stragrande maggioranza degli uomini: già innumerevoli cronache lo fanno e lo faranno ancora a lungo.
Vorrei però dire di quella volta – nel 2010 al Salone del Libro di Torino – nella quale lo incontrai, e ci mettemmo a chiacchierare tranquillamente di montagna (avevamo amici in comune) e in particolare del silenzio, e di come l’uomo contemporaneo avesse ormai perso la capacità di sentire il silenzio, che invece ancora resisteva tra le vette delle montagne, oltre che in pochissimi altri posti sul pianeta nei quali egli era stato, in certi casi forse unico uomo ad averlo fatto… E accanto a noi la compagna Rossana, persona di gentilezza e cordialità sublimi.
Lo dico perché Nietzsche e D’Annunzio, per ovvia cronologia, non li ho potuti conoscere. Bonatti sì. Ergo, ho avuto la fortuna di conoscere personalmente e di chiacchierare con uno dei miei miti fondamentali.
E’ una fortuna che non tutti possono vantare – di qualsiasi mito si voglia tener conto – e i cui effetti resteranno sempre vivi, in me.