Meteoroscopi

Ormai, certi bollettini delle previsioni meteorologiche assomigliano più agli oroscopi sui magazine di gossip, che ad altro. Con una sola differenza: che i secondi probabilmente c’azzeccano più dei primi.
Non tutti sono così, sia chiaro, ma tanti sì, certamente troppi: i servizi di previsione meteorologica seri si contano sulle dita due due mani, non di più.

D’altro canto, quanto rimarcato accade perché troppe persone ai quei bollettini meteo farlocchi ci credono e se ne fanno condizionare, esattamente come dalle ridicole predizioni di tanti sedicenti astrologi, con quell’atteggiamento tutto italiota che dà importanza alle cose francamente meno importanti, sopravvalutandole, ingigantendole, travisandole – l’Italia è sempre più una Repubblica fondata sulle fake news! – ignorando invece ciò che conta veramente. Così noi, vanagloriosi e iper-tecnologici uomini italici del XXI° secolo, col tutto il nostro crederci tanto bravi e tanto furbi, ci facciamo spaventare da un acquazzone o da una leggera nevicata: ad esempio al punto da diventare piuttosto invisi ai custodi dei rifugi alpini, che puntualmente si vedono disdire le prenotazioni effettuate dagli italiani all’annuncio (sovente sbagliato) di brutto tempo, mentre gli stranieri non ci fanno caso, anzi, a volte preferiscono condizioni perturbate perché più esperienziali, maggiormente capaci di rendere ancor più fascinoso il paesaggio alpestre e perché, francamente, sarebbe anche del tutto normale che a volte ci sia il Sole e a volte la pioggia, e dunque altrettanto normale adeguarcisi. A meno che non si preferisca un clima da deserto, senza più acqua nei fiumi e nei rubinetti di casa ma con tante giornate di bel tempo da sfruttare per… starsene al chiuso in un centro commerciale, ecco. Dacché purtroppo finisce così, in molti casi.

E se la cosa migliore per saperci adeguare a qualsiasi condizione meteorologica, senza che nessuna di esse – salvo casi estremi e parimenti assai rari – ci condizioni più di quanto sia il caso, fosse proprio quella di non sapere in anticipo che tempo farà? A cosa servono, in effetti, certi bollettini meteo sovente privi di rigore scientifico se non a suggestionarci e inquietarci, oltre che a mandare in bestia gli operatori del turismo quand’essi si rivelino pure errati? Per restare nel tema citato poc’anzi, li dovevate sentire, qualche settimana fa, gli improperi di un amico rifugista sulle Alpi, profusi in mia presenza durante un pomeriggio di cielo sereno e clima gradevolissimo ma senza clientela (a parte 3 o 4 persone, me incluso) per via delle previsioni che davano per certi acquazzoni e temporali! E anche fosse andata così: mai sentita – anzi, mai fiutata la meravigliosa messe di olezzi d’ogni sorta, ma tutti stupefacenti, che rilascia il sottobosco durante e dopo la pioggia? Mai visto il luccicore abbagliante dell’erba dei prati? E lo spettacolare rincorrersi delle nubi tra le vette montane, o l’atmosfera fiabesca e i magici chiaroscuri d’un bosco avvolto dalla nebbia? In fondo, nel caso, esistono i radar meteorologici in grado di evidenziare, in tempo reale, l’arrivo d’un fronte temporalesco o d’una perturbazione più forte di altre, e dunque la necessità di pensare a un riparo presso cui sostare in attesa che l’eventuale burrasca passi…

D’altronde, la variabilità meteorologica è un elemento fondamentale della vitalità della Natura: il problema non è affatto dato dalla possibilità di beccarsi una lavata per via d’un acquazzone, ma dalla ormai conclamata impossibilità di saperci adeguare a qualsiasi condizione meteorologica – per di più con tutta la tecnologia dei capi di vestiario odierni e la relativa protezione a disposizione. Non è il cielo che scarica pioggia a non essere normale, siamo noi che ci facciamo condizionare da una previsione meteo a esserlo.

Ma in effetti, a pensarci bene, non dovrei sorprendermi più di tanto: se ancora oggi, nell’anno di grazia (?) 2018, c’è gente che crede agli oroscopi sui giornali ovvero, addirittura, che con belle giornate di Sole e clima gradevole passa il tempo libero nei centri commerciali e in altri non luoghi simili…

P.S.: per la cronaca, riguardo all’immagine in testa al post, l’inverno 2017/2018 ha presentato una temperatura media di 0.3° superiore alla media trentennale di riferimento (vedi qui). Eh!

P.S.2: se avete un ragno sul terrazzo di casa, piuttosto che schifarlo e ucciderlo (non vi ha fatto nulla, anzi, aiuta a eliminare insetti fastidiosi) tenetelo controllato: se tesse la tela, il bel tempo è assicurato; se non la tesse e se ne fermo al centro, probabilmente pioverà. Credetemi: è un meteorologo la cui affidabilità nessun satellite, supercomputer o elaboratissimo modello previsionale sanno ancora eguagliare.

La tragica normalità di un paese “analfabeta” in tutto, o quasi. Dopo Livorno, a chi toccherà?

L’articolo qui sotto riprodotto è datato 28 novembre 2013. Già, lo pubblicavo quasi 4 anni fa, qui sul blog, facendo un breve ma già significativo elenco di luoghi tragicamente colpiti da alluvioni e dissesti idrogeologici vari, chiedendo poi: a chi tocca, ora? Si sono aggiunte altre località, inevitabilmente: Livorno è solo l’ultima, coi suoi 8 morti (ai tempi invece era appena accaduta l’alluvione in Sardegna, da cui il riferimento nel titolo). Un’assurdità vera e propria, che definire “imprevedibile” non fa che acuirne la tragicità piuttosto di motivarla ovvero giustificarla.
E’ cambiato dunque qualcosa, in questi 4 anni? No, così come non cambiava nulla da decenni, nonostante i tanti morti. Cambierà qualcosa, nel futuro? No, ne sono certo, nonostante si continui a morire per poche ore di pioggia straordinaria: al solito, questo paese non sa risolvere i suoi problemi, anche quando macroscopici (vedi questo articolo, a riprova), dunque li rende cronici che, qui, è sinonimo di “normali”. Tragedie, morti, polemiche, scaricabarili, inchieste, assoluzioni, tarallucci e vino: il modus operandi resta questo e tutto va avanti uguale a prima, come nulla fosse accaduto. Quindi, ripropongo di seguito il suddetto articolo – attualissimo, ça va sans dire – e ripongo/ribadisco quella domanda, sempre più sconcertante e drammatica: a chi tocca, ora?

La tragica normalità di un paese “analfabeta” in tutto, o quasi. Dopo la Sardegna, a chi toccherà?

Italia_dissesto_idrogeologico
Alé, anche la Sardegna è entrata in elenco. Dopo Liguria, Toscana, Campania, Piemonte, Veneto… – un elenco parecchio lungo, in effetti.
A chi tocca, ora?
Sì, perché capiterà ancora, e mica bisogna essere Nostradamus per prevederlo. Lo intuiscono pure i sassi ormai, così come ormai conoscono tutta la prassi successiva a tali tragedie – sempre la stessa: le polemiche, i dibattiti in TV, l’allerta che c’era anzi no e la colpa è tua no è sua, i soccorsi in ritardo, i politicanti che dicono “siamo accanto a voi!” mentre con 10 minuti di elicottero volano sulle zone colpite per poi tornarsene nei propri palazzoni romani, gli sms da 2 Euro che siano lodati, certo, ma a volte si ha l’impressione che li abbiano inventati apposta per far mettere il cuore in pace a chi non è della zona e non sentire la colpa del pensare “meno male che è capitato a loro e non a me!”, i fondi stanziati ma che, chissà perché, non arrivano mai… Poi altre notizie occuperanno i servizi dei TG e le prime pagine dei giornali, le polemiche si placheranno, la gente troverà ben altro con cui distrarsi e tutto scivolerà via liscio come il marmo d’una tomba uguale a tante altre, l’ennesima anomalia muterà in normalità, esattamente come ogni altra che questo paese non è stato capace di risolvere e dunque ha pensato bene di rendere “normale”, appunto, di trasformare in regola. E’ normale che in Italia ci sia la mafia, è normale che i politici siano quel che sono, è normale che le strade siano piene di buche, è normale che per una partita di calcio dei “tifosi” si accoltellino. Tutte “regole”, tra le tante, e pure fedelmente rispettate – queste sì.
Ecco, anche il dissesto idrogeologico è regola, in Italia. Sempre i suddetti sassi lo sanno, ormai, che la penisola italiana da questo punto di vista è un territorio a rischio, eppure col tempo è diventato normale – ad esempio – costruire sul letto dei fiumi, se non addirittura dentro. Per poi piangere morti e devastazioni – così tante volte che ormai è cosa normale, vedi sopra. Se non fosse così, si cercherebbe di fare qualcosa, di sistemare tale anormalità, ma essendo ormai una cosa normale, mica richiede una soluzione, no? Il ragionamento fila, esattamente come fila la cosa più stupida e irrazionale nella mente dell’imbecille.
D’altro canto, è normale che un paese che ha deciso di ignorare e dimenticare di essere una delle culle mondiali della cultura, tanto da sputare in faccia a qualsiasi cosa di culturale per fare spazio – il maggior spazio possibile – all’idiozia generale, istituzionale e non, sia divenuto totalmente analfabeta anche nella lettura del territorio. Perché il territorio è elemento culturale, e il saperlo leggere, interpretare, comprendere, il sapersi adattare ad esso, è in tutto e per tutto cultura, è esercizio culturale. La si usa anche una definizione del genere, in questi casi: leggere il territorio, proprio come fosse un libro che trasmette certe nozioni, da capire, imparare e in base alle quali agire – è anche per questo che ne voglio parlare qui sul blog, in mezzo ai più disparati argomenti letterari e non solo.
Ma in Italia è ormai normale pure che al potere, sulle poltrone del comando, ci vadano i peggiori analfabeti civici – uso tale definizione cercando di trattenerne altre ben più scurrili. E dunque? Dobbiamo anche noi adattarci a tale imbecille analfabetismo? Siamo così ipnotizzati dalle mille e mille futilità che ci vengono propinate (panem et circenses, la regola è sempre quella!) da passare per emeriti cretini, e farci di conseguenza prendere per il sedere in modo tanto sfacciato?
Alla fine, la scelta è sempre nostra, e nostra può essere l’azione contro chi devasta il territorio – il nostro territorio – per poi presentarsi in giacca e cravatta di fronte alle bare piagnucolando e assicurando che “io non centro nulla!”, oppure per mostrarsi in qualità di benefattore al solo scopo di intascarsi una bella fetta di soldi stanziati per l’emergenza – ah, ecco: l’emergenza all’italiana, altra normalità ormai ben consolidata!
O la smettiamo con ‘sta immonda e letale tiritera, ovvero ci riprendiamo in mano il nostro territorio togliendolo dalle mani di politici e affaristi criminali, oppure prepariamoci ad aggiungere il nome di un’altra zona del paese a quell’elenco citato in testa all’articolo – magari proprio quella in cui abitiamo: chi può dirlo che non sarà così? Ah, e nel caso, smettiamo pure una volta per tutte di considerarci cittadini di una “democrazia”! Questa sì, una cosa che dovrebbe essere normale e invece è diventata ormai una sconcertante anomalia!

La tragica normalità di un paese “analfabeta” in tutto, o quasi. Dopo la Sardegna, a chi toccherà?

Italia_dissesto_idrogeologico
Alé, anche la Sardegna è entrata in elenco. Dopo Liguria, Toscana, Campania, Piemonte, Veneto… – un elenco parecchio lungo, in effetti.
A chi tocca, ora?
Sì, perché capiterà ancora, e mica bisogna essere Nostradamus per prevederlo. Lo intuiscono pure i sassi ormai, così come ormai conoscono tutta la prassi successiva a tali tragedie – sempre la stessa: le polemiche, i dibattiti in TV, l’allerta che c’era anzi no e la colpa è tua no è sua, i soccorsi in ritardo, i politicanti che dicono “siamo accanto a voi!” mentre con 10 minuti di elicottero volano sulle zone colpite per poi tornarsene nei propri palazzoni romani, gli sms da 2 Euro che siano lodati, certo, ma a volte si ha l’impressione che li abbiano inventati apposta per far mettere il cuore in pace a chi non è della zona e non sentire la colpa del pensare “meno male che è capitato a loro e non a me!”, i fondi stanziati ma che, chissà perché, non arrivano mai… Poi altre notizie occuperanno i servizi dei TG e le prime pagine dei giornali, le polemiche si placheranno, la gente troverà ben altro con cui distrarsi e tutto scivolerà via liscio come il marmo d’una tomba uguale a tante altre, l’ennesima anomalia muterà in normalità, esattamente come ogni altra che questo paese non è stato capace di risolvere e dunque ha pensato bene di rendere “normale”, appunto, di trasformare in regola. E’ normale che in Italia ci sia la mafia, è normale che i politici siano quel che sono, è normale che le strade siano piene di buche, è normale che per una partita di calcio dei “tifosi” si accoltellino. Tutte “regole”, tra le tante, e pure fedelmente rispettate – queste sì.
Ecco, anche il dissesto idrogeologico è regola, in Italia. Sempre i suddetti sassi lo sanno, ormai, che la penisola italiana da questo punto di vista è un territorio a rischio, eppure col tempo è diventato normale – ad esempio – costruire sul letto dei fiumi, se non addirittura dentro. Per poi piangere morti e devastazioni – così tante volte che ormai è cosa normale, vedi sopra. Se non fosse così, si cercherebbe di fare qualcosa, di sistemare tale anormalità, ma essendo ormai una cosa normale, mica richiede una soluzione, no? Il ragionamento fila, esattamente come fila la cosa più stupida e irrazionale nella mente dell’imbecille.
D’altro canto, è normale che un paese che ha deciso di ignorare e dimenticare di essere una delle culle mondiali della cultura, tanto da sputare in faccia a qualsiasi cosa di culturale per fare spazio – il maggior spazio possibile – all’idiozia generale, istituzionale e non, sia divenuto totalmente analfabeta anche nella lettura del territorio. Perché il territorio è elemento culturale, e il saperlo leggere, interpretare, comprendere, il sapersi adattare ad esso, è in tutto e per tutto cultura, è esercizio culturale. La si usa anche una definizione del genere, in questi casi: leggere il territorio, proprio come fosse un libro che trasmette certe nozioni, da capire, imparare e in base alle quali agire – è anche per questo che ne voglio parlare qui sul blog, in mezzo ai più disparati argomenti letterari e non solo.
Ma in Italia è ormai normale pure che al potere, sulle poltrone del comando, ci vadano i peggiori analfabeti civici – uso tale definizione cercando di trattenerne altre ben più scurrili. E dunque? Dobbiamo anche noi adattarci a tale imbecille analfabetismo? Siamo così ipnotizzati dalle mille e mille futilità che ci vengono propinate (panem et circenses, la regola è sempre quella!) da passare per emeriti cretini, e farci di conseguenza prendere per il sedere in modo tanto sfacciato?
Alla fine, la scelta è sempre nostra, e nostra può essere l’azione contro chi devasta il territorio – il nostro territorio – per poi presentarsi in giacca e cravatta di fronte alle bare piagnucolando e assicurando che “io non centro nulla!”, oppure per mostrarsi in qualità di benefattore al solo scopo di intascarsi una bella fetta di soldi stanziati per l’emergenza – ah, ecco: l’emergenza all’italiana, altra normalità ormai ben consolidata!
O la smettiamo con ‘sta immonda e letale tiritera, ovvero ci riprendiamo in mano il nostro territorio togliendolo dalle mani di politici e affaristi criminali, oppure prepariamoci ad aggiungere il nome di un’altra zona del paese a quell’elenco citato in testa all’articolo – magari proprio quella in cui abitiamo: chi può dirlo che non sarà così? Ah, e nel caso, smettiamo pure una volta per tutte di considerarci cittadini di una “democrazia”! Questa sì, una cosa che dovrebbe essere normale e invece è diventata ormai una sconcertante anomalia!